
Ancora un ritorno dei Ris. Questa volta a Torino. A guidare il gruppo di esperti c'è il colonnello Luciano Garofano. E' il primo ad entrare in via Vela 5/bis,nell'appartamento di Paolo Stroppiana, 50 anni, l'uomo accusato dell'omidicio di Marina di Modica, la donna scomparsa l’8 maggio 1996. La corte d’Assise di primo grado del capoluogo piemontese ha condannato il filatelico a 21 anni di carcere. E martedì scorso alle 16,50 a casa di Stroppiana sono arrivati i Ris per compiere, undici anni dopo la scomparsa della logopedista, la prima perquisizione ed i primi accertamenti scientifici in giardino, alla ricerca di un cadavere che non è ancora stato trovato. Il prestigioso gruppo di esperti ha dedicato le sue attenzioni a tre giardini ed ha compiuto la perquisizione della casa, riservandosi la ricerca di tracce biologiche ad un successivo intervento. Un intervento che ci sarà, probabilmente, la prossima settimana. Paolo Stroppiana ha aperto ieri le porte della sua casa anche ai giornalisti. Un appartamento di circa 140 metri quadrati, disposto su due piani, che il filatelico affitta dal gennaio del 1996. In quell'anno Stroppiana lo ha completamente ristrutturato. L’attenzione degli investigatori si è concentrata soprattutto su una botola sistemata sotto la scala in legno che unisce i due piani. Il vano sottostante è stato sigillato e posto sotto sequestro. Sequestrato anche il sottotetto in cui Stroppiana dice di non essere mai stato. Interesse anche per un pozzo, coperto da una botola, che si trova proprio accanto al garage in uso a Paolo Stroppiana(nella foto)

IL GIALLO DEL FILATELICO
Lo scorso 2 ottobre a Torino, davanti ai giudici della corte d’assise d’appello, si è svolta la nuova udienza del processo a Paolo Stroppiana, condannato in primo grado a 21 anni di reclusione per l’omicidio della 39enne Marina di Modica. Logopedista, figlia di un professore universitario, Marina scompare nel nulla la sera dell’8 maggio del 1996. La sua auto viene trovata parcheggiata in via Magellano, nei pressi dell’ospedale Mauriziano, chiusa a chiave e con il bloster inserito. Sull’agenda Marina lascia un indizio fondamentale: Cena Paolo per francobolli. Alcuni mesi prima, rovistando in soffitta la donna aveva trovato dei francobolli emessi negli anni Trenta, durante il protettorato fascista sul Dodecanneso. E’ facile collegare Marina a Paolo Stroppiana, esperto della Bolaffi, una storica casa filatelica torinese. I due si erano conosciuti durante una cena a casa di una comune amica. Il giorno successivo alla scomparsa di Marina di Modica nel suo appartamento i genitori trovano delle buste con degli scontrini. Prima dell’appuntamento con Stroppiana la donna aveva acquistato delle calze autoreggenti e delle scarpe nuove. Il giorno prima era stata dal parrucchiere. Stroppiana all’inizio nega quell’ appuntamento poi racconta di averlo disdetto telefonicamente e di essere rimasto a casa della fidanzata, Beatrice Della Croce di Dojola. Ma c’è dell’altro. Paolo Stroppiana dice di aver chiamato Marina da una cabina telefonica per annullare il loro incontro. Ma non c’è traccia di quella chiamata sui tabulati. E non c’è traccia di quella scatola quadrata, di latta, colma di francobolli. Il corpo di Marina non è mai stato trovato. Così come non è più stata ritrovata Camilla Bini. Di lei non si hanno più notizie dall’8 agosto del 1989. Aveva 34 anni e lavorava alla Bolaffi, filatelici e ntiquari, il negozio di corso Cavour dove a tutt'oggi lavora Stroppiana. Collega, solo una collega che ho incontrato qualche volta”, precisa subito Paolo Stroppiana. La voce è pacata, e lui è un affascinante 50enne. “Non ho mai pensato di dovermi nascondere e in tutti questi anni non l’ho mai fatto. Le darò le spiegazioni che vuole e risponderò alle domande che mi farà”. La scomparsa di Marina di Modica, lei è stato condannato in primo grado a 21 anni con l’accusa di omicidio… “Contro di me non ci sono prove,non c’è niente… io non posso dimostrare la mia innocenza ma niente può provare la mia colpevolezza Cosa sa di quella scomparsa? Niente.
E di quella di Camilla Bini? Meno di niente. E le preciso che per questa scomparsa non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, nessuno in tutti questi anni mi ha mai chiesto niente nessun magistrato. Si è invece costruito un teorema, privo di riscontri giudiziari, che viene usato come una clava mediatica nei miei confronti, provocando degli effetti che si sono manifestati in questo processo.Quando i media mi descrivono, come regolarmente fanno, come coinvolto nelle trame stragiste, o mi accusano falsamente di aver ferito un carabiniere nel corso di una rapina a cui non ho partecipato, dipingono una persona talmente ignobile che può aver commesso qualsiasi reato”. E qui non si può non scivolare nella vita di quest’uomo. Nel suo
passato neofascista, quando ancora minorenne finisce in carcere al Ferrante Aporti per le bastonate agli avversari politici, l’eversione nera, le rapine a mano armata. Testimone al processo sulla strage di Bologna e in quello sulla strage di Piazza Fontana.“Ai giudici che indagavano sulla strage di Bologna interessò la
ricostruzione politica del perché ritenevo una certa destra sicuramente estranea al fatto, e, di conseguenza, perché una altra destra avrebbe invece potuto esserne coinvolta”. “Ma il fatto che io abbia militato, più di venticinque anni fa, in una organizzazione eversiva non ha nulla a che fare con il reato contestatomi oggi”.
Vero. Oggi interessa l’altra vita di Paolo Stroppiana. L’uomo, i suoi rapporti con le donne. Le sue abitudini sessuali. “Non ho nessuna abitudine … sono un uomo assolutamente normale, anche a letto!” Non ha paura di quello che diranno in aula le sue ex fidanzate? “Perché dovrei… Mi sono sposato e separato giovanissimo, e con la mia ex moglie, ho un rapporto civile… anche lei è stata tartassata dagli inquirenti così come nostro figlio. Poi c’è Beatrice (Beatrice Della Croce di Dojola, l’alibi di Stroppiana, ndr) la mia fidanzata storica, la nostra storia è durata circa 18 anni… Non sono sempre stato fedele, ho avuto qualche avventura, sei o sette, ma niente di importante”.
E Camilla Bini? “Dico da sempre che con questa mia ex collega di lavoro non ho mai avuto rapporti intimi”. Camilla Bini i rapporti li aveva con l’alibi di Stroppiana, Beatrice Della Croce di Dojola: amiche? Conoscenti? Rivali? E Marina di Modica? “Ho il massimo rispetto per il dolore che la famiglia di Modica prova. Quando ho saputo che hanno richiesto di verificare le “visioni” di uno sciamano, ottenendo che la Procura mandasse i carabinieri a dissodare un campo a Pinerolo, non mi sono permesso di orridere, ma ho provato pietà per l’evidente enorme dolore che si cela dietro quella richiesta”. “La suggestione che è stata fatta, cioè collegare con un unico filo rosso la scomparsa della Bini prima e quella di Marina poi, la mia potenziale attitudine a compiere atti violenti, dovrebbe mettere in primo piano la necessità di tutelare la vita di chi casualmente mi incontra. Anche la sua”.
ALLA SBARRA LE ABITUDINI SESSUALI DI STROPPIANA
In aula sono stati sentiti altri 4 testi: Marco di Modica, il fratello
di Marina, l’amico Mario Fezia e due ex dell’imputato, Margherita Meneghin e Alessandra Ardito. Nelle pagine della sentenza di primo grado abbiamo trovato chiari riferimenti ad abitudini sessuali strane, particolari, di Paolo Stroppiana. Alessandra Ardito rivela episodi accaduti tra l’inverno del 1999 e la primavera del 2000. Si legge al punto 1) agli inizi lo Stroppiana aveva chiesto se ero solita avere rapporti sessuali particolari sia con più persone contemporaneamente o usando corde o manette. La relazione ormai finita chiede con insistenza di salire in casa e al mio rifiuto mi prendeva con forza per il polso. Dichiarazioni inquietanti quelle rese da Alessandra Ardito il 20 giugno del 2005 e riassunte a pagina 11 della sentenza di primo grado. Questa donna è stata richiamata in aula. Con lei un altra ex, Margherita Meneghin, che con Stroppiana ha avuto una relazione tenuta segreta dal giugno del 1996 alla fine del 1997. Il procuratore generale Vittorio Corsi, sostenuto dal pm Onelio Dodero, intende raccontare le stranezze sessuali del filatelico nel tentativo di arrivare a un movente. Un movente che spiegherebbe l’omicidio di Marina. Due persone diverse lei e Stroppiana. Marina Ferrero, moglie del professor di Modica, sentita nella prima udienza dello scorso 13 giugno, ha parlato di quella ragazza che non era sua figlia, ma che aveva cresciuto e amato una ragazza timida, riservata, che non avrebbe mai tollerato un rapporto immediatamente fisico e con modalità violente. Stroppiana sorride, ghigna davanti al nostro dolore Imploriamo solo il corpo di Marina. Mio marito ha 83 anni e quello che chiede è di poter pregare sulla tomba della figlia. Il tempo corre veloce e la paura è quella di chiudere gli occhi senza aver dato degna sepoltura a Marina e ai suoi sogni. Non vogliamo altro. Solo un unico gesto di pietà davanti a quei sorrisi, a quei ghigni che hanno accompagnato un dolore che ci ha devastato. Solo un unico gesto di pietà. E per ritrovare quel corpo oggi, dopo 11 anni, i Ris sono entrati nell'appartametno di via Vela.
di Raffaella Fanelli per www.1922criminalmagazine.info