3 dicembre 2006

L'indagine partita dalla denuncia di Mario Scaramella un consulente della commissione Mitrokhin , stava lavorando su ex agenti del Kgb a San Marino.

Una valigetta piena di Uranio che circola per l'Italia. E' partita da un paese dell'ex blocco sovietico ed era diretta a un compratore attraverso il lavoro di mediazione di alcuni italiani. E' questo quanto emerge da un'indagine in corso a Rimini che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone con l'ipotesi di reato di traffico di barre di uranio e materiale radioattivo.

La conferma viene da Mario Scaramella, consulente della comissione Mitrokhin che ha contribuito a dare il via alle indagini: "Ero a San Marino per indagare sulla questione dei traffici dall'ex Urss e le connessioni eventuali con il terrorismo italiano quando da un documento ho avuto indicazione che ci potesse essere a San Marino la presenza di uomini dell'ex Kgb interessati alla vendita di materiale nucleare militare".
"E' una questione nota già dagli anni '90 - ha aggiunto - quella che San Marino possa essere stato punto di approdo di un canale che partiva dall'est. Lavorando su questa realtà, su mandato della commissione e con delega specifica, ho trovato indicazioni sull'arrivo possibile di una valigetta da dieci chilogrammi di uranio. Il 2 giugno io ho fatto una segnalazione al questore e il 2 giugno si è arrivati all'individuazione".

"Si tratta - ha concluso - di una valigetta di complessivi 10 chilogrammi di uranio arricchito al 90% utile per arrivare a realizzare una piccola bomba atomica tattica. Inoltre era arrivato anche un meccanismo elettronico di puntamento mentre i soldi erano depositati a San Marino. Quando c'è stata l'ipotesi che potesse esserci anche un utilizzo rapido, in tempi brevi, di questo materiale c'è stata la comunicazione alla questura e l'avvio dell'operazione".

Nel corso delle indagini, svolte dalla squadra mobile di Rimini, i quattro avrebbero ammesso di essere stati effettivamente in possesso di una valigetta con le barre di uranio. Il ruolo dei quattro italiani sarebbe dovuto essere quello di mediatori per la cessione dell'uranio ad alcune multinazionali, non meglio precisate, ma l'operazione non sarebbe andata in porto, motivo per il quale l'uranio sarebbe stato restituito alle persone dalle quali lo avevano ricevuto.

Le quattro persone coinvolte nella vicenda sono tutte residenti in provincia di Rimini: tre di loro sono incensurate, una quarta ha precedenti penali. La versione fornita dai quattro lascerebbe margini di perplessità negli inquirenti, i quali stanno tuttora sottoponendo a riscontro le dichiarazioni raccolte.

Nessun particolare è emerso riguardo alle modalità con le quali i presunti trafficanti sarebbero entrati in possesso dell'uranio. Anzi, gli investigatori hanno manifestato disappunto per la fuga di notizie venuta da Roma che, dicono, sta rischiando di compromettere l'indagine degli uomini del dirigente della squadra mobile, Sabato Riccio.

tratto da la repubblica del 10 giugno 2005

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