20 giugno 2009

Brigate Rosse: la questura di Roma lancia un appello


La Digos di Roma è a caccia di un magazzino, un box, o un garage che potrebbe essere stato a disposizione di Luigi Fallico, uno degli arrestati nell'operazione antiterrorismo condotta giovedi scorso dalla questura di Roma, accusato di banda armata, associazione eversiva ed armi.
Si cerca un locale la cui serratura coincida con le chiavi sequestrate proprio al brigatista al momento dell'arresto. Nel covo potrebbero essere nascoste armi, esplosivo o altro materiale collegato all'attività del gruppo eversivo. Gli investigatori stanno cercando ovunque, soprattutto nella zona Tiburtina - Casal Bruciato - e nella parte est della città dove viveva Luigi Fallico, conosciuto come il "corniciaio" per via dell'attività che svolgeva. La Digos capitolina lancia un appello: "Chi avesse notato Luigi Fallico entrare o uscire da un garage, box o altro locale, o comunque, potesse fornire informazioni in merito, è pregato di contattare la Digos della questura di Roma" a questo numero: 06-46862885.

11 giugno 2009

Terrorismo "Volevano colpire al G8 in Sardegna"



ROMA - Avrebbero progettato anche un attentato in occasione del G8 che si sarebbe dovuto tenere all'Isola della Maddalena (poi spostato all'Aquila in seguito al terremoto), le persone arrestate nell'ambito dell'operazione antiterrorismo condotta dalla magistratura romana. La circostanza sarebbe emersa da una serie di intercettazioni alle quali sono stati sottoposti gli indagati. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata e detenzione di armi. Dagli accertamenti è emerso che ROMA - Avrebbero progettato anche un attentato in occasione del G8 che si sarebbe dovuto tenere all'Isola della Maddalena (poi spostato all'Aquila in seguito al terremoto), le persone arrestate nell'ambito dell'operazione antiterrorismo condotta dalla magistratura romana. La circostanza sarebbe emersa da una serie di intercettazioni alle quali sono stati sottoposti gli indagati. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo, banda armata e detenzione di armi. Dagli accertamenti è emerso che Luigi Fallico avrebbe contattato numerosi esponenti, alcuni dei quali già coinvolti come fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse, nel suo progetto di ripristino della lotta armata. Tra i fiancheggiatori contattati, anche uno coinvolto nelle indagini sull'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso in via Salaria il 20 maggio 1999. I milanesi coinvolti nell'inchiesta dei Pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio avrebbero avuto legami con alcuni esponenti legati alle Brigate rosse e fatti arrestare negli scorsi anni dal pm Ilda Boccassini.Sono sei complessivamente gli arresti, cinque in carcere e uno ai domiciliari, eseguiti dalla Digos di Roma nell'ambito dell'operazione antiterrorismo disposta dalla Procura della Repubblica. Tra gli arrestati, secondo quanto si è appreso, c'é Luigi Fallico, ex brigatista della prima generazione che, accusato dagli inquirenti di riannodare le fila della lotta armata. Fallico, negli anni '80, era comparso marginalmente in alcune inchieste su gruppi satelliti che ruotavano intorno alla brigate rosse. Nell'operazione sono coinvolti esponenti genovesi, di Milano e un sardo. Quest'ultimo è stato bloccato a Roma dove era arrivato per incontrare Fallico. L'operazione è scattata dopo due anni di indagini fatte dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e dal sostituto Erminio Amelio. Ai domiciliari è finita una persona anziana, perché trovata in possesso di alcune armi. Nel corso delle perquisizioni sarebbe stata scoperta anche una bomba.avrebbe contattato numerosi esponenti, alcuni dei quali già coinvolti come fiancheggiatori delle nuove Brigate rosse, nel suo progetto di ripristino della lotta armata. Tra i fiancheggiatori contattati, anche uno coinvolto nelle indagini sull'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona, ucciso in via Salaria il 20 maggio 1999. I milanesi coinvolti nell'inchiesta dei Pm Pietro Saviotti ed Erminio Amelio avrebbero avuto legami con alcuni esponenti legati alle Brigate rosse e fatti arrestare negli scorsi anni dal pm Ilda Boccassini.Sono sei complessivamente gli arresti, cinque in carcere e uno ai domiciliari, eseguiti dalla Digos di Roma nell'ambito dell'operazione antiterrorismo disposta dalla Procura della Repubblica. Tra gli arrestati, secondo quanto si è appreso, c'é Luigi Fallico, ex brigatista della prima generazione che, accusato dagli inquirenti di riannodare le fila della lotta armata. Fallico, negli anni '80, era comparso marginalmente in alcune inchieste su gruppi satelliti che ruotavano intorno alla brigate rosse. Nell'operazione sono coinvolti esponenti genovesi, di Milano e un sardo. Quest'ultimo è stato bloccato a Roma dove era arrivato per incontrare Fallico. L'operazione è scattata dopo due anni di indagini fatte dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti e dal sostituto Erminio Amelio. Ai domiciliari è finita una persona anziana, perché trovata in possesso di alcune armi. Nel corso delle perquisizioni sarebbe stata scoperta anche una bomba. (Ansa)

21 maggio 2009

VIA POMA



ESCLUSIVO: DOPO 19 ANNI, UN’ALTRA PISTA NEL DELITTO DI SIMONETTA CESARONI

Clamoroso, c’è un nuovo indagato: è Pietro Vanacore!
Due strane telefonate, un’agendina dimenticata, forse un’inedita ipotesi d’indagine da percorrere. Così torna sotto accusa proprio il portiere dello stabile. Perché?



C’è un altro indagato per il delitto di via Poma. Un altro fascicolo aperto lo scorso 20 ottobre e un altro presunto colpevole. Non è un nome nuovo,anzi: è un nome che ritorna da un passato che sembrava dimenticato. Si tratta di Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile dove Simonetta Cesaroni venne uccisa con 29 colpi di tagliacarte. Arrestato tre giorni dopo quel 7 agosto del 1990, Pietrino Vanacore venne prosciolto dall’accusa di omicidio volontario e rimandato a casa dopo 26 giorni di carcere. Due anni dopo rientrò nel fattaccio come indiziato di favoreggiamento nei confronti di Federico Valle, nipote di un inquilino dello stabile. E oggi, a distanzadi quasi 19 anni, la procura di Roma lo indaga ancora, e con l’accusa di omicidio volontario. Attenzione però: la nuova «pista Vanacore» non distoglie l’attenzione degli inquirenti da colui che finora risultava essere l’unico sospettato, Raniero Busco, l’ex fidanzato di Simonetta entrato nell’inchiesta nel 2007 dopo una perizia eseguita dagli esperti del Ris sul reggiseno e sul corpetto della ragazza. Il suo Dna, estrapolato da una traccia di saliva ritrovata dopo 17anni, ha fatto riaprire l’inchiesta. Con consulenze e perizie sono statiriletti gli indizi e i reperti trovati sulla scena del delitto. Sono state riprese in mano e analizzate le foto di quel morso sul seno sinistro di Simonetta, dato «in concomitanza alla commissione dell’omicidio». Quel segno sarebbe compatibile con l’arcata dentaria di Busco, almeno secondo ilconfronto fatto attraverso un calco eseguito presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma lo scorso dicembre. Appena due mesi prima, come Oggi è in grado di rivelare in esclusiva, ipubblici ministeri Roberto Cavallone e Ilaria Calò avevano firmato larichiesta di autorizzazione alla riapertura delle indagini su PietrinoVanacore. Richiesta che fu autorizzata dal giudice, nel più stretto riserbo,24 ore dopo perché «a fronte delle indagini di natura scientifica», èscritto a pagina quattro del documento che Oggi ha potuto visionare, «cheappaiono indicare in Busco Raniero il presumibile autore materiale delfatto, vi sono altri elementi che sembrano deporre per l’intervento diqualcun altro, contestualmente o immediatamente dopo il fatto, che volontariamente o inconsapevolmente abbia in qualche modo inquinato la scenadel crimine». Quindi, due fascicoli e due indagati, Busco e Vanacore. Per entrambi l’accusa di omicidio volontario. E anche nel caso dell’ex portiere siprosegue a indagare nel silenzio. Con intercettazioni e perquisizioni. Nell’appartamento dove Pietrino Vanacore vive insieme alla seconda moglieGiuseppa De Luca i carabinieri sono arrivati a fine ottobre. Una visita chenon è passata inosservata a Monacizzo, un piccolo centro in provincia diTaranto, con poco più di 200 abitanti, una chiesa, un bar e una sola via che porta direttamente al mare, distante un paio di chilometri. I militari hanno cercato e sequestrato un’agenda, poi restituita. Ancora un’agenda. Come quella rossa tascabile con la scritta «Lavazza» dimenticata accantoalla borsetta di Simonetta. Quell’agendina apparteneva a Vanacore ma venne ritrovata sulla scrivania dove la ragazza lavorava, accanto al telefono coni tasti sporchi di sangue. I magistrati romani ipotizzano che il portiere sia entrato nell’appartamentoprima dell’arrivo di Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, e della polizia.Avrebbe quindi cercato di contattare l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, presidente dell’associazione italiana Ostelli della Gioventù epresidente del Comitato Lazio: «Sappare verosimile ritenere che possaessere stato proprio il portiere, dopo aver trovato e toccato il cadavere achiamare il Caracciolo per comunicare l’accaduto o per chiedere aiuto oconsiglio». In queste sei pagine i pm Cavallone e Calò riportano nomi noti ma maiemersi, fanno precisi riferimenti a nuove dichiarazioni. Anche a quelle fornite da Anita Baldi, funzionario Aiag (Associazione italiana alberghidella gioventù) e cioè che era stato «l’avvocato Caracciolo a insistereperché Simonetta si recasse di pomeriggio a lavorare in via Poma».
CORTINA FUMOGENA Non solo. I pm Cavallone e Calò indicano alcune intercettazionitelefoniche e ambientali su Mario Macinati, che all’epoca gestiva la tenutadi Tarano di proprietà dell’avvocato Caracciolo. Secondo i magistrati cisarebbe un tentativo del legale di non essere coinvolto. E soprattutto cisarebbero due chiamate effettuate da quel telefono sporco di sangue, partitedall’appartamento di via Poma, la prima alle 20.30, l’altra alle 23 circa,orari in cui non era stato ancora ufficialmente scoperto il cadavere diSimonetta Cesaroni.Insomma una richiesta di indagini che contiene elementi nuovi, forsedestinati ad avere ulteriori sviluppi. Antonio De Vita, il legale che difende Vanacore fin dal 1990, ne sembra convinto. «Quella dei magistrati inquesto caso può essere stata una mossa tattica o strategica», dice a Oggi,«per coprire con una cortina fumogena l’attività d’indagine nei confronti dialtre persone, per creare un po’ di confusione e non scoprire la direttriced’attacco». Ma le due telefonate in questione? «E perché avrebbe dovutofarle Vanacore?», risponde De Vita: «Ci sono due chiamate per rintracciare l’avvocato Caracciolo. È lui che dovrebbe chiarire e spiegare». Mentre si stanno tirando le fila dell’inchiesta resta in silenzio Pietrino Vanacore. «Non ha reagito più di tanto a questa nuova accusa», raccontal¹avvocato De Vita: «L’ha presa come uno di quegli eventi naturali che affliggono la sua esistenza. È quasi rassegnato. Il mio assistito è semprefermo sulla sua posizione: da quell’agosto 1990 continua a dichiararsiestraneo ai fatti, ed è una posizione che io condivido pienamente». L’ex portiere di via Poma si era avvalso della facoltà di non rispondere dopo iprimi interrogatori, lunghi e faticosi di 19 anni fa, dopo quellecontraddizioni che pagò con il carcere. Messo alla gogna con l’accusa diaver ucciso, poi di aver aiutato l’assassino, su quel portiere è sempre ecomunque rimasto un sospetto, quello di sapere e di voler tacere. Di volerproteggere qualcuno. È stato prosciolto, indagato, intercettato. Anche dopol¹ultima perquisizione. Le sue lamentele, le sue accuse sono statetrascritte. Tutte. E oggi quell’uomo, che ha sempre avuto paura di essereancora coinvolto, compare in un nuovo fascicolo. Con la stessa pesanteaccusa di vent’anni fa, quella di omicidio volontario.
(Raffaella Fanelli)

IL FIGLIO DI PIETRINO: “HANNO DISTRUTTO MIO PADRE”
Le nuove indagini su Pietrino Vanacore sono partite lo scorso ottobre nel massimo riserbo. E se resta in silenzio il portiere di via Poma, il figlio, Mario Vanacore, ricorda quel 7 agosto del 1990. Quel giorno c’era anche lui in quello stabile, con la moglie Donatella e la figlia di pochi mesi. Aveva raggiunto il padre a Roma prima di partire per le vacanze. Anche Mario Vanacore, in passato, è stato indagato per l’omicidio di Simonetta Cesaroni e, lo scorso anno, è stato nuovamente sentito come persona informata dei fatti. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non solo. Ha preferito non sottoporsi all’esame di un’impronta palmare, un’impronta ritrovata nell’appartamento di Via Poma che successivi esami hanno dimostrato appartenere al fidanzato di Paola Cesaroni, Antonello Barone.
Rintracciamo Mario Vanacore a Torino, dove vive. Sorride divertito dall’inseguimento, dalle telefonate e dalle scuse che abbiamo trovato per riuscire ad incontrarlo. E a convincerlo a parlare. “Sono passati vent’anni… e tutte le volte che un giornalista ha parlato della mia famiglia l’ha fatto per massacrarci, per accusarci. Hanno distrutto mio padre, lo hanno fatto a pezzi … Condannato senza un processo”.
Un processo che potrebbe esserci. Lei sa delle nuove indagini su suo padre?
“Di che parla? Di Busco… ”.
Mario Vanacore sorride. Pensa a uno scherzo. Lo guardiamo in cerca di qualcosa, non sappiamo neanche cosa. Un gesto, un sussulto, un’emozione. Ma niente.
“Mio padre ha pagato per indagini sbagliate, mal condotte. Aveva tanti progetti, voleva comprare una casa, ma quei risparmi sono serviti a pagare gli avvocati, il suo e quello della mia matrigna. Fortunatamente i condomini di Via Poma hanno fatto una colletta e lo hanno aiutato. Questo perché credevano nella sua innocenza”.
Anche lei è stato indagato. Nel ‘93, quando Federico Valle venne accusato dell’omicidio e suo padre di favoreggiamento. Contro di lei alcune perizie che le attribuirono quelle tracce di sangue sulla tastiera del telefono.
“Non lo so… Non so niente di quelle tracce di sangue”.
L’assassino di Simonetta potrebbe essere un mancino. Lei ha la mano destra minorata, quindi usa soprattutto la sinistra.
“Sì, uso la sinistra. Sono stato indagato per questo. Anche se bisogna ricordare che quel giorno ero appena arrivato da Torino”.
Quando è stato sentito l’ultima volta?
“Non ricordo, un anno, forse due anni fa. Quando è stata riaperta l’inchiesta. Sono stato convocato qui a Torino, dai carabinieri. Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere”.
Perché?
“Perché ho chiesto all’avvocato e mi ha detto di fare così”.
Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni ha lasciato il segno di un morso sul seno sinistro della ragazza. Le è stato chiesto il calco dei denti?
“Assolutamente no. Non ho i denti accavallati come dicono loro”.
Lei ha conosciuto Federico Valle?
“No, Valle no. Ho conosciuto quelli portati con me in commissariato quella notte”.
Quel pomeriggio ha visto qualcuno uscire dalla scala B?
“No.. Non me lo ricordo più, è passato tanto tempo”.
Giuseppa De Luca, la seconda moglie di suo padre, disse di aver visto uscire un uomo con un sacchetto in mano, sul lato sinistro.
“Disse di aver visto un uomo alto, con un cappello con visiera, camminava con la testa un po’ abbassata, era di spalle”.
Cosa si aspetta da questa nuova inchiesta che ha coinvolto Raniero Busco?
“Spero che finalmente si arrivi alla verità. Che finalmente venga trovato il vero colpevole. Non uno a caso. Ma il vero colpevole”.
( Raffaella Fanelli per il settimanale OGGI del 20.05.2009)


18 maggio 2009

INTERNET: LA FINE DELLA DEMOCRAZIA NEL WEB




A tutti quanti mi criticavano, pochi mesi fa, quando sostenevo che ci troviamo in presenza di un REGIME FASCISTA.....Questo testo non l'ho scritto io, mi è stato democraticamente inviato e democraticamente lo condivido con voi.DDL 773 - Emendamento - art. 50-bisL’attacco finale alla democrazia è iniziato! Si sferra il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo. Ieri nel voto finale al Senato, che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC), è stato introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“.Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l’articolo è diventato il nr. 60.Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere.In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge?Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa anche del Presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico. Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E’ in gioco davvero la Democrazia!Si potrebbe anche leggere questa nota esplicativa su Wikipedia che spiega DEMOCRAZIA, tanto per rinfrescarmi la memoria mi è stato utile.http://it.wikipedia.org/wiki/DemocraziaIl presupposto della costituzione democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costituzione è possibile godere della libertà, che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino. [...]Questi dunque sono i caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioè che tutti abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà nella costituzione.(Aristotele, Politica, in C. A. Viano (a cura di), Politica e Costituzione di Atene di Aristotele, U.T.E.T., Torino, 1992, pp. 273-274)

13 maggio 2009

SODA CAUSTICA AL BAR: E' GRAVE CAPO PROCURA FROSINONE



ROMA - Dopo aver preso un cappuccino ha chiesto un bicchiere d'acqua e le e' stata servita per sbaglio della soda caustica in un bar di Frosinone dove ogni mattina fa colazione. E' la brutta avventura capitata stamani al procuratore capo della Procura di Frosinone, Margherita Gerunda, 70 anni, ora ricoverata in gravi condizioni nel policlinico Gemelli di Roma. La donna, che si e' sentita male con forti bruciori allo stomaco, avrebbe subito gravi danni all'esofago. Il contenuto della bottiglia dalla quale e' stato versato il liquido bevuto dal magistrato, con tutta probabilita' soda caustica, sara' ora esaminato dagli ispettori della Asl di Frosinone.I titolari del bar si sono chiusi nel silenzio, ma in una nota affidata al loro avvocato Nicola Ottaviani hanno espresso ''profonda solidarieta' personale ed umana'' al magistrato sottolineando che ''una combinazione di una serie di elementi imprevedibili ed assolutamente eccezionali ha generato un assurdo incidente che contrista e addolora''.Auguri di pronta guarigione sono stati espressi dal Csm al procuratore di Frosinone da parte del vice presidente Nicola Mancino, aprendo la riunione pomeridiana del plenum. Gerunda, ligure di nascita, e' procuratore capo della Procura della Repubblica di Frosinone dal 23 marzo del 2004. Laureatasi a Genova nel 1963, due anni dopo ha fatto il suo ingresso in magistratura. La sua prima destinazione e' stata la Pretura penale di Torino dove e' rimasta per due anni prima di approdare alla procura della Repubblica del capoluogo piemontese. Nel 1970 e' stata trasferita alla Procura di Roma dove ha lavorato per 20 anni. Negli anni '90 e' stata sostituto procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma con delega sui procedimenti che riguardano il tribunale dei minori.Si e' occupata, tra le altre cose, di omicidi, sequestri di persona, terrorismo, criminalita' organizzata e spaccio internazionale di stupefacenti. E' stata, inoltre, consulente di commissioni bicamerali parlamentari, come quella per Telekom Serbia e docente all'Accademia superiore del Ministero dell'Interno, alla Scuola superiore della Pubblica Amministrazione e alla Scuola allievi Carabinieri.Non e' la prima volta che nel Lazio si verificano casi di intossicazione da parte di persone che hanno bevuto una sostanza tossica scambiata per acqua minerale. Il 18 maggio del 2003 Mariella Milani, giornalista del Tg2, rimase ustionata all'apparato digerente dopo avere bevuto un sorso di soda caustica, che le era stata servita, come acqua, in un ristorante a Fregene, vicino a Roma. Sempre a Frosinone, invece, nel maggio del 1994 la moglie del titolare di un bar subi' gravi ustioni alla gola per avere bevuto da una bottiglia d'acqua minerale sigillata e prelevata dal deposito del locale del marito. Preoccupazione e' stata espressa dal Codacons che spiega di aver piu' volte denunciato il problema dal 2002 per casi verificatasi in vari bar e ristoranti. (Ansa)

22 aprile 2009

Stalking è legge


Roma - Sì al reato di stalking nel codice penale, pene più severe per chi commette uno stupro e gratuito patrocinio per le vittime di violenza sessuale. Sono queste alcune norme contenute nel decreto legge sulla sicurezza che ha avuto oggi l’ok definitivo del Senato.
Atti persecutori (Stalking) Viene punito - salvo che il fatto non costituisca un reato più grave - con il carcere da sei mesi a quattro anni chiunque minaccia o molesta qualcuno in modo da causare ’un perdurante e grave stato di ansia o di paurà o da far temere per la propria incolumità, per quella di un familiare o di qualcuno con cui si ha una relazione affettiva. Il reato è aggravato se commesso da un ex o da qualcuno con cui la vittima abbia avuto una relazione reclusione da uno a sei anni se il reato è commesso in danno di minore, donna incinta o di una persona disabile. Si procede su querela della persona offesa che deve denunciare i fatti entro sei mesi. Il magistrato può procedere d’ufficio in ogni caso in cui la vittima sia un minore o una persona con disabilità.
Autorità di pubblica sicurezza
La norma contenuta nel decreto ’anticipà la possibilità di intervento del questore. Fino a quando non presenta la denuncia di stalking, la vittima può rivolgersi alle forze dell’ordine e chiedere l’intervento del questore che verificate le informazioni, ammonire il soggetto e adottare eventuali provvedimenti in materia di armi e munizioni.
Divieto di avvicinarsi alla vittima il giudice prescrive all’imputato nei luoghi abitualmente frequentati dalla vittima o di mantenere comunque una determinata distanza da essa, può anche stabilire che l’imputato non si avvicini alle persone vicine o comunque legate alla vittima ed impedirgli di comunicare in qualunque modo con queste.
Numero verde
viene istituito un numero verde presso il dipartimento per le pari opportunità a favore delle vittime di stalking, attivo ventiquattro ore su ventiquattro per fornire un servizio di prima assistenza psicologica e giuridica alle vittime e per comunicare, nei casi di urgenza, e su richiesta della vittima, i reati segnalati. Le forze dell’ordine e i presidi sanitari che ricevono notizia del reato di stalking hanno l’obbligo di fornire alla vittima tutte le informazioni su centri antiviolenza e provvedono direttamente a mettere in contatto la vittima che lo richieda con essi.
Custodia cautelare in carecere per alcune fattispecie di delitti in materia sessuale: violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con un minorenne, induzione alla prostituzione minorile, pornografia minorile.
Ergastolo
Prevista la pena dell’ergastolo nel caso in cui sia cagionata la morte della vittima della violenza sessuale, di atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo, stalking. Viene previsto l’arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Giro di vite sui benefici penitenziari per chi è condannato per delitti a sfondo sessuale.
Gratuito patrocinio
le vittime del reato di violenza sessuale possono essere ammesse al gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito che la legge prevede.

INDAGINI ILLEGALI: CONSULTA,NORMA IN PARTE ILLEGITTIMA


ROMA - E' in parte illegittima la norma che impone la distruzione dei documenti e delle intercettazioni ritenute illegali. Lo ha deciso la Corte Costituzionale che ha così accolto parzialmente la questione sollevata dal gip di Milano Giuseppe Gennari nell'ambito del procedimento che vede imputati, tra gli altri, l'ex capo della Security di Telecom Italia, Giuliano Tavaroli.
La norma bocciata dalla Corte riguarda la nuova formulazione dell'art. 240 del codice di procedura penale modificato dal decreto, poi convertito in legge nel novembre del 2006 con voto bipartisan, con cui il governo Prodi intervenne all'indomani dell'arresto, tra gli altri, di Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom, dell'investigatore privato Emanuele Cipriani e dell'ex capo della sicurezza informatica Fabio Ghioni.
La norma imponeva la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazione telefoniche, telematiche, etc) in un'udienza camerale celebrata dal gip che pero' avrebbe dovuto redigere un verbale riassuntivo di quanto distrutto. La Corte - si legge in una nota di Palazzo della Consulta - ha dichiarato l'illegittimita' dell'art 240 del codice di procedura penale in due punti: i commi 4 e 5, nella parte in cui non prevedono l'applicazione delle stesse regole fissate per l'incidente probatorio (art.401,commi 1 e 2) durante l'udienza per la distruzione dei documenti; il comma 6, ''nella parte in cui non dice che il divieto di fare riferimento al contenuto dei documenti, supporti e atti nella redazione del verbale'' di distruzione ''non si estende alle circostanze inerenti la formazione, l'acquisizione e la raccolta degli stessi documenti, supporti e atti''. (Ansa)