04 febbraio 2010

Una cena tra amici.....





Nella foto pubblicata ieri in esclusiva dal Corriere della Sera, è tratta dal libro “Il colpo allo Stato” di Mario di Domenico, un avvocato che con Di Pietro fondò l’Italia dei Valori e che poi se ne andò polemicamente (un po’ come tanti altri, esempio Elio Veltri).
La fotografia, scattata il 15 dicembre 1992, seduti a tavola per una cena si riconoscono da sinistra a destra: il colonnello dei carabinieri Gargiulo, Bruno Contrada, Antonio di Pietro, il generale Vitagliano, il colonnello Conforti e Fausto Del Vecchio.
Da notare alcuni particolari. Il 15 dicembre non è una data qualsiasi: è il giorno dell’avviso di garanzia contro Bettino Craxi per concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Provvedimento firmato, la sera prima, da Antonio Di Pietro. Dodici giorni dopo quella cena, invece, verrà arrestato Bruno Contrada, finito nel mirino di Borsellino. E tutti, a questo punto, vogliono far sparire quelle foto “imbarazzanti”, compreso Di Pietro. Notare, tra l’altro, che di quella cena Antonio Di Pietro non informò mai i suoi colleghi del pool milanese (e nemmeno i magistrati di Palermo). Cosa si dissero lui e Contrada? Lo informò o venne informato di qualcosa?
Bruno Contrada, il 12 dicembre 1992 era seduto a cena accanto a Di Pietro, verrà - come detto - arrestato dodici giorni dopo con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Nel maggio 2007 la Cassazione conferma la condanna.
Di Pietro commenta così sul suo blog: “finalmente condannato”.
Contrada condannato, ripetiamo, per concorso esterno in associazione mafioso (attenzione, lo stesso reato ad esempio contestato a Dell’Utri). Di Pietro accanto a lui.
Sapete come commenterebbe, in questi casi, il leader dell’Italia dei Valori? E’ facile. Di Pietro se in quella foto non ci fosse proprio lui direbbe così: “Di Pietro non poteva non sapere, una persona per bene non si mette a tavola con i mafiosi. Io non l’avrei fatto, io non sono amico dei mafiosi”. Divertente, eh?

01 febbraio 2010

Dai, alza la cornetta: c'è Tronchetti che ti aspetta


"Guardi, funzionava così. Io, quasi ogni settimana, incontravo a Milano Giuliano Tavaroli e gli illustravo il contenuto delle pratiche. Quando il dossier era particolarmente importante, Giuliano nemmeno mi lasciava finire di parlare, che già era al telefono. Come ho raccontato ai pm chiamava la segreteria di Marco Tronchetti Provera o lui direttamente, visto che in azienda era uno dei pochissimi a poterlo fare. Diceva: 'Dottore sono qui con il fiorentino, ha portato l'esito che aspettavamo, vengo subito'. Poi s'incamminava verso via Negri, dove Tronchetti ha l'ufficio,con il dossier sotto il braccio".Eccola qui la verità del “fiorentino”, al secolo Emanuele Cipriani, 49 anni vissuti nell’ombra tra detective privati, servizi segreti e grandi aziende. E anche se viene da un imputato è una verità scomoda. Perché Cipriani, l’uomo che raccoglieva dossier su esponenti del mondo della finanza e della politica - dai Ds a Forza Italia - e che schedava i dipendenti di Telecom e Pirelli, oggi ha un diavolo per capello. Ce l’ha con Tronchetti che nell’inchiesta sullo scandalo della security della compagnia telefonica era ed è rimasto testimone. Ce l’ha con i magistrati che "non sono saliti di livello". E che, per giunta, gli hanno sequestrato molti milioni di euro considerati frutto di una gigantesca appropriazione indebita ai danni dell’azienda. Denaro che adesso Cipriani rivuole indietro. "Perché - protesta - è come se mi dicessero che quei soldi li ho rubati. Ma io i reati che ho commesso, li ho ammessi. Ladro però, no. Era tutto fatturato. E a ogni fattura corrispondeva un codice numerico che rimandava ad una pratica, ovvero ad una attività che poteva essere: lecita, illecita o parzialmente lecita. Un lavoro di cui, oltretutto i vertici dell'azienda e Tronchetti, che adesso fa persino finta di non sapere chi sono, erano perfettamente a conoscenza. I miei committenti erano Pirelli e Telecom. Tra i miei clienti, in qualche caso, ci sono stati lo stesso Tronchetti e alcuni suoi avvocati: è tutto riscontrabile".D'accordo, Cipriani, le cose staranno pure così. Ma lei come fa a sostenere che Tronchetti fosse al corrente dei metodi usati per raccogliere informazioni? Agli incontri tra lui e Tavaroli lei non partecipava...
Sa che cosa sono i disturbatori d'assemblea?Sì, azionisti che fanno domande scomode. In qualche caso sono persino dei ricattatori...Esatto, in Telecom ce ne erano molti. Ma alcuni di loro erano delle brave persone. Gente laureata, preparata che, come mi diceva Tavaroli, Tronchetti pativa. Lo puntavano da anni e spesso con le loro domande lo mettevano in imbarazzo.E allora?Beh, ogni anno Tavaroli mi chiedeva un aggiornamento investigativo sulla loro situazione. Si andava a vedere se c'era qualcosa di negativo su di loro. Li analizzavamo da cima a fondo.Questo cosa dimostra?
Mi ascolti. Le racconto un episodio che non ho riferito ai magistrati, anche perché sul punto non mi hanno chiesto niente. Sarà stato il 2003 o il 2004, era comunque l'ultima assemblea da me seguita. Tavaroli riceve una telefonata. È Tronchetti che gli dice "Mi raccomando quello là". Si riferiva a un docente calabrese, Gianfranco D'Atri, su cui c'è un dossier molto particolareggiato. Giuliano mi spiega che "quello il Dottore lo patisce".E lei cosa fa?
Un'attività pesante. Giuliano diceva: "voglio tutto". In assemblea D’Atri verrà anche controllato di continuo, in gergo diciamo mappato, dagli uomini della security d’accordo con i loro dirigenti e alcuni vertici dell’azienda seduti al fianco di Tronchetti.Non mi pare un reato.
Sì. Ma io ho un colpo di fortuna. Riesco ad affiancargli una mia fonte. Una persona che mi anticipa quasi tutte le domande che farà a Tronchetti. È un'operazione stile servizi segreti, loro la chiamerebbero un'operazione di manipolazione. Nella notte precendente all’assemblea giro le informazioni a un uomo della security che, come mi viene detto, le veicola a Tronchetti. Il risultato è che il dottore risponde a tutto con tranquillità. Insomma fa una bellissima figura. Mi spieghi lei come poteva pensare che fossero informazioni ottenute lecitamente?Storiaccia. Ma non chiude il cerchio...
Dice? Io mi sono occupato di business che per Pirelli e Telecom valevano molti milioni di dollari. Le richieste d'informazioni "ordinarie" riguardavano di solito i fornitori o gli aspiranti fornitori: facevamo delle analisi per capire se erano affidabili. In altri casi, chiamiamoli "straordinari", le richieste erano mirate e dirette all’acquisizione di notizie anche strategiche per Pirelli e Telecom. A richiederle erano i cosiddetti "clienti interni". I mega dirigenti, spesso della direzione legale o del personale, che ne parlavano con Tavaroli o gli inviavano delle mail che, a volte, mi girava.E allora?
Questo dimostra che l'azienda era perfettamente al corrente delle modalità, anche illegali, del mio lavoro. E non solo perché Tavaroli mi diceva che le pratiche più importanti e sensibili riguardavano affari che ovviamente Tronchetti seguiva personalmente. Il punto è che venivano spesso raccolte informazioni di natura bancaria e patrimoniale. E visto che il segreto bancario esiste, mi pare che tutti potessero capire che ci si trovava di fronte a qualcosa d'illecito. Per non parlare poi delle schedature di massa...Schedature di massa?
Sì, se lo ricorda lo scandalo dei primi anni Settanta sulle migliaia di dipendenti Fiat su cui l'azienda di Torino aveva fatto fare dei dossier?Certo.
Beh, anche noi avevamo fatto qualcosa di simile. Nelle operazioni Scanning e Filtro abbiamo controllato chi aspirava ad entrare in Telecom e in Pirelli. Controlli anche sui precendenti di polizia. I risultati li mandavo alla security che li girava ai dirigenti del personale.E i dossier sui politici, invece, a che cosa servivano?
Quello sul sottosegretario alle riforme Aldo Brancher lo facemmo perché Tavaroli mi disse che il "dottore" doveva incontrare il leader della Lega, Umberto Bossi. E che per questo "Tronchetti aveva bisogno della sponsorizzazione di Brancher". Lui mi spiegò che doveva essere pesante, che doveva sapere tutto di lui. Io così partii da una società off-shore che lo collegava a una serie di operazioni speculative. Da lì sono arrivato andato a finire su di lui.Ma Tronchetti lesse il dossier?
Quando ne riportai l'esito a Giuliano fu una di quelle volte in cui lui gli telefonò per dirgli "è arrivato il fiorentino, vengo subito da lei". Ma adesso leggo che Tronchetti sostiene di non aver quasi mai visto Giuliano e che Tavaroli si è approfittato della sua fiducia. E il bello è che la magistratura gli ha creduto.Forse perché Tavaroli nei suoi interrogatori lo ha accuratamente tenuto fuori da tutto. Mentre lo ha tirato in ballo durante sei chiacchierate con Giuseppe D'Avanzo di Repubblica. Si è chiesto il perché di questo atteggiamento da parte di Tavaroli?
Me lo sono chiesto, e non l'ho condiviso. Dico solo che Tavaroli, a distanza di due anni dalle sue dichiarazioni a Repubblica, ha chiesto il patteggiamento e ha chiuso tutto con 4 anni e mezzo di pena. Una pena di fatto già espiata, visto che tre anni sono stati condonati. Insomma forse alla luce del suo patteggiamento la risposta ciascuno se la può dare da solo.Cosa pensò quando vide le sue affermazioni?
Dopo aver chiuso il giornale, dissi “Finalmente si è deciso a parlare”. Siccome ero contentissimo insistetti con i miei avvocati perché andassero in procura dal dottor Fabio Napoleone a chiedere che cosa sarebbe accaduto. Uno dei miei legali mi riferì la risposta: "Io sono qua, se Tavaroli viene lo verbalizzo". Mi cascarono le braccia...Per lei, quindi, non si è voluto indagare a fondo.
Constato quello che è accaduto. Si potevano sentire molte altre persone da me menzionate come a conoscenza del modus operandi nelle aziende Pirelli e Telecom. Pensi solo ai dirigenti che ricevevano i report sul personale d'assumere. Si potevano fare perquisizioni, per riscontrare le mie dichiarazioni. Mi fa poi riflettere il fatto che le registrazioni di alcuni miei interrogatori sui dossier più sensibili politicamente sono state depositate, ma senza trascriverle. Agli atti ci sono i verbali riassuntivi in cui mancano dei nomi che sono quasi certo di avere fatto.Cosa intende dire?
Le faccio un esempio: il dossier su Lorenzo Cesa, il segretario dell’Udc. Durante un interrogatorio il dottor Napoleone mi dice sorridendo che per certi versi ho anticipato delle situazioni che poi sono emerse nelle indagini di Luigi De Magistris, Poseidone e Why Not. Io gli ho risposto, con altrettanta simpatia: "Ha visto perché mi pagavano bene? Perché dicevano che ero bravo". Lui si è messo a ridere. Ma era la verità. La procura però per capire perché mi era stata commissionata l’indagine avrebbe dovuto prendere l'agenda di Tronchetti, come avevo suggerito, mi pare ovvio.Anche il dossier Oak, quello su presunti conti esteri dei Ds fu disposto in vista di un appuntamento politico?
No, quella fu un'inchiesta lunghissima. La chiese Tavaroli per Tronchetti in occasione dell'acquisto del pacchetto di maggioranza di Telecom, insomma subito dopo il suo ingresso.Tavaroli ha detto a verbale che si era partiti perché si credeva che Oak Fund riguardasse dei dirigenti di Telecom.
No, le dico come è andata. L'ho già detto ma nessuno mi ha creduto. Lui mi chiama e mi dice che devo rientrare dalle ferie "perché il Dottore ha comprato Telecom". Siamo a fine agosto 2001. Tavaroli ha Il Sole 24 ore sul tavolo. Prende la penna e dice guardando la composizione di Bell, la società Lussembughese, che controllava parte del capitale: questi sono loro. C'era scritto Oak fund: fondo quercia. Io dico 'ah bene, è uno scherzo?’, lui mi dice ‘no, io ho contezza che sono loro. Il Dottore vuole sapere chi ha in casa’. E io esco con l'articolo in mano, chiedendomi: e adesso come faccio a partire?Già, come ha fatto?
Come quasi sempre. Dall'inizio, analizzando le notizie su fonti aperte e banche dati accessibili a tutti. Se ci fossero qui i mie faldoni anche lei se ne renderebbe conto. Chiamai a rapporto le mie fonti, tra cui la mia fonte principale per operazioni internazionali, il famoso investigatore inglese "John Poa" e siamo andati avanti gradino per gradino. Abbiamo fatto più di 10 report, con altrettanti schemi riassuntivi, perché il Dottore voleva solo schemi ed "executive summary", Tavaroli me lo diceva sempre. Il lavoro che fai, lo fai bene. Ma i documenti me li metti dietro. Ed è così venuto fuori un sistema finanziario di altissimo livello. Le famose società finanziarie...Il problema, hanno scritto i giornali, è che l'ultimo documento, quello decisivo, è macchiato...
No, non è l'ultimo documento. E’ un documento, allegato a uno degli ultimi “executive summary”, ottenuto da una fiduciaria estera di un paese off-shore. Ma è su carta intestata e dentro viene lasciato il corpo. Insomma si legge una frase, se ricordo bene, del tipo: secondo la vostra richiesta vi diciamo che dietro questo conto ci sono queste persone. Poi sono macchiate solo le firme degli amministratori della fiduciaria. Quindi potrebbe essere falso...
Me lo ha detto anche il dottor Napoleone. Ma io gli ho risposto: peccato che negli ultimi report, tra documenti bancari, telex e carta con le firme macchiate ci saranno una trentina di allegati. Ipotizziamo che mi abbiano truffato al 50 per cento, ma mi pare che basti. E poi tenga conto che le mie fonti sono persone con cui ho lavorato per più di dieci anni e non mi hanno mai dato un'informazione sbagliata. Le stesse aziende Pirelli e Telecom ne hanno certificato l’affidabilità.Che cosa vuol dire fonti certificate?
Significa che ci sono stati dei dirigenti costretti alle dimissioni sulla base dei miei dossier. Dirigenti che oggi non si sono costituiti parte civile contro di me. Eppure in quei fascicoli si parla di loro conti esteri, di bonifici bancari oltre frontiera, insomma di infedeltà aziendale. È tutta gente che è stata dimissionata con tanto di lettera di benemerenza di Tronchetti. Insomma, erano Telecom e Pirelli che mi confermavano che le mie fonti erano buone, perché quei dirigenti erano stati visti "in difficoltà" da Tronchetti. E allora, se erano buone quando io facevo cacciare i dirigenti, perché non dovevano essere buone su Oak?Le polpette avvelenate si vendono anche così...Certo, però io ho trenta allegati...Solo che ora nessuno per legge può indagare per sapere se il contenuto dei dossier era falso o meno. Nel 2006 il parlamento con una legge bipartisan ne ha ordinato la distruzione...
Interviene Francesco Caroleo Grimaldi, avvocato di fiducia di Cipriani, assieme a Vinicio Nardo: "Sulla base dei dossier non si può aprire un'indagine. Ma sulla base delle dichiarazioni del nostro assistito sì. E infatti ci lascia interdetti che oggi si colpisca l'autore delle investigazioni e che viceversa restino immuni chi ha dato l'incarico delle investigazioni e i soggetti destinatari di ipotesi di reato oggetto delle investigazioni". Cipriani continua: "Io penso che se era difficoltoso fare le verifiche sull'estero, c'era abbondante materiale su persone fisiche e societarie italiane che avevo individuato come fiduciari italiani, alcuni dei quali addirittura lombardi. Queste cose andavano verificate".Credo di sì, anche se in procura spiegano che i fatti contenuti nel suo dossier non erano recenti. E che l'eventuale ipotesi di reato, la violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti, era già caduta in prescrizione. Comunque, Cipriani, le informazioni sui Ds a che servivano?
Tavaroli diceva che le avrebbe gestite il dottore nelle sue attività romane. Perché Telecom , sosteneva, era un patrimonio romano ed un "feudo" di una certa area politica. Io ne prendevo atto e pensavo che loro volessero sapere come gira la musica per avere argomenti di interlocuzione.Un ricatto?
In carcere i magistrati mi hanno chiesto: "ma voi chi ricattavate?". Ho risposto io nessuno e sfido chicchessia a dire se è mai stato ricattato da me. Le pratiche non erano per me, ma per chi le commissionava: lo chieda a loro. Comunque io, con tutto quello che penso di Tronchetti, sono convinto che non sia un ricattatore. Certo, però, che conoscere le notizie serve: si dice da sempre che l’informazione è potere.Lei aveva anche legami di amicizia e lavoro con Marco Mancini, il capo del controspionaggio...
Sì, da quasi trent'anni. Ma su questo, oggi, c’è il Segreto di Stato. Posso dire, come ho già fatto con la procura, dopo aver chiesto ai magistrati che s'informassero se potevo rispondere, che ho fatto delle attività per conto del Sismi. A verbale ho parlato di due operazioni perché ritenevo, e ritengo, che non ponessero problemi si segretezza anche se erano riservate. Del resto non ho parlato. Comunque la mia collaborazione col servizio risale all’epoca del colonnello Umberto Bonaventura. Era un supporto finalizzato all’attività informativa, operativa e logistica italiana ed estera. Il mio interlocutore di solito era Mancini anche perché io avevo delle fonti che lui non aveva.Così tra legge che impone la distruzione dei dossier, il segreto di Stato, i silenzi di Tavaroli e quelli della stampa di queste storie nessuno parla più...
I poteri forti esistono. Quando Tavaroli, nelle sue dichiarazioni a Repubblica ha descritto il network “romano” che può influenzare strategie e decisioni di rango politico ed economico, sulla base di quanto mi narrava, ritengo avesse ragione. Tronchetti ha giocato bene le sue carte. Ha trovato i canali attraverso cui poteva essere ascoltato. La situazione è questa. E il fatto che sia diventato vice-presidente di Mediobanca dopo aver lasciato Telecom, per me, la dice lunga. Comunque facciano come credono. A me importa solo che non mi facciano passare per un ladro. Le mie società non erano una cartiera, non facevano fatture false. Lavoravano per Pirelli, Telecom e per le migliori industrie italiane, con un portafoglio clienti di tutto rispetto. E io oggi voglio solo indietro quello che mi spetta. ( il Fatto Quotidiano )

19 gennaio 2010

Nocs liberano ragazzina



LUCERA (FOGGIA) - Tre anni fa aveva chiesto di parlare con Carlo Azeglio Ciampi, Piero Fassino e Alessandra Mussolini per liberare la donna incinta di tre mesi che teneva in ostaggio. Oggi ha invocato la presenza solo della parlamentare per liberare la ragazzina di 14 anni che aveva sequestrato in un altro negozio di Lucera, avendo come arma sempre un coltello. Il 6 maggio 2007 era stato neutralizzato da un poliziotto e un carabiniere; aveva poi scontato in carcere uno dei tre anni che gli erano stati inflitti e da due mesi era in libertà. Stasera sono stati i reparti speciali della polizia, i Nocs, ad approfittare di un momento di stanchezza e a porre fine al sequestro-bis conclusosi senza spargimento di sangue.
Ancora alla ribalta della cronaca, con le stesse modalità di tre anni fa, M. C., di 35 anni, uno psicolabile con "intelligenza" come ha sottolineato il questore di Foggia, Bruno D'Agostino. La vittima della sua follia è stata oggi, per circa sette ore, una studentessa del primo anno di un istituto tecnico commerciale. Approfittando di un'assemblea di istituto, insieme con due compagne è andata in giro a curiosare per i negozi del centro. Davanti a una boutique di regali, dall'insegna 'Curiosando', si è imbattuta nell'uomo che, coltello alla gola, l'ha obbligata a entrare all'interno. L'uomo ha cacciato il titolare e la commessa e alle forze dell'ordine sopraggiunte ha ripetuto la richiesta del maggio '07: voglio parlare con Alessandra Mussolini, poi mi arrendo. L'esponente politica, che già tre anni fa era stata contattata per convincere l'uomo a interrompere il sequestro, oggi si è detta disponibile anche a comparire via web per una soluzione positiva della vicenda.
Le trattative sono andate avanti senza che l'uomo desistesse sin quando i Nocs, approfittando di un momento in cui ha allontanato il coltello dalla gola, vinto dalla stanchezza, lo hanno neutralizzato. Sono bastati due secondi perché tre agenti speciali ne vincessero la resistenza. La studentessa "ha retto molto bene, malgrado le tante ore di tensione, ed è stata veramente brava a non creare problemi e a non mostrare paura" hanno raccontato poi dirigenti della polizia che ha dovuto rinforzare i cordoni per evitare un tentativo di linciaggio quando l'uomo è stato fatto uscire dal negozio. (Beppe Desiderato)

14 gennaio 2010

Arrestato ex direttore Asl Bari

BARI - L'ex direttore generale della Asl Bari e' stata arrestata stamani insieme ad altre 7 persone. Gli arresti sono stati eseguiti da carabinieri e guardia di finanza. L'ex direttore generale e' agli arresti domiciliari per falso e peculato. Tra gli arrestati il dirigente legale della Asl e un medico. Divieto di dimora per due primari.
Sono due le indagini, riunite in un unico fascicolo, che stamani hanno portato alla notifica di cinque provvedimenti di arresti domiciliari e di tre divieti di dimora. Tra gli arrestati Lea Cosentino, avvocato ed ex direttore generale della Asl Bari, soprannominata dagli organi di stampa 'Lady asl'. I provvedimenti cautelari sono firmati dal gip Giulia Romanazzi che ha accolto le richieste dei pubblici ministeri Roberto Rossi, Emanuele De Maria e Teresa Iodice. I reati contestati, a vario titolo, sono di falso e peculato. La prima indagine riguarda presunte irregolarità commesse nella selezione pubblica per conferire l'incarico quinquennale di direttore medico della struttura complessa di allergologia e immunologia clinica presso l'ospedale di Altamura; la seconda riguarda invece lo stanziamento di fondi, da parte della Asl Bari, per far bonificare uffici dell'azienda sanitaria locale da eventuali microspie istallate dalla Procura di Bari nell'ambito di indagini sulla sanità pugliese.
"La totale estraneità della propria assistita ai fatti contestati" viene ribadita "con fermezza" dal difensore dell'ex dg dell'Asl Bari Lea Cosentino arrestata oggi, l'avv.Francesca Conte. "In sede di interrogatorio di garanzia - spiega il legale in una nota - 'fornira' i chiarimenti dovuti, anche se non può non esprimere profonda amarezza per una vicenda processuale i cui contorni erano stati, seppur informalmente, già chiariti alla p.g. in sede di acquisizione documentale". Il legale sottolinea "le proprie personali perplessità in merito alle ritenute esigenze cautelari rispetto a reati asseritamente legati al ruolo di dirigente asl dell'avvocato Cosentino, ruolo che ella non svolge da oltre sei mesi ed anche tenuto conto dei comportamenti processuali collaborativi e leali sempre tenuti dall'avvocato Cosentino, comportamenti, evidentemente non adeguatamente tenuti in considerazione". (Ansa)

18 dicembre 2009

Omicidio Garlasco : Alberto Stasi assolto


VIGEVANO (PAVIA) - Innocente. Gli indizi raccolti in oltre due anni di indagini sull'efferato omicidio di Chiara Poggi non sono bastati a fugare ogni ragionevole dubbio e pertanto Alberto Stasi non ha ucciso la sua fidanzata. Questa è la sentenza, che verrà impugnata, pronunciata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli dopo cinque ore di camera di consiglio e un processo durato mesi e in cui non sono mancate schermaglie e colpi di scena. Oggi è calato il sipario sul primo atto del 'giallo di Garlaco'.
Il giudice, in pochi secondi, il tempo di leggere il dispositivo in aula, ha scagionato Alberto, l'ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, l' unico autore dell'omicidio della ragazza, ammazzata il 13 agosto 2007 nella sua villetta: il suo assassino le ha fracassato il cranio con un'arma che non è mai stata né trovata né individuata. In un attimo il gup con voce ferma ha pronunciato quella frase che il giovane da tanto aspettava: "Visto l'articolo 530 del codice di procedura penale, capoverso, assolve Stasi Alberto per il reato a lui ascritto per non aver commesso il fatto".
Una formula, questa, che, codice alla mano, prevede o la mancanza di prove, o la contraddittorietà delle prove o la loro insufficienza. Subito dopo, lui, l'imputato, ha sciolto la tensione in un pianto di commozione e felicità e si è riparato negli abbracci dei suoi legali e poi della sua nuova fidanzata, mentre il giudice è sgusciato via dall'aula, in silenzio. Di certo amareggiati mamma Rita e papà Giuseppe perché per loro la verità, quella che da più di due anni hanno atteso, non è arrivata. Scuri in volto i due pm perché quella di oggi è la terza sconfitta: quegli indizi "gravi, precisi e concordanti" che li hanno convinti a ritenere Alberto l'assassino di Chiara non sono stati sufficienti.
Come già non lo erano stati il 24 settembre di due anni fa quando la Procura aveva disposto il fermo del giovane e chiesto la custodia cautelare in carcere: nel giro di quattro giorni il gip Giulia Pravon lo aveva rimesso in libertà ritenendo, ad esempio, "non certa ma presunta" l' origine ematica del dna di Chiara rintracciato sui pedali della bici di Stasi. Allora le indagini erano in corso da poco più di un mese e già investigatori e inquirenti, come poi è stato evidenziato, avevano commesso una serie di leggerezze: sia va dalla compromissione della scena del crimine e del computer del giovane, alla riesumazione del corpo di Chiara perché durante l'autopsia non erano state prese le sue impronte (più tardi si scoprirà che non era nemmeno stata pesata), dal mancato sequestro della bici nera da donna degli Stasi, ai ritardi non solo nell'indagare Alberto ma anche nel controllare l'allarme dell'officina del padre. Ma a dare un altro colpo, il secondo, alle indagini, è stato proprio il gup Vitelli.
Il 30 aprile scorso, quando il processo era arrivato alle battute finali, un nuovo colpo di scena. I pm Muscio e Michelucci dopo una dura requisitoria avevano chiesto 30 anni di carcere per Alberto, la parte civile che venisse dichiarata la colpevolezza del giovane e risarciti con 10 milioni di euro i genitori di Chiara, e la difesa l'assoluzione perché nulla era provato. Ma quel giorno il gup invece di emettere sentenza dispose quattro super perizie in quanto nell' inchiesta erano emerse "alcune significative incompletezze". Il processo si fermò. Ci fu una pausa. I periti lavorarono tutta l'estate per presentare i risultati dei loro approfondimenti istruttori: dalla conferma dell'alibi del giovane che la mattina dell'omicidio dalle 9.36 alle 12.20 rimase davanti al suo pc, ai pedali della bici su cui "é stato dimostrato che non c'é sangue" all'impossibilità di indicare l'ora precisa della morte collocata genericamente tra le 7 e le 12.30 della mattina. E ancora: non sono riusciti a stabilire con certezza se Alberto abbia potuto o meno sporcarsi le scarpe sulla scena del delitto. Insomma nemmeno gli esperti voluti dal giudice sono riusciti a chiarire i punti oscuri dell'inchiesta. Così oggi il giudice ha assolto Alberto per mancanza di certezze. Come ha affermato il professor Angelo Giarda, uno dei difensori di Stasi, "non ci sono né vincitori né vinti, bisogna ricordare una ragazza di 26 anni. E non si è ancora scoperto chi è il suo assassino".


14 dicembre 2009

Premier colpito al volto, fermato un uomo



MILANO - Silvio Berlusconi colpito da un oggetto, probabilmente una miniatura del Duomo, dopo il comizio a Milano. Fermato l'autore del gesto, portato in questura per essere interrogato. Dopo l'aggressione subita al termine del comizio alla manifestazione del Pdl, Berlusconi è stato portato all'ospedale San Raffaele.
Si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni l'uomo che ha ferito il premier Silvio Berlusconi questa sera dopo il comizio in piazza Duomo. Come precedenti risulta alla polizia solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Dopo il fatto è stato portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente, senza profferire parola. Tartaglia risulta sconosciuto alla Digos. Risiede nell'hinterland milanese. L'uomo è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Lo si apprende da fonti investigative.
Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta. La dinamica dei fatti, peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato che ad un tentativo di aggressione organizzato. L'uomo si trova in questura, sentito dai funzionari della Digos che hanno contemporaneamente avviato una perquisizione nella sua abitazione a Cesano Boscone (Milano).
Perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. E' questa la prima diagnosi, che, secondo fonti mediche, è stata fatta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'ospedale san Raffaele dopo l'aggressione subita al termine del comizio di Milano. Le stesse fonti riferiscono che il premier, rimasto sempre cosciente, è stato sottoposto ad una tac precauzionale e per decisione dei medici sarà tenuto sotto osservazione per 24 ore. Secondo quanto hanno riferito agenti della polizia di stato davanti al pronto soccorso del San Raffaele, il premier è stato portato all'interno sdraiato su una barella. "Berlusconi aveva - hanno riferito i testimoni - una borsa di ghiaccio sul volto ed appariva cosciente".
Al presidente del Consiglio è stata riscontrata un infrazione all'osso nasale, gli sono saltate le otturazioni di due denti, ha una ferita con perdita di sangue ad un labbro. Lo ha affermato il portavoce del presidente del Consiglio Paolo Bonaiuti.
Ha una prognosi di 20 giorni il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito dal primario del reparto di anestesia e rianimazione del San Raffele, Alberto Zangrillo. Zangrillo è il medico di fiducia del presidente ed era con lui al momento dell'aggressione. Il premier secondo quanto emerso da una tac, ha riportato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. "E' molto scosso, abbattuto e dispiaciuto", ha detto il primario.(Ansa)

20 novembre 2009

Morta la trans Brenda, si indaga per omicidio


ROMA - Il corpo della transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stato trovato carbonizzato all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. Lo si apprende da fonti investigative. Sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. La procura indagherà per omicidio volontario nel quadro degli accertamenti sulla morte della transessuale Brenda. Nell'abitazione di via Due Ponti c'é stato stamattina un sopralluogo: erano presenti il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, titolari dell'inchiesta sul caso Marrazzo, il procuratore aggiunto Filippo Laviani, cui sono delegati i casi di omicidio, ed il sostituto Pierluigi Cipolla, magistrato di turno. Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte. La trans potrebbe essere morta per soffocamento da fumo. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine. "L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo". Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla del trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di Via Due Ponti a Roma. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynés, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che "né Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla" spiegando che "tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni". Brenda era stata coinvolta il 9 novembre scorso in una rissa con alcuni stranieri dell'est Europa avvenuta in una strada della zona Cassia. Brenda fu trovata in terra con alcune escoriazioni e in forte stato di alterazione emotiva da una pattuglia dei carabinieri chiamata da un passante. Il transessuale, che urlava frasi sconnesse ed era ubriaco, denunciò di essere stato derubato di borsa e cellulare. I militari dopo che il transessuale cercò di procurarsi delle lesioni battendo la testa ripetutamente contro un'auto, l'accompagnarono in ospedale, a Villa San Pietro per essere medicato. Anche lì Brenda diede in escandescenza e cercò di ferire un medico con una forbice. Questa mattina alcuni transessuali che si erano radunati sotto la casa di Brenda hanno dichiarato agli investigatori che aveva più volte, nel corso del tempo, annunciato propositi suicidi.Tracce di liquido infiammabile sarebbero state trovate nell'appartamento di Brenda, il trans coinvolto nel caso Marrazzo trovato morto all'alba a Roma. Dai primi rilievi effettuati dalla scientifica emergerebbe la presenza di una sostanza usata per appiccare il fuoco. Le tracce sarebbero state trovate non lontano dal cadavere di Brenda. Secondo quanto si apprende, l'incendio avrebbe causato solo qualche danno all'appartamento. L'abitazione si trova al piano ammezzato di un palazzo con ingresso in comune con altri appartamenti. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco, era chiusa."Sono tranquilla. Non ho paura perché non ho fatto nulla". Lo ha affermato il transessuale Natalì, coinvolto nella vicenda Marrazzo, lasciando la sua abitazione in via Gradoli a Roma. "Non ero amica di Brenda - ha aggiunto - non l'ho mai conosciuta. Non so se l'hanno uccisa". A chi gli chiedeva se stesse andando in questura, la trans ha risposto: "no. Mi sto recando dal mio avvocato". Se credo al suicidio di Brenda? Non lo so. Se è successo quello che è successo a lei, può darsi che sia perché ha fatto qualcosa. Io non posso dirlo. Nessuno sa la verità e io non posso dire una cosa che non so".E' quanto ha affermato il transessuale Natalie nel corso di un'intervista al Tg2 delle 13 in merito alla morte del viado coinvolto nel caso Marrazzo. "Può darsi che si è ammazzata, può darsi che qualcuno... - si è interrotta - Ma questa non è una cosa che mi riguarda, io non c'entro niente, bisogna vedere la perizia". Alla domanda di un giornalista se avesse visto o meno il secondo video di Marrazzo, Natalie ha risposto di no: "Non l'ho visto, sono cose che si dicono in giro, però nessuno sa la verità. Se il secondo video era sul computer di Brenda? Dicono di sì". Due morti però sono una cosa un po' strana, le suggerisce il giornalista: "Strano è strano - ha aggiunto - però io non posso dire... Non è che ho rapporti di amicizia con quelli... che abitano là sopra, sono di qua, conosco qualche mia compaesana. Mi dispiace veramente perché quello che è successo non si augura a nessuno. Io non ho amicizia con lei, la conosco perché è mia compaesana. Se lei si ubriaca come hanno detto la prima volta i giornali quando la polizia l'ha presa è una sua cosa privata. Se lei si droga o se lei è malata sono cose sue. A me non me ne frega - ha concluso allontanandosi dalle telecamere - A me importa di me stessa".Una quindicina di persone sono state ascoltate, fino a questo momento, dalla polizia nell'ambito delle indagini sulla morte del transessuale Brenda. Secondo quanto si è appreso tra le persone sentite ci sarebbero alcuni transessuali e poi amici e vicini di casa. Obiettivo degli investigatori è quello di cercare di ricostruire le ultime ore di vita di Brenda, chi avesse visto o sentito ieri sera o in nottata, prima di morire asfissiata nell'incendio del suo appartamento.Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer e' stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda. La procura di Roma ha disposto l'autopsia su Brenda, il transessuale trovato morta nel proprio appartamento di via due Ponti. Gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati e' stato sequestrato un computer. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti.''Non si puo' morire di gossip, anche se il gossip oggi e' diventata un'arma molto molto pesante''. E' l'opinione dell'agente fotografico Fabrizio Corona, sulla morte del transessuale Brenda, legato alla vicenda Marrazzo, trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma. All'uscita dall'aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che ''sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti''. Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi ''c'e' del materiale che puo' fare molto male''. (Ansa)