30 novembre 2011

Una tecnica smaschera le foto ritoccate al computer


Si basa su un modello matematico e permette di scoprire se una fotografia pubblicata è stata ritoccata o meno al computer: è la tecnica messa a punto da due ricercatori americani che risponde al problema delle foto ritoccate, segnalato recentemente anche dall'Associazione dei medici americani a causa delle aspettative suggerite da immagini di corpi non realistiche.

Messo a punto da due ricercatori del Dartmouth College, Eric Kee and Hany Farid, il metodo è descritto sulla rivista dell'Accademia di Scienze degli Stati Uniti(Pnas).
La pratica diffusa e controversa del ritocco fotografico, osservano i ricercatori, ''contribuisce a irrealistiche aspettative relative all'immagine del corpo, con conseguenze per la salute, come disturbi alimentari e insoddisfazioni''. Gli effetti negativi a lungo termine sulla salute del modo inappropriato di ritoccare alcune foto pubblicate, hanno indotto alcuni Paesi a considerare di introdurre l'etichettatura obbligatoria per le foto ritoccate.
La tecnica che snaschera i ritorcchi intende fornire gli strumenti per una valutazione obiettiva dell'alterazione fatta, consentendo al pubblico di esprimere giudizi informati. Secondo gli autori, la tecnica potrebbe anche servire come deterrente contro i ritocchi estremi.
Per realizzarla sono state raccolte 450 foto fra originali e ritoccate, pubblicate online, e sono state analizzate considerando alterazioni geometriche e fotometriche, come il dimagrimento delle gambe, la regolazione della simmetria del viso, la correzione della postura, la rimozione di rughe, borse sotto gli occhi e imperfezioni della pelle.(Ansa)

06 novembre 2011

LETTERA APERTA A BRUNO VESPA


Gentile Dott. Bruno Vespa

Nel corso di recenti trasmissioni Porta a Porta abbiamo sentito la D.ssa Roberta Bruzzone avanzare pesanti critiche sulla professionalità della Polizia Scientifica italiana nel caso delle indagini sul processo per il delitto Meredith di Perugia, nonché sull’operato della Corte di Cassazione, critiche basate a suo dire sulla sua “decennale esperienza in materia di investigazione criminale maturata attraverso attività professionale svolta in collaborazione con suoi colleghi americani”. In precedenza in altre trasmissioni la D.ssa Bruzzone aveva criticato aspramente anche la professionalità del RIS dei Carabinieri in occasione di altri fatti di cronaca. Nella comunità scientifica criminologica e tra le Forze di Polizia tali dichiarazioni e quelle di altri criminologi invitati spesso nei salotti televisivi, hanno destato notevole indignazione in special modo tra gli operatori di polizia di tali reparti di eccellenza che da sempre sono ritenuti un punto di orgoglio a livello nazionale ed internazionale per quanto riguarda professionalità, impegno e dedizione e che, a fronte di strumenti spesso insufficienti, statistiche alla mano, ottengono maggiori successi investigativi dei corrispondenti colleghi statunitensi. Tali critiche offensive, appaiono oltretutto assai ingiustificate alla luce di quelle che sarebbero le reali esperienze professionali in possesso della D.ssa Bruzzone e ampiamente dibattute nell’ambito della nostra comunità a seguito di un’attenta analisi di documentazione ufficiale fornita da numerosi enti e disponibile per ogni verifica anche su internet in allegato alla presente lettera. A tal proposito le informiamo che l’FBI ha segnalato (con lettera allegata) che in realtà la D.ssa Bruzzone come molti nel nostro ambiente sanno, non ha mai svolto alcuna collaborazione con tale Ente e le foto da lei diffuse su internet e su numerosi periodici davanti al portone dell’Accademia FBI di Quantico si riferiscono a una semplice visita turistica nel corso della quale accompagnava in qualità di segretaria fac-totum un Criminologo delle forze di polizia italiane. Questa imbarazzante situazione è stata segnalata dalla stessa FBI e anche dal decano della Criminologia Prof. George Palermo, Direttore del CFPRA di Las Vegas che ha inviato una lettera di protesta (allegata) poiché rimasto allibito dall’assenza di controlli in Italia per quanto attiene i curricula professionali dei criminologi. La documentazione presentata alla comunità scientifica e ampiamente diffusa sui media riguardo la “decennale” formazione in USA della D.ssa Bruzzone (un master di secondo livello patrocinato dall’FBI riscontrato su interviste rilasciate a numerosi periodici) si è poi segnalata come “non confermata” da una lettera ufficiale dell’FBI (allegata). La formazione in “specialista nell’analisi della scena del crimine” della D.ssa Bruzzone si limiterebbe oltretutto alla frequenza di un corso di 4 giorni presso una ditta americana (Sirchie) che produce e vende pennelli e polveri per le impronte digitali e che non è un’Università. Tale corso che chiunque può frequentare pagando 300 dollari in realtà è una sorta di presentazione commerciale dei prodotti di tale ditta. Va da se che per mettere in dubbio l’operato di un operatore della Polizia Scientifica Italiana o del RIS dell’Arma dei Carabinieri, che viceversa vanta normalmente una solida formazione e un’attività decennale sul campo, ci vuole ben altra esperienza. E’ stato inoltre segnalato da uno dei più importanti centri di formazione americana sulla boodstain pattern analysis (analisi della scena del crimine) diretto da Herbert McDonnel, a cuila D.ssa Bruzzone si era rivolta per iniziare un percorso formativo in tale settore, che la stessa è stata bocciata al termine del primo corso introduttivo di quattro giorni avendola scoperta a copiare all’esame finale e l’ha pubblicamente diffidata di scrivere sul suo curriculum pubblico di essersi formata presso tale istituto cosa che la stessa avrebbe fatto, secondo il prestigioso istituto americano, al ritorno dal corso incurante della bocciatura subita (2 allegati). Indipendentemente dal curriculum pubblico della D.ssa Bruzzone e della sua probabile tendenza a inserire elementi non corrispondenti a reali esperienze formative e professionali svolte, e su cui sarebbe auspicabile la verifica attraverso un dettagliato curriculum in formato europeo (con indicazione precisa degli Enti che hanno rilasciato certificazioni che sarà nostra cura verificare), è necessario a nostro avviso introdurre delle attente verifiche da parte dei media sui professionisti di area criminologica che di volta in volta partecipano alle trasmissioni televisive e, specie se si tratta di Psicologi, che venga controllato il rispetto del Codice Deontologico recentemente ribadito dall’Ordine Nazionale degli Psicologi proprio in relazione alla partecipazione “selvaggia” a trasmissioni televisive. Il fatto che la televisione pubblica presenti delle competenze di un professionista in un settore delicato come questo dove un telespettatore può poi affidare a tale professionista un incarico professionale ritenendo in buona fede che le esperienze siano reali è a nostro avviso una cosa estremamente delicata e su cui il media che svolge tale azione ha, a nostro avviso, una diretta responsabilità anche per il Codice Deontologico dei giornalisti. Soprattutto le competenze vantate nella diagnosi di abusi sui minori e nelle scienze forensi in genere devono essere supportate da un solido curriculum formativo ed esperenziale. La comunità dei criminologi italiani e i Sindacati di Polizia da sempre si schierano al fianco della Magistratura e degli operatori di Polizia di cui riconoscono la professionalità e i sacrifici espressi durante la loro attività quotidiana, pur nella scarsezza di mezzi. Esprimendo la massima solidarietà alla Magistratura e alle Forze di polizia italiane che quotidianamente svolgono la loro azione, pur nella fallibilità dell’azione umana e degli strumenti scientifici, la preghiamo di voler quindi al più presto fornire ai telespettatori le corrette informazioni sulla vicenda considerando la responsabilità che Lei si assume nei confronti dei cittadini-telespettatori e la preghiamo di fornire l’opportunità a un rappresentante delle Associazioni di categoria firmatarie di questo documento di presentare le loro ragioni nel corso della sua trasmissione.

Seguono alcune delle firme di esponenti di Associazioni di categoria :

Francesco Bruno per l’Associazione Internazionale per l’Applicazione delle Scienze Umane

Massimo Zito Presidente dell’International Crime Analysis Association

Roberta Sibaud Vicepresidente dell’Associazione Donne per la Sicurezza Onlus

Simonetta Costanzo membro della Società Italiana di Criminologia

Flora Caruso Segretario Nazionale IPIA Investigatori Privati Italiani Associati

Cesira Cruciani Presidente del Centro Studi Scienze Criminologiche Forensi dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani

Bernardo Ferro Presidente dell’Italdetective (Investigatori Privati)

Marisa Aloia Presidente dell’Associazione Internazionale di Grafologia Scientifica e responsabile del network crimine.it

(Fonte:Rispetto alle forze di polizia)