
ESCLUSIVO: DOPO 19 ANNI, UN’ALTRA PISTA NEL DELITTO DI SIMONETTA CESARONI
Clamoroso, c’è un nuovo indagato: è Pietro Vanacore!
Due strane telefonate, un’agendina dimenticata, forse un’inedita ipotesi d’indagine da percorrere. Così torna sotto accusa proprio il portiere dello stabile. Perché?
C’è un altro indagato per il delitto di via Poma. Un altro fascicolo aperto lo scorso 20 ottobre e un altro presunto colpevole. Non è un nome nuovo,anzi: è un nome che ritorna da un passato che sembrava dimenticato. Si tratta di Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile dove Simonetta Cesaroni venne uccisa con 29 colpi di tagliacarte. Arrestato tre giorni dopo quel 7 agosto del 1990, Pietrino Vanacore venne prosciolto dall’accusa di omicidio volontario e rimandato a casa dopo 26 giorni di carcere. Due anni dopo rientrò nel fattaccio come indiziato di favoreggiamento nei confronti di Federico Valle, nipote di un inquilino dello stabile. E oggi, a distanzadi quasi 19 anni, la procura di Roma lo indaga ancora, e con l’accusa di omicidio volontario. Attenzione però: la nuova «pista Vanacore» non distoglie l’attenzione degli inquirenti da colui che finora risultava essere l’unico sospettato, Raniero Busco, l’ex fidanzato di Simonetta entrato nell’inchiesta nel 2007 dopo una perizia eseguita dagli esperti del Ris sul reggiseno e sul corpetto della ragazza. Il suo Dna, estrapolato da una traccia di saliva ritrovata dopo 17anni, ha fatto riaprire l’inchiesta. Con consulenze e perizie sono statiriletti gli indizi e i reperti trovati sulla scena del delitto. Sono state riprese in mano e analizzate le foto di quel morso sul seno sinistro di Simonetta, dato «in concomitanza alla commissione dell’omicidio». Quel segno sarebbe compatibile con l’arcata dentaria di Busco, almeno secondo ilconfronto fatto attraverso un calco eseguito presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma lo scorso dicembre. Appena due mesi prima, come Oggi è in grado di rivelare in esclusiva, ipubblici ministeri Roberto Cavallone e Ilaria Calò avevano firmato larichiesta di autorizzazione alla riapertura delle indagini su PietrinoVanacore. Richiesta che fu autorizzata dal giudice, nel più stretto riserbo,24 ore dopo perché «a fronte delle indagini di natura scientifica», èscritto a pagina quattro del documento che Oggi ha potuto visionare, «cheappaiono indicare in Busco Raniero il presumibile autore materiale delfatto, vi sono altri elementi che sembrano deporre per l’intervento diqualcun altro, contestualmente o immediatamente dopo il fatto, che volontariamente o inconsapevolmente abbia in qualche modo inquinato la scenadel crimine». Quindi, due fascicoli e due indagati, Busco e Vanacore. Per entrambi l’accusa di omicidio volontario. E anche nel caso dell’ex portiere siprosegue a indagare nel silenzio. Con intercettazioni e perquisizioni. Nell’appartamento dove Pietrino Vanacore vive insieme alla seconda moglieGiuseppa De Luca i carabinieri sono arrivati a fine ottobre. Una visita chenon è passata inosservata a Monacizzo, un piccolo centro in provincia diTaranto, con poco più di 200 abitanti, una chiesa, un bar e una sola via che porta direttamente al mare, distante un paio di chilometri. I militari hanno cercato e sequestrato un’agenda, poi restituita. Ancora un’agenda. Come quella rossa tascabile con la scritta «Lavazza» dimenticata accantoalla borsetta di Simonetta. Quell’agendina apparteneva a Vanacore ma venne ritrovata sulla scrivania dove la ragazza lavorava, accanto al telefono coni tasti sporchi di sangue. I magistrati romani ipotizzano che il portiere sia entrato nell’appartamentoprima dell’arrivo di Paola Cesaroni, sorella di Simonetta, e della polizia.Avrebbe quindi cercato di contattare l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, presidente dell’associazione italiana Ostelli della Gioventù epresidente del Comitato Lazio: «Sappare verosimile ritenere che possaessere stato proprio il portiere, dopo aver trovato e toccato il cadavere achiamare il Caracciolo per comunicare l’accaduto o per chiedere aiuto oconsiglio». In queste sei pagine i pm Cavallone e Calò riportano nomi noti ma maiemersi, fanno precisi riferimenti a nuove dichiarazioni. Anche a quelle fornite da Anita Baldi, funzionario Aiag (Associazione italiana alberghidella gioventù) e cioè che era stato «l’avvocato Caracciolo a insistereperché Simonetta si recasse di pomeriggio a lavorare in via Poma».
CORTINA FUMOGENA Non solo. I pm Cavallone e Calò indicano alcune intercettazionitelefoniche e ambientali su Mario Macinati, che all’epoca gestiva la tenutadi Tarano di proprietà dell’avvocato Caracciolo. Secondo i magistrati cisarebbe un tentativo del legale di non essere coinvolto. E soprattutto cisarebbero due chiamate effettuate da quel telefono sporco di sangue, partitedall’appartamento di via Poma, la prima alle 20.30, l’altra alle 23 circa,orari in cui non era stato ancora ufficialmente scoperto il cadavere diSimonetta Cesaroni.Insomma una richiesta di indagini che contiene elementi nuovi, forsedestinati ad avere ulteriori sviluppi. Antonio De Vita, il legale che difende Vanacore fin dal 1990, ne sembra convinto. «Quella dei magistrati inquesto caso può essere stata una mossa tattica o strategica», dice a Oggi,«per coprire con una cortina fumogena l’attività d’indagine nei confronti dialtre persone, per creare un po’ di confusione e non scoprire la direttriced’attacco». Ma le due telefonate in questione? «E perché avrebbe dovutofarle Vanacore?», risponde De Vita: «Ci sono due chiamate per rintracciare l’avvocato Caracciolo. È lui che dovrebbe chiarire e spiegare». Mentre si stanno tirando le fila dell’inchiesta resta in silenzio Pietrino Vanacore. «Non ha reagito più di tanto a questa nuova accusa», raccontal¹avvocato De Vita: «L’ha presa come uno di quegli eventi naturali che affliggono la sua esistenza. È quasi rassegnato. Il mio assistito è semprefermo sulla sua posizione: da quell’agosto 1990 continua a dichiararsiestraneo ai fatti, ed è una posizione che io condivido pienamente». L’ex portiere di via Poma si era avvalso della facoltà di non rispondere dopo iprimi interrogatori, lunghi e faticosi di 19 anni fa, dopo quellecontraddizioni che pagò con il carcere. Messo alla gogna con l’accusa diaver ucciso, poi di aver aiutato l’assassino, su quel portiere è sempre ecomunque rimasto un sospetto, quello di sapere e di voler tacere. Di volerproteggere qualcuno. È stato prosciolto, indagato, intercettato. Anche dopol¹ultima perquisizione. Le sue lamentele, le sue accuse sono statetrascritte. Tutte. E oggi quell’uomo, che ha sempre avuto paura di essereancora coinvolto, compare in un nuovo fascicolo. Con la stessa pesanteaccusa di vent’anni fa, quella di omicidio volontario.
(Raffaella Fanelli)
IL FIGLIO DI PIETRINO: “HANNO DISTRUTTO MIO PADRE”
Le nuove indagini su Pietrino Vanacore sono partite lo scorso ottobre nel massimo riserbo. E se resta in silenzio il portiere di via Poma, il figlio, Mario Vanacore, ricorda quel 7 agosto del 1990. Quel giorno c’era anche lui in quello stabile, con la moglie Donatella e la figlia di pochi mesi. Aveva raggiunto il padre a Roma prima di partire per le vacanze. Anche Mario Vanacore, in passato, è stato indagato per l’omicidio di Simonetta Cesaroni e, lo scorso anno, è stato nuovamente sentito come persona informata dei fatti. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non solo. Ha preferito non sottoporsi all’esame di un’impronta palmare, un’impronta ritrovata nell’appartamento di Via Poma che successivi esami hanno dimostrato appartenere al fidanzato di Paola Cesaroni, Antonello Barone.
Rintracciamo Mario Vanacore a Torino, dove vive. Sorride divertito dall’inseguimento, dalle telefonate e dalle scuse che abbiamo trovato per riuscire ad incontrarlo. E a convincerlo a parlare. “Sono passati vent’anni… e tutte le volte che un giornalista ha parlato della mia famiglia l’ha fatto per massacrarci, per accusarci. Hanno distrutto mio padre, lo hanno fatto a pezzi … Condannato senza un processo”.
Un processo che potrebbe esserci. Lei sa delle nuove indagini su suo padre?
“Di che parla? Di Busco… ”.
Mario Vanacore sorride. Pensa a uno scherzo. Lo guardiamo in cerca di qualcosa, non sappiamo neanche cosa. Un gesto, un sussulto, un’emozione. Ma niente.
“Mio padre ha pagato per indagini sbagliate, mal condotte. Aveva tanti progetti, voleva comprare una casa, ma quei risparmi sono serviti a pagare gli avvocati, il suo e quello della mia matrigna. Fortunatamente i condomini di Via Poma hanno fatto una colletta e lo hanno aiutato. Questo perché credevano nella sua innocenza”.
Anche lei è stato indagato. Nel ‘93, quando Federico Valle venne accusato dell’omicidio e suo padre di favoreggiamento. Contro di lei alcune perizie che le attribuirono quelle tracce di sangue sulla tastiera del telefono.
“Non lo so… Non so niente di quelle tracce di sangue”.
L’assassino di Simonetta potrebbe essere un mancino. Lei ha la mano destra minorata, quindi usa soprattutto la sinistra.
“Sì, uso la sinistra. Sono stato indagato per questo. Anche se bisogna ricordare che quel giorno ero appena arrivato da Torino”.
Quando è stato sentito l’ultima volta?
“Non ricordo, un anno, forse due anni fa. Quando è stata riaperta l’inchiesta. Sono stato convocato qui a Torino, dai carabinieri. Mi sono avvalso della facoltà di non rispondere”.
Perché?
“Perché ho chiesto all’avvocato e mi ha detto di fare così”.
Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni ha lasciato il segno di un morso sul seno sinistro della ragazza. Le è stato chiesto il calco dei denti?
“Assolutamente no. Non ho i denti accavallati come dicono loro”.
Lei ha conosciuto Federico Valle?
“No, Valle no. Ho conosciuto quelli portati con me in commissariato quella notte”.
Quel pomeriggio ha visto qualcuno uscire dalla scala B?
“No.. Non me lo ricordo più, è passato tanto tempo”.
Giuseppa De Luca, la seconda moglie di suo padre, disse di aver visto uscire un uomo con un sacchetto in mano, sul lato sinistro.
“Disse di aver visto un uomo alto, con un cappello con visiera, camminava con la testa un po’ abbassata, era di spalle”.
Cosa si aspetta da questa nuova inchiesta che ha coinvolto Raniero Busco?
“Spero che finalmente si arrivi alla verità. Che finalmente venga trovato il vero colpevole. Non uno a caso. Ma il vero colpevole”.
( Raffaella Fanelli per il settimanale OGGI del 20.05.2009)