28 giugno 2007

Lorenzo Conti nel mirino delle B.R.


Lorenzo Conti, figlio di Lando Conti, il Sindaco di Firenze che venne assassinato dalle Brigate Rosse, omicidio rivendicato nel 1986 in aula dalla brigatista Barbara Balzerani, è un uomo inarrestabile, dà molto fastidio, poiché inizia ad essere seguìto da parecchia gente, il suo fortissimo carisma sta risvegliando dal letargo parecchie persone.
Lorenzo si è lamentato per l’elezione in parlamento dell’On. D’Elia ex-terrorista di Prima Linea, poi di Susanna Ronconi che sarà stipendiata a spese dello stato, e in ultimo per Barbara Balzerani che dopo 20 anni di carcere e tre ergastoli ricevuti come apparentemente alla Brigate Rosse, sarà liberata.
Io vorrei spiegare ai miei lettori di cercare di comprendere che, queste persone erano ben più pericolose, socialmente, del peggior bandito italiano, poiché tutto ciò che i primi facevano doveva portarli a privarci della libertà, la dittatura rossa! mentre il bandito in fondo si interessa solo di denaro, il terrorista no, vuole il potere di dominarti per toglierti la libertà.
Abbiamo detto che, Susanna Ronconi doveva lavorare per il recupero dei tossicodipendenti; Ferrero infatti poi fu poi obbligato a far marcia indietro... probabilmente questa “nobildonna” aveva acquisito in carcere, aiutando questo tipo di detenuti parte dell’esperienza necessaria a farlo, il resto glielo hanno regalato, ma quando Lorenzo Conti se ne lamenta e Davide Giacalone scrive:Terroristi a spese dello Stato http://www.nuvolarossa.org/modules/news/article.php?storyid=3131, non hanno assolutamente torto! secondo me Susanna Ronconi ha sicuramente diritto ad essere aiutata finanziariamente, ma quello che le serve dovrebbe farselo dare dai suoi ‘ex-compagni’ quelli che non sono mai stati arrestati! l’aiutassero di tasca loro! e non tramite i soldi delle tasse, mi riferisco a quei terroristi che sono rimasti sconosciuti!
Qualcuno sostiene che D’Elia è una persona magnifica oggi, un uomo nuovo, differente da quell’altro che fu piellino, io a questo qualcuno direi che, potrei anche credere a quanto mi dice ma, D’Elia, si poteva pure risparmiare di presiedere l’associazione Nessuno tocchi Caino! Bastava un po' di buon senso, poiché Caino non andò in giro con il cartello in mezzo alla gente pretendendo che nessuno lo toccasse, Caino dopo aver ucciso Abele si rifugiò impaurito ai piedi di Dio e, secondo la Bibbia Questi diede l’ordine di non toccarlo; nel resto della leggenda colui che commise il primo omicidio, riposa in una montagna vicino Kabul. La presidenza di D’Elia nel Nessuno tocchi Caino, la sua presenza ai sit-in, con un cartello in mano inneggiante lo slogan di questa associazione, al quanto grottesca odora assai di speculazione.
Lorenzo Conti, non è vero che è incapace di perdonare gli assassini del padre, Lorenzo Conti, piuttosto non perdona quella complice apatia testimoniata dalla diserzione della Stato, che si finge incapace di amministrare la giustizia, tutti i suoi sforzi, la sua tenacia, non sono volti verso un egocentrica ricerca di rivalsa personale, ma sono bensì diretti verso una giustissima rivalutazione del dolore subìto da tutti i parenti, di tutte le vittime del terrorismo, ormai vilipesi, oltraggiati di continuo da un sistema politico che, giorno dopo giorno con il suo comportamento alimenta sempre di più quel sospetto di antiche collusioni di alcuni politici rossi, di rango, con gli assassini degli anni di piombo, un dubbio, mai venuto meno dalla mente di moltissimi investigatori.
AI COLLUSI
Cari amici dei terroristi, cari schifosi collusi, in calce alle lettere di Lorenzo Conti c’ è sempre sia l’indirizzo che il numero di cellulare dunque visto che questo leone dà fastidio per il suo nobilissimo coraggio, vi rimane da fare solo una cosa per evitare di essere travolti da un uomo solo: finite il lavoro iniziato con il padre, ammazzate pure Lui, che altro aspettate, sporchi schifosi vigliacchi!
Protezione per Lorenzo Conti
Io vi invito a scrivere, una bella letterina ma con parole vostre quello che avete nel cuore, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, presidenza.repubblica@quirinale.it indicando a margine dell’e.mail anche nome, cognome ed il proprio indirizzo postale tradizionale, onde evitare che l’e.mail venga cestinata, chiedendo che siano assegnate delle scorte a spese del contribuente, a Lorenzo Conti, persona a rischio di attentati per le sue denunce contro ex terroristi: i soldi vanno spesi anche per coloro che rischiano di essere ammazzati dai terroristi, e non solo per chi in passato ammazzò. Aggiungessero pure il conto di tale spesa sulla loro finanziaria, pagheremo facilmente visto che, l’aumento previsto per dei poliziotti che rischiano ogni giorno di essere ammazzati, secondo i Prodi e i Padoa Schioppa e tutto il centrosinistra, doveva essere solo di 5 €!

26 giugno 2007

Emanuela Orlandi




Era il 22 giugno 1983.Questo era il manifesto appeso sui muri di Città del Vaticano e di Roma nei giorni successivi alla sua scomparsa, avvenuta in circostanze misteriose all'età di soli 15 anni. Emanuela, nata il 14 gennaio del 1968,figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, Ercole Orlandi all'epoca di 51 anni e di Maria Orlandi.
La ragazza aveva frequentato il secondo anno di Liceo Scientifico in un istituto parificato di Roma e, nonostante l’anno scolastico si fosse appena concluso, continuava a seguire, tre pomeriggi a settimana, le lezioni di pianoforte al "Tommaso Ludovico da Victoria", scuola collegata al Pontificio Istituto di Musica Sacra. Faceva anche parte del coro della Chiesa di Sant’Anna, all’interno della Città del Vaticano, dove viveva dalla nascita e di cui era cittadina a tutti gli effetti.
Il pomeriggio del 22 giugno Emanuela arrivò a lezione in ritardo; un ritardo spiegato in seguito, alle ore 19, con una telefonata alla sorella, nella quale Emanuela riferisce di aver ricevuto un'offerta di lavoro da un rappresentante della ditta di cosmetici Avon per promuovere i prodotti in occasione di una sfilata( le indagine scopriranno che non esisteva nessuna sfilata e che la casa di cosmetici Avon non era a conoscenza di nulla). La sorella le suggerisce di parlarne con i genitori prima di prendere qualsiasi decisione in merito.
Questo coincide con la testimonianza di un vigile e di un poliziotto che vedono quel pomeriggio, tra le 15.30 e le 16 Emanuela davanti a Palazzo Madama mentre parla con un tizio, poi descritto come un biondino, stempiato, corporatura snella, età tra i 35 e i 40, viso abbronzato, altezza vicina a un metro e ottanta.Il vigile ricorderà che mentre "il biondino" si sta per allontanare a bordo di una BMW giardinetta rivolgendosi alla ragazzina, dice: «Ciao, ci vediamo dopo».
Al termine della lezione Emanuela si confida della questione anche con l'amica Raffaella Monzi, che si congeda da Emanuela alla fermata dell'autobus, lasciandola con una ragazza sconosciuta e mai in seguito identificata. Qualcuno l'avrebbe poi vista salire su una grossa auto scura. Da questo momento in Emanuela si perdono le tracce. Quel qualcuno è un altro poliziotto in servizio di guardia al Senato che alle 18.45 vede Emanuela davanti a Palazzo Madama dove c'è in attesa un'auto sulla quale la guardia la vede salire di spontanea volontà mostrando in quegli attimi anche una tranquilla confidenza con chi è al volante, che però l'uomo delle forze dell'ordine non riesce a vedere bene e quindi a descrivere. Questa è l'ultima prova testimonianza certa di Emanuela Orlandi in vita.
Dopo le prime, infruttuose ricerche, condotte direttamente dalla famiglia (le forze dell'ordine avevano infatti inizialmente pensato ad una scappatella).
Il quotidiano il Tempo pubblica il primo articolo sulla scomparsa di Emanuela il giorno dopo con la semplice scritta: "Chi ha visto Emanuela?"
Cominciano le telefonate, si tratta principalmente di sciacalli e mitomani, ma il 25 giugno, si apre una pista importante: la telefonata di un uomo, che si identifica come Pierluigi e parla un italiano senza inflessioni dialettali, racconta che la propria fidanzata avrebbe incontrato in Campo dei Fiori, due ragazze. Una delle due, che diceva di chiamarsi Barbara, vendeva cosmetici ed aveva con se un flauto. Un amico le aveva consigliato di suonare in pubblico ma Barbara si vergognava dei suoi occhiali, che usava per suonare.
Per la famiglia Orlandi, si apre uno spiraglio di speranza: Emanuela, infatti, si era sempre vergognata dei propri occhiali, e suonava il flauto. In una seconda telefonata, 3 ore piu tardi, Pierluigi aggiunge un altro particolare significativo: gli occhiali della ragazza sono a goccia, per correggere l'astigmatismo.
Il giorno successivo, una nuova telefonata. Pierluigi afferma di avere 16 anni, e di trovarsi in un ristorante di una località marina, insieme ai propri genitori, ed aggiunge che Barbara avrebbe dovuto suonare il flauto al matrimonio della sorella, ma non fornisce elementi per rintracciare la ragazza e rifiuta un appuntamento in Vaticano che lo zio di Emanuela gli chiede.
Due giorni dopo, altra telefonata, altra persona. Mario, che sostiene di avere 35 anni, afferma di aver visto un uomo con due ragazze, che vendevano cosmetici. Una delle due ragazze dice di chiamarsi Barbara e di essere di Venezia.
Potrebbe essere Emanuela? Pierluigi e Mario si conoscono? Potrebbero far parte di una stessa organizzazione? I dubbi si affollano nella mente dei genitori, quando arriva una seconda telefonata di Mario, il quale afferma che Barbara gli avrebbe raccontato di essere fuggita volontariamente da casa, cosa assolutamente poco plausibile secondo l'opinione dei genitori.
I due telefonisti perdono quindi credibilità agli occhi dei genitori: si tratta forse di sciacalli? Mentono? Delle pedine manovrate da altri? Sicuramente da escludere che si tratti di comuni rapitori, i quali avrebbero tutto l'interesse a dare una prova certa di avere in mano l'ostaggio, al fine di chiedere un riscatto.
Fino al 5 luglio di Emanula Orlandi non si saprà piu nulla.

Due agenti del Sisde consigliano alla famiglia Orlandi di mettere il telefono sotto controllo, questi sono i giorni in cui Roma viene tappezzata con più di 3000 manifesti raffiguranti il volto di Emanuela.
Il 5 luglio è una data importante, quel giorno nella sala stampa vaticana squilla un telefono. All'altro capo del telefono c'è un uomo, che parla con uno spiccato accento straniero (ribattezzato dalla stampa "l'Amerikano"), e facendo riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi, auspica l'intervento del pontefice, Giovanni Paolo II. Chiama in causa Mehmet Ali Agca, l'uomo che aveva sparato al Papa in Piazza San Pietro, un paio di anni prima, chiedendo che sia liberato entro il 20 luglio. Afferma di tenere in ostaggio Emanuela Orlandi, sostenendo che molti altri elementi sono già stati forniti da altri componenti della sua organizzazione, Pierluigi e Mario, ed esige l'attivazione di una linea telefonica diretta con il Vaticano. Un'ora dopo, l'uomo chiama a casa Orlandi, e fa ascoltare ai genitori un nastro con una voce di ragazza, che potrebbe essere Emanuela. Ma la registrazione potrebbe essere stata precedente alla scomparsa della ragazza.
Nei giorni successivi, l'uomo insiste perché Wojtyla si muova per la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio, ma il Papa non ha alcun potere sull'autorità giudiziaria italiana, da cui la liberazione del killer turco dipende. Il 17 luglio viene fatto ritrovare un nastro, in cui si conferma la richiesta di scambio con Agca, la richiesta di una linea telefonica diretta con monsignor Agostino Casaroli, segretario di stato pontificio, e si sente la voce di una ragazza che implora aiuto, dicendo di sentirsi male. Alcuni giorni più tardi, in un'altra telefonata, "l'Amerikano" chiederà allo zio di Emanuela di rendere pubblico il messaggio contenuto sul nastro, e di informarsi presso monsignor Casaroli riguardo ad un precedente colloquio. In totale, le telefonate dell'Amerikano saranno 16, tutte da cabine telefoniche. Nonostante le richieste di vario tipo, e le presunte prove, l'uomo (che non sarà mai rintracciato) non apre nessuna reale pista da battere.
Il direttore del Sisde Vincenzo Parisi fece un'identikit del "Amerikano" che però venne tenuto nascosto, secondo delle fonti l'uomo di cui parla Parisi sarebbe il cardinale Paul Marcinkus, allora presidente dello IOR, la "banca" vaticana.
Molte teorie dicono che fosse slavo, altre che avesse un accento anglosassoe. Un esperto fonico sostiene che difficilmente possa essere slavo ma mediorientale o sudamericano.
Inoltre questo esperto dice che l'accento non è uguale in tutte le telefonato del "Amerikano" ma che invece il timbro è sempre lo stesso; il dato di fatto è che questo telefonista non verrà mai scoperto.
Da dopo le telefonate dell'"Amerikano" parte una vera e propria indagine, indubbiamente un pò troppo tardi, ormai sono passati tanti giorni ed Emanuela potrebbe essere stata portata chissà dove. Il giudice Imposimato sostiene prprio che i sequestratiri avevano l'intenzione di far passare tanti giorni prima dell'inizio di una vera e propria indagine per rapimento, per avere il tempo di portare la ragazza fuori dall'Italia.
L'indagine parte seguendo 5 diverse piste: 1 che la ragazza sia stata rpita per essere venduta alla tratta delle bianche, 2 che la ragazza sia fuggita volontariamente, 3 che si tratti di un fatto interno del Vaticano, 4 che si tratti di un intrigo internazionale atto a ricattare il Pontecifice e il Vaticano, 5 che la ragazza sia stata rapita per errore. L'indagine è ovviamente molto complicata.
La pista numero 5 prende più consistenza quando si viene a sapere che alcuni importanti personaggi del Vaticano, possedevano la scorta, in seguito ad un messaggio dei servizi segreti francesi che comunicarono in anticipo l'intenzione di rapire una giovane cittadina Vaticana e di compiere un attentato al Papa nel 1981 a cui però non venne dato retta.
Gli occhi puntarono sulla figlia dell'aiutante del Papa, Angelo Gugel che era stata messa in “protezione” poco tempo prima.
Forse che i rapitori avessero lei nel mirino e non Emanuela? Questa teoria cadde poi nel baratro col passare del tempo quando si fece decisamente strada la pista numero 4, quella che probabilmente corrisponde a verità, quella che parla di un intrigo internazionale ai danni di Giovanni Paolo II.
Questa teoria prende corpo per due motivi: Imposimato ebbe rivelazioni da parte di alcuni esponenti della STASI (servizi segreti dell'ex Germania est) che coinvolse nel complotto oltre se stessa: KGB e servizi segreti bulgari. Il motivo era l'intenzione di ricattare il Papa che aveva voluto a tutti i costi fare il viaggio in Polonia (casualmente conclusosi lo stesso giorno della scomparsa di Emanuela) nonostante fosse stato ammonito di non farlo. Bisogna tenere conto che quelli erano anni importanti per l'Europa che viaggiava verso la caduta del muro di Berlino e che la posizione del Vaticano era determinante in tutto questo. Nel Vaticano infatti c'era in corso una specie di guerra di potere tra la fazione che voleva dialogare col comunismo e quella che voleva dare la spallata decisiva al muro di Berlino (capeggiata dal Papa e sobillata dagli USA).
Nell'agosto dell'83 arriva il primo comunicato ufficiale dai rapitori firmato "Fronte liberazione turco anticristiana Turkesh" che conferma di voler screditare il Pontefice e collega il tutto al caso Calvi del banco ambrosiano. La cosa si complica ulteriormente.
In questo momento diventano importanti, si fa per dire, le dichiarazioni di Alì Agca, che due anni prima era stato arrestato per aver sparato a Wojtyla. Agca aveva parlato di pista bulgara anche a riguardo dell'attentato al Papa, sostiene che egli stesso era d'accordo coi bulgari che lo vogliono liberare con uno scambio (sostiene che Emanuela sia viva). Poi inizia come suo solito a cambiare versione. Dice che Emanuela è stata rapita dalla P2 di Licio Gelli, salvo smentire pochi giorni dopo dicendo che era stato costretto a dire quelle cose. Poi tira in ballo i Lupi Grigi, di cui lui stesso era esponente, dicendo che la ragazza è viva in mano loro.
Insomma l'enigmatico Agca non fa capire se era lucido e maledettamente intelligente o un semplice pazzo. Agca faceva o no parte della storia di Emanuela? Il magistrato che lo interrogò a lungo durante i suoi anni di carcere sostiene che lui non c'entri nulla col caso. (ora che torna in libertà magari scopriremo qualcosa in più).
Un caso che sembrà irrisolvibile, ancora di più dopo che la Turkesh associa il rapimento di Emanuela orlandi a quello di un'altra ragazza rapita a Roma 46 giorni prima di Emanuela, il 7 maggio in circostanze effettivamente simili a quelle della Orlandi. L'altra ragazza era Mirella Gregori.
I turchi mandano una lettera alla madre di Mirella che poi riceve anche delle telefonate (forse l'Amerikano?) che chiede l'intervento del presidente della Repubblica Pertini.
Una cosa che collega le due famiglie c'è: hanno lo stesso avvocato. Il giudice Imposimato sostiene che i due casi sono effettivamente collegati tra loro con un unico scopo: la grazia di Agca per intercesione del Papa e di Pertini, uno collegato a Emanuela l'altro a Mirella (nella foto sotto).
Una teoria è anche che Mirella sia stata rapita diciamo come allenamento per quello che poi sarà il rapimento di Emanuela, per vedere i tempi di indagine e per sapere come gestire la cosa.
La cosa purtroppo che accomuna di più le due ragazze comunque è che entrambe sono scomparse nel 1983 e non sono più state trovate.
Sapete quale è una cosa molto strana di tutta questa vicenda, o meglio una delle tante cose molto strane? Gli 8 appelli che il Papa fece diluiti nel tempo per Emanuela, strano un così grosso interessamento per quello che dovrebbe essere un normale fatto di cornaca no? Inoltre la poca collaborazione da parte del Vaticano nelle interrogazioni di personale interno che non potevano essere fatte da giudici italiani ma solo da funzionari del Vaticano stesso, strano no?
In questo ambito sussiste un'altra tesi fatta da un giornalista, Nicotri, che giustamente punta i fari sul fatto che il Papa fece il suo primo appello per Emanuela il 3 luglio, parlando di sequestro. Se siete stai attenti a quanto ho scritto dovrebbe già esservi venuto in mente che il primo a parlare di sequestro è l'Amerikano che si fa vivo per la prima volta il 5 luglio. Strano no? Nicotri sostiene anche che tutta la vicenda delle telefonate dell'Amerikano e tutto quello che viene dopo siano una messinscena per imbarazzare il Papa, sostiene che nel dossier del caso Orlandi in possesso del Vaticano sia scritto il luogo dove Emanuela sarebbe stata uccisa la sera stessa della scomparsa.
Ci fu anche un processo per il caso Orlandi che si chiuse il 19 dicembre 1997 che sancì la mancanza di prove per la tesi del complotto teroristico politico, il mancato collegamento tra la scomparsa di Emanuela e quella di Mirella e che non vi era lo scopo di liberare Agca.
Il giudice Imposimato non è d'accordo con questo esito perchè sostiene che dopo il 97 è stato scoperto il dossier della STASI e che alcuni membri di questa abbiano parlato.
Imposimato parla di due basisti del rapimento di Emanuela all'interno del Vaticano che erano due spie della STASI: Eugene Brammerts, monaco benedettino che lavorava per l'Osservatore Romano e Alois Estermann, capo delle guardie svizzere che sarà al centro di un altro mistero tempo dopo quando verrà assassinato(4 maggio 1998) .
In tutti questi anni gli "avvistamenti" di Emanuela sono stati molto rumorosi e sparsi per tutto il mondo.
Prima continue telefonate sostenevano di averla vista nel Tevere, nei boschi intorno a Roma ma non fu mai trovata.
Poi due diverse telefonisti parlarono di averla vista in provincia Bolzano, poi l'avvocato della famiglia incontrò alla stazione Termini di Roma "il Calabrese" che sostiene di sapere dove è nascosta, poi viene avvistata a Parigi dove sarebbe tenuta dai Lupi Grigi, In Olanda dove avrebbe fatto una chirurgia estetica al volto e avrebbe avuto un figlio da uno dei sequestratori, a Lucerna, in un villaggio dell'Asia Minore, in Lussemburgo, in un monastero in Colombia, in Turchia, in Repubblica Ceca...in utti i casi le indagini non hanno portato al ritrovamento della vera Emanuela Orlandi.
Secondo alcuni esperti del caso però alcune di queste tracce sarebbero state vere, Emanuela sarebbe stata prima in Germania (STASI) poi in Francia (Lupi Grigi) e ora sarebbe in Turchia, almeno fino al 2000.
Nel 2001, precisamente il 14 maggio un ulteriore evento scuote l'indagine e soprattutto le speranze di chi crede che Emanuela sia ancora viva.
Padre Giovanni Ranieri Lucci, il parroco della chiesa di San Gregorio VII a Roma, ha ritrovato nel confessionale un teschio chiuso in due buste; tra la prima e la seconda busta c'era un santino di Padre Pio. Il parroco, convinto che si trattasse di un macabro scherzo, si è rivolto comunque ai carabinieri. Si trattava di un teschio piccolo, privo della mandibola, con i denti dell'arcata superiore mancanti. Il teschio, con ogni probabilità, era stato lasciato nella chiesa il giorno prima, il 13 maggio. Proprio quel giorno, a poche decine di metri, in piazza San Pietro, il Papa stava parlando alla folla di fedeli dell'attentato avvenuto esattamente vent'anni prima. Una semplice coincidenza o un segnale? Probabilmente un messaggio inviato a chi sa interpretare il linguaggio dei simboli nella vicenda che da vent'anni vede protagonista il Papa. Il primo simbolo è nella data: il 13 maggio 1917 è il giorno dell'apparizione di Fatima. In uno dei segreti di Fatima c'è la visione del vescovo vestito di bianco colpito a morte in una grande piazza. Chi ha ordinato l'attentato contro Carol Wojtyla, un Papa particolarmente devoto alla Madonna, proprio il 13 maggio 1981 doveva conoscere molto bene questi simboli. Dalla prima perizia effettuata sul cranio, viste le piccole dimensioni, si è supposto che potrebbe essere quello di una ragazza, forse morta quindici o venti anni fa.Da un primo tentativo di comparazione tra la foto del teschio e quella del viso di Emanuela Orlandi risulterebbe una straordinaria coincidenza di caratteristiche. E' stato disposto l'esame del Dna e i genitori della giovane scomparsa, anche se sono convinti che non si tratti di loro figlia, si sono resi disponibili alla comparazione. La comparazione del DNA ebbe esito negativo, ma questo fatto lasciò comunque molti dubbi.
Oggi a quasi 26 anni dalla scomparsa c'è ancora chi crede che Emanuela sia viva in un altro paese d'Europa, come Imposimato, e chi invece sostiene che la ragazza sia già morta pochi giorni dopo la scomparsa, perchè nessun sequestratore terrebbe così a lungo tempo un "oggetto" così scottante e compromettente tra le mani, tesi del criminologo Bruno.
Il povero Ercole Orlandi, padre di Emanuela è morto poco tempo fa senza riuscire a scoprire la verità su sua figlia. Chissà che negli anni, anche se ormai inutilmente la verità salterà fuori.
Ringrazio tutti quelli che sono arrivati qui, perchè significa che hanno letto tutto il malloppo scritto qui sopra. Alcune notizie sono state reperite da internet, documenti, puntata di Enigma trasmessa qualche anno fa su Raitre. Ovviamente non ho scritto nulla di nuovo, ma spero di aver fatto un lavoro organico di tutta la vicenda.

25 giugno 2007

ANTONIO MANGANELLI: CAPO DELLA POLIZIA


"Un ottimo poliziotto succede a un ottimo poliziotto”
Antonio Manganelli è il nuovo direttore generale della Pubblica Sicurezza,nato ad Avellino l’8 dicembre 1950, ha 56 anni e ha percorso le tappe più importanti della sua carriera nella Polizia di Stato proprio a fianco all’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, di cui è diventato il vice il 3 dicembre 2001. Era ancora molto giovane quando, proprio con De Gennaro, diventa uno degli investigatori di punta di Giovanni Falcone in Sicilia. In quegli anni spiccano la cattura del boss Tommaso Buscetta in Brasile e poi le grandi inchieste di mafia che porteranno al maxiprocesso contro i boss di Cosa Nostra. Tra gli incarichi ricoperti da Manganelli, quello di responsabile del Servizio Centrale di Protezione dei collaboratori di giustizia. È stato questore a Palermo e poi a Napoli. Arriva nel 2000 la nomina del Consiglio dei Ministri a prefetto di prima classe, con l’incarico di direttore centrale della Polizia Criminale e vicedirettore generale della Pubblica Sicurezza. Laureato in Legge a Napoli, è specializzato in Criminologia Clinica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Modena. Manganelli è stato docente di «Tecnica di Polizia Giudiziaria» all’Istituto Superiore di Polizia ed è autore di pubblicazioni scientifiche in materia di sequestri di persona e di tecnica di polizia giudiziaria, tra cui, di recente, il manuale pratico delle tecniche di indagine «Investigare», scritto con il prefetto Franco Gabrielli, attualmente direttore del Sisde. Manganelli ha la fama di un grandissimo lavoratore, uno che non si è mai tirato indietro, a Natele o a Ferragosto. Una sola volta si è trovato lontano dal suo posto, ma si è trattato di un bene. Era in vacanza, per una volta, proprio nei giorni maledetti del G8 di Genova 2001. Una coincidenza che ha decisamente reso più facile il placet anche da parte della sinistra radicale. E Gianni De Gennaro, il «grande poliziotto che ha reso eccezionali servizi al nostro paese», come lo ha definito il ministro della Giustizia Mastella, dove andrà? Per lui si delinea un incarico prestigiosissimo momentaneamente è stato nominato nuovo capo di gabinetto al Viminale al fianco del ministro dell'Interno Giuliano Amato,ma da non escludere, che potrebbe essere un «superprefetto» per il coordinamento tra le polizie italiane (questione che ad Amato sta a cuore da anni). O forse si occuperà della gestione dei rapporti internazionali del Viminale. Alcuni hanno ipotizzato un incarico ad un «superCesis» che però è ancora da creare, o forse un ruolo all’Onu o nell’Unione europea. Una cosa appare certa: anche se un bel pezzo della sinistra non gli ha mai perdonato il G8 di Genova 2001 De Gennaro avrà un incarico ben più prestigioso di quello che ha appena lasciato.

5€ di aumento al mese per chi rischia la vita ogni giorno.


Ha rischiato la vita per salvare una madre lanciatasi in mare per soccorrere i due figli in difficoltà tra le onde. L'eroe è un carabiniere di Trapani, di 40 anni. L'episodio è successo a Sciacca, in provincia di Agrigento. Quando la donna ha iniziato a gridare, non ha esitato a tuffarsi nonostante le forti correnti. Per lui una prognosi di 7 giorni per annegamento ma - assicurano i medici - è fuori pericolo.
Un episodio, uno dei tanti, che ogni giorno hanno come protagonisti carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco, i quali nello svolgimento del loro lavoro salvano vite umane, combattono il crimine, mettendo a repentaglio la loro vita..
Quanto vale quella vita per questo governo indegno? La vita non ha prezzo, é vero ma riconoscere un adeguato compenso a chi la rischia ogni momento, ogni giorno, mese e anno, dovrebbe essere un tributo dovuto.
Non é così per il prof.Prodi e la sua armata, che hanno quantificato l'aumento in 5 EURO al mese. Una beffa, un insulto, l'ennesimo in ossequio agli spaccavetrine nullafacenti a tempo pieno, che considerano le forze dell'ordine NEMICI e non perdono occasione per demonizzarli.
Il tutto é illustrato dalla Ragioneria generale dello Stato in un documento intitolato "Appunto tecnico sulle risorse finanziaria disponibili" per il comparto Difesa-Sicurezza. Sei pagine che riassumono la situazione "di cassa" in occasione dell'avvio delle trattative per il rinnovo del contratto, scaduto il 31 dicembre 2005. A pagina cinque, nella tabella che indica i "benefici medi pro-capite mensili" previsti per il nuovo biennio contrattuale 2006-2007, si scopre che gli incrementi retributivi per risorse aggiuntive, la voce attraverso cui è possibile premiare la specificità delle Forze dell'ordine incidendo di più sulla busta paga, saranno rispettivamente di 5,16 euro per 2007 e di 10,31 euro per il 2008. Lordi. Non solo. L'aumento per il 2008 è ipotetico, visto che dovrà superare le forche caudine della prossima Finanziaria. E comunque, ha sottolineato Filippo Saltamartini, segretario generale del Sindacato autonomo di Polizia (Sap), è una «proposta indecente».
Quello che possiamo fare noi é esprimere la nostra solidarietà alle forze dell'ordine quando scenderanno in piazza e sui nostri blog.
Un ultimo appunto durante la scorsa campagna elettorale le "cassandre" sinistre blateravano di macchine della polizia senza benzina, di gravi rischi per la sicurezza ecc. quando il governo Berlusconi aveva messo a disposizione per la polizia 760ml di euro per il biennio 2002-2003 e 400ml di euro per il 2004-2005. QUANTO HA STANZIATO L'ATTUALE ESECUTIVO PER IL 2006-2007?
80MILIONI DI EURO. Una barzelletta, ma d'altronde questo governo fa ridere ...amaro, ma non ci disperiamo i DS sono alla frutta,ora con l’arrivo di Veltroni hanno fatto un passo avanti, sono al dolce.

23 giugno 2007

Arresti domiciliari per Mario Scaramella


Sei mesi in una stanza di due metri per tre, il letto, un tavolino, la televisione non c’era. L’incubo, almeno quello della detenzione più lunga che si sia vista per un indagato per calunnia, per Mario Scaramella è finito l’altra sera, quando è salito sull’auto dei genitori per recarsi, così riferiva ieri il quotidiano Il Mattino, nella villa di famiglia a Itri, in provincia di Latina, dove sarà agli arresti domiciliari: potrà vedere solo i suoi legali e la sua famiglia, e finalmente riabbracciare i figli di sei e sette anni.

Dopo quasi sei mesi di detenzione a Regina Coeli, il gip del tribunale di Roma, Guglielmo Muntoni, ha infatti accolto l’istanza dei difensori dell’ex consulente della commissione Mitrokhin, gli avvocati Sergio Rastrelli e Gianluca Bucciero, che già avevano chiesto la revoca della custodia cautelare nel gennaio scorso, vedendosi però respingere il ricorso dal Tribunale del Riesame. Gli arresti domiciliari sono stati concessi per l’affievolimento delle esigenze cautelari.

Scaramella era rinchiuso nel carcere Regina Coeli dal 24 dicembre scorso, con l’accusa di calunnia aggravata nell’ambito della vicenda dell’ex spia russa Alexander Litvinenko, morto avvelenato a Londra con una dose mortale di polonio radioattivo. Fu arrestato dalla Digos a Napoli, all’aeroporto di Capodichino, appena rientrato dalla capitale britannica, dove si trovava dal 3 dicembre per un periodo di ricovero in ospedale perché, avendo avuto contatti con Litvinenko, riteneva di essere stato a sua volta contaminato dal potentissimo polonio 210. Nei suoi confronti la magistratura romana, con il pm Pietro Saviotti, ha ipotizzato una serie di reati: è accusato di calunnia aggravata nei confronti di un ufficiale ucraino per aver affermato di essere stato oggetto di attentati ai suoi danni e ai danni dell’ex presidente della commissione, Paolo Guzzanti. È stato poi raggiunto in carcere da altre due ordinanze di custodia cautelare, per traffico di armi e per un’inchiesta che lo coinvolge nella sua qualità di ex consulente del Parco nazionale del Vesuvio.

Il 28 dicembre fu interrogato per sei ore. Puntò il dito contro il premier russo Vladimir Putin, ma i magistrati non gli credettero. Da allora son stati mesi difficili, lui a pregare dal carcere «Non dimenticatevi di me», i suoi legali a cercare di dimostrare l’inutilità della detenzione preventiva, Forza Italia a segnalare, anche attraverso un’interrogazione al ministro della Giustizia, l’anomalia di «un indagato che collabora eppure resta in carcere», con le parole del senatore azzurro Lucio Malan. Due giorni fa sulla vicenda è intervenuta, ai microfoni del Tg2, la vedova di Litvinenko, Marina, dicendosi convinta che l’assassino di suo marito sia l’ex agente del Kgb Andrei Lugovoi. «Dietro c’è lo Stato russo» ha detto. A suo avviso il primo tentativo di avvelenare Litvinenko, Lugovoi lo avrebbe compiuto il 16 ottobre 2006 nel Sushi Bar di Piccadilly, dove il 1 novembre successivo l’ex spia incontrò Mario Scaramella. Questo scagionerebbe completamente Scaramella.(Il Giornale)

22 giugno 2007

FERRARI, INCUBO SABOTAGGIO IN PISTA


MARANELLO (MODENA) - La Ferrari conferma che contro il proprio tecnico Nigel Stepney, 48 anni, inglese, in procinto di passare alla Honda, è stato presentato alla procura della Repubblica di Modena un esposto in cui si ipotizza il tentativo di sabotaggio delle due rosse alla vigilia del Gp di Montecarlo e che contro di lui è stato avviato un procedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento per giusta causa. La notizia era oggi anticipata su alcuni quotidiani dopo che che ieri Jean Todt aveva ammesso l'esposto parlando di sospetti di genercici "illeciti".
Sul tavolo del pubblico ministero Giuseppe Tibis c'é un fascicolo, nato dall'esposto di Maranello, in cui si indaga anche nell'ipotesi del tentativo di danneggiamento e non si escludono le lesioni colpose per colpa di una misteriosa polverina, la cui natura è ancora al vaglio del Ris, il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, che fu trovata dai meccanici sul serbatoio delle F2007 di Raikkonen e Massa il 21 maggio scorso, sei giorni prima della corsa monegasca.
Le parti furono sostituire e alla fine il brasiliano fu terzo, il finlandese ottavo. I sospetti si sono indirizzati (per motivi che la Ferrari non vuole precisare visto che si tratta di oggetto di inchiesta) sul britannico, che fu amatissimo capo dei meccanici, quindi coordinatore tecnico dei Gp fino al 2006, poi dal 2007 responsabile dello sviluppo della performance della squadra, ruolo che non avrebbe gradito molto. Di fatto risulta irrintracciabile dal giorno successivo alla scoperta della polvere, tanto che gli è stato nominato un difensore d'ufficio, l'avv.Luca Brezigar. Il dissapore era evidentemente dovuto al fatto che dopo l'addio di Ross Brawn, di cui fu il braccio destro, forse l'inglese si aspettava una promozione. Che non arrivò e lui reagì con una dura intervista a un quotidiano britannico. La Ferrari replicò non mandandolo più alle corse e affidandogli un compito modesto, in qualche modo l'anticipazione di un addio che avrebbe dovuto essere meno roboante di quello che si sta ventilando.
Eppure in Ferrari chi lo conosce da tanti anni non riesce nemmeno a immaginare che Stepney possa avere fatto qualcosa a danno di altri, essendo stato il suo comportamento fino a prova contraria del tutto leale e irreprensibile. Ma quest'idea convive col sospetto che sia stata in qualche modo la sua manina a mettere quella polverina misteriosa nell'area del serbatoio delle F2007, e solo grazie alla prontezza dei meccanici sarebbe stato insomma scoperto un tentativo di appiedare Massa e Raikkonen nel Gp di Monaco.
Un intrigo? Una solo ventilata minaccia? Una messinscena o una presa in giro? Chiarirlo è il compito degli investigatori ma resta il fatto che è difficile immaginare che uno degli uomini che in un ruolo preminente ha contribuito alla conquista di cinque Mondiali piloti e sei costruttori possa avere complotatto contro la squadra che gli ha dato soldi e gloria, anche se sta per passare alla Honda. Stepney, va ricordato, rimase ferito a una gamba durante il gran premio di Barcellona del 2000 e proprio durante un'operazione di rifornimento. Chi c'era ricorda le manifestazioni di sincero dolore tra i suoi colleghi e l'intero Circus della F.1, in cui era evidentemente molto, molto stimato. (Ansa)

Dopo la G.di F. è il turno della Polizia di Stato



Ora dopo la Guardia di Finanza è il turno della Polizia di Stato. Dopo il Generale Speciale è il turno del Prefetto De Gennaro.Come ben sa o dovrebbe sapere,visto che si fa chiamare professore, il sig. Prodi dovrebbe sapere che non c'è nessuna durata del mandato del capo della polizia. È chiaro, però, che se un alto funzionario dello Stato capisce che per lui non è più aria, non può che rassegnarsi alla decapitazione».Non esiste alcuna durata del mandato del Capo della Polizia, Prodi ha mentito a tutta la nazione, compreso il Presidente della Repubblica Napolitano. Prodi si dovrebbe dimettere per questa ulteriore menzogna. Il Presidente della Repubblica Napolitano deve stigmatizzare pubblicamente questa menzogna del Presidente del Consiglio in carica, professor Prodi.... Gianni De Gennaro è un grandissimo poliziotto, che non piace alla sinistra a quella sinistra di Franco Giordano di rifondazione comunista, questa è la verità, caro professor Prodi,altro che mandato.... Una Repubblica la Nostra, assassinata a sangue freddo, con le armi delle sanzioni amorali di politici che mai hanno interpretato chi realmente siano. Sia a destra che a sinistra nel nome della tolleranza dei propri personalismi, hanno addirittura frantumato le fondamenta di Istituzioni Sacre, come quella dell’offesa alla bandiera italiana, reato depenalizzato dal Governo del Premier Berlusconi, e questo dopo che nelle strade si erano insultati coloro che per quel tricolore erano morti a Nassirya. Per l’onore di quel tricolore la Medaglia d’Oro Quattrocchi prima di morire ha urlato : « ORA VI FACCIO VEDERE COME MUORE ITALIANO! » Siamo tutti dei pupazzi, poiché, Tutti siamo stati obbligati a scegliere tra Prodi e Berlusconi, neanche la preferenza siamo stati liberi di scegliere nella scheda elettorale, un golpe istituzionale avallato con la complicità di tutte le forze politiche, dunque siamo tutti “coglioni” ma non perché siamo stupidi, bensì perché con la scusa delle ideologie, propinateci dal Centrodestra, Centrosinistra e Magistratura, siamo stati obbligati a rinunciare al nostro pensiero, oltreché alla nostra volontà, risucchiati coercitivamente da uno squallidissimo gorgo di personalismi molto graziosamente mascherati Loro, ci hanno ridotto così, come delle marionette che non possono scegliere neanche per chi votare. De Gennaro, è un mastino che non molla mai, piano, piano li ha presi tutti: ha perso parecchi uomini in questo percorso, ma alla fine ha vinto, anche l’ultimo dei lupi della Sila sta dietro le sbarre. De Gennaro, merita i complimenti per aver consegnato alla giustizia Bernardo Provenzano, alla fine delle votazioni: per lealtà nei confronti della Repubblica avrei fatto lo stesso. De Gennaro, anni fa si definì incantato alla fine di una conferenza della leggenda americana, Serpico, io da estimatore quale sono del valore degli italiani lo inviterei a superare quella leggenda, a dire tutto quello che sa’ ai giornali, affinché i “coglioni” e i “non-coglioni” possano venire a conoscenza dei nomi dei politici componenti eccellenti di tutta la Cupola e di quelli del clero, le protezioni ecclesiastiche di cui io deduco godesse Provenzano: <>. Informare sulle connivenze mafiose accertate forse può salvare quest’Italia dal rischio nell’aria di una coalizione governativa o di "salti del fosso" che, sarebbero solo una tirannia, una dominazione nel segno dell’ingiusto e dei personalismi. Il Dott. De Gennaro, dovrebbe rivelare quanto ha appreso in questi suoi anni di lotta alla mafia, poiché tanto lo sa che tutto ha sempre un prezzo, come sa anche che probabilmente la sua carriera rischia di concludersi, magari anche bruscamente, dopo il successo conseguito con l’arresto di Bernardo Provenzano, anche questa mia riflessione potrebbe avere un prezzo simile a quello che questo grande sbirro, rischia purtroppo di pagare per essere eccelso assieme ai suoi uomini, nell’adempimento del proprio dovere, solo che nel mio caso nessuno se ne accorgerebbe. Io comprendo che cosa possa significare interiormente un giuramento di fedeltà alle istituzioni dello Stato, comunque sia, le istituzioni non valgono più dello Stato: quel “SI” logora, somiglia solo all’Obbedisco di Giuseppe Garibaldi, e poi, quel giuramento fu fatto ad un’altra Costituzione, quella che pretendeva rispetto per la bandiera nazionale.

21 giugno 2007

Denuncia gli usurai e perde il lavoro: mette all'asta un rene


Un artigiano di Chiavenna, costretto a chiudere la sua falegnameria di Colico (Lecco), dopo essere finito nelle mani degli 'strozzini', si è rivolto alla redazione di Sondrio del quotidiano Il Giorno per pubblicare un appello relativo a una singolare e drammatica asta: "Vendo un rene al miglior offerente".
"Non riesco a trovare un'altra occupazione - dichiara Maurizio P., 42 anni, una figlioletta di tre - quando scoprono che ho denunciato alla Guardia di finanza di Colico gli usurai mi chiudono la porta in faccia, nonostante sappia fare di tutto. Per un po' ho tirato avanti commerciando mobili antichi con la Svizzera, ma in Valtellina e sull'alto lago di Como ora non c'é più mercato. Sono disposto a fare qualsiasi sacrificio pur di avere un lavoro onesto, anche se il mio sogno è di trovarlo in un agriturismo o di fare il guardiano in qualche impresa".
Il sospetto caso di usura venne a galla alcuni mesi fa quando al piccolo imprenditore fu sequestrato un assegno postdatato mentre al volante della sua auto si apprestava a superare il valico di frontiera di Gandria per raggiungere Lugano. "Sono stato multato - racconta l'uomo - ma le indagini dell'ottimo comandante della Gdf di Colico, hanno spinto la Procura di Lecco a disporre, di recente, sei perquisizioni domiciliari nelle province di Sondrio, Lecco e Roma. Fra gli indagati ci sono un ex pilota dell'Alitalia, il titolare di un'importante agenzia immobiliare con sede in un paese dell'alto lago di Como, un imprenditore edile e il proprietario di un'affermata impresa commerciale".

Indagato il Capo della polizia Gianni De Gennaro


L'iscrizione del capo della Polizia nel registro degli indagati da parte della Procura di Genova sarebbe stata fatta per l'ipotesi di reato di istigazione alla falsa testimonianza, resa al processo per l'irruzione della polizia nella scuola Diaz dall'ex questore Francesco Colucci.
Nei suoi sette anni come capo della Polizia, Gianni De Gennaro ha inanellato importanti successi: dalla disarticolazione delle gruppo Br responsabile degli omicidi D'Antona e Biagi alla cattura del super-latitante Bernardo Provenzano. Calabrese, di Reggio Calabria, è nato il 14 agosto 1948, De Gennaro entra in polizia nel 1973, dopo essersi laureato in giurisprudenza all'università La Sapienza di Roma.
Con il grado di commissario ottiene il suo primo incarico alla questura di Alessandria e nel 1975 viene trasferito alla questura di Roma e assegnato alla Squadra mobile come dirigente della Sezione narcotici. Nel 1981 assume la direzione della Criminalpol del Lazio e nel 1984 è trasferito alla Direzione centrale della polizia criminale per dirigere prima il Nucleo centrale anticrimine, poi il Servizio centrale operativo.
Promosso due volte per merito straordinario: la prima, nel 1980, quando fu protagonista in un conflitto a fuoco all'interno dell'ambasciata belga di Roma, finito con la liberazione di trenta ostaggi minacciati da un pericoloso squilibrato. Nella circostanza gli è stato attribuito il grado di vice questore aggiunto. La seconda nel 1990, quando viene promosso dirigente superiore, dopo la brillante conclusione di una serie di importanti operazioni di rilievo internazionale contro la mafia.
Alla fine del 1991 il ministro dell'Interno gli affida l'incarico di vice direttore della Direzione investigativa antimafia. Sempre impegnato sul fronte della polizia giudiziaria, affianca per 11 anni, ininterrottamente, l'azione antimafia del giudice Giovanni Falcone: dall'individuazione dei laboratori clandestini per la raffinazione dell'eroina in Sicilia, alle indagini sul fronte italiano della "Pizza connection", fino all'arresto di latitanti di spicco, tra i quali Zaza, Vernengo, Lucchese. Impegnato sul fronte dei sequestri di persona, dirige personalmente le indagini che hanno condotto alla liberazione di Esteranne Ricca, di Carmine Del Prete, di Augusto De Megni e di Patrizia Tacchella.
L'1 aprile 1993 diventa direttore della Dia. L'1 settembre 1994 è nominato vice capo della polizia direttore centrale della polizia criminale. Il 19 dicembre 1997 il Consiglio dei ministri gli affida l'incarico di vice capo della polizia vicario. Diventa capo della Polizia il 26 maggio del 2000, con Giuliano Amato presidente del Consiglio e Enzo Bianco ministro dell'Interno.
Nel 2001 si trova ad affrontare il G8 di Genova e finisce sotto accusa per la gestione dell'ordine pubblico, il blitz notturno alla scuola Diaz e la morte di Carlo Giuliani. Subito dopo, in una delle sue rare interviste concesse in questi anni, racconta al Tg5 di non aver mai pensato di dimettersi. Più recentemente, ascoltato in commissione Affari costituzionali del Senato, replica ad Heidi Giuliani, madre del ragazzo ucciso, «Non credo - sottolinea - che il comportamento di singoli, sicuramente censurabili, debbano inficiare il valore e la generosità delle forze di polizia in generale».
Nel 2001, il nuovo Governo di centro-destra lo conferma ed il prefetto si guadagna la fiducia con una serie di importanti successi, in particolare con l'arresto dei nuovi Br. Resta in sella anche quando torna al governo il centro-sinistra. Fino alle dichiarazioni di oggi di Prodi.

20 giugno 2007

ISLAM : Sempre più corta di cervello


Dopo che nel febbraio del 1989 l’ayatollah Khomeini dichiarò che Salman Rushdie meritava la morte, autore del libro “I versetti satanici”, si eclissò per tre anni sotto la protezione della polizia inglese. Ora Teheran bolla come “offesa all’islam” l’onorificenza conferita dalla regina all’autore del libro alzando la taglia sulla sua testa. Il ministero per gli Affari religiosi del Pakistan dichiara che dobbiamo aspettarci attentati suicidi. La provocazione allucinata e carismatica di Khomeini non si è mai estinta e ha segnato l’avvio di una campagna di intimidazione del mondo libero. Il Parlamento di Teheran ha anche votato una legge che punisce registi e attori di film porno con la pena capitale; un’attrice è già stata lapidata. La legge tra l’altro è retroattiva, e minaccia dive iraniane per peccati di gioventù. Secondo statistiche indipendenti l’Iran è fra i primi dieci paesi dell’Asia per numero di prostitute, mentre per Teheran la prostituzione è quasi inesistente. Mentre ieri in Afghanistan, 300 idioti ignoranti hanno giurato durante una specie di festa di laurea, con la benedizione del Mullah Mansoor Dadullah, che si tratti di propaganda o di seri propositi, sembra proprio che questo tipo di Islam sia veramente barbaro ed a corto di idee, se non ha altre argomentazioni che servirsi di imbecilli che si fanno saltare in aria per conto terzi in mezzo a civili innocenti, con la curiosa abitudine di proteggere i genitali con vari strati di mutande per l’improbabile scopo di averli integri quando avranno a disposizione le famose 72 vergini nell’aldilà …

9 giugno 2007

23 Giugno: ORGOGLIO PEDOFILO


Siamo arrivati anche a questo, il 23 giugno si terrà la giornata dell’ ”ORGOGLIO PEDOFILO”, il "Boy love day"mi sarei meravigliato se non ci fosse stata una giornata dedicata a questi esseri....
Dopo aver tollerato per anni le rimostranze e la cavalcata ai diritti degli omosessuali ormai diventati trendy e di moda, in questi anni anche la pedofilia dice la sua, se quindici anni fa era inimmaginabile che un gay fosse considerato simpatico,trendy alla moda e chi più ne ha ne metti,mentre oggi (o ne parli bene o non puoi nemmeno nominarli) la pedofilia piano piano si sta facendo strada, facendo lo stesso identico percorso. Sicuramente tra quindici anni il pedofilo sarà considerato un “NORMALE”, uno alla moda, uno addirittura moderno e che ha diritto ai suoi schifosi diritti sessuali.
Ho visitato il sito che promuove la giornata mondiale dei pedofili,non lascia dubbi al riguardo,visitatela.....http://www.ibld.net/ibld.cgiMa altre pubblicazioni dell’evento sono ancora più sgradevoli,con bambini in braccio a Babbi Natale che li palpeggiano e non aggiungo altro.
L'unica arma fin qui studiata dalle nostre moderne istituzioni e associazioni è...UNA MAIL !!!
Si avete capito bene...... una mail, un inutile inefficace indolore stupida email.
italia@epolis.sm
CHI VUOLE PUO SCRIVERE LI, DANDO NOME E COGNOME PER SENSIBILIZZARE L'UNICEF CHE SI RIVOLGERA' AL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISISONE EUROPEA FRANCO FRATTINI DI...OSCURARE PER QUEL GIORNO I SITI PEDOFILI CHE ADERIRANNO ALLA LORO GIORNATA MONDIALE.
NON FACCIAMO COMMENTI...
ISTITUZIONI, FORZE DELL'ORDINE E GOVERNI, AUTORITA' ESERCITI MAGISTRATURA E TUTTA LA SERIE INFINITA DI POTENZE TECNOLOGICHE CHE LA SOCIETA' DETTA CIVILE HA A DISPOSIZIONE COSA FA ????
CI CHIEDE DI MANDARE UNA MAIL...
Questa si che è una scelta CORAGGIOSA DETERMINATA ED EFFICACE PER ARRESTARE IL FENOMENO PEDOFILO...BRAVI !!!
NON RIDIAMO PER RISPETTO DEI BAMBINI...
ALLE ISTUTIZIONI DICIAMO CHE NOI IL DISEGNO PER "NORMALIZZARE" LA FIGURA DEL PEDOFILO LO VEDIAMO BENISSIMO, E LO VEDIAMO GIA DA QUALCHE ANNO, BRAVI, CI DISPIACE SOLO PER CHI CREDE DAVVERO DI POTER FARE QUALCOSA CON UNA STUPIDA MAIL.

TRATTO DALLE RAGIONI DEI PEDOFILI: (in neretto le osservazioni dello scrivente)
1) "L'amore tra un adulto e un bambino e' normale"
2) "Io AMO i ragazzi ma non ho mai molestato nessuno, queste sono distorsioni che i media fanno di noi"
L'IDEOLOGO CHE HA CONIATO QUESTA AFFERMAZIONE (UN EDUCATORE DELLA LOMBARDIA) E' STATO TROVATO IN POSSESSO DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO E DI BIANCHERIA INTIMA DI BAMBINI
3) "Vogliamo poter amare chi ci pare e piace, nella forma che ci pare senza limiti di eta' o di sesso senza che nessuno interferisca nella nostra vita privata" QUESTA L'AVEVAMO GIA SENTITA DA GRILLINI, LUXURIA E PLATINETTE A DIFESA DEI GAY SE NON SBAGLIO
4) I bambini e gli adolescenti non devono aver paura di lasciarsi andare a scoprire il sesso con chi gli sta accanto specialmente se si tratta di un adulto"

A QUESTO PUNTO PIU NESSUN COMMENTO E' NECESSARIO.

Noi osserviamo sconcertati che siamo di fronte a tutta una sottocultura dell'essere umano che spinge alle libertà più sfrenate sull'onda del "Vietato Vietare", ognuno ha il diritto di fare ciò che vuole quando vuole come vuole e GUAI a dire che non si può, si e' immediatamente tacciati di Fascismo.
Bene...questo e' il risultato della nostra cultura moderna democratica progressista ed emancipata...GRAZIE LIBERTARI E LIBERTINI PER AVERCI DONATO TUTTO QUESTO !!!

8 giugno 2007

Il rapporto segreto della Kroll. In esclusiva integrale


La più grande agenzia investigativa del mondo, la Kroll, con sede a Brera, la stessa che si è occupata di casi come quelli della Parmalat e Telecom , e il cui detective Nunzio Rizzi è ora ricercato per violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento Il rapporto Kroll. Tutto nasce da un file sequestrato sui computer di un agente della Kroll, tale Erginsoy, del Tiger Team di Telecom, contenuto nel cosiddetto 'rapporto K' sulla guerra tra la brasiliana Dantas e la Telecom di Marco Tronchetti Provera, si legge: 'Fonti di intelligence in Italia indicano che Inepar era la societa' che ha movimentato i fondi per l'allora primo ministro D'Alema, che ha coinvolto le attivita' di Telecom'.Quello che ha fatto infuriare D'Alema, quello che ha fatto finire la Stampa (che ne ha estrapolato alcune parti) nell'occhio del ciclone della polemica politica. Perché lo ha pubblicato proprio alla vigilia dell'epilogo della crisi GdF-Visco. Insomma, il rapporto che tutti vogliono. Affari lo ha trovato e lo ha pubblicato integralmente. Con un'avvertenza, questo rapporto è stato pubblicato dalla "Folha do Sao Paulo", un quotidiano brasiliano che sta seguendo la vertenza tra Telecom Brasil e l'agenzia investigativa americana Kroll. La Telecom Brasil aveva infatti trascinato in tribunale la Kroll perchè - dopo averla incaricata di un servizio di spionaggio industriale ai danni di Telecom italia - la società americana non avrebbe depositato tutti i dossier elaborati. Che, di conseguenza sono stati acquisiti agli atti del processo. Sono atti fermi a San Paolo che risalgono a oltre tre anni fa. Tanto è vero che il Folha do Sao Paulo li pubblica il 22 luglio del 2004. Poi, il dossier viene rimosso per ordine dell'autorità giudiziaria con una decisione che ha fatto molto discutere la stampa brasiliana. Ora, la Stampa è in forte imbarazzo. Tanto quanto il suo direttore, già nel mirino di Gianfranco Fini, come confermato dal durissimo scontro a Porta a Porta qualche giorno fa. Secondo quanto può riferire Affari, anche dall'entourage di D'Alema si segnala molta delusione e stupore per il comportamento di uno dei più grandi giornali italiani, nonchè per uno dei direttori più stimati.
Ecco dunque il dossier della Kroll, sul "Project Tokyo". (in inglese)
PROJECT TOKYO
Privileged & Strictly Confidential
Cassio Casseb Lima
Personal Background
Cassio Casseb Lima (CCL) has one son, Eduardo Casseb Oliveira (born on April 12 th 1980 ), and two daughters; Cassia Casseb Oliveira (born on December 12 th 1976 ) and Elaine Casseb Oliveira (born on April 28 th 1972 ). Further research into relevant corporate links or financial dealings relating to these individuals is under way.
According to source intelligence, CCL uses the following land line:
11 3xx 8835
Sources indicate that the billing address for this number appears to be as follows:
Rua Morro Verde 00106
Pacaembu

Sao Paulo SP
01245-020
This number may have been used to make calls to the following Italian numbers during February:
+258 305 87xx
+338 729 72xx
According to source intelligence, CCL uses the following mobile phones:
11 9966 71xx
11 9934 69xx
Sources maintain that the billing address for both numbers is as follows:
Rua Cristiano Viana 191
Apto. 52
JD America
05411-000, Sao Paulo
Further details are expected next week.
According to source intelligence, CCL is said to use a Visa Executivo VIP credit card (number 40323xxxxxxxxxx). The source maintains that this card was used in a restaurant in Milan , Italy on February 5 th 2004 .
Professional Background
Research confirms that CCL graduated in Engineering at the Escola Politecnica of Sao Paulo . In 1976 he was head hunted to work at Bank of Boston by Henrique Meirelles, the current President of the Central Bank in Brazil . Henrique Meirelles is said to be one of main supporters in promoting CCL to his current position at Bank of Brazil.
At Bank Boston, CCL worked for 3 (three) years in the area of Leasing and Credits. In 1979 he went to French & Brazilian Bank (Credit Lyonnais ) where he worked for nine years, initially as an Account Officer, then latterly as Financial Director for Brazil and Commercial Director for the Northwest Region.
After Credit Lyonnais CCL was employed at Mantrust Bank SRL, a joint-venture between Manufacturers Hannover and local entrepreneurs Joao Sayad and his two partners Henri Philippe Reichstul (the ex-CEO for Petrobras) and Francisco Luna. He remained at the bank for four years as Financial Vice President and Executive Vice President. Reichstul and Sayad are also said to been influential in assisting CCL to obtain his position at Bank of Brazil.
In 1992 CCL co-ordinated the industrial restructuring of Vila Romana Group. In 1993 he moved to Citibank as Financial Vice President (Treasurer) responsible for the areas of Products and Derivative's Development as well as all treasurer operations.
Around this time CCL became a member of the Board of ANDIMA – the National Association of the Entities of the Financial Market – and of IBCB – the Brazilian Institution of Banking Science.
In 1997 CCL assumed the Presidency of Credicard S.A. CCL restructured the company and granted also experience at the financial retail.
In May 1999 CCL was hired by the Steinbruchs, the owners of the Vicunha Group, in order to help in the group's restructuring and industrial strategy. Please note that Vicunha is referred to in the Brazilian press as a '…national partner' of Telecom Italia. The group has investments in companies such as Vicunha Textil, Fibra Dupont, Fibrasil, Companhia Siderurgica Nacional (CSN), Vale do Rio Doce, Maxitel and Fibra Bank. CCL became a member of the Board at Vicunha and Fibra Bank.
Traliz Consultadoria Ltda
According to source intelligence, at the end of 2001 CCL left the Vicunha Group and started his own consulting office in partnership with Andrea Calabi - ex-President of Bank of Brazil and BNDES, in a company called 'Traliz Consultadoria Ltda ( tax no. 04.373.218/xxxxxx-42).
According to local database records Traliz was incorporated in April 2001. Records indicate that the company is located at the following address:

Room 61
Rua Viradouro 63
Sao Paulo
There are no telephone numbers registered to this address.
Further research indicates that this address is registered under the name of a company called AACC Administração Consultoria S/C Ltda (tax no. 01.826.743/0001xxxx). This company was incorporated in May 1997. Its current shareholders are listed as:
Andrea Calabi
Adriana Cristina Calabi
The possibility that AACC has acted as a partnership vehicle for CCL and AC is being considered. Full documentation for both Traliz and AACC has been requested and will be analyzed for any possible links with CCL and in turn with TI.
Please note that according to a well placed source at this time the CEO of TI in Brazil Carmelo Furci enjoyed a close relationship with Andrea Calabi. It is thought that any services rendered to TI at this time by CCL and AC would have probably been offered through this company. Further documentation relating to this entity is awaited.
Links with Inepar
Traliz is also said to have been involved in the restructuring of the Inepar group, a close joint venture partner of TI. Inepar is reported to belong to Atilano de Oms Sobrinho and includes amongst its minority shareholders some pension funds, including BNDES Par and Dynamo. This project – where the contractors included some Pension Funds – gave CCL the opportunity to develop a good relationship with prominent names from PT Political Party.
Sources maintain that the company passed through a difficult situation until 1999/2000. In 2001 it began to retake its position through a series of deals in the electrical and petroleum sectors. Therein orders for towers and transmission lines increased.
Information regarding Inepar Administração de Bens e Serviços Participações Ltda (tax payer number 45xxxxxx602/0001-09), the main company of the group, has been requested, however, initial public records indicate that the company lists the following managers:
Atilano de Oms Sobrinho
Di Marco Pozzo
Mario Celso Petraglia
Natal Bressn
Jauvenal de Oms
Gennaro Moretti
According to market information, Inepar and Andrade Gutierrez closed an agreement with Nokia in order to implement the GSM network for Telemar in Rio de Janeiro , Minas Gerais and Espírito Santo. At this point it is said that the company was negotiating an agreement with TIM to render its services.
An attachment of a TI CADE Resolution, which lists acquisitions, mergers, joint ventures and joint development of new enterprises in Brazil and in other Mercosul countries during the previous three years, lists Inepar as a partner with Telespazio SpA in two joint ventures:
• Damos Sudamérica S.A. established in 1997 by Telespazio, Inepar and others. The stated purpose of business was to provide data communication services in Europe using the Orbcomm satellite.
• Tiscom S.A.a 1999 joint venture to provide satellite services to corporate clients and telecom operators in Brazil .
Sources indicate that the two companies also participate in a local mobile operator in Venezuela called ELCA. Further confirmation is being sought.
An an article in 'O Globo' date 20 th October 1998 reports the purchase of Tele Norte Leste for R$ 3,434 bn by Telemar, the consortium consisting of Andrade Gutierrez, Inepar, La Fonte Participações (the Jereissati Group) and several pension funds, headed by Caixa de Previdência and Previ. TI also declared an interest in purchasing Tele Norte Leste. The article quotes Carmelo Furci (then President of Telecom Italia do Brasil) confirming this interest whilst denying as 'baseless speculation' rumours that TI offered R$ 1,030 bn for the company.
Source intelligence in Italy indicates that Inepar (ma questo è stato smentito dal fondo, ndr) was the company that moved funds for the then Prime Minister D'Alema, which involved TI activities.
In 2002 CCL became involved in a series of studies for the Sao Paulo City Hall at the invitation of Joao Sayad, who was then Municipal Secretary for Finances for Sao Paulo . One of the most recent such studies undertaken by CCL concerns the management of funds and application of Municipal Treasury assets. Its objective was to identify the best return of capital for the City's cash as well as to identify the operations risks.
Press reports indicate that CCL also informally provided services to Sao Paulo 's City Hall and realized works for Previ – the Bank of Brazil employee pension fund.
Solpart
CCL also served as a board member of BrT subsidiary Solpart. According to database records, CCL appears as a Solpart shareholder from April 4 th 2002 . A copy of the relevant company documents has been requested. It was reported in the Brazilian press on January 20 th 2003 that he also held a position as an advisor for TI in Brazil . The veracity of this report is currently being investigated.
Financial
Source intelligence has been obtained relating to CCL's personal finances between 1997 and 2002. This information is summarised in the attached chart.
The chart summarises earnings from investments with financial institutions and/or companies as declared to tax authorities. Analysis of this information indicates the following points:
• CCL appears to have almost R$500,000 taxable revenue from an investment in Banco Zogbi. Based on this figure, a likely deposit (based on an average return of 20%), may be estimated at R$2.5mn.
• CCL appears to have benefited from two swap deals; one with Banco Fibra (for whom he previously worked), and the second with Banco Sofisa. It is not clear whether these relate to currency swaps. Efforts to establish whether CCL's current position should prohibit him from participating in or benefiting from such deals are underway.
• CCL appears to rent a commercial site to a firm called Barros, Bastos & Coser Commercial Ltda. This is the legal entity which operates ' House Garden ' a well known decoration firm in Sao Paulo . In 1997 CCL appears to have declared payments for two separate sites.
• CCL appears to have earnings from HSBC Private Securities in Curitiba . Please note that NT also appears to have benefited from earnings from the same bank in Curitiba , although the two men cite different building numbers in the same street. Further research continues.
• CCL appears to declare total taxable revenues of approximately R$8mn.
ATTACHMENT A
CCL Financial Data
The spreadsheet lists revenues from personal investments, financial transactions etc. Reading from left to right, the chart lists the fiscal year (i.e. 2001), source of income (with tax payer ID), corporate name / address, and a description of the earning together with its Taxable Revenue and Withholding Tax.

6 giugno 2007

CASO CALVI: TUTTI ASSOLTI


Il tribunale di Roma ha assolto per insufficienza di prove tutti i cinque imputati per l'omicidio di Roberto Calvi trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei “Frati Neri “a Londra.
I giudici in camera di consiglio, nel pomeriggio hanno reso nota la loro decisione, leggendo nell'aula bunker del carcere romano di Rebibbia il dispositivo di una sentenza con la quale scriveranno la parola fine ad un processo cominciato il 5 ottobre del 2005. Cinque le persone rinviate a giudizio: l' imprenditore Flavio Carboni; l'ex cassiere della mafia Pippo Calò: l'ex compagna di Carboni, Manuela Kleinszig; Ernesto Diotallevi, e l'ex contrabbandiere Silvano Vittor. Il pm Luca Tescaroli ha chiesto ai giudici di condannare all'ergastolo Carboni, Calò, Diotallevi e Vittor. Non così per l'ex compagna dell'ex impreditore, Manuela Kleinszig, per la quale ha sollecitato l'assoluzione. Per anni la morte di Calvi fu ritenuta un suicidio; fino a quanto alcune perizie apertamente parlarono di 'morte provocata', di omicidio. A conclusione delle indagini, il pm andò addirittura oltre. Dietro la morte del banchiere - ha sostenuto - si nasconderebbero una serie di intrecci 'torbidi': dalla cattiva amministrazione del denaro di Cosa Nostra affidato al banchiere milanese, al pericolo che fossero rivelati segreti di riciclaggi compiuti attraverso il Banco Ambrosiano, alla volontà dei mandanti di quella morte di acquisire maggiore peso negoziale nei confronti di coloro che erano in rapporti con Calvi, ovvero massoneria, P2, Ior, referenti politici e istituzionali, enti pubblici nazionali. I difensori degli imputati fin da subito di sono detti convinti, sulla base di consulenze di parte, che l'ex presidentedel Banco Ambrosiano si sia suicidato. Ma il processo di oggi vedrà la sua sentenza probabilmente destinata a rimanere solo 'una pagina' di questa vicenda, in quanto sulla morte di Calvi in procura a Roma c'é un secondo fascicolo aperto: un'indagine-stralcio sui mandanti che vede indagate una decina di persone tra le quali Licio Gelli. Facciamo un passo indietro e attenzione alle date: 18 giugno '82, uccisione del banchiere Roberto Calvi a Londra; 20 marzo '86, muore per un caffè alla stricnina Michele Sindona nel supercarcere di Voghera. Il movente? Entrambi avevano sperperato i denari di Cosa Nostra ed avevano pagato con la vita. Il presidente del vecchio Banco Ambrosiano, il banchiere dagli occhi di ghiaccio, aveva perduto centinaia di miliardi di lire finanziando lo Ior vaticano che a sua volta sosteneva Solidarnosc in Polonia, il bancarottiere di Patti aveva bruciato altre grandi somme in operazioni sbagliate, aveva finto un rapimento, era approdato in Sicilia con il tabulato dei 500 che attraverso la sua Banca Privata avevano imboscato fortune all'estero, voleva ricattarli per pagare la mafia, ma non c'era riuscito. E la mafia gli aveva servito il caffè avvelenato. Sembrano romanzi gialli, invece è tutto vero perché all'epoca Cosa Nostra uccideva chi voleva e quando voleva. Erano gli anni in cui cadevano banchieri, presidenti della Regione, magistrati, politici, commissari di polizia.
Ad agevolare le indagini romane dei pm Maria Monteleone e Luca Tescaroli è stato soprattutto il killer trapanese pentito Vincenzo Calcara, quello stesso che disse a Borsellino: "Dottore, ho avuto l'incarico di ucciderla, mi metta al sicuro da qualche parte perché non ho intenzione di farlo". Ma c'è anche nell'inchiesta un testimone inglese che assistette all'ultima cena di Calvi prima di essere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri. A quella cena c'erano il faccendiere sardo Flavio Carboni e l'antiquario romano Sergio Vaccari, eliminato due mesi dopo Calvi per togliere di mezzo un testimone scomodo. Quindi è un "giallo" con due omicidi.
I pm hanno concluso le indagini accusando Carboni, Pippo Calò, l'imprenditore romano Ernesto Diotallevi e l'austriaca Manuela Kleinszig, amica di Carboni, che avrebbero convinto il banchiere a fuggire a Londra (non aveva più il passaporto) dove gli era stata preparata la trappola. Ma starebbero per partire altri quattro avvisi di garanzia. Secondo i pubblici ministeri romani il pentito sarebbe affidabile, anche se cita Andreotti come partecipante al summit che decise la morte di Calvi. Probabilmente questo collaborante come gli altri cerca di accreditarsi e di ottenere benefici sparando alto. Nessuno con un po' di logica potrebbe mai credere che il sette volte presidente del Consiglio possa essersi seduto assieme ai capi della criminalità.
Calcara dice di avere portato nello studio romano del notaio Albano due valigie con dieci miliardi di lire in contanti destinati all'ex presidente della banca vaticana dello Ior, cardinale Marcinkus. E questo racconto avrebbe avuto dei riscontri, ma questo non basta per ingoiare tutte le panzane di cui è infarcito il suo racconto.
Il collaborante è un fiume in piena: "La decisione di uccidere Calvi è stata presa nell'estate dell'81 a Paderno Dugnano nella casa dell'imprenditore Michele Lucchese. C'erano i rappresentanti di cinque Entità: Cosa Nostra, 'Ndrangheta, massoneria, pezzi deviati dello Stato e soprattutto dei servizi segreti, più pericolosi della stessa Cosa Nostra, e personaggi vicini al Vaticano". Tra i presenti cita i boss mafiosi Bernardo Provenzano, Francesco Messina Denaro di Trapani, il sindaco di Castelvetrano Tonino Vaccarino, un cardinale assieme al notaio Albano, Francesco Nirta della 'ndrina di San Luca e un noto esponente politico che in passato ebbe incarichi di governo, appunto Andreotti. "Ero presente anch'io con il compito di portare bevande e caffè e non potevo fare a meno di ascoltare certe frasi quando entravo e uscivo dalla stanza. Poi Lucchese e Vaccarino mi hanno riferito i dettagli. Ogni Entità aveva una commissione come quella di Cosa Nostra composta da 12 persone al massimo (tranne Cosa Nostra che ne ha 15), al vertice delle commissioni un triumvirato con il capo assoluto e altri due. Ogni Entità era autonoma, ma quando si doveva decidere un delitto eccellente che poteva danneggiare un'altra Entità i triumvirati si riunivano. Queste cose le ho dette al dottor Borsellino, ha preso appunti su un'agenda e non so dove è andata a finire. A lui lo hanno ucciso e non ha potuto approfondire quelle cose che gli ho riferito".
Il discorso può filare per quanto riguarda Roberto Calvi, perché qualcuno deve avere deciso la sua fine. E siccome si trattava di un personaggio importante non è escluso che quella riunione a Paderno Dugnano ci sia effettivamente stata, ma aggiungere nel mazzo anche Andreotti mi sembra una grossa scemenza.
L'inchiesta romana può comunque avere ancora sviluppi clamorosi. E anche a Londra dopo 21 anni si sono decisi a riaprire il caso che era stato frettolosamente archiviato come "suicidio di un barbone". E poi parlano della magistratura italiana...

4 giugno 2007

Fallito attentato al JFK : Caccia al quarto complice


Le indagini concentrate proseguono a Trinidad ,isola caraibica(dove sono già stati arrestati 2 complici) e il sospetto ora ha un nome: Abdel Nur
La polizia americana e l’Interpol sono sulle tracce del quarto uomo che avrebbe partecipato allo sventato complotto per un devastante attentato all’aeroporto JFK di New York City.
L’attentato , per citare le parole di uno dei suoi presunti autori, avrebbe «seminato una distruzione maggiore di quella degli attacchi dell’11 settembre» del 2001, colpendo l’aeroporto JFK, uccidendo migliaia di persone e distruggendo la periferia del Queens, attraversata dall’arteria di rifornimento di carburante per aerei che va verso l’aeroporto newyorchese. La città di New York e l’America intera hanno temuto ieri di rivivere dopo quasi sei anni l’incubo dell’11 settembre; un incubo che, secondo quanto hanno detto le autorità dell’Fbi che hanno sventato il piano di attentati, avrebbe avuto come baricentro il JFK. Protagonisti del complotto quattro uomini, di cui tre arrestati e uno - Abdel Nur - ancora a piè libero.Uno degli uomini arrestati è un ex dipendente del JFK, Russell Defreitas, cittadino americano nato in Guyana, descritto come un «uomo pieno di rabbia e un estremista islamico». Altri sospetti terroristi sono Abdul Kadir, ex parlamentare di Guyana, e Kareem Ibrahim del Trinidad. I due sono stati arrestati a Trinidad; in particolare, Kadir è stato accusato di aver tentato di raccogliere finanziamenti per «operazioni terroristiche» a Guyana. Lo stesso Defreitas, detenuto ora a Brooklyn, ha dichiarato che il Jfk è stato scelto per il suo alto valore simbolico; una sua distruzione avrebbe «fatto piangere l’intera nazione». La devastazione che un attentato del genere avrebbe causato, nel caso in cui fosse stato portato a compimento, sarebbe stata inimmaginabile - ha commentato nel corso di una conferenza stamp il procuratore Roslynn R. Mauskopf, definendo il piano «uno dei complotti più agghiaccianti immaginabili».Identificato anche il target preciso dell’attentato; si tratterebbe della conduttura di proprietà della società Buckeye Pipeline, che trasporta il carburante per jet da Linden, nello stato del New Jersey, al JFK. Il piano di attentati si era preposto dunque come obiettivo le operazioni di terra dell’aeroporto; l’intenzione era di piazzare esplosivi nelle cisterne, nei camion e nelle condutture di carburante per aerei jet.Data la natura del business di Buckeye e l’importanza di questa rete di trasporti, stiamo continuando a comunicare intensamente con l’autorità portuale, i dipartimenti di Polizia e Vigili del Fuoco di New York, il dipartimento federale di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti e l’Fbi», ha detto Roy Haase, portavoce di Buckeye.Ma la moglie di Kadir ha difeso suo marito. «Non abbiamo alcun interesse a un attentato negli Stati Uniti - ha detto dalla sua casa in Guyana - Abbiamo parenti negli Stati Uniti». La donna ha detto che suo marito è stato arrestato mentre si stava imbarcando su un aereo diretto da Trinidad al Venezuela, dove aveva intenzione di prendere un visto per presenziare a una conferenza religiosa islamica in Iran.Ripercorrendo le tappe del piano di attentati contro l’aeroporto newyorchese, il dipartimento di Giustizia americano ha reso noto che i sospetti terroristi avrebbero iniziato a pianificare l’attacco il 6 gennaio, cercando complici negli Stati Uniti, nel Guyana e a Trinidad. Sebbene non ci siano prove su un qualsiasi coinvolgimento della rete terroristica Al-Qaida, i sospetti sono stati definiti dalle autorità come «aspiranti membri di Al-Qaida».
In una conversazione registrata, avvenuta nel maggio del 2007 tra Defreitas e altri presunti coinvolti, il primo avrebbe paragonato un attacco contro l’aeroporto JFK a quelli dell’11 settembre del 2001, sottolineando che la distruzione dell’aeroporto newyorchese «potrebbe distruggere l’economia americana ». Il piano è stato scoperto nel momento in cui i sospetti terroristi hanno tentato di reclutare un terzo che in realtà è un informatore.
Le autorità federali hanno tentato di calmare gli animi dei cittadini americani; un funzionario del dipartimento di Sicurezza Nazionale ha sottolineato che »non ci sono informazioni credibili di intelligence per ritenere che ci sia una minaccia imminente contro il territorio nazionale in questo momento, e non ci sono dunque aggiustamenti al nostro livello di sicurezza. Fonti del dipartimento hanno reso noto anche che non ci sono minacce imminenti alla sicurezza dell’aeroporto e che il piano di attentati, sebbene molto grave, «non sarebbe stato fattibile da un punto di vista tecnico».

2 giugno 2007

USA, ARRESTATO IL RE DEI LADRI VIA WEB


WASHINGTON - Si chiama Robert Alan Soloway, ha 27 anni, e negli Stati Uniti era ricercato come uno dei dieci 'spammer' piu' pericolosi d'America. Gli 'spammer' sono quel navigatori della Rete che inondano di e-mail le caselle postali elettroniche di mezzo mondo: milioni e milioni di messaggi con il solo scopo di 'nascondere' invisibili file-pirata capaci di infettare il sistema dei singoli computer, per permettere poi di carpire informazioni di carattere privato.
Questa sorta di 're' della posta-spazzatura, considerato uno dei ladri informatici piu' pericolosi al mondo, e' stato identificato e arrestato dopo che la polizia informatica degli Stati Uniti gli dava la caccia da anni. 'E' uno dei dieci 'spammer' piu' pericolosi al mondo' ha commentato Tim Cranton, uno dei legali della Microsoft Corporation e responsabile dei programmi sicurezza di Internet. 'Per noi, e per i nostri clienti, lui era un enorme problema, e per questo dico che per noi oggi e' un gran giorno'. Nei confronti di Soloway vi sono almeno 35 capi di imputazione. Vanno dalla frode postale alla wire-fraud (la frode via telegramma), dalla e-mail fraud al furto di identita' informatiche, fino al furto vero e proprio di denaro via internet. L'accusa sostiene che Soloway avrebbe accumulato dal 2003 ad oggi 773mila dollari, utilizzando computer 'zombie' (cioe' computer prima infettati e poi utilizzati per lavori 'sporchi' all'insaputa dei loro stessi proprietari). L'uomo si e' proclamato innocente e ha giustificato i suoi proventi come frutto del lavoro della sua societa' di informatica, la Newport Internet Marketing Corporation. Rischia fino a dieci anni di prigione.