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31 dicembre 2006

1,5 BILIONI DI DOLLARI DATI DA USA A SADDAM HUSSEIN

L’avvocato Giovanni Di Stefano, difensore dell’ex rais, denuncia: coinvolte aziende italiane, inglesi, tedesche e francesi.
Amman (Giordania) – Baghdad (Iraq) - 16-12-2006 – “Gli Stati Uniti d’America diedero 1,5 bilioni di dollari in forma di garanzia bancaria a Saddam Hussein il giorno 20 dicembre 1983, dell’operazione si occupò personalmente Donald Rumsfeld” dichiara l’avvocato Giovanni Di Stefano difensore dell’ex rais. “Ci sono documenti che lo provano. Con quei soldi degli Stati Uniti, Saddam avrebbe dovuto usarli per acquistare sostanze chimiche e biologiche. Cosa che Saddam non fece. Ecco perché Usa e Gran Bretagna erano certi che Saddam possedesse armi chimiche perché le avevano finanziate loro stessi. Saddam invece si mise d’accordo con alcune aziende di Italia, Gran Bretagna, Germania e Francia per fare apparire come se avesse acquistato le sostanze chimiche, con l’intento di tenersi una parte di 1,5 bilioni di dollari e un’altra parte dei soldi pagata alle aziende che emisero fatture false prestandosi a questo tipo di operazione”. I governi italiani, inglesi, tedeschi e francesi, che ruolo hanno avuto nella vicenda? E’ ora caccia aperta per conoscere i nomi di queste aziende. Fonte: www.studiolegaleinternazionale.com

27 dicembre 2006

Countdown per Saddam Hussein

Saddam Hussein verra' giustiziato per impiccagione entro trenta giorni, 'in qualsiasi momento a partire da mercoledi'', è quanto riferisce il giudice della Corte d'appello, Arif Shaheen, dopo che la magistratura ha confermato oggi la condanna a morte dell'ex dittatore iracheno. Non ha nessuna possibilità di ottenere la grazia o di vedere commutata la sua pena: le regole del tribunale iracheno escludono categoricamente queste possibilità, negate anche al presidente della repubblica.
Lo sapevamo tutti che alla fine del processo Saddam Hussein sarebbe stato condannato a morte. Il suo, come quello di quasi tutti i dittatori, è un destino segnato inevitabilmente dalla storia. Una sentenza che rispecchia fedelmente le aspettative di giustizia della grande maggioranza del popolo iracheno, che ha vissuto sulla propria pelle la brutalità del regime di Saddam Hussein insieme al dramma delle centinaia di migliaia di persone che il rais fece uccidere nel corso della sua lunga tirannia. E' in questo contesto che va vista ed analizzata oggi questa sentenza della quale unico sovrano resta esclusivamente il popolo iracheno.

Difficile poter affermare con certezza se sia giusto o meno dare un senso etico a questa condanna, perchè la condanna a morte non può avere nulla di etico in sè. Non possiamo nemmeno però salire in cattedra per esprimere a priori la nostra riluttanza contro tale decisione senza tenere conto della coscienza di un popolo che ha subito per anni un regime tra i più duri e sanguinari della storia. Personalmente sono sempre stato contrario alla pena di morte. Ho sempre pensato che certi criminali fosse meglio relegarli in carcere nel più totale isolamento costretti a fare loro malgrado i conti con la propria coscienza, a combattere quotidianamente con i fantasmi del proprio passato per il resto della propria esistenza. Anche perchè credo che la vera giustizia non sia nemmeno forse di questo mondo, nè tantomeno possa essere prerogativa degli uomini, esseri imperfetti per natura, incapaci pertanto di poter dare un senso di perfezione al concetto di giustizia in sè.