05 febbraio 2012

Mogoro, carabinieri truffatori : Arrestato anche comandante


E' scattato all'alba di ieri l'arresto dei tre carabinieri della Compagnia di Mogoro accusati di aver venduto dati riservati a tre agenzie di investigazione dell'oristanese che pare si occupassero prevalentemente di "storie di corna".
Sono accusati di truffa e peculato: le agenzie investigative avrebbero pagato 75 euro per un accesso alla banca dati delle forze dell'ordine e mille per un tabulato telefonico. Il procuratore della Repubblica di Oristano, Andrea Padalino Morichini, per l'occasione ha infranto la regola che si era dato al suo arrivo nell'isola ed ha partecipato per la prima volta a una conferenza stampa. Seduto al fianco del comandante provinciale di Oristano dell'Arma col. Giulio Duranti, il magistrato non è voluto però entrare nel merito dei fatti e si è limitato a confermare la fiducia della Procura nell'Arma dei Carabinieri. "Una fiducia, ha detto, che anzi esce rafforzata dopo questa imbarazzante vicenda - ha detto il procuratore - perché le indagini su quello che succedeva a Mogoro non sono partite dalla denuncia di un privato o da una fonte confidenziale o dal solito esposto anonimo, ma da un'iniziativa autonoma degli stessi carabinieri che hanno avuto la capacità di fare pulizia al proprio interno".
Una indagine rapida, ha detto ancora, che ha messo fine a una escalation di comportamenti illeciti e impedito la commissione di reati più gravi. Gli arresti sono stati eseguiti questa mattina a Oristano nella caserma che ospita il Comando provinciale dell'Arma. Il comandante della Compagnia di Mogoro, Renè Biancheri, di 47 anni, e i marescialli del Nucleo investigativo, Giuseppe Canu, di 42, e Mario Arnò, di 37, sono stati convocati col pretesto della partecipazione a una operazione coordinata dal Comando provinciale che prevedeva l'esecuzione di diversi ordini di arresto. Di essere loro i destinatari dei mandati lo hanno scoperto solo quando si sono presentati ai propri superiori. I tre militari finiti in carcere, ha rivelato l'inchiesta, non si limitavano a vendere alle agenzie investigative informazioni e dati riservati ai quali potevano accedere in virtù del loro status di Carabinieri, ma hanno anche impiegato i mezzi dell'amministrazione per attività di indagine, per esempio pedinamenti richiesti dalle agenzie di investigazione private, specializzate, a quanto si è saputo, in tradimenti e cause di separazione o di divorzio.
Ed è stato proprio questo "uso sconsiderato dei mezzi dell'arma" e i "consumi sproporzionati per un territorio tranquillo come quello della Compagnia di Mogoro", ha spiegato il col. Duranti, a far scattare i primi sospetti confermati poi dalle indagini che hanno coinvolto complessivamente nove persone. Quattro arrestate, i tre carabinieri più l'investigatore privato di Ghilarza Gianmarco Fadda, altri due militari per i quali è scattato l'obbligo di dimora, e altri tre investigatori denunciati a piede libero per corruzione. (L'Unione Sarda)

28 gennaio 2012

Cefalù, truffato da una sedicente agenzia di investigazioni private on line


Alla fine dello scorso mese di settembre un sessantenne cefaludese, convinto che la propria moglie conduceva una relazione extraconiugale, decide di rivolgersi ad un’agenzia di investigazioni private.
Contatta l’utenza 800 180 469 di un’agenzia di investigazioni denominata “Investigazioni Sicure” rintracciata dopo una ricerca su internet al sito www.investigazionisicure.com.
Subito dopo avere parlato con una interlocutrice il sessantenne cefaludese è ricontattato sull’utenza di casa da tale Roberto, il quale conferma la disponibilità di eseguire il lavoro consistente nell’acquisire informazioni su una presunta relazione extraconiugale della moglie in un tempo massimo di venti giorni e per un importo complessivo pari a 900 euro. Il sedicente Roberto chiede che gli venga comunque corrisposto un anticipo della somma pari a 650 euro da corrispondere con ricarica di una carta postepay. Nel corso di questa conversazione Roberto fornisce anche le sue utenze cellulari perché l’impiegato possa contattarlo in caso di necessità.
Dopo avere effettuato la ricarica della carta postepay l’impiegato cefaludese, non ricevendo per circa una settimana alcuna comunicazione dall’agenzia di investigazioni, contatta il sedicente Roberto che, come se niente fosse, gli propone a fronte di ulteriori 400 euro, da accreditare sulla solita carta postepay, fantomatiche intercettazioni telefoniche retroattive ad un anno sul telefono della moglie e quindi una proroga sul termine precedentemente concordato per le sue indagini.
L’impiegato effettua questo ulteriore versamento di 400 euro ma dopo altri venti giorni il sedicente Roberto gli comunica che non era stato trovato alcun elemento utile e che le indagini sarebbero dovute proseguire. A metà dello scorso mese di novembre la truffa oramai si delinea in tutti i suoi contorni, il sedicente Roberto riferisce allo sconsolato impiegato che è in costante rapporto con i suoi agenti sul posto dai quali attende a giorni notizie utili sulla presunta infedeltà della moglie.
A questo punto l’impiegato sessantenne si determina a sporgere la denuncia di truffa presso il nucleo di polizia informatica del Commissariato di Cefalù e scattano immediatamente le indagini, coordinate personalmente dal Dirigente Manfredi Borsellino.
Dal codice fiscale associato alla carta postepay in cui l’ignaro impiegato aveva già versato più di 1000 euro senza ottenere mai uno straccio di informazione sui presunti tradimenti della moglie, si risale al beneficiario di tale somma, N.M., cinquantatreenne romano ma residente a Vallinfredda, già gravato da precedenti specifici per truffe commesse con lo stesso modus operandi, il quale risulta altresì anche la persona a nome della quale è stato registrato il sito internet www.investigazionisicure.com.
Vengono quindi passate al vaglio le movimentazioni della carta postepay e risultano due addebiti effettuati in favore di C.C., ventiquattrenne romana, residente a Cerveteri, di recente segnalata per truffa dalla Procura della Repubblica di Crema in concorso proprio con il cinquantatreenne romano di Vallinfredda.
Altri accertamenti consentono ancora di verificare che presso la Prefettura di Roma non sono mai esistite licenze per l’esercizio dell’attività di investigazione rilasciate a quei nominativi mentre risulta che il cinquatatreenne di Vallinfredda sarebbe amministratore unico della sedicente “World Internet Investigation s.r.l.” e comproprietario della “Detective International School s.r.l., i cui amministratori unici sono risultati avere tutti precedenti per reati in materia finanziaria e ricettazione.
In sostanza una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno di ignari utenti che, ingenuamente, si rivolgono a queste sedicenti agenzie di investigazioni con la speranza di cogliere in flagranza il proprio coniuge sospettato di relazioni extraconiugali.
Il titolare della carta postepay e la ragazza di Cerveteri sono stati intanto segnalati alla Procura della Repubblica di Termini Imerese per truffa, falso e sostituzione di persona.
(Fonte: http://www.laltracefalu.it/node/6680 )

30 novembre 2011

Una tecnica smaschera le foto ritoccate al computer


Si basa su un modello matematico e permette di scoprire se una fotografia pubblicata è stata ritoccata o meno al computer: è la tecnica messa a punto da due ricercatori americani che risponde al problema delle foto ritoccate, segnalato recentemente anche dall'Associazione dei medici americani a causa delle aspettative suggerite da immagini di corpi non realistiche.

Messo a punto da due ricercatori del Dartmouth College, Eric Kee and Hany Farid, il metodo è descritto sulla rivista dell'Accademia di Scienze degli Stati Uniti(Pnas).
La pratica diffusa e controversa del ritocco fotografico, osservano i ricercatori, ''contribuisce a irrealistiche aspettative relative all'immagine del corpo, con conseguenze per la salute, come disturbi alimentari e insoddisfazioni''. Gli effetti negativi a lungo termine sulla salute del modo inappropriato di ritoccare alcune foto pubblicate, hanno indotto alcuni Paesi a considerare di introdurre l'etichettatura obbligatoria per le foto ritoccate.
La tecnica che snaschera i ritorcchi intende fornire gli strumenti per una valutazione obiettiva dell'alterazione fatta, consentendo al pubblico di esprimere giudizi informati. Secondo gli autori, la tecnica potrebbe anche servire come deterrente contro i ritocchi estremi.
Per realizzarla sono state raccolte 450 foto fra originali e ritoccate, pubblicate online, e sono state analizzate considerando alterazioni geometriche e fotometriche, come il dimagrimento delle gambe, la regolazione della simmetria del viso, la correzione della postura, la rimozione di rughe, borse sotto gli occhi e imperfezioni della pelle.(Ansa)

06 novembre 2011

LETTERA APERTA A BRUNO VESPA


Gentile Dott. Bruno Vespa

Nel corso di recenti trasmissioni Porta a Porta abbiamo sentito la D.ssa Roberta Bruzzone avanzare pesanti critiche sulla professionalità della Polizia Scientifica italiana nel caso delle indagini sul processo per il delitto Meredith di Perugia, nonché sull’operato della Corte di Cassazione, critiche basate a suo dire sulla sua “decennale esperienza in materia di investigazione criminale maturata attraverso attività professionale svolta in collaborazione con suoi colleghi americani”. In precedenza in altre trasmissioni la D.ssa Bruzzone aveva criticato aspramente anche la professionalità del RIS dei Carabinieri in occasione di altri fatti di cronaca. Nella comunità scientifica criminologica e tra le Forze di Polizia tali dichiarazioni e quelle di altri criminologi invitati spesso nei salotti televisivi, hanno destato notevole indignazione in special modo tra gli operatori di polizia di tali reparti di eccellenza che da sempre sono ritenuti un punto di orgoglio a livello nazionale ed internazionale per quanto riguarda professionalità, impegno e dedizione e che, a fronte di strumenti spesso insufficienti, statistiche alla mano, ottengono maggiori successi investigativi dei corrispondenti colleghi statunitensi. Tali critiche offensive, appaiono oltretutto assai ingiustificate alla luce di quelle che sarebbero le reali esperienze professionali in possesso della D.ssa Bruzzone e ampiamente dibattute nell’ambito della nostra comunità a seguito di un’attenta analisi di documentazione ufficiale fornita da numerosi enti e disponibile per ogni verifica anche su internet in allegato alla presente lettera. A tal proposito le informiamo che l’FBI ha segnalato (con lettera allegata) che in realtà la D.ssa Bruzzone come molti nel nostro ambiente sanno, non ha mai svolto alcuna collaborazione con tale Ente e le foto da lei diffuse su internet e su numerosi periodici davanti al portone dell’Accademia FBI di Quantico si riferiscono a una semplice visita turistica nel corso della quale accompagnava in qualità di segretaria fac-totum un Criminologo delle forze di polizia italiane. Questa imbarazzante situazione è stata segnalata dalla stessa FBI e anche dal decano della Criminologia Prof. George Palermo, Direttore del CFPRA di Las Vegas che ha inviato una lettera di protesta (allegata) poiché rimasto allibito dall’assenza di controlli in Italia per quanto attiene i curricula professionali dei criminologi. La documentazione presentata alla comunità scientifica e ampiamente diffusa sui media riguardo la “decennale” formazione in USA della D.ssa Bruzzone (un master di secondo livello patrocinato dall’FBI riscontrato su interviste rilasciate a numerosi periodici) si è poi segnalata come “non confermata” da una lettera ufficiale dell’FBI (allegata). La formazione in “specialista nell’analisi della scena del crimine” della D.ssa Bruzzone si limiterebbe oltretutto alla frequenza di un corso di 4 giorni presso una ditta americana (Sirchie) che produce e vende pennelli e polveri per le impronte digitali e che non è un’Università. Tale corso che chiunque può frequentare pagando 300 dollari in realtà è una sorta di presentazione commerciale dei prodotti di tale ditta. Va da se che per mettere in dubbio l’operato di un operatore della Polizia Scientifica Italiana o del RIS dell’Arma dei Carabinieri, che viceversa vanta normalmente una solida formazione e un’attività decennale sul campo, ci vuole ben altra esperienza. E’ stato inoltre segnalato da uno dei più importanti centri di formazione americana sulla boodstain pattern analysis (analisi della scena del crimine) diretto da Herbert McDonnel, a cuila D.ssa Bruzzone si era rivolta per iniziare un percorso formativo in tale settore, che la stessa è stata bocciata al termine del primo corso introduttivo di quattro giorni avendola scoperta a copiare all’esame finale e l’ha pubblicamente diffidata di scrivere sul suo curriculum pubblico di essersi formata presso tale istituto cosa che la stessa avrebbe fatto, secondo il prestigioso istituto americano, al ritorno dal corso incurante della bocciatura subita (2 allegati). Indipendentemente dal curriculum pubblico della D.ssa Bruzzone e della sua probabile tendenza a inserire elementi non corrispondenti a reali esperienze formative e professionali svolte, e su cui sarebbe auspicabile la verifica attraverso un dettagliato curriculum in formato europeo (con indicazione precisa degli Enti che hanno rilasciato certificazioni che sarà nostra cura verificare), è necessario a nostro avviso introdurre delle attente verifiche da parte dei media sui professionisti di area criminologica che di volta in volta partecipano alle trasmissioni televisive e, specie se si tratta di Psicologi, che venga controllato il rispetto del Codice Deontologico recentemente ribadito dall’Ordine Nazionale degli Psicologi proprio in relazione alla partecipazione “selvaggia” a trasmissioni televisive. Il fatto che la televisione pubblica presenti delle competenze di un professionista in un settore delicato come questo dove un telespettatore può poi affidare a tale professionista un incarico professionale ritenendo in buona fede che le esperienze siano reali è a nostro avviso una cosa estremamente delicata e su cui il media che svolge tale azione ha, a nostro avviso, una diretta responsabilità anche per il Codice Deontologico dei giornalisti. Soprattutto le competenze vantate nella diagnosi di abusi sui minori e nelle scienze forensi in genere devono essere supportate da un solido curriculum formativo ed esperenziale. La comunità dei criminologi italiani e i Sindacati di Polizia da sempre si schierano al fianco della Magistratura e degli operatori di Polizia di cui riconoscono la professionalità e i sacrifici espressi durante la loro attività quotidiana, pur nella scarsezza di mezzi. Esprimendo la massima solidarietà alla Magistratura e alle Forze di polizia italiane che quotidianamente svolgono la loro azione, pur nella fallibilità dell’azione umana e degli strumenti scientifici, la preghiamo di voler quindi al più presto fornire ai telespettatori le corrette informazioni sulla vicenda considerando la responsabilità che Lei si assume nei confronti dei cittadini-telespettatori e la preghiamo di fornire l’opportunità a un rappresentante delle Associazioni di categoria firmatarie di questo documento di presentare le loro ragioni nel corso della sua trasmissione.

Seguono alcune delle firme di esponenti di Associazioni di categoria :

Francesco Bruno per l’Associazione Internazionale per l’Applicazione delle Scienze Umane

Massimo Zito Presidente dell’International Crime Analysis Association

Roberta Sibaud Vicepresidente dell’Associazione Donne per la Sicurezza Onlus

Simonetta Costanzo membro della Società Italiana di Criminologia

Flora Caruso Segretario Nazionale IPIA Investigatori Privati Italiani Associati

Cesira Cruciani Presidente del Centro Studi Scienze Criminologiche Forensi dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani

Bernardo Ferro Presidente dell’Italdetective (Investigatori Privati)

Marisa Aloia Presidente dell’Associazione Internazionale di Grafologia Scientifica e responsabile del network crimine.it

(Fonte:Rispetto alle forze di polizia)

24 giugno 2011

Tangenti a Parma, 11 arresti C'è anche capo polizia municipale


ROMA - Undici arresti a Parma nell'inchiesta Green money" sulle mazzette del verde pubblico. I provvedimenti riguardano tra gli altri il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, due dirigenti comunali (Emanuele Moruzzi, direttore del settore Mobilità e Ambiente, e Carlo Iacovini, dirigente comunale in una società partecipata (Infomobility) e sei imprenditori. Le ipotesi di reato riguardano corruzione e peculato. I militari hanno eseguito ispezioni e accertamenti in uffici comunali. Il procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia ha parlato di «un sistema di tangenti molto complesso e articolato»
Ecco l’identikit degli arrestati:

Giovanni Maria Jacobazzi - il comandante della Polizia Municipale di Parma, a qualche giorno dalla sua nomina, fu completamente travolto insieme ai suoi vigili dal caso Bonsu, che mise Parma in prima pagina su tutti i giornali nazionali. Quando il buon giorno si vede dal mattino. Criticato più volte, l’ultimo attacco subito da Jacobazzi risale a un paio di settimane fa, quando il difensore civico, ed ex comandante dei vigili, Bellaveglia lo accusò pubblicamente di negarsi ai cittadini e di non collaborare con le altre istituzioni. Il procuratore capo Laguardia lo ha definito "succube dei potenti".

Manuele Moruzzi - direttore dell’area Benessere e sostenibilità del Comune, ha ricoperto il ruolo di direttore del settore mobilità e ambiente. In quella posizione, secondo le fiamme gialle, era a capo di un sistema di corruzione retto insieme a Mauro Bertoli e Carlo Iacovini. In particolare guidava le azioni del già carcerato Tannoia arrestato nel primo capitolo dell’operazione green money, portata a termine l’anno scorso dalla guardia di finanza.

Carlo Iacovini - attuale direttore marketing part-time del Comune ed ex direttore di Infomobility, è un funzionario particolarmente vicino a Pietro Vignali per il suo ruolo nella campagna elettorale dell’attuale sindaco. Alcuni finanziamenti comunali grazie a lui sono stati spesi, secondo gli inquirenti, per sistemare il giardino e l’area giochi dell’asilo privato bresciano di proprietà della moglie di Iacovini.

Ernesto Balisciano - il presidente di Engioi (società per azioni di cui il Comune detiene la maggioranza) è stato uno dei fondatori di Parma People insieme a Mangiarotti, con cui Vignali ha sostenuto la sua campagna elettorale a sindaco.

Alessandro Forni - titolare di "Verdissimo", era stato arrestato e poi prosciolto nel primo atto della stessa indagine conclusasi l’anno scorso. Forni aveva detto di aver subito un ricatto da parte di Nunzio Tannoia, del responsabile del settore manutenzione verde pubblico di Enìa (ora Iren), inchiodato nel video della Guardia di Finanza che qui riproponiamo.
Norberto Mangiarotti - altro imprenditore impegnato nei lavori pubblici nel settore ambiente, è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Con la sua associazione ’Parma People’ aveva appoggiato la candidatura a sindaco di Pietro Vignali.

Vittorio Andreaus e Tommaso Mori- sono a capo, rispettivamente come presidente e vice presidente, dello ’Student Work Service’, azienda che il procuratore capo Laguardia ha definito "il principale collettore dei soldi pubblici" al centro dell’inchiesta.

Mauro Bertoli - direttore generale della multiutilty Iren a Parma, una volta Enìa, secondo gli agenti della finanza è uno dei ’boss’ della corruzione municipale. Il diretto superiore di Tannoia, non solo legalmente. Insieme a Moruzzi ordinava a Tannoia "di effettuare pagamenti per operazioni senza alcuna giustificazione", come ha spiegato Laguardia.

Giuseppe Romeo Lupacchini - è l’investigatore privato, amico di Jacobazzi, che comprava dal comandante della Municipale di Parma le informazioni riservate su persone fisiche e società. Alla modica cifra di 4000 euro.

Gianluca Faccini - è titolare della Pieffe, una delle maggiori aziende per le opere pubbliche nel settore ambiente.

06 maggio 2011

OPERAZIONE " STOP INTRUSION"


Con l'operazione Stop intrusion la Polizia postale individua un cittadino italiano residente in Romania che aveva carpito le credenziali di accesso alle varie banche dati. Il tutto parte con una mail al ministero degli Esteri. Solo una settimana fa il sito dell'Enel è andato giù per una mezz'oretta. L'attacco era stato annunciato dalla Polizia postale che, monitorando i forum dove i cybercriminali raccontano le loro operazioni, aveva allertato la società. Il tempo di predisporre un filtro, inibire l'accesso dall'estero (l'azione partiva dalla Francia), ma comunque il sito per un breve periodo di tempo è stato irraggiungibile.
Una delle tante azioni, delle quali spesso non si sa nulla, che colpiscono le aziende italiane e che secondo Marco Valerio Cervellini, responsabile relazioni esterne della polizia postale, hanno spesso come oggetto gli istituti di credito. “Le banche italiane sono state massacrate”, spiega senza mezzi termini anche se poi, aggiunge, non tutti denunciano perché le conseguenze sul fronte dell'immagine sarebbe troppo forti.
Eppure fra estorsioni (bucano il database dell'azienda e avvisano che c'è bisogno di una consulenza, una sorta di pizzo virtuale) e attività della criminalità organizzata “entrata a piedi uniti in questo business”, dietro le quinte la battaglia è aspra. Molto di più di quello che possiamo immaginare. L'operazione Stop intrusion ne è un esempio.
Un cittadino italiano di 57 anni, dotato di eccellenti competenze informatiche e residente in Romania, è riuscito infatti a impossessarsi delle credenziali di accesso a una serie di banche dati fondamentali per la vita del paese come l'Inps, Agenzia delle entrate, camere di commercio, Pubblico registro automobilistico e Agenzia del territorio. Il tutto è partito nel settembre dello scorso anno (l'indagine si è conclusa nel giro di tre mesi) quando al ministero degli Affari Esteri sono arrivate 79 mail per 3.127 dipendenti. Allegato c'era un file pdf (quante volte si dice di non parire gli allegati sospetti), che sfruttando una vulnerabilità ha installato un malware che registrava tutto ciò che gli operatori digitavano alla loro tastiera.
Il mail server di partenza era in Canada e il worm identificato era la variante di un malware commissionato a un hacker da una organizzazione internazionale. I dati finivano tutti in Malesia, ma la mente della faccenda stava in Romania e da lì rivendeva il tutto ad agenzie investigative e società (italiane) che utilizzavano questi dati sensibili per fini commerciali. “Un database – commenta Cervellini – persino più aggiornato di quello del ministero degli Interni”.
Il responsabile dell'azione criminale aveva anche messo in vendita una chiavetta Usb con dentro il malware che gli serviva per recuperare altre informazioni personali su qualsiasi soggetto. I dati dell'home banking, per esempio. Che la Romania fosse la base di azione del criminale italiano non è casuale. Di solito proprio da quel paese arrivano gli hacker più pericolosi, tanto che persino gli americani hanno tentato di contattarli e coinvolgerli per farne degli hacker “buoni” (come d'altronde indicava l'origine del termine). Ma i criminali hanno lasciato perdere. Si guadagna molto di più così. Un esempio seguito anche dai colleghi italiani che si infilano nelle maglia larghe della legislazione, si avvantaggiano dei tempi più lunghi necessari per scoprire questo tipo di reati e puntano sul furto di dati. Molto profittevole. Se molte aziende italiane ancora non comprendono i vantaggi della tecnologia, loro invece ci sono già arrivati. (Luigi Ferro)

02 maggio 2011

PAKISTAN: UCCISO BIN LADEN



Osama Bin Laden è stato ucciso. L'annuncio del presidente americano Barack Obama in diretta tv scuote gli Stati Uniti e il mondo. Il ricercato numero uno al mondo, il simbolo del terrore, l'uomo che ha incarnato il Male a partire dalla terribile strage del settembre di 10 anni fa a New York, è morto. Negli Stati Uniti le parole di Obama hanno un effetto immediato. La gente si riversa per strada nel cuore della notte. Il coro «Usa, Usa», le bandiere a stelle e strisce che sventolano, le urla di gioia. L'America, dopo dieci anni, si scuote con una notizia che segna una vittoria che forse nessuno più attendeva dopo la lunga inutile caccia al terrorista che sembrava inafferrabile. E' notte a Washington, in tutto il Paese è immediata. New York, all'una di notte, Times Square si riempie di gente festante, così come l'area davanti alla Casa Bianca.
È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa. Osama Bin Laden è stato «terminato» - questo il temine utilizzato per comunicare l'uccisione del capo di Al Qaeda. Nel corso del blitz di un commando americano, pianificato negli ultimi due mesi, condotto contro quella che era diventata la residenza segreta del leader di Al Qaeda, un condominio circa 70 chilometri a nord di Islamabad. Con lui sono state uccise altre quattro persone. Fonti del Pentagono riferiscono che le forze speciali che hanno effettuato l'operazione avevano provato più volte il piano di attacco per evitare vittime tra civili innocenti. Il corpo di Bin Laden, è stato annunciato, è «in custodia» alle forze militari statunitensi. L'operazione c si è svolta in collaborazione con l'anti-terrorismo pachistano, anche se le autorità di Isalamabad hanno inizialmente smentito la circostanza. Uno dei quattro elicotteri che hanno preso parte all'operazione contro il compound di Osama Bin Laden si è schiantato apparentemente dopo essere stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco esplosi da terra. Lo riferiscono fonti ufficiali coperte da anonimato, specificando che non ci sono state vittime. La fonte ha aggiunto che durante il raid donne e bambini sono stati presi in custodia. L'operazione è avvenuta a Abbottabad, una città a soli 75 chilometri dalla capitale Islamabad, e Bin Laden si trovava secondo gli esperti dei servizi della rete americana, in un compound di alta sicurezza, circondato da una recinzione e protetto da una doppia cancellata. Il blitz sarebbe stato preparato da cinque riunioni fra il presidente Obama e i servizi segreti in questi ultimi mesi. Abbottabad come Islamabad si trova a qualche ora di strada da alcune delle zone tribali della Frontiera del Nord Ovest, la zona tribale al confine con il Pakistan che è sempre stata considerata il rifugio di Osama Bin Laden.
Il governo americano ha messo in stato di allerta tutte le sue ambasciate e rappresentanze diplomatiche nel mondo per timore di rappresaglie. In un comunicato del Dipartimento di Stato si esortano inoltre i cittadini americani soprattutto in quelle zone del mondo dove vi sono maggiori tensioni, a evitare i luoghi in cui vi sono affollamenti di gente e manifestazioni per «l'imprevedibilitá ed insicurezza dell'attuale situazione».