17 ottobre 2007

Thailandia, polizia conferma: ''E' qui il pedofilo identificato all'Interpol''


Bangkok. La presenza in Thailandia di un pedofilo ricercato e identificato nei giorni scorsi dall'Interpol è stata confermata dalla polizia locale. Il sospettato di nazionalità canadese, Christopher Paul Neil, di 32 anni, risulta entrato in Thailandia lo scorso 11 ottobre, secondo quanto riferito dal soprintendente della Interpol thailandese, colonnello Apichart Suriboonma.Secondo le autorità, l'uomo si troverebbe ancora in Thailandia e la polizia ha avviato una caccia all'uomo nelle aree più frequentate dai pedofili. "Ci siamo focalizzati sulle località turistiche, come Pattaya e Phuket per esempio, dove è facile avvicinarsi ai bambini", ha spiegato Apichart.Dalla Francia l'8 ottobre scorso l'Interpol aveva lanciato un appello pubblico per rintracciare l'uomo, soprannominato 'Vico', che aveva scaricato su internet circa 200 sue foto di abusi sui bambini, alterando però l'immagine della sua faccia per non essere riconosciuto. A ricostruire il suo vero volto da quelle immagini distorte sono stati gli uomini della polizia criminale tedesca (Bundeskriminalamt) in collaborazione con l'unità specializzata per la lotta alla tratta degli esseri umani dell'Interpol. (Fonte ADNKRONOS)

14 ottobre 2007

Mons. Stenico, smascherato da una microcamera


Tommaso Stenico alto prelato è stato riconosciuto dopo essere apparso nella trasmissione “Exit” di La7 dove adescava un ragazzo spiegando di essere omosessuale. A seguito del fatto monsignor Stenico è stato sospeso. Il suo sito www.stenicotommaso.it attualmente è inaccessibile. Lui si difende, dice che non è gay, che ha mentito, anzi ha dichiarato "Mi sono dichiarato gay per smascherare chi lo è realmente". In un suo articolo attaccava duramente le coppie di fatto, vorrei farvelo leggere. Questo l’articolo:
“Tu vuoi fare della tua vita quello che vuoi? Padrone di farlo! Ma chiedere alla Chiesa che approvi e che benedica quello che tu decidi di fare contro la dottrina di Cristo che la Chiesa deve tutelare immutata e immutabile… beh, mi sembra troppo! Pertanto la Chiesa non può … ammodernarsi … seguendo le facili e volubili mode del tempo. Non può accettare la convivenza perché gli uomini convivono. Le unioni di fatto sono caratterizzate precisamente dal fatto che esse ignorano, rimandano o perfino rifiutano l’impegno coniugale. La Chiesa non le può né benedire, né approvare. E questo la gente lo sa. Quello che sconcerta è la condanna che si fa alla Chiesa quando, rispettando la dottrina del suo Signore, non concede quello che non può concedere per un adeguamento alla mentalità corrente delle persone e di certa cultura. E non posso non domandarmi altresì, perché si ricorra alla Chiesa a chiedere quello che si sa che la Chiesa non può concedere, salvo poi contestarla e criticarla per il doveroso diniego. La Chiesa tradirebbe la sua missione e il suo ministero se, adeguandosi alla corrente mentalità degli uomini, stravolgesse quello che da Gesù Cristo ha ricevuto e nella sostanza deve mantenere immutato e immutabile nei secoli. Sbaglia la Chiesa? No, amici! Sbaglia chi vorrebbe piegare la Chiesa a tradire Cristo e adeguarsi ai gusti e ai sapori della moda”.
E’ proprio vero, l’abito non fa il monaco!

8 ottobre 2007

Wanted: Appello dell'Interpol






L'Interpol ha lanciato oggi un appello pubblico in tutto il mondo per rintracciare un uomo comparso in centinaia di foto dai contenuti pedopornografici pubblicate sulla Rete. L'uomo compare in circa 200 fotografie che lo ritraggono mentre abusa 12 bambini, probabilmente vietnamiti o cambogiani, e nel periodo tra il 2002 e il 2003.Le foto sono state ritoccate per nascondere il volto dell'uomo, ma gli agenti della polizia tedesca hanno collaborato con l'Interpol per rendere visibile la faccia dell'uomo. L'organo internazionale della polizia ha detto che ha deciso di ricorrere ad un appello e pubblico perché, nonostante le ricerche in 186 paesi, l'uomo non è stato ancora rintracciato. Le immagini dell'uomo sono state pubblicate sul sito dell'Interpol www.interpol.int e chiunque si trovi in possesso di informazioni sull'uomo è pregato di contattare la polizia locale o l'Interpol

Wanted: search for this man photographed sexually abusing children
INTERPOL is seeking the help of the public to try to identify this man, photographed sexually abusing children in a series of images posted on the Internet.The photos shown here are from a series of around 200 pictures involving 12 different young boys, believed to have been taken in Vietnam and Cambodia in 2002 or 2003.These pictures have been produced by specialists from Germany’s federal police force, the Bundeskriminalamt, working from originals found on the Internet, which had been digitally altered to disguise the man’s face.Extensive police efforts worldwide to identify the man have so far failed and Interpol is now enlisting the support of the media and the public to help identify him as a priority.Anyone with information on his identity or whereabouts should contact their local police or INTERPOL’s Trafficking in Human Beings Unit via email.( http://www.interpol.int/Public/THB/vico/Default.asp)

5 ottobre 2007

Omicidio Marina Di Modica , dopo 11anni arrivano i Ris


Ancora un ritorno dei Ris. Questa volta a Torino. A guidare il gruppo di esperti c'è il colonnello Luciano Garofano. E' il primo ad entrare in via Vela 5/bis,nell'appartamento di Paolo Stroppiana, 50 anni, l'uomo accusato dell'omidicio di Marina di Modica, la donna scomparsa l’8 maggio 1996. La corte d’Assise di primo grado del capoluogo piemontese ha condannato il filatelico a 21 anni di carcere. E martedì scorso alle 16,50 a casa di Stroppiana sono arrivati i Ris per compiere, undici anni dopo la scomparsa della logopedista, la prima perquisizione ed i primi accertamenti scientifici in giardino, alla ricerca di un cadavere che non è ancora stato trovato. Il prestigioso gruppo di esperti ha dedicato le sue attenzioni a tre giardini ed ha compiuto la perquisizione della casa, riservandosi la ricerca di tracce biologiche ad un successivo intervento. Un intervento che ci sarà, probabilmente, la prossima settimana. Paolo Stroppiana ha aperto ieri le porte della sua casa anche ai giornalisti. Un appartamento di circa 140 metri quadrati, disposto su due piani, che il filatelico affitta dal gennaio del 1996. In quell'anno Stroppiana lo ha completamente ristrutturato. L’attenzione degli investigatori si è concentrata soprattutto su una botola sistemata sotto la scala in legno che unisce i due piani. Il vano sottostante è stato sigillato e posto sotto sequestro. Sequestrato anche il sottotetto in cui Stroppiana dice di non essere mai stato. Interesse anche per un pozzo, coperto da una botola, che si trova proprio accanto al garage in uso a Paolo Stroppiana(nella foto)


IL GIALLO DEL FILATELICO

Lo scorso 2 ottobre a Torino, davanti ai giudici della corte d’assise d’appello, si è svolta la nuova udienza del processo a Paolo Stroppiana, condannato in primo grado a 21 anni di reclusione per l’omicidio della 39enne Marina di Modica. Logopedista, figlia di un professore universitario, Marina scompare nel nulla la sera dell’8 maggio del 1996. La sua auto viene trovata parcheggiata in via Magellano, nei pressi dell’ospedale Mauriziano, chiusa a chiave e con il bloster inserito. Sull’agenda Marina lascia un indizio fondamentale: Cena Paolo per francobolli. Alcuni mesi prima, rovistando in soffitta la donna aveva trovato dei francobolli emessi negli anni Trenta, durante il protettorato fascista sul Dodecanneso. E’ facile collegare Marina a Paolo Stroppiana, esperto della Bolaffi, una storica casa filatelica torinese. I due si erano conosciuti durante una cena a casa di una comune amica. Il giorno successivo alla scomparsa di Marina di Modica nel suo appartamento i genitori trovano delle buste con degli scontrini. Prima dell’appuntamento con Stroppiana la donna aveva acquistato delle calze autoreggenti e delle scarpe nuove. Il giorno prima era stata dal parrucchiere. Stroppiana all’inizio nega quell’ appuntamento poi racconta di averlo disdetto telefonicamente e di essere rimasto a casa della fidanzata, Beatrice Della Croce di Dojola. Ma c’è dell’altro. Paolo Stroppiana dice di aver chiamato Marina da una cabina telefonica per annullare il loro incontro. Ma non c’è traccia di quella chiamata sui tabulati. E non c’è traccia di quella scatola quadrata, di latta, colma di francobolli. Il corpo di Marina non è mai stato trovato. Così come non è più stata ritrovata Camilla Bini. Di lei non si hanno più notizie dall’8 agosto del 1989. Aveva 34 anni e lavorava alla Bolaffi, filatelici e ntiquari, il negozio di corso Cavour dove a tutt'oggi lavora Stroppiana. Collega, solo una collega che ho incontrato qualche volta”, precisa subito Paolo Stroppiana. La voce è pacata, e lui è un affascinante 50enne. “Non ho mai pensato di dovermi nascondere e in tutti questi anni non l’ho mai fatto. Le darò le spiegazioni che vuole e risponderò alle domande che mi farà”. La scomparsa di Marina di Modica, lei è stato condannato in primo grado a 21 anni con l’accusa di omicidio… “Contro di me non ci sono prove,non c’è niente… io non posso dimostrare la mia innocenza ma niente può provare la mia colpevolezza Cosa sa di quella scomparsa? Niente.
E di quella di Camilla Bini? Meno di niente. E le preciso che per questa scomparsa non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, nessuno in tutti questi anni mi ha mai chiesto niente nessun magistrato. Si è invece costruito un teorema, privo di riscontri giudiziari, che viene usato come una clava mediatica nei miei confronti, provocando degli effetti che si sono manifestati in questo processo.Quando i media mi descrivono, come regolarmente fanno, come coinvolto nelle trame stragiste, o mi accusano falsamente di aver ferito un carabiniere nel corso di una rapina a cui non ho partecipato, dipingono una persona talmente ignobile che può aver commesso qualsiasi reato”. E qui non si può non scivolare nella vita di quest’uomo. Nel suo
passato neofascista, quando ancora minorenne finisce in carcere al Ferrante Aporti per le bastonate agli avversari politici, l’eversione nera, le rapine a mano armata. Testimone al processo sulla strage di Bologna e in quello sulla strage di Piazza Fontana.“Ai giudici che indagavano sulla strage di Bologna interessò la
ricostruzione politica del perché ritenevo una certa destra sicuramente estranea al fatto, e, di conseguenza, perché una altra destra avrebbe invece potuto esserne coinvolta”. “Ma il fatto che io abbia militato, più di venticinque anni fa, in una organizzazione eversiva non ha nulla a che fare con il reato contestatomi oggi”.
Vero. Oggi interessa l’altra vita di Paolo Stroppiana. L’uomo, i suoi rapporti con le donne. Le sue abitudini sessuali. “Non ho nessuna abitudine … sono un uomo assolutamente normale, anche a letto!” Non ha paura di quello che diranno in aula le sue ex fidanzate? “Perché dovrei… Mi sono sposato e separato giovanissimo, e con la mia ex moglie, ho un rapporto civile… anche lei è stata tartassata dagli inquirenti così come nostro figlio. Poi c’è Beatrice (Beatrice Della Croce di Dojola, l’alibi di Stroppiana, ndr) la mia fidanzata storica, la nostra storia è durata circa 18 anni… Non sono sempre stato fedele, ho avuto qualche avventura, sei o sette, ma niente di importante”.
E Camilla Bini? “Dico da sempre che con questa mia ex collega di lavoro non ho mai avuto rapporti intimi”. Camilla Bini i rapporti li aveva con l’alibi di Stroppiana, Beatrice Della Croce di Dojola: amiche? Conoscenti? Rivali? E Marina di Modica? “Ho il massimo rispetto per il dolore che la famiglia di Modica prova. Quando ho saputo che hanno richiesto di verificare le “visioni” di uno sciamano, ottenendo che la Procura mandasse i carabinieri a dissodare un campo a Pinerolo, non mi sono permesso di orridere, ma ho provato pietà per l’evidente enorme dolore che si cela dietro quella richiesta”. “La suggestione che è stata fatta, cioè collegare con un unico filo rosso la scomparsa della Bini prima e quella di Marina poi, la mia potenziale attitudine a compiere atti violenti, dovrebbe mettere in primo piano la necessità di tutelare la vita di chi casualmente mi incontra. Anche la sua”.

ALLA SBARRA LE ABITUDINI SESSUALI DI STROPPIANA
In aula sono stati sentiti altri 4 testi: Marco di Modica, il fratello
di Marina, l’amico Mario Fezia e due ex dell’imputato, Margherita Meneghin e Alessandra Ardito. Nelle pagine della sentenza di primo grado abbiamo trovato chiari riferimenti ad abitudini sessuali strane, particolari, di Paolo Stroppiana. Alessandra Ardito rivela episodi accaduti tra l’inverno del 1999 e la primavera del 2000. Si legge al punto 1) agli inizi lo Stroppiana aveva chiesto se ero solita avere rapporti sessuali particolari sia con più persone contemporaneamente o usando corde o manette. La relazione ormai finita chiede con insistenza di salire in casa e al mio rifiuto mi prendeva con forza per il polso. Dichiarazioni inquietanti quelle rese da Alessandra Ardito il 20 giugno del 2005 e riassunte a pagina 11 della sentenza di primo grado. Questa donna è stata richiamata in aula. Con lei un altra ex, Margherita Meneghin, che con Stroppiana ha avuto una relazione tenuta segreta dal giugno del 1996 alla fine del 1997. Il procuratore generale Vittorio Corsi, sostenuto dal pm Onelio Dodero, intende raccontare le stranezze sessuali del filatelico nel tentativo di arrivare a un movente. Un movente che spiegherebbe l’omicidio di Marina. Due persone diverse lei e Stroppiana. Marina Ferrero, moglie del professor di Modica, sentita nella prima udienza dello scorso 13 giugno, ha parlato di quella ragazza che non era sua figlia, ma che aveva cresciuto e amato una ragazza timida, riservata, che non avrebbe mai tollerato un rapporto immediatamente fisico e con modalità violente. Stroppiana sorride, ghigna davanti al nostro dolore Imploriamo solo il corpo di Marina. Mio marito ha 83 anni e quello che chiede è di poter pregare sulla tomba della figlia. Il tempo corre veloce e la paura è quella di chiudere gli occhi senza aver dato degna sepoltura a Marina e ai suoi sogni. Non vogliamo altro. Solo un unico gesto di pietà davanti a quei sorrisi, a quei ghigni che hanno accompagnato un dolore che ci ha devastato. Solo un unico gesto di pietà. E per ritrovare quel corpo oggi, dopo 11 anni, i Ris sono entrati nell'appartametno di via Vela. di Raffaella Fanelli per www.1922criminalmagazine.info

3 ottobre 2007

De Magistris: Lettera di Sonia Alfano e Salvatore Borsellino


Pubblico integralmente la lettera di Sonia Alfano e Salvatore Borsellino sul caso De Magistris.
Chiediamo l’intervento del Capo dello Stato per porre fine all’imbarazzante ed offensiva attività del Ministro Mastella tesa ad imbavagliare la verità e scongiurare che la giustizia possa, definitivamente, arrivare a lui.
Per evitare ciò ha chiesto al CSM il trasferimento del PM De Magistris motivando la richiesta come atto dovuto a seguito delle risultanze delle ispezioni ministeriali presso la Procura di Catanzaro. A tale proposito, se Mastella si proclama corretto per questo atto “doveroso”, saremmo curiosi di sapere come si definisce il Ministro Amato in considerazione del fatto che lo stesso talvolta preferisce ignorare le risultanze delle ispezioni ministeriali (vedi mancato scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona P.G.-ME).
Forse sfugge, o addirittura sconosce, al ministro Mastella che esistono problemi gravi che andrebbero sollevati al CSM e che rischiano di ingolfare la giustizia; le procure di Caltanissetta e di Catania, considerata l’importanza delle stesse nella lotta alla mafia, sono scoperte da troppo tempo. E cosa dire della paralisi disastrosa che l’entrata in vigore del nuovo ordinamento giudiziario provocherà? Passeranno molti mesi prima che il CSM possa procedere a nuove nomine lasciando così gli uffici scoperti.
Sarebbe opportuno che Mastella si dimettesse subito, così da rendere più sereni anche gli italiani, ai quali chiediamo di non dimenticare che Mastella è testimone di nozze del pentito di mafia Francesco Campanella.
Speriamo pertanto in una forte presa di posizione da parte di tutti gli italiani onesti che non possono essere rappresentati da personaggi come Mastella e company.
Sonia Alfano e Salvatore Borsellino
www.antimafiaduemila.com

Luigi De Magistris: un magistrato scomodo


Un gioco di trasferimenti per allontanare accuse e arenare inchieste. Sarà il Csm a decidere sul pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, lo stesso magistrato che con la sua inchiesta “toghe lucane” ha rimandato al giudizio del plenum l’ex presidente del tribunale di Matera Iside Granese e l’ex sostituto procuratore antimafia Felicia Genovese. Quella di De Magistris è un’inchiesta scomoda. Fatta di intercettazioni e testimonianze che vanno ad inchiodare personaggi illustri e importanti pezzi delle istituzioni. L’inchiesta denuncia la presenza di un comitato d’affari che avrebbe utilizzato finanziamenti dell’Unione europea, milioni di euro convogliati nelle casse di istituti di credito e in conti correnti di aziende e società riportate a imprenditori e a politici.
Una sorta di intreccio fra mafia-politica-magistratura che avrebbe portato ad accordi su scorie radioattive e all’archiviazione di delitti e casi scottanti della Basilicata. Intercettazioni che tirano in ballo personaggi illustri e che spingono la procura di Catanzaro e De Magistris a indagare sulla procura di Matera. Fino a denunciare la presenza di una “talpa” nella commissione antimafia. Il nome non viene fatto, ma è chiaro di chi si tratta.
De Magistris riapre fascicoli impolverati e inquietanti. La morte dei due fidanzatini di Policoro, la scomparsa di Elisa Claps, il duplice omicidio dei coniugi Patrizia Santarsiero e Giuseppe Gianfredi, la morte del trasportatore De Mare. Delitti rimasti senza colpevoli, per garantirsi o restituire un favore. E sono i familiari di queste vittime a sostenere il giovane magistrato di Catanzaro, sono arrivati in corteo con centinaia di cittadini a manifestare contro la relazione degli ispettori e contro la decisione del ministro Mastella che lo vuole fuori da quel tribunale. E anche il ministro della giustizia compare nelle intercettazioni arrivate sulla scrivania di De Magistris.
“Tante le analogie col passato”, ricorda don Marcello Cozzi, coordinatore per la Basilicata dell’associazione Libera. “Nel 2006 sono arrivate le ultime assoluzioni di un’altra inchiesta, quella del processo Turris. Fra gli indagati c’erano magistrati e personaggi eccellenti che non hanno mai subito l’onta del dibattimento. Alcuni vecchi nomi tornano oggi. Le storie sono sempre le stesse”. Un’indagine avviata a metà degli anni ’90, sulla base di testimonianze rese da diversi pentiti. C’era anche una donna Maria Teresa Biasini. Fu lei a parlare di festini a luci rosse con notabili e giudici in una villa a Policoro Lido.
Quell’inchiesta, come ricorda don Marcello Cozzi, si concluse con un nulla di fatto. Impuniti rimasero i mandanti del tentato omicidio al senatore Decio Scardaccione, impuniti gli assassini di Luca e Marirosa…. . Loro, i fidanzatini di Policoro. Che probabilmente sapevano di quei festini. Luigi De Magistris quel duplice omicidio l’ha sfiorato. Fra i suoi indagati c’è anche chi decise di proteggere sotto una coltre di silenzio i responsabili della morte dei due fidanzati di Policoro. Di archiviare. Come negli altri casi, dalla scomparsa di Elisa Claps alla morte di De Mare, ai mandanti del duplice omicidio dei coniugi Patrizia Santarsiero e Giuseppe Gianfredi. Sono morti finite nell’intreccio dei potenti. Omicidi rimasti senza colpevoli.


I fidanzati di Policoro
La notte del 23 marzo 1988 a Policoro, un paese in provincia di Matera, Luca Orioli e Marirosa Andreotta, entrambi di 21 anni, vengono trovati morti e completamente nudi nel bagno della casa di lei, in via Puglia. I funerali si celebrano nel giro di 24 ore, nessuno chiede l’autopsia, nessuno fa indagini. Tutti sembrano aver fretta di chiudere il caso come una disgrazia. Parlano prima di folgorazione, per il cattivo funzionamento di uno scaldabagno. Poi di elettrocuzione, una scarica accidentale di corrente. Eppure dalle foto, anche in quelle agli atti, sono evidenti i lividi sui corpi dei due ragazzi, e ci sarebbe una profonda ed estesa ferita alla base della nuca di Marirosa, una ferita che qualcuno dice di aver visto sanguinare anche durante i funerali. Ma in quel bagno dove i ragazzi vengono ritrovati non ci sono tracce di sangue. Qualcuno ha pulito, lavato. Quando? Una vicina di casa dice di aver visto tutte le luci del primo piano accese, erano le 22.30 circa. Agli atti anche un’altra dichiarazione: “Vidi una panda scura uscire dal cancello della casa di Marirosa”. E c’è W.M., un amico di Luca e Marirosa che ha una panda scura. E’ l’amico degli scherzi… anche pesanti, quello che avrebbe cercato Luca Orioli quella sera… “Erano le 21.30, quando arrivò a casa… cercava Luca”, Olimpia Fuina, la mamma di Luca si dice certa dell’ora, ci racconta che era al telefono con un’amica quando suonò il citofono. Eppure W.M. dichiara ai magistrati di aver cercato Luca un’ora prima, alle 8.30.
“Chiedo una più attenta lettura delle dichiarazioni e delle testimonianze rese nel corso di questi lunghi anni”, continua Olimpia Fuina “non è possibile che le contraddizioni, le tante imprecisioni di certi personaggi siano state ignorate”. Torniamo alla villetta di via Puglia. “Prima di mezzanotte”, dichiara il fotografo Salvatore Cerabona alla trasmissione Chi l’ha visto? , “tre carabinieri guidati dal maresciallo di Montalbano Jonico, Giovanni Pagano, mi accompagnarono alla villetta… avevano le chiavi. Non c’era nessuno, solo i due ragazzi morti che fotografai”. Ma di quelle foto non c’è traccia. Perché la scena del delitto viene fotografata prima della scoperta ufficiale dei corpi? Quella fotografata da Cerabona è la scena reale? E perché il maresciallo ha le chiavi della villetta? Cerabona ha anche detto che c’era una “volante” che li aspettava. La parte “ufficiale” di questa storia inizia con il rientro della mamma di Marirosa, Antonia Giannotti. La donna scopre i corpi dei due ragazzi e chiama aiuto. Fra i primi ad arrivare è don Salvatore De Pizzo, è lui a chiamare i carabinieri. E’ molto vicino alla famiglia di Marirosa, soprattutto durante gli anni di lavoro in Tunisia di Vincenzo Andreotta. Ed è vicino anche a Luca, legato al gruppo dei giovani della parrocchia prima di trasferirsi a Milano, all’Università Cattolica … “aveva già superato 13 esami, voleva diventare avvocato… Mio figlio credeva nella giustizia…”. Olimpia stringe fra le mani un vecchio libretto d’esami. Ma non ha solo questo… C’è una lettera che Marirosa ha scritto a Luca: “…questo non è uno dei periodi più belli della mia vita perché ho dei problemi un po’ gravi e non so proprio come andrà a finire… spero che resterai accanto a me anche quando ti confesserò una piccola parte di me che voglio cancellare per sempre. Vedi, potrei nasconderti benissimo tutto, ma ho piena fiducia in te e voglio che tu di me sappia tutto”. Lettere sincere quelle di Marirosa. Tanto che il parroco, don Salvatore De Pizzo, poche ore dopo i funerali chiede agli amici più stretti di Luca e Marirosa di distruggere tutta la corrispondenza dei due ragazzi in loro possesso. Perché? Lo raggiungiamo nella chiesa del Buon Pastore, la stessa dove vennero celebrati i funerali dei due fidanzatini. Ci dice di aver chiarito tutto con i magistrati di Matera. “Non ho mai voluto depistare, né distruggere materiale utile alle indagini”… Cosa nascondeva Marirosa? Quale segreto voleva confidare a Luca? Chi aveva interesse a uccidere Luca e Marirosa? Nessuna risposta è mai arrivata dalle tre inchieste aperte e archiviate in questi anni. Solo contraddizioni. Una contraddizione lo stesso ruolo dell’avvocato Nicola Buccico, prima legale della famiglia Orioli poi difensore del pm di Matera Vincenzo Autera, denunciato dai genitori di Luca Orioli per come aveva condotto le indagini, a cominciare dalla mancata autopsia sui cadaveri. Procedimento archiviato dal gip del tribunale di Salerno, Enrico D’Auria. Indagini aperte e archiviate anche a Matera. E a Policoro nessuno parla, tutti sembrano aver dimenticato. Spaventati probabilmente dalla raffica di denunce e querele che accompagnano l’inchiesta sul duplice delitto. Nessuno racconta di quell’intercettazione fra una donna, vicina alle famiglie dei due ragazzi, e suo nipote, presunto caro amico di Luca, quella voce dava per certa la presenza di C.L.V. nella villetta di Via Puglia la sera del duplice omicidio. Un uomo d’onore che avrebbe fatto un favore a qualcuno.


“TI FACCIO FARE LA STESSA FINE DI LUCA ORIOLI”
Luca e Marirosa sono stati prima picchiati e poi affogati. L’autopsia eseguita nel 96 ha rivelato la frattura dell’osso ioide di Luca e ha confermato l’ipotesi del duplice omicidio. Eppure in tempi non sospetti, solo qualche mese dopo quel 23 marzo 1988, un ragazzo di Salerno all’epoca molto vicino a Francesca Andreotta (sorella di Marirosa) si sarebbe rifugiato nella caserma dei carabinieri di Policoro chiedendo protezione. Raccontò di essere stato minacciato di morte: “Ti faccio fare la stessa fine di Luca Orioli”. Una minaccia strana: la morte di Luca e Marirosa nell’88 era stata archiviata come disgrazia. Eppure quel ragazzo rimase in caserma ad aspettare l’arrivo del padre. Perché qualcuno lo avrebbe minacciato? Era un amico di Francesca Andreotta, fidanzata all’epoca e oggi sposata con Marco Vitale, amico di Luca e Marirosa, e figlio di Vincenzo Vitale, presidente di Marinagri, un complesso di alberghi e ville dal valore di 200 milioni di euro, costruito su terreno demaniale della città di Policoro e al centro dell’inchiesta “toghe lucane” condotta dal pm Luigi De Magistris di Catanzaro. Raffaella Fanelli www.1922criminalmagazine.info