25 luglio 2007

Clementina Forleo : La legge è uguale per tutti


Ogni tanto in questo paese di “pupazzi” si scopre qualche persona che non ti fa vergognare di essere italiano. Sto parlando di Clementina Forleo, magistrato, Gip (giudice per le indagini preliminari) presso la Procura di Milano. Fa il suo lavoro e ha coraggio da vendere. Fa parte di quelle donne invisibili, che colpiscono nel segno, e quando colpiscono, rompono le” uova nel paniere”. E' arrivata a D'Alema, Fassino, Grillo (non Beppe!) e ad altri .
Ma chi sono i parlamentari per i quali il Gip chiede l’autorizzazione a procedere? Eccoli.
Massimo D’Alema, presidente dei Ds e ministro degli Esteri;
Piero Fassino, segretario dei Ds;
Nicola Latorre, vicecapogruppo al Senato dei Ds;
Luigi Grillo, senatore di Forza Italia;
Romano Comincioli, senatore di Forza Italia;
Salvatore Cicu, deputato di Forza Italia.
Questi i fatti , in sintesi:
sulla scalata che chiacchierati finanzieri hanno tentato, nell’estate del 2005, ai danni della Banca Nazionale del Lavoro, della Banca Antonveneta e del gruppo editoriale Rcs, la Forleo è andata giù pesante. La Forleo sostiene che almeno otto telefonate a Giovanni Consorte, ex dominus della Unipol, il colosso assicurativo della sinistra, dimostrano che D’Alema e Latorre ricoprivano “ruoli attivi” nella scalata alla Bnl, “contrassegnati all’evidenza da consapevole contributo causale”, configurandosi addirittura i reati di aggiotaggio ed insider trading. Il Gip scrive: “A parere di questa autorità giudiziaria, sarà proprio il placet del parlamento a rendere possibile la procedibilità penale nei confronti di suoi membri (inquietanti interlocutori di numerose conversazioni, soprattutto sull’utenza in uso a Consorte), i quali all’evidenza appaiono non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti, né personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata, (…) in una logica di manipolazione e lottizzazione del sistema bancario e finanziario nazionale”.
Gli esponenti diessini devono ritenersi fortunati che a scrivere queste cose sia un giudice terzo ed intermedio, e non la pubblica accusa…
Il forzista Grillo e le sue amicizie con l’ex governatore della Banca d’Italia, Fazio, sono nel mirino della Forleo. Attività che dimostrano la “sussistenza di apporti politico-istituzionali all’illecita operazione (…) ai danni dei piccoli e medi risparmiatori”.
Per quanto riguarda la -RCS - Comincioli e Cicu si sentivano continuamente con il finanziere Stefano Ricucci per concertare l’assalto al gruppo editoriale del “Corriere della Sera”, con l’apparente neutralità, se non benevolenza, del “grande capo”, cioè Berlusconi. Per non parlare del ministro di Giustizia, si spinge addirittura a ipotizzare contro il giudice "una potenziale lesione dei diritti e dell'immagine di soggetti estranei al processo". I "soggetti estranei" sarebbero i politici di cui si parla. Al contrario, il giudice li definisce "complici consapevoli" dei reati ipotizzati nel tripartito progetto di scalata Antonveneta/Bnl/Rcs-Corriere della Sera. Chi è chiamato a giudicare? Il ministro o il giudice?
Insomma, è una bella figura per la classe politica italiana. Spero che questa classe politica stavolta non sfuggira' dall'attacco della magistratura.

19 luglio 2007

PAOLO BORSELLINO


Oggi, quindici anni dopo, non è cambiato nulla. L’impressione è che, ai piani alti del potere, quelle verità indicibili le conoscano in tanti, ma siano d’accordo nel tenerle coperte da una spessa coltre di omissis. Per sempre. L’agenda rossa è la scatola nera della Seconda Repubblica. Grazie a questo libro cominciamo a capire qualcosa anche noi”. (Dall’introduzione di Marco Travaglio”L'Agenda Rossa di Paolo Borsellino)
Le caratteristiche della caparbietà, dell'allegria e della passione per il suo lavoro fanno di Paolo Borsellino una persona speciale, un esempio, capace di trasmettere dei valori positivi per le generazioni future. La triste tragedia del suo assassinio, come quella dell'amico e collega Giovanni Falcone, non va dimenticata per il semplice fatto che deve ancora essere raggiunto l'obiettivo di una vita: sconfiggere la mafia. Il giudice palermitano studiava, interrogava, osservava: e scriveva il tutto su una agenda, la famosa "agenda rossa" scomparsa, su cui torneremo in maniera più approfondita. Dopo la morte di Falcone si mise subito all'opera, recuperando molto materiale nel giro di brevissimo tempo lavorando incessantemente, senza quasi mai dormire, una sigaretta dietro l'altra.
Un destino curioso e atroce, quello di Borsellino, che andando avanti nella sua indagine si rendeva sempre più conto di essere un uomo già morto, come egli stesso affermò proprio a ridosso di quel 19 luglio del 1992 . Morì sotto la casa della madre in Via D’ Amelio. Oltre a lui morirono gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta: l'unico sopravvissuto fu Antonino Vullo. La bomba venne radiocomandata a distanza su un autovettura, ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante Borsellino avesse saputo che un carico di esplosivi era arrivato a Palermo appositamente per lui. Una giovane ragazza che accanto a Borsellino aveva consentito d’incastrare decine di mafiosi, Rita Atria, si suicidò una settimana dopo lanciandosi dal settimo piano. Lascia un bigliettino «Adesso non c’è più chi mi protegge, sono avvilita, non ce la faccio più…» lasciando molti dubbi sulle circostanze della sua morte. Tornando alla famosa “agenda rossa” in questi giorni la Procura di Caltanissetta ha aperto un fascicolo di indagine per accertare se dietro la strage ci siano servizi segreti deviati. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto, Renato di Natale, qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti potrebbe aver ricoperto un ruolo nell'attentato. In particolare gli inquirenti stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha ordinato di attivare quel telecomando che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta. Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è «la presenza anomala» di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione.

18 luglio 2007

Assenteismo: Nas in azione al nosocomio di Perugia.


Videoriprese, appostamenti, indagini tecniche, hanno consentito ai carabinieri del Nas di Perugia di far venire alla luce un ampio fenomeno di assenteismo presso l'ospedale di Perugia “Santa Maria della Misericordia”Dodici le persone finite agli arresti ( dieci ai domiciliari e due in carcere) e oltre sessanta quelle segnalate all'autorità giudiziaria in stato di libertà nell'ambito dell'operazione denominata «Fantasma».
Tra questi figurano medici, coordinatori, capi sala, infermieri, amministrativi e tecnici di laboratorio, dipendenti sia ospedalieri che universitari che, secondo l'accusa, in accordo tra loro, timbravano sistematicamente, oltre che i propri cartellini marcatempo, anche quelli di altre persone assenti dal servizio.
A finire in manette otto dipendenti dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, un ex dipendente della stessa e tre dipendenti dell'Università degli Studi di Perugia, tutti operanti presso le strutture ospedaliere o universitarie dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.
L'indagine del Nas si è protratta per mesi arrivando a constatare come i soggetti, malgrado apparentemente in servizio o assenti per malattia, svolgano attività lavorativa presso esercizi commerciali privati o si dedicavano alle ordinarie incombenze domestiche. Alle prime ore di oggi i militari hanno eseguito le dodici misure cautelari emesse dal gip Nicola Restivo su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Gli arresti sono stati eseguiti a Perugia, Corciano, Magione, Marsciano ed Umbertide, unitamente al personale del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia. I carabinieri ritengono di aver smascherato una grossa truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, messa in atto attraverso l'uso vicendevole e fraudolento di badge marcatempo. Vari i reati contestati. Gli indagati sono accusati a vario titolo di avere, in concorso tra loro, operando quali dipendenti incaricati di un pubblico servizio, attestato falsamente la loro presenza in servizio, in orari cui erano per contro assenti.
Tutto questo per un periodo di tempo inquadrato nei mesi di settembre ed ottobre 2006 e febbraio, marzo, maggio e giugno 2007, inducendo in errore sia i Direttori di Reparto che i coordinatori responsabili del Sioter (Servizio Infermieristico Ostetrico Tecnico e Riabilitativo) che sottoscrivevano e convalidavano gli atti per l'invio ai funzionari amministrativi dell'Azienda Ospedaliera che li recepivano ai fini normativi e retributivi.
Secondo quanto riferito dai carabinieri, le indagini, iniziate nel mese di settembre 2006, hanno preso spunto dal comportamento illecito di un coordinatore capo sala che, ripetutamente si assentava dal servizio o addirittura non si presentava. Sul conto dello stesso però figuravano le timbrature in entrata ed uscita ad opera di un complice.
Gli inquirenti, presumendo che la condotta del dipendente ospedaliero non fosse solo un evento eccezionale, hanno provveduto all'installazione di telecamere in prossimità degli orologi marcatempo. Le verifiche successive, con i tabulati delle presenze, elaborati grazie al sistema informatico in uso all'ente ospedaliero e l'ascolto delle utenze telefoniche mobili gravate da decreto di intercettazione, hanno permesso di accertare ed individuare i soggetti che provvedevano alle timbrature in entrata ed in uscita, alcuni risultati anche estranei all'ente ospedaliero, dei dipendenti pubblici.
Il fenomeno è risultato così esteso da vedere il coinvolgimento di ben 64 dipendenti dell'ospedale e 14 dell'Università. Effettuate, sempre questa mattina, le perquisizioni locali e personali nel corso delle quali è stata acquisita una copiosa documentazione, ritenuta dagli inquirenti di interesse per la prosecuzione delle indagini. L'esecuzione dei provvedimenti ha visto impegnati circa 20 Carabinieri del Nas. di Perugia con il supporto di altri 20 militari del Comando Provinciale di Perugia e l'utilizzo di 15 autovetture. Nei prossimi giorni saranno vagliate le posizioni processuali di tutti gli indagati.

15 luglio 2007

Ecco perché Prodi è indagato: il documento


Per capire perché Romano Prodi sia stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Catanzaro con l’ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio è utile leggere la consulenza tecnica consegnata al pubblico ministero Luigi De Magistris dal dottor Gioacchino Genchi e depositata il 10 luglio presso il Tribunale del riesame di Catanzaro, dopo le perquisizioni e i sequestri dei giorni scorsi (per cui il Riesame ha poi disposto la revoca).
Il documento, lungo 32 pagine, coinvolge anche altri tre parlamentari (Sandro Gozi, Giancarlo Pittelli e Lorenzo Cesa) e contiene le “anticipazioni sull’analisi delle parziali risultanze dell’indagine tecnico-elaborativa”. Panorama.it, che è entrato in possesso del documento integrale, pubblica il capitolo (gli altri due si riferiscono agli indagati Brunella Bruno, ufficiale della Guardia di finanza distaccata al Cesis, e Salvatore Domenico Galati) relativo a Piero Scarpellini, in cui viene spiegato il presunto coinvolgimento di Prodi. Ecco che cosa scrive il consulente:
Relazione n. 08
(…)
Piero Scarpellini e nato a Cesena il 27-08-1950. Di lui ha riferito la teste Alfa, con riguardo al “comitato d’affari di San Marino”, con cui sarebbe risultato in rapporti Antonio Saladino (imprenditore indagato nell’inchiesta di Catanzaro, ndr).
Le prime conferme le abbiamo avute dall’analisi dei cellulari (…) sequestrati ad Antonio Saladino, nei quali abbiamo rinvenuto l’annotazione dei numeri del cellulare 33560… di Piero Scarpellini.
L’utenza 33560… risulta attivata il 22-11-1995 a nome di Piero Scarpellini e già dal suo parziale sviluppo si rilevano numerosi e circolari contatti telefonici con le utenze di Antonio Saladino, Sandro Gozi, Francesco De Grano, Pietro Macrì, Marinella De Grano (tutti indagati nell’inchiesta catanzarese, ndr).
Ai contatti con le utenze considerate si aggiungono i contatti telefonici con una Sim Gsm 32074… intestata a Delta s.p.a. ed attivata presso la Wind il 21-10-2004.
Quando abbiamo recuperato le annotazioni dalle memorie dei cellulari sequestrati ad Antonio Saladino – frattanto recapitatici dalla polizia giudiziaria – ci siamo accorti che il numero della Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a. era registrato nelle memorie di ben due Sim Gsm e due cellulari di Antonio Saladino (…), con l’annotazione «Romano Prodi cellulare».
Il dato evidenziato lascia quindi ragionevolmente presumere – anche sulla base di ulteriori valutazioni che in appresso saranno dedotte – che la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a. fosse in uso al professor Romano Prodi che, in atto, ricopre la carica di deputato, oltre che di Presidente del consiglio dei ministri.
Ogni ulteriore acquisizione, sviluppo e concreta utilizzazione processuale dei dati di traffico della Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a., come pure dei diversi 10 cellulari con i quali risulta nel tempo utilizzata, nonché delle ulteriori Sim Gsm coutilizzate coi medesimi cellulari, è subordinata alla preventiva autorizzazione della Camera dei Deputati, ove il professor Romano Prodi è stato proclamato eletto il 21-04-2006, a seguito delle ultime elezioni politiche di quella primavera.
Valuterà l’Ufficio la possibile utilizzazione dei dati di traffico delle utenze Delta s.p.a., nonché l’acquisibilità degli ulteriori tabulati delle Imei (numero di riconoscimento del cellulare vero e proprio ndr) e delle Sim Gsm collegate all’utenza, per il periodo antecedente alla proclamazione del 21-04-2006, quando il professor Romano Prodi non era investito da alcun mandato parlamentare.
Le stesse considerazioni valgono per Sandro Gozi, proclamato deputato il 28-04-2006 e componente, dal 06-06-2006, della commissione Affari costituzionali della Presidenza del consiglio dei ministri, in sostituzione del deputato Romano Prodi, nominato Presidente del consiglio dei ministri.
Dalle altre acquisizioni di tabulati - che a questo punto sarà opportuno ratificare con la preventiva autorizzazione della Camera dei deputati, per i contatti telefonici successivi alle proclamazioni del 21-04-2006 - la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta S.p.a. – riconducibile al deputato professor Romano Prodi - è risultata in circolari contatti telefonici con le utenze fisse e cellulari di Franco Bonferroni, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozi.
Con Piero Scarpellini la Sim Gsm 32074… - intestata alla Delta s.p.a. e riconducibile al professor Romano Prodi – ha pure condiviso il cellulare caratterizzato dall’Imei (…), con cui risultano pure utilizzate altre Sim Gsm, che per brevità omettiamo di indicare.
Dati evidenziati confermano gli stretti e duraturi rapporti del professor Romano Prodi con Piero Scarpellini e Sandro Gozi, come già, empiricamente, ci dimostrano delle elementari interpolazioni dei riscontri indiretti dei tabulati, della Sim Gsm 32074…, intestata alla Delta s.p.a.
Gli ulteriori e numerosi contatti che dal 2004 (da quando abbiamo acquisito i tabulati) rileviamo fino ad epoca recente con le Sim Gsm e con le Imei di Franco Bonferroni (…).
Non pensiamo di esserci sbagliati nell’individuazione delle utenze del Bonferroni (consigliere d’amministrazione di Finmeccanica, ndr), posto che a parte i numerosi riscontri intercettivi che rileviamo dalle indagini collegate (acquisite al presente fascicolo procedimentale), la Sim Gsm 33560… attivata, pagata ed utilizzata dal ragionier Franco Bonferroni, come pure le Imei e le Sim Gsm collegate, alle quali non estendiamo l’interpolazione, per non incidere sull’inviolabilità dei contatti telefonici dei membri del parlamento.
Diciamo solo, a scanso di equivoci, che i contatti telefonici del cellulare con la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta s.p.a.. presentano ulteriori e protratti nel tempo contatti telefonici con le utenze dell’abitazione (0522…) del rag. Franco Bonferroni (installata a…), oltre che con il recapito romano (06…) di (…).
Proprio con riguardo alla vicenda del «comitato d’affari di San Marino», di cui hanno riferito in modo circostanziato i testi Alfa e F. F. (vedi sit del 09-05-2007), abbiamo acquisito sul web la brochure della Delta s.p.a., con i dati di bilancio al 31-12-2005.
Rinviamo alla consultazione dell’opuscolo, da cui abbiamo rilevato la sostanziale partecipazione nella compagine azionaria della Cassa di Risparmio di San Marino (…) e di società dalla stessa controllate al 100 per cento (vedi la Sie S.r.l.).
Non ci compete e sarebbe anche ultroneo approfondire in questa sede gli aspetti di effettiva interconnessione societaria che ricollegano il professor Romano Prodi alla Delta S.p.a., alla Cassa di Risparmio di San Marino e alle società collegate.
Dal punto di vista dell’indagine cosiddetta telefonica, che non risulta ancora preclusa dalle guarentigie parlamentari, possiamo solo riferire di alcuni accertamenti meramente amministrativi, che abbiamo svolto sul conto di questa e di altre utenze Gsm intestate alla Delta S.p.a., rilevate con contatti telefonici assai significativi nel corso del presente procedimento.
Orbene, da una scrupolosa acquisizione dei riferimenti commerciali presso i diversi gestori di telefonia pubblica – gli unici dati acquisibili ed utilizzabili in sede processuale senza preventiva autorizzazione del Parlamento – abbiamo accertato che la Sim Gsm 32074… intestata alla Delta S.p.a. – quella registrata con l’annotazione «Romano Prodi cellulare» nelle memorie dei cellulari di Antonio Saladino – è stata attivata, come dicevamo, il 21-10-2004, presso la Wind (si faccia molta attenzione alle date, da ora in poi).
L’01-04-2005, la medesima utenza GSM 32074… è stata trasferita alla Tim, con l’attivazione di una nuova Sim Gsm di quel gestore e la voltura del contratto da Delta S.p.a. ad «Associazione L’Ulivo I Democratici», strada Maggiore n. 31, 40125 Bologna (…).
Con la stessa intestazione «Associazione L’Ulivo i Democratici» e la medesima partita Iva, il 17-02-2006 il contratto della Sim Gsm 32074… è stato trasferito da Bologna a Roma, in Piazza Santi Apostoli 73 (…).
Il 23-05-2007 la Sim Gsm 32074…, già intestata a Delta s.p.a. e poi all’«Associazione L’Ulivo I Democratici», è stata rivolturata, con lo stesso numero, alla Presidenza del consiglio dei ministri, (partita Iva …), via della Mercede 96, Roma. Esiste quindi un incontrovertibile rapporto che lega (o legava) l’effettivo usuario dell’utenza alla Delta S.p.a., alla «Associazione L’Ulivo I Democratici» e, in ultimo, alla Presidenza del consiglio dei ministri.
Alcune localizzazioni della Sim Gsm, che possiamo apprezzare dai contatti telefonici rilevati (prima di accorgerci che potesse essere in uso al deputato professor Romano Prodi), ci inducono a ritenere segnatamente verosimile che ad utilizzarla fosse proprio l’attuale Presidente del consiglio dei ministri, o qualche diretto collaboratore del suo staff.
Sul punto non vogliamo riportare altri elementi, proprio per non incorrere nei divieti di legge.
Diciamo questo solo al fine di fornire al pubblico ministero gli elementi di individualizzazione minimale, onde attivare, eventualmente, le prescritte procedure autorizzative all’acquisizione ed all’utilizzazione dei tabulati, alla competente Camera dei deputati.
A proposito delle utenze Delta s.p.a. ed alla recente voltura delle stesse all’«Associazione L’ulivo I democratici» ed alla Presidenza del consiglio dei ministri, rileviamo nei dati di traffico acquisiti altre Sim Gsm che hanno subito la stessa sorte.
Senza disvelare sul punto il segreto investigativo, con riguardo ai numeri delle utenze, diciamo solo che le stesse (con le medesime volture dell’intestazione) sono state utilizzate per contattare il medesimo bacino di soggetti, a cui risultano comuni i rapporti con Franco Bonferroni, Sandro Gozi, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini ed altri.

OPUS DEI: Una testimonianza


MY BASIC HUMAN RIGHTS WERE VIOLATED" È IL TITOLO ORIGINALE DI QUESTA TESTIMONIANZA LEGGIBILE SUL SITO DELL’ODAN, PUBBLICATA SULLA NEWSLETTER DELL’ORGANISMO NEL 2000 E SUL WEB IL 13 MAGGIO 2002.
Il racconto personale che segue è stato scritto da una giovane donna europea che ha vissuto in prima persona la vita da numeraria assistente dell’Opus Dei. L’Opus Dei recluta donna dalle classi più povere perché dedichino la loro vita a cucinare e pulire gli opulenti centri dell’Opus Dei, vivendo una vita di castità.
Nel suo libro, Oltre la soglia: una vita nell’Opus Dei (1), Maria del Carmen Tapia afferma: "Secondo il fondatore, un’ausiliaria non poteva aspirare ad essere più che una buona serva… In Paesi in cui numerari e serve svolgono lavori domestici nei centri maschili della prelatura, esse ricevono un salario, molto basso, peraltro, ma nessuna previdenza sociale. In base al principio della povertà, questi salari vanno direttamente nelle casse della casa dove le serve vivono. Le serve non ricevono soldi. Si suppone che i numerari che le accompagnano paghino per qualsiasi acquisto venga fatto. Naturalmente, quando hanno bisogno di vestiti o scarpe, le ottengono, ma non possono maneggiare denaro".
ODAN è grata alla giovane donna che ha condiviso la sua difficile testimonianza. Applaudiamo il suo coraggio nel parlare delle realtà della vita da assistente numeraria.

Sono stata membro dell’Opus Dei per sette anni. Il mio status all’interno dell’Opus era detto "assistente" numeraria.
Il mio primo contatto con l’Opus Dei è avvenuto tramite un’inserzione per un servizio di catering in uno dei loro collegi in un giornale nazionale. L’inserzione offriva a giovani donne un certificato in economia domestica e cucina. Le interessate ebbero due colloqui, uno in casa e uno al centro dell’Opus Dei. A quell’epoca nel mio Paese vi era una forte recessione economica ed un alto tasso di disoccupazione. A potenziali studenti veniva garantita un’occu-pazione permanente a tempo pieno alla fine del corso di catering. Questo "dolcificante" influenzò la decisione dei miei genitori di iscrivermi a questa scuola particolare. Quindi, all’età di 15 anni, cominciò il mio corso di economia domestica.
Quattro mesi dopo, ero assistente numeraria. Fui reclutata nel solito modo. Ero considerata dai membri dell’Opus Dei una leader, perciò con un’alta probabilità di influenzare altre ragazze. Tuttavia, ora comprendo che fu qualcosa di sovversivo a far sì che i direttori dell’Opus Dei mi scegliessero tra le altre studentesse. La mia famiglia aveva un problema particolare, che io avevo discusso con la mia "tutrice" durante i nostri cosiddetti "tutorials". Non seppi fino a molti anni dopo che lei aveva discusso dei problemi della mia famiglia con altre direttrici, che misero in atto un piano sofisticato per reclutarmi.
Iniziarono col suggerirmi di pregare per la mia famiglia; poi di confessarmi settimanalmente, fare la comunione tutti i giorni e così via. Mi dissero che, se avessi seguito la volontà di Dio, la situazione della mia famiglia sarebbe migliorata. Prima che io lo sapessi, avevo una vocazione; mi dissero che sarei stata infelice per il resto della vita se non avessi fatto ciò che Dio voleva. Inoltre, il problema nella mia famiglia sarebbe peggiorato. Ero fuori di senno per il terrore, quando mi "fecero un fischio" da Roma alla Conferenza UNIV come assistente numeraria (2).
Quando tornai nel mio Paese, dopo la Conferenza UNIV, mi separarono dalle altre studentesse nel corso di catering. Censuravano la mia posta in entrata e in uscita, controllavano le mie telefonate e frugavano tra i miei effetti personali. Dovevo fare un resoconto alle direttrici sulle mie attività giornaliere. Dovevo consegnare quel poco di denaro che avevo. Ciò che mi disturbò di più a quel tempo era il modo in cui i membri dell’Opus Dei analizzavano e guidavano il mio rapporto con la famiglia. Mi dicevano cosa potevo o non potevo scrivere nelle mie lettere e cosa potevo dire quando parlavo con loro al telefono. C’era sempre una numeraria nei pressi, quando la mia famiglia mi chiamava, che mi prendeva da parte per chiedermi informazioni sulla telefonata.
Inutile dire che i miei familiari erano totalmente all’oscuro del fatto che io fossi diventata membro dell’Opus Dei. Le direttrici mi avevano detto che avrei potuto comunicarglielo solo una volta finito il corso.
Nel frattempo mi dissero di mentire loro riguardo a ciò che stava accadendo nella mia vita quando andavo a trovarli e quando passavo le vacanze con loro. Dopo ogni visita, i membri dell’Opus Dei mi interrogavano su dove avevo dormito, di cosa avevamo parlato e quali giornali avevamo letto.
La mia famiglia, tuttavia, vide un grande cambiamento nel mio comportamento. La mia personalità spumeggiante ed estroversa era scomparsa. Ero diventata introversa e sospettosa di tutto.
Verso la fine del corso, mi ordinarono di parlare ai miei genitori circa la decisione che stavo maturando di aderire all’Opus Dei! I miei genitori seppero della mia decisione e impazzirono. La mia sola risposta al loro fuoco di fila di domande era "è la volontà di Dio".
I miei genitori, molto a malincuore, mi lasciarono tornare a dare i miei esami, sperando che avrei cambiato idea. Non sarebbe accaduto. Anzi, l’Opus Dei mi trasferì in uno dei suoi Centri con molte numerarie assistenti e poche numerarie. Prestavamo il nostro servizio nella gestione di diversi Centri dell’Opus Dei sia maschili che femminili.
Ora cominciavo ad essere pienamente consapevole della mia condizione di numeraria assistente. Non ero mai stata informata sul ruolo e le responsabilità di una numeraria assistente. Mi avevano solo detto che numerarie assistenti e numerarie erano la stessa cosa e che solo il lavoro che svolgevamo era diverso. Ma io cominciavo a capire che la mia sarebbe stata fatta di lunghe ore di lavoro duro e di nessuna vita sociale. Inoltre, era chiarissimo che non eravamo affatto nella stessa condizione delle numerarie.
Prima di tutto, c’erano differenze materiali tra le due categorie di membri. Le numerarie indossavano abiti costosi, mentre le numerarie assistenti portavano divise con un grembiule bianco. Le numerarie assistenti possono indossare abiti civili solo se lasciano il Centro, ma si tratta normalmente di abiti di seconda mano o di poco costo. Le numerarie mangiavano in sale da pranzo separate con cibi di qualità migliore; noi invece mangiavamo gli avanzi. Le numerarie erano solitamente servite a tavola da una numeraria assistente vestita con un abito nero a maniche lunghe con colletto bianco inamidato, polsini, crestina e grembiule. Le numerarie avevano tovaglie, lenzuola, stoviglie e arredamento di migliore qualità rispetto a quello usato dalle numerarie assistenti.
I nostri dormitori e bagni erano anch’essi diversi. Le numerarie normalmente avevano alloggi individuali, mentre le numerarie assistenti avevano camere da letto e bagni in comune. In Paesi in cui vi era un più alto numero di membri, come in Spagna o a Roma, le due categorie avevano cappelle separate. Le cappelle delle numerarie erano sontuose e ornate in oro; quelle usate dalle numerarie assistenti erano semplicemente in legno. Le numerarie assistenti usavano anche ingressi separati per entrare nei Centri dell’Opus Dei chiamati "ingressi di servizio", che di solito erano appartati sul retro dell’edificio.
Se queste differenze tra i due gruppi apparentemente "uguali" possono sembrare semplicemente materiali, ci sono atteggiamenti molto disturbanti che sottolineano queste distinzioni.
Il catechismo dell’Opus Dei definisce le numerarie assistenti come segue: "vi sono altre numerarie che svolgono il lavoro domestico e umile nelle case dell’Opus Dei che vengono chiamate domestiche" (3). Mentre il termine "domestica" è stato soppresso e ora si parla di assistente o ausiliaria, in tutto il mondo la realtà continua ad essere la stessa per molte numerarie assistenti.
Le numerarie assistenti vengono spesso reclutate in ambienti rurali, poveri e privi di istruzione, mentre i numerari tendono ad essere reclutati in ambienti colti e ricchi. Le numerarie assistenti non possono mai occupare posizioni di autorità, né possono lavorare al di fuori delle case dell’Opus Dei.
La Tapia suggerisce che il fondatore dell’Opus Dei considerava le numerarie assistenti come dotate di intelligenza limitata o, come diceva lui, dotate "di una loro mentalità" (4).
Tutti i membri dell’Opus Dei ricevono un’edu-cazione in molteplici forme in corsi annuali, quindi la differenza nel tipo di educazione impartito riflette gli atteggiamenti nei confronti di ogni gruppo. I numerari seguono corsi di teologia, diritto canonico e spagnolo, mentre le numerarie assistenti frequentano corsi di igiene fondamentale, alfabetizzazione e un’istruzione religiosa elementare.
Escrivá considerava poi le numerarie assistenti prive di emozioni umane. Per esempio, le numerarie assistenti potevano prendersi cura di bambini, mentre le numerarie no. Escrivá riteneva che il fatto di occuparsi di un bambino potesse suscitare in una numeraria l’istinto materno, mentre pensava che ciò non sarebbe accaduto in una numeraria assistente perché la reputava incapace di provare una tale emozione.
Per ironia, i direttori ci dicevano in continuazione che noi eravamo le madri di tutti i membri dell’Opus Dei. E perché non avremmo dovuto esserlo? Cucinavamo, pulivamo, stiravamo dal mattino alla sera, sette giorni su sette, cinquantadue settimane all’anno, tutti gli anni, per questi numerari.
A Escrivá piaceva chiamare le numerarie assistenti le sue "bambine". È noto che egli incoraggiasse un loro atteggiamento infantile. La Tapia dice che era imbarazzata nel vedere donne adulte comportarsi come tredicenni (5). Anche le direttrici ci incoraggiavano ad indulgere in questo atteggiamento. Dopo un po’ era diventata un’abitudine difficile da abbandonare.
Le numerarie assistenti non potevano essere lasciate sole. Le numerarie dovevano sempre accompagnarci dovunque andassimo dentro e fuori dei Centri. Non potevamo possedere né avere accesso al denaro; le numerarie dovevano pagare per tutto.
Questi atteggiamenti e condizioni costituivano la base della mia vita nell’Opus Dei. La mia vita era controllata e repressa e avevo pochissime possibilità di entrare in contatto col mondo esterno. I nostri giornali erano censurati e la nostra televisione veniva spesso spenta se ritenuta inadatta da una delle numerarie fanatiche. La mia vita claustrofobica lasciava ben poco spazi all’individualità o alla creatività. Come ragazze di campagna, spesso eravamo oggetto degli scherzi delle numerarie. Loro erano per lo più di città, ridevano per il nostro accento, il nostro modo di parlare e le nostre tradizioni rurali.
Spesso eravamo anche bersaglio dei loro malumori, ma non potevamo dare loro la correzione fraterna. La direttrice stava sempre dalla parte della numeraria in questione. Vivevo una vita di conformismo e indottrinamento. Cominciai a fare domande su alcune contraddizioni che vedevo, ma venivo rapidamente tacitata con la motivazione che sarei andata all’inferno anche soltanto per aver pensato quelle cose. Per la mia mancanza di istruzione ero incapace di formulare una risposta.
Alla fine non ne potei più. Non potevo accettare le incoerenze che avevo intorno. Ero confusa su chi fosse Dio. Mi sembrava che Escrivá fosse più venerato di Dio stesso. A volte mi accorgevo che spesso passavano settimane senza che io sentissi la parola Dio. Si parlava sempre del "padre" o del "nostro padre". Avevo bisogno del Dio che conoscevo prima di entrare nell’Opus Dei.
Una mattina, umida e ventosa, lasciai il Centro dell’Opus Dei e le mie numerose amiche numerarie assistenti. La numeraria che mi accompagnò alla partenza lanciò la mia borsa per terra e se ne andò senza nemmeno salutarmi. Ero sconvolta dal comportamento di questa persona che apparentemente si dedicava a Dio. Quando salii sul mezzo pubblico, che mi avrebbe riportato alla mia famiglia, capii che, mentre ero nell’Opus Dei, mi avevano persino sottratto la capacità di comprare un biglietto.
Arrivai a casa, dalla mia famiglia che mi perdonava, ferita, confusa, in preda al senso di colpa e ad un grave shock. Lentamente cominciai a capire che il mondo non era così crudele o cattivo come l’Opus Dei lo dipingeva. C’erano molte persone buone.
Cercai di tirare avanti per un po’, dicendomi che tutto andava bene e che io potevo farcela. Tuttavia, essendo stata privata di tutte le facoltà sociali e della fiducia in me stessa, avevo urgente bisogno di assistenza psicologica. Dopo un lungo periodo, lentamente riconquistai la mia autostima. Tornai a scuola e finii la scuola e andai all’università, dove mi laureai. Spero di ottenere un master nel giro di qualche anno. Ho un buon lavoro, una macchina, una casa e una buona relazione.
Ci sono molte numerarie assistenti nel mondo che vivono una vita simile a quella che ho descritto. Sento che i diritti umani di queste donne sono stati gravemente violati dai comportamenti e dalle regole dell’Opus Dei. Tuttavia l’Opus Dei continua a giustificare e a permettere l’esistenza di questo tipo di condizione. Essa può essere descritta soltanto come grave sfruttamento di un gruppo vulnerabile di donne nel nome di Dio.
Conosco molte donne molto infelici e psicologicamente disturbate che stanno ancora nell’Opus Dei dando tutto per questa organizzazione. Ho vissuto in prima persona le automutilazioni di alcune di queste persone e posso ancora sentire i loro gemiti soffocati di notte. Erano diffusi depressione e disordini alimentari. Alcune numerarie assistenti che non ce la facevano più fisicamente a lavorare, vennero espulse senza spiegazioni, denaro e una casa dove andare.
Molte non parlano per la loro mancanza di istruzione e per il senso di colpa che sentono. Molte vivono temendo i membri dell’Opus Dei e la loro capacità di compiere ritorsioni su coloro che parlano contro di essi. Mentre molta gente è consapevole dei metodi di reclutamento usati dall’Opus Dei e del tipo di vita che le numerarie vivono in particolare, la vita delle numerarie assistenti è spesso sconosciuta. Vi sollecito a interessarvi delle circostanze in cui queste donne vivono. Dobbiamo dare voce a questo gruppo di donne silenzioso, vulnerabile, dimenticato. Non ho trattato il tema delle punizioni corporali perché non erano quelle, la punizione nella nostra vita. Avevamo cose ben peggiori da affrontare.
Vi prego di riflettere sulle parole della Carta dei diritti umani: articolo 7: nessuno deve essere sottoposto a tortura o a un trattamento crudele, inumano o degradante o alla punizione. Articolo 8 (2): Nessuno deve essere tenuto in schiavitù.
Vi sono molti altri temi che non ho trattato. Tuttavia, ho tentato di dare un’idea della vita che le numerarie assistenti vivono. Pregate per loro.(www.1922criminalmagazine.info)

Note:
(1) Maria del Carmen Tapia, "Oltre la soglia: una vita nell’Opus Dei" (traduzione italiana: Baldini & Castoldi).
(2) La Conferenza Univ è un evento che ha luogo a Roma ogni anno durante la settimana santa. Partecipanti da tutto il mondo vengono spinti a parteciparvi. Di norma solo i reclutati prossimi ad aderire all’Opus Dei vengono invitati alla Conferenza, accanto a numerari che stanno lavorando sulla loro adesione. Una pressione tremenda viene esercitata sui reclutati affinché decidano di aderire all’Opus Dei nel corso di quella settimana.
(3) Tapia, p. 51 (dell’edizione americana, ndt). Dalle costituzioni dell’Opus Dei, 1950, p. 172, n. 440.
(4) Tapia, p. 133.
(5) Tapia, p. 135

12 luglio 2007

Diffamazione online: cosa succede se qualcuno offende su internet


Il dott. Valentino Spataro, incontrato al convegno sul Mobile Content il mese scorso, ci ha mandato un breve intervento sulla diffamazione e il web: è un argomento particolare, ma dovrebbe interessare un pò a tutti quelli che vivono di comunicazione in rete e frequentano forum o blog. Spesso se ne parla a sproposito, specialmente in un paese come il nostro dove la querela è anche un simbolo e uno strumento di potere, quindi due consigli pratici sono benvenuti: prevenire è meglio che curare. Di solito è anche vero che quando si verificano i problemi, è un pò tardi per stare a far ricerche tra i siti giuridici.
Prima di tutto sgombriamo il campo da tanti equivoci: offendere e' reato per strada, alla televisione (!) o sui giornali, ma altrettanto e' su internet. Come quando qualcuno vi offende per strada il problema e' provare quello che e' stato detto e chi l'ha detto. Non entreremo in varie distinzioni giuridiche interessanti per la qualificazione del reato. Vedremo invece alcuni aspetti pratici.
1) se denuncio qualcuno per oltraggio o diffamazione o ingiuria o molestie devo stare attento: se non dimostro il reato non otterro' una sentenza favorevole ma peggio chi e' stato citato puo' farmi causa. E in questo caso la vince perche' e' provato che io ho sostenuto una accusa infamante non provata. Quindi prudenza.
2) l'indirizzo ip e' un mito che aiuta molto volte ma non sempre: in ogni caso le indagini le fa la polizia postale, lasciate perdere di farvi le indagini in casa.
3) questo e' tanto piu' vero quanto su internet spesso ci si presenta con uno pseudonimo: sia chi offende che chi e' offeso potrebbe non essere riconoscibile. E' vero anche che lo pseudonimo e' protetto come il nome, se identifica una persona all'occhio della comunità: quindi valutare caso per caso
4) il gestore del sito non c'entra nulla. E' bene ricordarlo. Le direttive europee si uniformano a questo principio (si veda il codice delle comunicazioni italiano) e non si puo' rendere un provider responsabile, cosi' come il sig.re Bic non risponde di tutte le offese scritte con la sua biro.
5) il gestore del sito pero' puo' aiutare a rimuovere il messaggio: non facendolo se ne assume ogni responsabilità. Prima pero' di agire contro il gestore del sito dovete mettervi in contatto con lui. Se siete furbi usate l'email o il telefono, e risolvetelo con una richiesta educata. Se siete esasperati dalla non collaborazione del gestore solo una raccomandata vi aiuterà. Se la scrive il vostro avvocato e' meglio.
Forse non ci credetere ma i casi piu' frequenti di intolleranza si verificano da marzo a luglio, quando gli animi si scaldano e la pazienza finisce. In linea di massima considerate che su internet la vita e' la stessa di quella reale, quindi scagliarsi contro tutti non e' certo un modo per convivere in armonia, anzi, e' il modo migliore per ritrovarsi al centro di impensabili flames. Questo e' dovuto al fatto che scrivere con una tastiera al computer sembra sempre qualcosa di piu' vicino al parlato che allo scritto, e le reazioni immediate, senza filtri dovuti dalla presenza della "controparte". Aggiungo che in un caso su tre e' la pessima lettura di qualche scritto (a volte in buona fede equivoco) che fa nascere antipatie dure ad essere debellate. Una telefonata risolve di solito ogni discussione. Sia il parlato che lo scritto sono comunque fonte di reato: lo si ricordi. Il difficile come sempre e' dare prova dei fatti per ottenere protezione in giudizio. Se in una comunità non siete ben accetti, non c'e' santo: cambiatela. E' una delle possibilità di internet. Anzi, fondatene una voi, cosi' vi rendete conto della difficolta' di far convivere insieme tante persone. Per i gestori la normativa non basta: alcune condizioni generali dovrebbero espressamente ribadire che i testi inviati potranno essere cancellati senza preavviso, e' vietato promuovere il tabacco, medicinali, offerte di lavoro dipendente, cure dimagranti, violenza, pedofilia, intolleranza, ogni cosa illegale e irrispettosa di chiunque. Siate determinati nell'usare il vostro potere legittimo di cancellare ogni testo contra legem. Ma soprattutto fatelo. Anzi, a mio parere, meglio cancellare tutta la discussione che se gia' una volta ha portato a conseguenze nefaste, potrebbe farlo ancora. E comunque occhio alle copie di sicurezza. Da fare, da tenere, per il non si sa mai. E nella pianificazione dei sistemi di gestione della comunità prevedere i meccanismi piu' idonei per tracciare l'attività degli utenti per darne informazione alle forze dell'ordine. IP, data e ora, non altri dati che sarebbe violazione della privacy, ma questi si'. Informatene i vostri lettori e fate capire che non darete spazio a nessuno rompiscatole. Non potrete impedire gli abusi, ma certo ne vedrete sempre molti di meno.

10 luglio 2007

Piero Ricca : Sito bloccato dalla Finanza


Ecco la lettera di Piero, in versione integrale:
Sono Piero Ricca.CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentta da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.Naturalmente farò immediata richiesta di disequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.Grazie a tutti. A presto, Piero. Ecco gli articoli con i video riguardanti il fattaccio: il video integrale comprensivo di sputo! http://tgweb.ilcannocchiale.it/post/1470576.html
il video non integrale da "striscia la notizia"http://tgweb.ilcannocchiale.it/post/1452548.html

9 luglio 2007

SISMI : Le accuse del CSM (il documento integrale)


Il 7 novembre 2006 il Comitato di presidenza del Consiglio superiore, su richiesta dei consiglieri Pepino, Riviezzo, Berruti, Siniscalchi e Patrono, ha autorizzato l'apertura presso la Prima Commissione di una pratica "a tutela" in conseguenza di notizie di stampa secondo cui «nel corso di una perquisizione effettuata su ordine dell'autorità giudiziaria nei locali in disponibilità del Sismi situati in Via Nazionale a Roma, è stata rinvenuta documentazione da cui risulta che numerosi magistrati sono stati oggetto di informative e di osservazione ad opera di appartenenti o collaboratori del Servizio di informazione militare (...) anche al fine di condizionare od ostacolare l'attività giurisdizionale di tali magistrati, di impedirne la partecipazione a organismi sopranazionali, di delegittimarli attraverso il discredito personale, ledendo con ciò, insieme alla loro dignità personale, l'esercizio autonomo e indipendente della giurisdizione e incidendo (o tentando di incidere) sulle consapevoli determinazioni dell'organo di autogoverno e finanche sulla composizione dello stesso». Nell'ambito di detta pratica, con nota 22 novembre 2006, sono stati richiesti alla Procura della Repubblica di Milano, ove consentito dalle esigenze investigative, informazioni e atti relativi alla perquisizione di cui sopra e ai suoi seguiti. Il 18 dicembre la Procura di Milano ha trasmesso alla Prima Commissione del Consiglio ampia documentazione comprensiva:
a1) degli atti salienti del procedimento pendente nei confronti di Pignero Gustavo ed altri, con indagini concluse e richiesta di rinvio a giudizio (nonché di archiviazione per alcune posizioni)- depositata il precedente 5 dicembre, nell'ambito del quale, il 5 luglio 2006, è stata effettuata perquisizione nell'appartamento in uso al Sismi, sito in Roma, via Nazionale 230;
a2) di numerosi documenti sequestrati in detta perquisizione (in cartaceo ovvero tratti da computer o floppy disk) contenenti riferimenti a magistrati, italiani ed europei, alla loro attività, ad istituzioni (anche internazionali) in cui operano (od operavano) tali magistrati, ad associazioni di magistrati (italiane ed europee);
a3) della memoria in data 7.7.2006 indirizzata ai pubblici ministeri di Milano nel contesto dell'interrogatorio reso da Pompa Pio il quale, definendosi "dirigente del Sismi con compiti di analista OSI-NT" rappresentava, in merito alla documentazione sequestrata presso il suo ufficio riservato,: "nella mia missione sono obbligato ad acquisire classificare custodire, tutte le informazioni che ottengo, senza di rn o i genuini a n servizio di sicurezza svolge i propri compiti istituzionali acquisendo il maggior numero di informazioni possibili ed analizzandole tutte, utilizzando sole.. quelle ritenute utili per la ) sicurezza nazionale".
a4) della missiva in data 18 dicembre 2006 di trasmissione alla Procura della Repubblica di Roma per competenza territoriale del proc. n. 50160/06 rnod. 21, aperto a carico di Pollari Nicolò e Pompa Pio per i reati di cui agli artt. 314 e 616 codice penale nonché per altre possibili ipotesi di reato (in particolare, abuso ex art. 323 codice penale e , art. 167 decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, codice privacy) connesse ad attività del Sismi non riconducibili alle finalità di competenza di tale servizio emergenti dalla acquisizione e dalla elaborazione del materiale acquisito nella perquisizione del 5 luglio 2006.
In data 26.6.2007 sono stati sentiti dalla Prima Commissione il Procuratore della Repubblica di Roma dott. Ferrara ed il Sostituto Procuratore dott. Saviotti titolare del procedimento n. 56467/06/RG i quali hanno prodotto l'invito a presentarsi per rendere interrogatorio emesso in data 25.6.07 nei confronti di Pompa Pio per i reati di. cui agli arti. 314, 81 cp.v. 61 n. 2, 110 c.p., 110, 81 c.p.v., 616, 61 n. 9 c.p., confermando le iscrizioni al registro notizie di reato quali unici indagati dello stesso Pompa Pio e di Pollari Nicolò, mentre non risultano allo stato coinvolti altri soggetti o organi.
2. Tra i documenti acquisti, particolare rilievo presentano, ai fini che qui interessano:
bl) alcuni appunti, predisposti nella primavera-estate del 2001, esplicativi del progetto di osservazione e intervento del Sismi su settori della magistratura definiti «.portatori di pensieri e strategie destabilizzanti (...) e vicini ai partiti della passata maggioranza*).
Tale progetto è così sintetizzato. "Neutralizzazione di iniziative, politicogiudiziarie, riferite direttamente a esponenti della attuale maggioranza di Governo e/o di loro familiari (anche attraverso l'adozione di provvedimenti traumatici su singoli soggetti), sedi: Milano, Torino, Roma e Palermo; neutralizzazione o, al più, ridimensionamento di attività aggressive, politico-giudiziarie, provenienti dall'estero, ma svolte in sinergia con ambiti e soggetti di cui ai precedenti punti, paesi di interesse: Spagna, Inghilterra; (...) concettualizzare un team di soggetti di riferimento che prendano come missione prioritaria la valutazione e la diagnosi precoce dí ogni iniziativa aggressiva e di studiarne e attuarne misure di neutralizzazione o di deterrenza. Al contempo, il citato team potrebbe (in parallelo) svolgere attività di dissuasione mediante l'adozione di adeguate contromisure in Italia e all'estero» (reperto B.9);
b2) il report sulla designazione di magistrati italiani in «organismi investigativi dell'Unione europea» e, in particolare presso 1'Olaf (Organismo per il contrasto alle
frodi e alla corruzione), finalizzata — secondo detto documento - «ad enfatizzare iniziative aggressive già in corso od a promuoverne altre nei confronti di alte personalità di Governo e/o del Governo stesso, con riferimento all'attuazione di momenti significativi del suo programma (realizzazione di opere, ecc.)» (reperto B.9).
Si legge, tra l'altro, in detto report: «Tale strategia (di infiltrazione nell'Olaf, ndr) è volta sia a stimolare vere e proprie iniziative giudiziarie e/o di delegittimazione di soggetti specifici sia a creare le condizioni per impedire che finanziamenti e/o provvidenze previsti per l'attuazione di taluni programmi vengano congelati sine die se non addirittura revocati. La prospettiva (...) richiede, perché possa essere avviata e portata avanti con successo, che taluni incarichi messi a concorso vengano affidati a precise persone legate ideologicamente e intellettualmente a chi opera la regia dell'iniziativa in questione. La prospettiva, come detto, era già stata scoperta anche in virtù delle persone fisiche che erano state già designate, della storia di queste ultime e di concomitanti elementi di conoscenza già acquisiti. La relativa insidiosità era stata più volte rappresentata e sottolineata. Nelle ultime ore persona di sicura affidabilità avente medesima estrazione professionale dei soggetti prima indicati come potenzialmente pericolosi e rivestente oggi qualificato incarico di supporto governativo ha ritenuto di dover rappresentare ulteriori allarmanti elementi di pericolosità dei quali ha contezza diretta anche in ragione del suo Ufficio. Ci si intende riferire sia ad elementi di conoscenza fattuale disponibili nell'esercizio della sua funzione sia a prove documentali, anche olografe (delle quali talune reperite fortunosamente nell'ambito della struttura presso la quale il soggetto opera). (...) Si tratta in particolare e tra 'litro di scongiurare l'eventualità che taluni soggetti, deputati ad operare negativamente nel senso illustrato, vengano ad essere addirittura designati dalla stessa compagine governativa che potrebbe risultare, poi, vittima della loro iniziativa. La fonte ha riferito di aver giàa fornito indicazioni in tal senso a taluni esponenti del Governo in carica. Ha tenuto, peraltro, a sottolineare viva preoccupazione e grande allarme per l'ipotesi di una possibile sottovalutazione del problema da parte di chi dovrebbe darsene carico»;
b3) elenchi e schede di magistrati qualificati come «aree di sensibilità» da sottoporre a osservazione e interventi di contrasto e/o dissuasione. Nella individuazione dei magistrati italiani è fatto esplicito riferimento alla appartenenza a Magistratura democratica ma anche a un «dispositivo approntato in sede politicogiudiziaria da noto esponente, già appartenente all'Ordine Giudiziario, che si è proposto quale ideologo e, poi, catalizzatore e garante occulto di un gruppo di appartenenti a quell'Ordine (...) con la costituzione di un movimento trasversale che ha reso nella sostanza obsolete le tradizionali "correnti" di quell'Ordine» (cfr. reperto B.9). I magistrati ritenuti appartenenti a tale movimento sono indicati in apposito elenco (cfr, reperto B.1), integrato da autonome indicazioni. Nell'elenco ad hoc (comprensivo anche di estranei all'ordine giudiziario, che qui si omettono) sono inclusi, sotto la voce «aree di sensibilità», i magistrati Colombo, D'Ambrosio, Caselli, Bruti Liberati, Almerighi, Natoli, Ingroia, Principato, Sabella, Mancuso (Dap/Na), Mancuso (Bo), Melillo, Monetti, Salvi, Cesqui, Lembo, Paraggio, De Pasquale, Napoleoni, Casson e Perduca e, sotto la voce «supporters e/o braccio armato», i magistrati Borrelli, Davigo, Boccassini, Greco, Taddei, 'chino, Carnevali (nonché, ripetuti, D'Ambrosio e Colombo). A tale elenco sono aggiunti, in via autonoma, numerosi altri magistrati: in particolare, con l'indicazione di partecipi del «movimento dei "giuristi" democratici militanti», oltre ai già ricordati Edmondo Bruti Liberati e Giovanni Salvi, «il presidente di Magistratura democratica e membro di MEDEL, Livio Pepino e il presidente di MEDEL e membro di Md, Ignazio Patrone» (cfr. allegato 4 a fil la nota 16 dicembre 2006 Digos Milano). Specifiche schede biografiche o indicative dei rapporti intrattenuti dagli interessati con personalità politiche, italiane e non, sono dedicate ad Armando Spataro (reperto C.24 e C.27), Stefano Dambruoso (reperto C.28), Domenico Gallo (reperto D.26.12);
b4) un dossier sull'associazione europea Magistrats européens pour la democratie et les libertés (MEDEL) (reperto D.26.6) comprensivo:
a) di alcuni elenchi, l'ultimo dei quali aggiornato al 12 marzo 2002, delle organizzazioni aderenti a DEL (con relativi responsabili, indirizzi e.mail e numeri telefonici) e dei singoli magistrati che ne fanno parte, come singoli o come delegati di associazioni nazionali. L'elenco aggiornato al 12 marzo 2002 comprende 203 magistrati (con relativi indirizzi di posta elettronica) di 12 paesi europei; di essi 46 sono italiani; fi) di uno «studio preliminare delle ultime attività di MEDEL e soprattutto del suo principale sostegno italiano (Magistratura Democratica», redatto il 3 agosto 2002; y) di un monitoraggio capillare delle attività, dei contatti, delle riunioni e dei documenti dí MEDEL, predisposto anche attraverso l'analisi dettagliata dei messaggi di posta elettronica diffusi nella lista (di carattere interno) dell'associazione tra il 2 ottobre 2001 e il 6 luglio 2002. Il dossier si conclude con il seguente rilievo: «Dal lontano 1985 ad oggi, MEDEL ha compiuto passi da gigante nel conseguimento dei suo disegno politico, sociale e corporativo sviluppando, contestualmente, un assetto organizzativo che, dal centro e fino alle periferie mondiali, si è mostrato all'altezza dí corrrispondere ai nuovi scenari determinati dal processo di goblalizzazione. Ne consegue che sarebbe assai riduttivo considerare MEDEL un'associazione diluita tra altri organismi similari. Di fatto essa rappresenta il deus ex machina dí quel movimento internazionale dei magistrati militanti che, avvalendosi delle prerogative connesse alle funzioni svolte all'interno del proprio Paese, ha finito con il costituire una rete la cui capillarità gli consente di esercitare il proprio peso sia a livello nazionale che sovranazionale. In tale modo ne è scaturito un processo osmotico, dal centro alla periferia e viceversa, la cui dinamica viene scandita nel contesto di quell'asse internazionale, dí contrapposizione all'impero occidentale capitalistico, che non rifugge dall'avvalersi, strumentalmente e non, di alleanze anche con il mondo dell'integralismo islamico»;
b5) un "promemoria" (corredato di schema grafico) circa la «rete informativa utilizzata dal magistrato francese di collegamento presso il Ministero di Grazia e Giustizia, Emrnanuel Barbe, nel suo "particolare" modus operandi» (reperti D.26.6).
Si legge in detto promemoria: «Secondo talune indicazioni il magistrato di collegamento, presso il Ministero dì Grazie e Giustizia, Ernmanuel Barbe (addetto dell'Ambasciata di Francia a Roma), risulterebbe da tempo in stretti rapporti con diversi esponenti del cosiddetto movimento dei "giuristi militanti" rappresentato, a livello internazionale, dalla ONG Magistrats européens pour la Democratie et les Libertés (MEDEL) presieduta dal giudice italiano Ignazio Patrone. In particolare egli avrebbe provveduto ad ampliare e perfezionare la maggior parte dei -.menzionati rapporti durante il suo precedente incarico, presso la LIE, come Consigliere nella Delegazione permanente francese per la cooperazione giudiziaria. Sembrerebbe infatti che Barbe, nel corso della sua permanenza a Bruxelles, abbia avuto modo di divenire un profondo "conoscitore" delle vicende politiche e giudiziarie, riguardanti il nostro Paese, anche sulla scorta delle frequentazioni e dei legami, tra l'altro agevolati dalla stessa MEDEL (caratterizzata già all'epoca da una forte presenza di Magistratura democratica), con diversi magistrati e personalità politiche italiane tra cui: Luciano Violante (...); Antonio Di Pietro (con il quale avrebbe in comune, tra l'altro, la "passione" per l'informatica); Giancarlo Caselli, verso cui egli continuerebbe a nutrire, sulla base della passata ottima collaborazione posta in essere con l'allora Procuratore di Eurojust, stima ed amicizia incondizionate: Ignazio Patrone (attuale Presidente di MEDEL), con il quale Barbe avrebbe assidui scambi di vedute, specie sullo scontro in atto tra Governo e Magistratura, ricavandone altresì, per quanto è dato sapere, ulteriori e significative "anticipazioni", anche su aspetti dí carattere riservato, spesso riguardanti l'operato della Corte Costituzionale, come sarebbe recentemente avvenuto in occasione del pronunciamento sul lodo Scbifani; Edmondo Bruti Liberati (ex Presidente di MEDEL), cheiverrebbe, dal nostro, soventemente "consultato" (a volte direttamente altre in via mediata) àia come Presidente dell'ANM che come membro del Comitato di vigilanza dell'OLAF; Alessàndro Perduca (ritenuto contiguo a MEDEL), dal quale attingerebbe, considerata la sua posizione al vertice della Direzione Investigazioni e Operazioni dell'OLAF, "opinioni" e "suggerimenti", soprattutto sulla "interpretazione" di diverse questioni, attinenti "determinate" aziende italiane, che potrebbero avere importanti risvolti giudiziari e politici; Livio Pepino (membro di MEDEL), presidente di Md; Claudio Castelli (membro di MEDEL), segretario nazionale di Md, Maria Giuliana Civinini (membro di MEDEL), consigliere del CSM; Giovanni Salvi (membro di MEDEL), consigliere del CSM; Luigi Marini (membro di MEDEL), consigliere del CSM. Tuttavia gli elementi di maggiore delicatezza, circa il ruolo ed il modus operandi adottati da Emmanuel Barbe nello svolgimento dei suoi vari incarichi, segnatamente presso la UE, prime, e l'Ambasciata di Francia a Roma, poi, riguarderebbero non tanto la sua organicità o meno al menzionato movimento dei "giuristi militanti" ma, quanto, l'asserita propensione e predisporre ed usufruire di una propria efficace rete "informativa" in grado di interagire sul duplice versante politico e giudiziario»;
b6) monitoraggio di iniziative, dibattiti e maniofestazioni a carattere ''anti governativo" con la partecipazione di magistrati:cfr., in particolare : a) le schede sulla asserita costituzione nell'agosto del 2001, su iniziativa del dr Spataro, di un team per ottenere dal Csm un «parere di merito» contrario alla riforma del diritto societario (in via dí approvazione parlamentare) e per effettuare «la riconversione dei capi d'accusa che coinvolgono un personaggio politico di primissimo piano» (cfr. reperti B.2 e B.9);
/69 la scheda sulla strategia di contrasto della istituzione della Commissione d'inchiesta su Tangentopoli (cfr. allegato 4 alla nota 16 dicembre 2006 Digos Milano) nonché gli ulteriori appunti allegati a detta nota e quelli inseriti nel reperto D.26. In questo filone si inserisce anche la scheda relativa alle elezioni per il rinnovo del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati dell'i 1-13 maggio 2003 dove si riporta " Fonti ben informate hanno fornito indicazioni secondo cui gli ultimi episodi, che hanno caratterizzato lo scontro istituzionale tra Governo e Magistratura, avrebbero di fatto determinato un processo di ricompattamento, tra le varie componenti dell'ANM, rafforzando notevolmente la possibilità che l'esito delle elezioni (... 11-12-13 maggio 2003), possa tradursi nel rinnovo di un Comitato direttivo centrale ancora più attestato su posizioni radicali e, soprattutto, antigovernative. In particolare, negli ultimi giorni., si sarebbe diffusa tra i Magistrati la percezione di essere in presenza di uno scontro istituzionale che sarebbe arrivato ad un livello tale ...da imporre una scelta di campo "obbligata" a difesa delle proprie prerogative di ordine politico e, specialmente corporativo. Emblematiche, al riguardo,
risulterebbero sia il comunicato stampa dell'ANM (7 maggio 2003) "sulle dichiarazioni del Ministro Castelli e del Presidente Berlusconi" che i contenuti dei Programmi elettorali delle varie "correnti" rappresentate all'interno dell'organismo sindacale dei magistrati. Un ulteriore "delicatissimo" aspetto atterrebbe una operaione, verosimilmente facente capo a specifici settori della Magistratura e non solo, di chiamata a raccolta di quegli elementi, appartenenti agli organi di Polizia Giudiziaria, ritenuti "vicini" professionalmente :;,(operando presso •Procure e Tribunali) e politicamente al fine di orentarne, in questo frangente, le "azioni" e le prese di posizione. Tale presunta iniziativa avrebbe contribuito non poco a far crescere, in parte del personale di certi Corpi di Polizia, un forte sentimento di avversione contro l'Esecutivo in carica che si starebbe manifestando....in diverse realtà territoriali";
b7) relazioni relative a controlli sull'operato di magistrato effettuati da persone non indicate (cfr., per esempio, scheda relativa a movimenti e incontri, nella giornata dell'i 1 agosto 2001 dei pubblici ministeri milanesi Bruti Liberati, Colombo e Greco: cfr. reperto B.2 e B.6) ovvero a colloqui esplorativi con altri magistrati (cfr. intervista ai dr. Spataro e Pomarici in data 22 maggio 2006 del giornalista Farina, alias agente "Betulla", nonché ricevute di pagamento di quest'ultimo: cfr. reperti C.26 e D.34);
b8) raccolta di documentazione relativa a contatti "compromettenti" o dimostrativi della strategia antigovert3ativa di alcuni magistrati (cfr., in particolare, il reperto D.26.12 in cui è inserito l'articolo pubblicato su Il Giornale del 14 dicembre 2001 con il titolo "A Lugano summit a quattro per il pool antiBerlusconi", relativo a un asserito incontro, in un albergo di Lugano tra. Ilda Boceassini, Elena Paciotti, Carla Del Ponte e Carlos Castresana).
3. Tirando le somme di quanto sin qui esposto:
cl) la documentazione acquisita evidenzia che, a partire dall'inizio dell'estate del 2001 (e cioè da epoca immediatamente successiva alle elezioni del maggio dello stesso anno) ebbe inizio, nei confronti di alcuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di riferimento degli stessi (in particolare Magistratura democratica e MEDEL), una attività di intelligence da parte del SISMI protrattasi, in modo capillare e continuativo, sino al settembre 2003 e, in modo saltuario, sino al maggio 2006. Tale attività fu oggetto di ripetute informazioni al direttore del Servizio e sembra, quindi, riferibile, al SISMI in quanto tale e non a suoi "settori deviati", come conferma, del resto, nella memoria depositata alla Procura della Repubblica di Milano il 7 luglio 2006, il coordinatore di detta attività, Pio Pompa;
c2) a carico dei magistrati in questione non viene indicato, a motivazione dell'opera di intelligence svolta, alcun fatto specifico (e men che meno alcun fatto illecito), essendo detta attività stata disposta esclusivamente – secondo quanto precisato nella documentazione in sequestro – sul presupposto che i magistrati oggetto di attenzione siano «portatori di pensieri e strategie destabilizzanti (...) e vicini ai partiti della passata maggioranza (di centro-sinistra, ndr)» in ragione dell'attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale;
c3) l'opera di intelligence si è concretizzata non solo nella raccolta e nella schedatura di materiali noti o comunque pubblici ma anche in un capillare monitoraggio delle attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati, mediate forme di osservazione diretta o ad opera di terzi non individuati (cfr. reperto B.2, nel quale, con riferimento al controllo degli incotitri del dr. Bruti Liberati in data 11 agosto 2001, si precisa che lo stesso è avvenuto dopo che «era stata puntualmente definita una ternpistica che prevedeva la necessità dell'immédiato avvio delle operazioni in grado di contrapporsi a iniziative e azioni aggressive le cui preparatorie sarebbero state svolte durante il periodo delle ferie»), di contatto con fonti riservate e di inserimento (non è dato, allo stato, sapere con quali modalità) in mailing list con accesso limitato agli aderenti;
c4) a fianco della osservazione sono stati posti in essere dal SISMI specifici interventi tesi a ostacolare o contrastare l'attività professionale o politico-culturale dei magistrati e delle associazioni in questione. Ciò è espressamente teorizzato e previsto nelle linee programmatiche all'uopo predisposte, nelle quali si prevedono interventi tesi a «neutralizzare iniziative politico-giudiziarie (italiane, ndr) (...) e ridimensionare attività (...) politico-giudiziarie provenienti dall'estero» nonché «attività di dissuasione mediante l'adozione di adeguate contromisure in Italia e all'estero» (cfr. reperto B.3 nonché reperto B.6 in cui si fa esplicito riferimento alla necessità di contrastare una attività squisitamente tecnico-processuale come la riformulazione di capi di imputazione a seguito di una intervenuta – o prevista – modifica legislativa).
Né si è trattato dí semplici progetti non seguiti da fatti concreti, come dimostra la circostanza che alle informazioni e sollecitazioni del SISMI hanno fatto seguito, per limitarsi agli esempi più noti: a) una campagna mediatica dí delegittimazione dei magistrati già destinati all'OLAF (Perduta, Vaudano e Piacente) e l'interdizione politica nei Loro confronti (cfr. agenzie dí stampa in data 23 novembre 2001: B.8.; ,8) la campagna di stampa di alcuni organi di informazione, ripresa in sede politica, su una presunta congiura ai danni del Governo organizzata a livello europeo da MEDEL.;
4. Alla stregua di quanto precede, il Consiglio ritiene di dover segnalare, anche a tutela dell'indipendente esercizio della giurisdizione, dei magistrati attinti dalla attività del SISMI e dell'intero ordine giudiziario, quanto segue:
dl) l'attività sin qui descritta, oltre che non fondata su fatti specifici, è estranea alle attribuzioni e competenze del SISMI, preposto, ai sensi dell'art. 4 legge 24 ottobre 1977, n.801 a «tutti i compiti informativi preposto e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e della integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione» nonché ai «compiti di controspionaggio» connessi con i fini suddetti. E chiaro, infatti, che le iniziative giudiziarie (soggette a tutti i controlli giurisdizionali previsti dall'ordinamento) e le attività di partecipazione al dibattito politico-culturale sono componenti essenziali della democrazia e nulla hanno a che vedere con aggressioni o minacce richiedenti azioni di «difesa sul piano militare»; inoltre, il compito dei Servizi è quello di vigilare sulla «indipendenza e integrità dello Stato» e non su sulla stabilità del Governo contingente qualunque ne sia il segno politico; tale attività si proponeva di conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati e di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri preposti a indagini e processi particolarmente delicati, così aumentando le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopradzionale ed ostacolando, in maniera significativa, l'esercizio indipendente ed efficace della giurisdizione (e ciò anche a prescindere daì danni, professionali e di immagine, per í singoli magistrati interessati);
d3) l'opera di intelligence sin qui descritta si è talora svolta – secondo i documenti acquisiti – con la partecipazione o l'ausilio di appartenenti all'ordine giudiziario. L'indicazione programmatica in tal senso (tesa a «individuare soggetti in grado di intervenire in termini "non convenzionali" nelle scelte, nelle decisioni da assumere e/o per l'ostruzionismo delle stesse» da affiancare al «bacicground di ben individuati uomini "di buona volontà"» su cui già è possibile contare: cfr. reperto B.9) trova esplicita e puntuale applicazione nella -vicenda relativa a OLAF [«Nelle ultime ore persona di sicura affidabilità avente medesima estrazione professionale dei soggetti prima indicati come potenzialmente pericolosi e rivestente oggi qualificato incarico di supporto governativo ha ritenuto di dover rappresentare ulteriori allarmanti elementi di pericolosità dei quali ha contezza diretta anche in ragione del suo Ufficio. Ci si intende riferire sia ad elementi di conoscenza fattuale disponibili nell'esercizio della sua funzione sia a prove documentali, anche olografe (delle quali talune reperite fortunosamente nell'ambito della struttura presso la quale il soggetto opera). (...) La fonte ha riferito di aver già fornito indicazioni in tal senso a taluni esponenti del Governo in carica. Ha tenuto, peraltro, a sottolineare viva preoccupazione e grande allarme per l'ipotesi di una possibile sottovalutazione del problema da parte di chi dovrebbe darsene carico»: cfr. reperto B.9]. Meritevoli di approfondimento sono inoltre le già ricordate vicende del controllo sull'operato e gli incontri, all'interno dell'ufficio, di magistrati della Procura di Milano (cfr. reperto B.2) e dell'accesso alla mailng list riservata di Medel (cfr. reperto 26.6) nonché quella relativa asserito tentativo del sostituto procuratore della Repubblica dí Venezia, Casson, di attribuire all'eversione di destra la «tentata strage» realizzata a Venezia nell'agosto 2001. Superfluo dire che ogni tipo di collaborazione di magistrati con i Servizi segreti, oltre che espressamente vietata dalla legge (art. 7 legge 24 ottobre 1977, n. 801 secondo cui: «In nessun caso i Servizi possono avere alle loro dipendenze, in modo organico o saltuario, membri del Parlamento, consiglieri regionali, provinciali, comunali, magistrati, ministri di culto e giornalisti professionisti»), è estranea al modello costituzionale dell'ordine giudiziario e ai suoi connotati di terzietà e indipendenza".

7 luglio 2007

Attenti a dove lasciate le mutande


Per scoprire se il marito la tradiva ha fatto un test sulla sua biancheria intima scoprendo così tracce del Dna di un'altra donna. Protagonista della vicenda una ricercatrice del Michigan, Ann Chamberlain-Gordon, che dopo il risultato delle analisi ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ora però rischia di finire nei guai per avere abusato, per fini personali, della strumentazione della polizia statale per cui lavora.E' stato lo stesso marito a denunciare ai media locali la vicenda, chiedendosi quanti test di questa natura siano stati condotti in strutture pubbliche. Lei ha ribattuto di avere condotto i test fuori dall'orario di servizio, utilizzando materiali chimici comunque destinati allo smaltimento.
Chamberlain-Gordon, che lavora al dipartimento della scientifica della Michigan State Police da molti anni, è una scienziata di una certa fama e ha ricevuto, nel 2006, un riconoscimento per un innovativo metodo per identificare il Dna in feti ed embrioni.

6 luglio 2007

Nuove BR : Altri due arresti a Padova


Operazione a Padova della polizia di Stato. Le indagini che hanno consentito gli attuali arresti sono state condotte, sotto la direzione dell'UCIGOS, dalle DIGOS di Milano e Padova. Andrea Tonello e Giampietro Simonetto, i due presunti brigatisti appartenenti al 'Partito Comunista Politico Militare', l'ala movimentista della Br, la cosiddetta seconda posizione. Sono stati arrestati dopo un blitz alle prime luci dell'alba i due, di 52 e 19 anni, sono lo sviluppo delle indagini che hanno portato all'arresto di 15 persone nel febbraio scorso denominata operazione 'Tramonto', coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano, Ilda Boccassini. Sono accusati di banda armata ed associazione sovversiva, finalizzata al terrorismo ed all'eversione dell'ordine democratico, per aver militato nel sodalizio eversivo 'Partito Comunista Politico Militare'. Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa contro i militanti del 'Partito comunista politico militare' dal Gip Guido Salvini su richiesta del Pm Ilda Boccassini, nel mirino dei brigatisti c'erano infatti la casa 'storica' di Berlusconi a Milano, il quotidiano 'Libero', sedi Eni, Mediaset, Sky, ma anche "obiettivi umani", come il giuslavorista Pietro Ichino. Un vero e proprio bollettino di guerra per un gruppo che "si considerava in guerra con lo stato".Secondo quanto riferito dal direttore dell’ Ucigos Dott. Eugenio Spina, gli arrestati "non stavano programmando alcuna azione", ma avrebbero ricoperto incarichi di "custodia di armi" e "acquisto munizioni" all'interno del gruppo padovano, che costituiva il nucleo essenziale del "Partito Comunista Politico Militare", di cui già nel febbraio scorso erano stati arrestati 15 presunti appartenenti. Due delle armi trovate erano state inoltre "'ereditate' dalla vecchia colonna milanese delle Br". Tonello, impiegato presso l'APS (Azienda Padova Servizi) - Ramo Gas, è accusato in particolare "di aver trasportato le armi del gruppo e fornito supporto logistico per un'azione di autofinanziamento" e risulta avere precedenti per diversi reati (tra i quali associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico e porto abusivo e detenzione di armi).
Simonetto, il più giovane degli arrestati, è un ex militante di Rifondazione comunista incensurato, svolge lavori saltuari, ed è accusato di aver procurato munizioni al gruppo eversivo. "Simonetto proviene da una militanza in Rifondazione comunista ed effettivamente ... è legato anche sul piano personale a seguaci dell'on. Marco Ferrando il quale, lasciata Rifondazione su posizioni di estrema sinistra, ha fondato il Partito comunista dei lavoratori", si legge nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Guido Salvini.

3 luglio 2007

Nessun titolo: la foto parla da sola


Non serve un articolo,questa foto si commenta da sola, spero nella vostra solidarietà.
Ho ricevuto questo messaggio, spero che mi darete una mano tutti per fermare queste atrocità. Fatela girare cortesemente. Grazie a tutti!
FIRMATE, AL LINK QUI SOTTO LA PETIZIONE PER FERMARE L' USO DI CANI E DI GATTI COME ESCHE PER GLI SQUALI: http://www.thepetitionsite.com/takeaction/121875631

Assassinati : Ufficialmente suicidati


Le persone che portano alla luce verità scomode non sono minimamente tutelate e corrono pericoli a tutti i livelli, nella completa indifferenza delle istituzioni che anzi le crocifiggono con tali procedure impedendo loro una vita normale.
Vorrei citare alcune strane morti di uomini " suicidati ", all’ombra dei servizi, spesso nell'imminenza di una deposizione. Ne cito alcuni in quanto la lista è lunga, non menzionerò quelli “scomparsi” sperando un giorno di ritrovarli vivi.

Il Colonnello Renzo Rocca. Morì il 27 giugno del 1968, nel suo ufficio a Roma, ufficialmente si è sparato. Nel suo ufficio si precipitarono, prima ancora della polizia, ufficiali del SID e della Divisione Affari Generali e Riservati del Ministero dell'Interno. Il Magistrato incaricato di indagare, Pesce, non credeva al suicidio e venne rimosso dall'incarico.

Il Maresciallo Vincenzo Li Causi. Comandava il Centro Scorpione di Trapani. Era in contatto con il Gladiatore Nino Arconte,fu ucciso da un proiettile "vagante" durante la missione IBIS in Somalia.

Il Colonnello Mario Ferraro. Ufficiale del SISMI, fu trovato impiccato in casa a Roma. Era un uomo molto alto, "si impiccò" al portasciugamani del bagno...in ginocchio. Era il 16 luglio del 1995. Anche sul luogo della sua morte, prima della polizia, si precipitano ufficiali dei servizi. La sua compagna e i magistrati non credono al suicidio. I magistrati rubricano l'ipotesi di istigazione al suicidio, contro ignoti, in quella di omicidio. L'inchiesta si chiude come suicidio.
Il Generale Enrico Mino, comandante generale dell'Arma dei Carabinieri. Muore il 31 ottobre del 1977, l'elicottero su cui viaggiava esplode in volo.

Il Generale Antonino Anzà. Generale di corpo d'armata, in servizio al SID, viene trovato morto nella sua abitazione, per un colpo al cuore esploso dalla sua pistola. Ufficialmente: suicidio.

Il Generale Giogio Manes, Vice-comandante dell'Arma, beve un caffè in ufficio, e muore dieci minuti dopo. Infarto?
Il Generale Carlo Ciglieri. Aveva ricevuto un rapporto dal Generale Manes sulla fuga di notizie in merito al "Piano Solo". Esce di strada con la sua macchina, il 27 aprile 1969.
Di seguito la lista dei personaggi passati a “miglior vita” erano tutti pertinenti al caso Ustica.
- Maresciallo Zummarelli, travolto da una Honda 600 nel periodo in cui era impegnato nelle indagini sul Mig libico. Poco tempo prima aveva confidato ad un amico giornalista, Gaetano Sconzo, di temere per la propria vita
- Maresciallo Antonio Muzio, ucciso con tre colpi di pistola nell'addome mentre si trovava nella sua casa di Pizzo Calabro, il quale aveva lavorato all'aeroporto di Lamezia Terme: "uno scalo direttamente coinvolto nella vicenda del Mig libico, del suo recupero sulla Sila e della sua restituzione a Gheddafi"
–Colonnello Sandro Marcucci, precipitato col suo Piper il 2 febbraio 1992 sulle Alpi Apuane. L' "Europeo" riporta: "L'aereo brucia, va in fumo, c'è chi giura di aver visto l'aereo perdere stranamente quota e all'improvviso". "Poi, mistero nel mistero, nella bara viene ritrovato un pezzo del motore: è tutto fuso, tranne un tubicino di gomma. Il fuoco ha sciolto il metallo ma non la gomma. Ma chi l'ha nascosto nelle sue spoglie?" . Il quotidiano "Il Tirreno" parla di un'intervista in cui, appena cinque giorni prima della sua morte, il colonnello Marcucci aveva duramente attaccato, accusandolo di corruzione, il generale dell'Aeronautica Zeno Tascio, comandante dell'aeroporto di Pisa dal 1976 al 1979, responsabile dei servizi segreti dell'Aeronautica all'epoca del disastro di Ustica, e oggi inquisito nell'inchiesta del DC9. "Le caratteristiche delle bruciature, riscontrate sui reperti del piccolo velivolo e sulla persona del colonnello Marcucci, hanno alimentato il sospetto di sabotaggio. La magistratura sta ancora indagando sulla possibilità che il Piper sia precipitato per lo scoppio di un ordigno al fosforo collocato sotto il pannello dei comandi"
– Ivo Nutarelli e Mario Naldini morti insieme a Giorgio Alessio, capitani della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella tragedia di Ramstein (Germania). In quella circostanza si sono contati fra i civili ben 51 morti e 400 feriti. L'ipotesi della collisione in volo sembra poco fondata: da un filmato risulta la presenza sospetta, su una terrazza, di due persone non identificate che, rimanendo appartate, maneggiano un telecomando; l'incidente pare sia avvenuto proprio sulla loro perpendicolare, in corrispondenza della loro posizione. Il fatto che i capitani Nutarelli e Naldini dovessero comparire davanti al giudice pochi giorni dopo perché erano in possesso di qualche importante informazione circa il disastro di Ustica - i giudici volevano infatti chiedere loro il motivo per cui, la notte del disastro, si erano levati in volo ed erano stati costretti a rientrare. Nella tragedia di Ramstein lo scoppio e la fiammata si sono verificati dopo che le due pattuglie si erano incrociate, escludendo l'ipotesi della collisione e sorge il sospetto che l'incidente sia stato in realtà un attentato per ridurli al silenzio.
– Capitano Maurizio Gari, controllore di volo nel centro radar di Poggio Ballone, stroncato all'età di 32 anni da un misterioso e non verificato infarto.
– Maresciallo Alberto Dettori, dello stesso centro radar,sarà trovato appeso ad un albero.
-Maresciallo Antonio Pagliara morto in un incidente stradale
– Colonnello Giorgio Teoldi, comandante dell'Aeroporto Militare di Grosseto morto in un incidente stradale .
–Giorgio Furetti, Sindaco di Grosseto, poco tempo dopo aver manifestato l'intenzione di volere raccontare ai giudici una circostanza appresa indirettamente muore anche lui. Investito da un motorino.
- Generale Licio Giorgieri , morto in un attentato terroristico, comandante del Registro Aeronautico Italiano
- Michele Landi, il 4 aprile 2002 - consulente informatico per l'omicidio D'Antona e delle procure di Roma e Palermo, confessa agli amici di essere a conoscenza di novità su Ustica: suicidio per impiccagione.
L'ultimo, poco più di un anno fa: Adamo Bove, ex poliziotto e responsabile della security governance di Telecom Italia, saltato giù da un viadotto della Tangenziale di Napoli il 21 luglio 2006 .
La lista delle morti sospette è molto lunga. Forse troppo lunga per sostenere la tesi delle coincidenze, non ho mai creduto alle coincidenze, ho sempre sostenuto quello che diceva George Orwell “ chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”.

2 luglio 2007

Opus Dei : Prelatura o setta massonica


Che cos’è l’Opus Dei? La risposta, potrebbe essere questa: è una prelatura personale, un’istituzione che opera in seno alla Chiesa Cattolica. Quella più approfondita, invece, è che l’Opus Dei può essere considerata una setta fondamentalista estremamente potente e ramificata, una sorta di massoneria cattolica che si trincera spesso dietro la segretezza. E non solo nel campo della fede.
Opus Dei ossia "Opera di Dio" fu fondata nel 1928 da Josemaría Escrivá (1902-1975), sacerdote spagnolo canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2002. A seguito del Concilio Vaticano II l'istituto della prelatura personale entrò nell'ordinamento canonico e tale status è stato acquisito dall'Opus Dei nel 1982. Oggi l'Opus Dei è l'unica prelatura personale della Chiesa cattolica. Secondo le parole del suo fondatore, la sua principale finalità è diffondere ovunque una "viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all'apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell'esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione". Si contano circa 85.000 fedeli, uomini e donne, che fanno parte dell'Opus Dei, per quanto riguarda i fini specifici della Prelatura sono guidati da un prelato eletto da un Congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è monsignore Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell'anno, e primo successore del fondatore). Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1983, le Prelature personali sono composte da presbiteri, diaconi e da laici.
Nonostante la pubblicità negativa durante il furoreggiare del Codice da Vinci, ad oggi in Italia dell'Opus Dei si è parlato e discusso molto poco, e le rare volte che l'argomento si è affacciato sulle pagine della stampa, si è preferito più che altro limitarsi agli aspetti più superficialmente sensazionalistici: il cilicio (da indossare almeno due ore al giorno), la disciplina (la frusta con cui i membri dell'Opera sono tenuti a flagellarsi settimanalmente) e, al limite, le ''tute antimasturbazione''. Eppure, terminando la lettura di Opus Dei segreta, l'impressione è che tali pratiche siano di gran lunga la cosa meno inquietante.
''Il male viene dall'interno della Chiesa e dai suoi vertici. Nella Chiesa c'è una autentica putredine e a volte sembra che il corpo mistico di Cristo sia un cadavere in maleodorante decomposizione''Escrivá de Balaguer, 1972.
La sua figura è al centro di un culto della personalità dagli aspetti sconcertanti e vagamente sacrileghi. Dennis Dubro, un ex numerario americano, racconta di un suo direttore spirituale che collezionava episodi e leggende sulla vita del fondatore dell'Opera''Mi disse che uno dei più anziani collaboratori di Escrivá... gli aveva confidato questa storia: Escrivá, morto ufficialmente il 26 giugno 1975, era in realtà morto una prima volta il 27 aprile 1954, durante un incidente seguito da coma diabetico; ma che era miracolosamente risorto per completare la fondazione dell'Opus Dei. Questo direttore affermava di aver toccato il corpo risorto di Escrivá''.
Padre Vladimir Feltzmann ha conosciuto bene Escrivá, avendo fatto parte per anni della ristretta cerchia dei suoi collaboratori, prima di uscire dall'Opus Dei nel 1982 con queste parole: ''Per quanto nobili e magnanime fossero in origine le idee del fondatore, con il passare del tempo l'Organizzazione venne talmente forgiata dal terrore (...) che non posso continuare a contribuire a essa reclutando nuovi membri''. I ricordi di padre Feltzmann contribuiscono a dare di Escrivá un'immagine sfaccettata, ben diversa dall'agiografia para-stalinista:
''Aveva un temperamento brioso, vivace, cosa che ufficialmente veniva negata. Quando era depresso, ufficialmente si diceva che era stanco. C'erano due personaggi, quello ufficiale e quello vero. Il personaggio autentico era un uomo che ti diceva: ‘Ti prego, aiutami. Sono depresso. Tienimi la mano, tienimi sveglio, non vorrei addormentarmi'. Era molto caldo, molto schietto.
Il centro nevralgico dell'Opus Dei a livello mondiale, il cuore del sistema, è a Roma, in Viale Buozzi 73, quartiere Parioli. Non ci sono targhe o cartelli di identificazione, solo una scritta: ''cappella prelatizia''. Nei sotterranei del complesso, in una cripta, trova il sepolcro del fondatore. Le spoglie mortali di Josemaría Escrivá riposano in una teca gigantesca di metallo dorato. Naturalmente esiste la possibilità che non si tratti di oro vero. In quel luogo, secondo Pinotti, spesso i potenti manager dell'Opera assistono alla messa. In genere ''si tratta di giovani uomini vestiti con eleganza, attraenti. L'Opus Dei ritiene infatti che un aspetto gradevole sia di forte aiuto nell'apostolato. Niente gente brutta, malmessa, sofferente: facce abbronzate, denti perfetti, capelli curati''.
Non dunque il decoro semplice della sobrietà ma un'estetica edonazi da manager di Publitalia. Smalto trasparente sulle unghie, non un filo di barba, eleganza nel vestire...Ripenso a una frase di Vittorio Messori che lessi anni fa, credo sul Corriere: ''Se Cristo venisse oggi nel mondo, vestirebbe Armani''. Certo, e mica si sporcherebbe le mani con i pezzenti di tutto il mondo, scherziamo?


Gli operai di Dio

Numerari: membri celibi dell'Opus Dei. Studiano e lavorano ''nel mondo'', ma vivono nei centri e nelle case della Prelatura. Nel momento in cui vengono ammessi nell'Opera, fanno testamento in suo favore (beni mobili e immobili) e triplice voto di castità, povertà e obbedienza. Sono inoltre tenuti a versare tutto ciò che guadagnano all'Opus Dei. A causa di questa prassi, se a un certo punto un numerario volesse abbandonare l'opera, magari dopo dieci o vent'