
ROMA - Undici arresti a Parma nell'inchiesta Green money" sulle mazzette del verde pubblico. I provvedimenti riguardano tra gli altri il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi, due dirigenti comunali (Emanuele Moruzzi, direttore del settore Mobilità e Ambiente, e Carlo Iacovini, dirigente comunale in una società partecipata (Infomobility) e sei imprenditori. Le ipotesi di reato riguardano corruzione e peculato. I militari hanno eseguito ispezioni e accertamenti in uffici comunali. Il procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia ha parlato di «un sistema di tangenti molto complesso e articolato»
Ecco l’identikit degli arrestati:
Giovanni Maria Jacobazzi - il comandante della Polizia Municipale di Parma, a qualche giorno dalla sua nomina, fu completamente travolto insieme ai suoi vigili dal caso Bonsu, che mise Parma in prima pagina su tutti i giornali nazionali. Quando il buon giorno si vede dal mattino. Criticato più volte, l’ultimo attacco subito da Jacobazzi risale a un paio di settimane fa, quando il difensore civico, ed ex comandante dei vigili, Bellaveglia lo accusò pubblicamente di negarsi ai cittadini e di non collaborare con le altre istituzioni. Il procuratore capo Laguardia lo ha definito "succube dei potenti".
Manuele Moruzzi - direttore dell’area Benessere e sostenibilità del Comune, ha ricoperto il ruolo di direttore del settore mobilità e ambiente. In quella posizione, secondo le fiamme gialle, era a capo di un sistema di corruzione retto insieme a Mauro Bertoli e Carlo Iacovini. In particolare guidava le azioni del già carcerato Tannoia arrestato nel primo capitolo dell’operazione green money, portata a termine l’anno scorso dalla guardia di finanza.
Carlo Iacovini - attuale direttore marketing part-time del Comune ed ex direttore di Infomobility, è un funzionario particolarmente vicino a Pietro Vignali per il suo ruolo nella campagna elettorale dell’attuale sindaco. Alcuni finanziamenti comunali grazie a lui sono stati spesi, secondo gli inquirenti, per sistemare il giardino e l’area giochi dell’asilo privato bresciano di proprietà della moglie di Iacovini.
Ernesto Balisciano - il presidente di Engioi (società per azioni di cui il Comune detiene la maggioranza) è stato uno dei fondatori di Parma People insieme a Mangiarotti, con cui Vignali ha sostenuto la sua campagna elettorale a sindaco.
Alessandro Forni - titolare di "Verdissimo", era stato arrestato e poi prosciolto nel primo atto della stessa indagine conclusasi l’anno scorso. Forni aveva detto di aver subito un ricatto da parte di Nunzio Tannoia, del responsabile del settore manutenzione verde pubblico di Enìa (ora Iren), inchiodato nel video della Guardia di Finanza che qui riproponiamo.
Norberto Mangiarotti - altro imprenditore impegnato nei lavori pubblici nel settore ambiente, è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Con la sua associazione ’Parma People’ aveva appoggiato la candidatura a sindaco di Pietro Vignali.
Vittorio Andreaus e Tommaso Mori- sono a capo, rispettivamente come presidente e vice presidente, dello ’Student Work Service’, azienda che il procuratore capo Laguardia ha definito "il principale collettore dei soldi pubblici" al centro dell’inchiesta.
Mauro Bertoli - direttore generale della multiutilty Iren a Parma, una volta Enìa, secondo gli agenti della finanza è uno dei ’boss’ della corruzione municipale. Il diretto superiore di Tannoia, non solo legalmente. Insieme a Moruzzi ordinava a Tannoia "di effettuare pagamenti per operazioni senza alcuna giustificazione", come ha spiegato Laguardia.
Giuseppe Romeo Lupacchini - è l’investigatore privato, amico di Jacobazzi, che comprava dal comandante della Municipale di Parma le informazioni riservate su persone fisiche e società. Alla modica cifra di 4000 euro.
Gianluca Faccini - è titolare della Pieffe, una delle maggiori aziende per le opere pubbliche nel settore ambiente.