30 aprile 2007

Usa: Prigioni a 5 stelle


WASHINGTON - Fioriscono in California le prigioni a 5 stelle:pagando circa 100 dollari a notte i detenuti ottengono un trattamento di prima classe.Il trattamento privilegiato e' riservato alle persone condannate per crimini non violenti. Il caso classico e' quello degli automobilisti sorpresi al volante con un eccesso di alcol nel sangue, condannati a trascorrere 30 giorni dietro le sbarre. Chi riesce ad entrare in queste celle, puo' continuare a lavorare e tornarvi la sera solo per dormire.(Ansa)
Secondo voi,che valore ha quella Giustizia che infligge per lo stesso reato la medesima pena, ma che concede nello stesso tempo la possibilità che possa essere scontata in maniera diversa?

29 aprile 2007

Franzoni: 16 anni in appello, si va in cassazione


Il deposito della sentenza d'Appello che ha ridotto da 30 del primo grado a 16 gli anni di reclusione per Anna Maria Franzoni, avverrà entro 90 giorni da ieri (27.04.2007). Trapelano, però, le prime indiscrezioni sulle attenuanti generiche accordate in giudizio alla donna. Lo sconto accordato dalla Corte d'Appello di Torino sarebbe dovuto al fatto che la donna è affetta da una patologia di 'nevrosi isterica'. Un fatto, questo, che non concede secondo la legge il riconoscimento di uno stato di seminfermità mentale ma che permette di ridurre gli anni di pena. Nella sentenza di ieri dopo un giudizio con rito abbreviato come nel primo grado (il che consente una riduzione del 20% della pena), tra l'altro le attenuanti generiche sono state considerate equivalenti alle aggravanti della prima sentenza.
Intanto in attesa che la Franzoni ricorra in Cassazione come suo diritto e dopo essere stata condannata per due volte (primo grado e Appello) per l'omicidio del figlio Samuele, i guai della mamma di Cogne non sono finiti. Resta aperto il cosiddetto Cogne- bis e la Franzoni rischia l'imputazione per calunnia a causa del presunto tentativo di inquinamento della scena del delitto nella villa di Montroz. A interessarsi di questa indagine è la Procura di Torino.
Il 31 luglio 2004 la Franzoni firmò un esposto, depositato dal suo avvocato di fiducia, al tempo, professor Carlo Taormina, in cui si ipotizzava il coinvolgimento nell'omicidio di un altro personaggio, Ulisse Guichardaz. Gli indagati in questa parte del Cogne - bis per calunnia sono almeno sei: Anna Maria Franzoni, il marito, Stefano Lorenzi, l'avvocato Carlo Taormina e due dei componenti dello staff di 'periti' dell'epoca, Enrico Manfredi e Claudia Sferra, e il detective Giuseppe Gelsomino. C'è poi un'altra branca del Cogne - bis in cui ci sono a vario titolo altri indagati ed è quella legata alla frode processuale. Infine potrebbero arrivare azioni legali mosse dalla vicina del Franzoni - Lorenzi a Cogne, Daniela Ferrod che più volte è stata chiamata in causa, nuovamente, anche sul finire dell'Appello dalla difesa Franzoni.
Speriamo che la Cassazione, l’ultimo grado di giudizio al quale sarà sottoposta la mamma di Cogne, svolga ulteriori indagini, sia giuridicamente ortodosse che “alternative”, in maniera da togliere ogni ragionevole dubbio dalla coscienza di tutti gli italiani.

26 aprile 2007

Rignano Flaminio: L'Asilo degli Orrori


"La credibilità delle dichiarazioni dei bambini sottoposti a violenze non è dubitabile". Così scrive il gip del Tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle sei persone coinvolte nell'inchiesta sul abusi sessuali alla scuola 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio. "I 'giochi' - scrive il gip - si svolgevano a casa di Patrizia Del Meglio, (una delle indagate), dove c'era una stanza piena di giocattoli. Ma anche costumi teatrali da scoiattolo, da lupo e tuniche nere e bianche, anche con cappucci, indossate dagli adulti". Secondo l'ordinanza nella stanza c'erano anche "catene di metallo e cerotti adoperati per la bocca".
Ma i 'giochi' secondo il racconto dei bambini "si svolgevano anche a casa della maestra Marisa". Nell'ordinanza c'è la descrizione fatta da un bimbo: "C'era una cucina grande, con un tavolo lungo e un letto su cui i bambini nudi (quattro) fingevano di essere i figli, mentre Marisa cucinava fingendo di essere la madre". Nell'ordinanza c'è la descrizione di un'altra abitazione indicata al padre di una delle vittime come il "luogo dove erano stati portati più volte a fare i giochi". "In questa casa - scrive il gip - spogliavano completamente i bambini e li lasciavano fuori nudi al freddo; poi li mettevano dentro secchi dell'immondizia e infilavano loro dei cappucci con le corna; li facevano quindi rientrare in casa e i 'grandi' si vestivano di nero e da diavolo con cappucci".
Non può trascurarsi, aggiunge il gip, il dato messo in rilievo dal pm nella sua richiesta, "relativo alla sproporzione che effettivamente è risultata tra le riferite irritazioni dell'area genitale da parte di ben 46 bambini (per quello che risulta) su 64 alunni frequentanti le classi delle tre maestre indagate". Il giudice, a parziale scusante degli insegnanti non coinvolti, e dei pediatri che sono stati sentiti dagli investigatori ed hanno tentato di minimizzare quanto denunciato, c'è il fatto che questi soggetti "non avevano raccordo tra loro sì da analizzare la reale incidenza del fenomeno".
Anche se gli investigatori per ora negano l'esistenza di foto e materiale video, la presenza di istantanee e filmati, di cui parlano i bambini, viene citata a più riprese. "Gli indagati - si legge nell'ordinanza - facevano fotografie e riprese dei bambini. Li costringevano a pratiche sessuali assai cruente, valendosi anche di iniezioni e inoculazione di narcotici e sostanze varie che, ponendoli in una condizione di incoscienza, facilitavano evidentemente sia l'esecuzione di taluni giochi erotici sia le foto e i video".
Gli accusati continuano però a negare e per tre di loro è stata chiesta la scarcerazione: questo il primo passo ufficiale compiuto da alcuni dei difensori delle sei persone arrestate due giorni fa. A formalizzare l'istanza al Tribunale del Riesame sono stati l'avvocato Franco Coppi, per le posizioni dei coniugi Gianfranco Scancarello e Patrizia Del Meglio, e il penalista Giosuè Bruno Naso, difensore della maestra Silvana Magalotti."La mia assistita è decisa a difendersi strenuamente per tutelare la propria immagine e quella della scuola - ha detto l’avvocato Naso - avendovi lavorato per 30 anni". In un'intervista ad Affaritaliani.it, il legale sostiene che "i bambini non sono testimoni credibili. I genitori sono convinti a torto di una violenza che non c'è mai stata. Se fosse tutto vero sarebbe terrificante - sottolinea il legale - Se lo fosse. Ma nulla è vero, o quasi niente. Ma il mio è un giudizio di parte, che nasce dalla semplice lettura dell'ordinanza. Quello che mi colpisce negativamente è che tutto si basa sul credito che viene dato a parole di bambini di 3 o 4 anni".
Nel frattempo si è conclusa la riunione straordinaria del consiglio comunale di Rignano Flaminio, svolta a porte chiuse, per decidere i provvedimenti da adottare. Secondo indiscrezioni, il consiglio comunale avrebbe deliberato la costituzione di parte civile del Comune nell'eventuale procedimento penale a carico dei sei imputati. La decisione, peraltro, era stata già annunciata dal sindaco Ottavio Coletta, subito dopo l'emissione degli avvisi di garanzia.
L'inchiesta, secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe però allargarsi, così come la rosa degli indagati. Al vaglio del pubblico ministero vi sarebbe un ulteriore rapporto dei carabinieri di Rignano e di Bracciano che hanno condotto le indagini nel quale si ipotizzerebbe il coinvolgimento di altre persone che avrebbero abusato dei piccoli della scuola materna. Inoltre a carico delle sei persone arrestate (tre maestre, una bidella, un regista televisivo e un extracomunitario), vi sarebbero altri indizi che però necessitano di ulteriori sviluppi. (da corriere.it)
Spero che i magistrati abbiamo elementi probatori importanti in mano.La vicenda , almeno a leggere certe cronache, è allucinante e vergognosa.mi chiedo come possano dei bambini tanto piccoli inventarsi tutto, già perchè per inventarsi tutto, deveno essere a conoscenza di certe pratiche e di certi abusi, cosa volete che capiscano a questa età i bambini?Certo che se ci sono pure foto e video, c'è da rimanere allibiti.Pure questa storia dei travestimenti è strana, anche questa è inventata?Ma in ogni caso tutto è squallido , triste e avvilente.

Al-Qaeda sta progettando la "Hiroshima britannica"


Secondo quanto riportato ieri dal "Sunday Times", i guerriglieri di Al-Qaeda stanno preparando un attacco terroristico in Gran Bretagna per potenza distruttiva paragonabile ai due attacchi atomici di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. L'allarme e' contenuto in un rapporto stilato circa un mese fa dalla sezione MI-5 dei servizi segreti britannici, ma che solo in questi giorni e' finito nelle mani dei giornalisti del tabloid inglese.
Il rapporto si riferisce alla preparazione di un attacco su larga scala contro obiettivi inglesi ed occidentali, destinato a "scuotere il trono dei romani", dove per "romani" i guerriglieri del gruppo terroristico intendono il mondo occidentale nel suo complesso. L'attacco, programmato dalla cellula irachena di Al-Qaeda ed approvato da parte di alcuni apparati iraniani, verrebbe effettuato in contemporanea alla scadenza del mandato del primo ministro inglese Tony Blair, momento descritto dai terroristi islamici come "il cambio del direttore della compagnia".
Il rapporto parla inoltre di circa 150 cittadini "inglesi" islamici che l'anno scorso si sono recati in Iraq per venire dapprima addestrati nella legione straniera di Al-Qaeda per poi combattere nelle fila della guerriglia, la maggior parte dei quali, secondo gli esperti del Centro studi sul terrorismo britannico, ha gia' fatto rientro in Gran Bretagna al fine di formare cellule terroristiche.
Secondo gli esperti dell'antiterrorismo britannico, tutti questi dati stanno ad indicare che l'attivita' di Al-Qaeda in Iraq si e' sensibilmente attivizzata e che l'organizzazione terroristica islamica persegua scopi assai piu' seri rispetto agli occasionali attacchi nei confronti di soldati americani e britannici.
Gli analitici della sezione MI-5 dei servizi segreti britannici ritengono pero' che il riferimento ai due attacchi nucleari nei confronti di Hiroshima e Nagasaki del 1945, che costarono la vita a piu' di 200.000 persone, potrebbe rappresentare semplicemente una metafora per indicare che si trattera' di un'esplosione decisamente potente dal momento che, nonostante tutti gli sforzi intrapresi in questa direzione da parte di Al-Qaeda, al momento l'organizzazione terroristica non dovrebbe disporre di una bomba atomica.
Ciononostante non viene escluso l'impiego di una bomba non convenzionale, dal momento che nel rapporto si parla chiaramente del fatto che "figure importanti di Al-Qaeda sono entrate in contatto con esperti in tecnologia atomica al fine di assicurarsene i servizi in campo biologico e radioattivo per la costruzione della cosiddetta arma atomica della Jihad".
L’intelligence britannica inoltre, non esclude che l'attacco possa colpire altre nazioni occidentali e non necessariamente il Regno Unito: "la scelta dell'obiettivo dipende dal ritorno di immagine che Al-Qaeda potra' ottenere", sostengono gli analitici dell'antiterrorismo britannico. E a questo proposito non va dimenticato il fatto che in questi giorni anche il quotidiano spagnolo "El Pais", citando fonti dei servizi segreti nazionali, ha messo in guardia il governo di Madrid da possibili attacchi terroristici su vasta scala sia in Francia che in Spagna da parte della cellula nordafricana di Al-Qaeda.
Tornando infine al rapporto della sezione MI-5 dei servizi segreti britannici, va detto che il ministero degli Interni britannico non ha al momento rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale a proposito.

DISINFORMAZIONE = STRUMENTO DI POTERE


In un Paese normale dove chi fa le leggi le rispetta pure, vietare la pubblicazione delle intercettazioni può essere anche una cosa giusta. Se invece ciò viene fatto in un Paese dove c’è poca libertà di informazione, dove la politica è allergica alla verità, allora c’è da preoccuparsi. Chissà come mai c’è un consenso trasversale sul ddl riguardante le intercettazioni, mentre per riforme che servono veramente al paese non si riesce mai a trovare un accordo? Vi siete mai chiesti perché ogni volta chè c’è un’inchiesta che riguarda i politici, viene montato ad arte un caso mediatico per distogliere l’attenzione dei cittadini? A posto di parlare delle vicende giudiziarie di Andreotti e Berlusconi, si è parlato e si parla ancora di Cogne; scoppia il caso Fiorani – Consorte, ma le intercettazioni tra i politici (D’Alema-Consorte, Berlusconi-Fiorani) non vengono pubblicate perché nel frattempo viene montato lo scandalo Vallettopoli.In Cina c’è la censura anche su internet; in Italia il ministro Fioroni sostiene che internet è una forma di dipendenza e serve una regolamentazione. Fra poco anche internet sarà limitato! La libertà di informazione è un indicatore del tasso di democrazia in uno stato; meno ce n’è, più libertà hanno i politici.
Chi le leggi-vergogna è abituato a farle non ha difficoltà a votarle. Chi, invece, le leggi-vergogna promette di abrogarle dovrebbe quantomeno guardarsi dal promuoverne ulteriori. Ma tant’è, ogni giorno che passa il divario tra la maggioranza e il suo elettorato rischia di tramutarsi in voragine. Il testo del DDl recante "Disposizioni in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali e di pubblicità degli atti di indagine” è passato alla Camera quasi all’unanimità. Ci sarebbe da chiedersi come mai questa unità di vedute su un tale provvedimento, quando si è disposti finanche a rinnegare le proprie posizioni tradizionali per ragioni di opportunismo politico (v. Afghanistan e liberalizzazioni). Semplice: quando ci sono in gioco gli interessi di un’intera classe dirigente, allora eccoli tutti uniti contro il nemico, sia esso un giornalista invadente o un magistrato rompiscatole. Questo DDL rappresenta l’ennesimo durissimo colpo a quel poco che resta della libertà di informazione in questo Paese, un provvedimento potenzialmente in grado di sancire la fine della stessa cronaca giudiziaria. Il ràis di Ceppaloni esulta ”E’ un momento esaltante della nostra attività parlamentare”, tra il giubilo dell’opposizione, Pecorella in primis, che parla di “un’ottima riforma” e se lo dice lui c’è di che stare tranquilli…Vediamo un po’i punti salienti di questa “ottima riforma” che tocca sia il Codice Penale che il Codice di Procedura penale.Per quanto riguarda la pubblicità degli atti d’indagine:
-“è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.Ad oggi gli atti sono pubblicabili quando diventano conoscibili all’imputato.
-"È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione, degli atti e contenuti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare.”
- E' vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, dei provvedimenti emessi in materia di misure cautelari; di tali provvedimenti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta ad indagini ovvero il suo difensore ne abbiano avuto conoscenza.";
- “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”.
Come si vede l’area degli atti di cui è vietata la pubblicazione viene allargata a dismisura. Ma il DDL interviene anche sul fronte delle sanzioni, prevedendo per il giornalista che violi il divieto di pubblicazione l’arresto fino a 30 giorni o un’ammenda che va dai 10000 ai 100000 euro. Se queste disposizioni fossero state già in vigore negli anni precedenti non avremmo saputo nulla dei vari Fiorani, Consorte, Sacchetti, Pollari, etc…e non sapremmo nulla nemmeno delle accuse mosse a Dell’Utri o a Wanna Marchi nei rispettivi dibattimenti.Per quanto riguarda più strettamente le intercettazioni, queste potranno essere disposte solo su autorizzazione del GIP, a seguito di autonoma valutazione da parte di quest’ultimo.Diminuiscono in maniera esponenziale i centri d’ascolto, d’ora in poi saranno uno per ogni distretto giudiziario. 15 giorni è il periodo massimo di durata delle intercettazioni, prorogabile fino a tre mesi, un’inezia per le operazioni volte a scovare i sistemi più intricati e complessi, si pensi a Vittorio Emanuele, cui si è arrivati per caso dopo 2 anni di intercettazioni. E’ previsto inoltre l’invio entro il 31 marzo di ogni anno di una relazione da parte del capo della Procura sulla gestione delle spese per intercettazioni al Ministro il quale la invierà a sua volta alla Corte dei Conti per il controllo dei costi. Questa è bella. In un paese dove gli sperchi si sprecano, mi si scusi il bisticcio di parole, dove, tanto per fare un esempio, si spende 1 miliardo di euro in Campania per l’emergenza rifiuti riuscendo nella ragguardevole impresa di peggiorare la situazione, ci si preoccupa del costo delle intercettazioni, quando ci sono procure che non hanno nemmeno le fotocopiatrici. La domanda è: era davvero così urgente e necessaria questa legge? E per che cosa? Per garantire la privacy? Di chi? La legge sulla privacy esiste da 15 anni in questo Paese. La mandino a bere a qualcun altro. Esiste piuttosto un principio di deontologia professionale del giornalista che sancisce la proporzionalità inversa tra tutela della privacy e notorietà pubblica del soggetto, principio largamente applicato negli Stati Uniti, ad esempio. E’ più meritevole di tutela il diritto dell’imputato, dell’indagato, o dell’intercettato alla riservatezza o il diritto del cittadino ad essere informato? Io, cittadino, elettore, non ho diritto di venire a conoscenza di un comportamento, penalmente rilevante, o anche solo deontologicamente scorretto, di persone che ricoprono funzioni di rilevante interesse pubblico? Non ho dìritto a conoscere i fatti e farmi legittimamente un’opinione? No, evidentemente. Le intercettazioni sono troppo chiare, troppo evidenti, meglio impedire di pubblicarle, se proprio non si può eliminarle o renderle totalmente inoffensive…Potrebbe essere questo il prossimo passo. I giornalisti non sembrano pienamente consci del problema, mentre gli editori, per motivi facilmente intuibili, sono contenti così. In attesa del passaggio al Senato, almeno noi comuni mortali, facciamoci sentire.

16 aprile 2007

Iran: Uranio sufficiente per creare una bomba atomica


Alì Reza Asgari, ex viceministro iraniano della Difesa nonché ex generale delle guardie della Rivoluzione recentemente rapito dai servizi segreti occidentali nel corso di un'operazione in pieno stile "guerra fredda", ha dichiarato che l'Iran dispone di una quantità di uranio più che sufficiente per creare la bomba atomica, la maggior parte del quale ottenuto dal Congo, paese nel quale il controllo sull'esportazione di materiali in decomposizione è decisamente scadente.
Alì Reza Asgari ha raccontato agli agenti dell'MI6 che il materiale nucleare è stato trasportato fuori dal paese africano per poi venire successivamente fatto giungere in Iran dall'aeroporto militare di Kisangen, nel Sudan settentrionale. Capolinea del carico nucleare e' stata infine la principale centrale nucleare iraniana per l'arricchimento dell'uranio, cioe' quella famosa di Natanz, nella quale viene effettuata la maggior parte dei lavori di produzione di uranio per armamenti.
Asgari ha altresì rilasciato importanti informazioni in merito ai paesi con giacimenti di uranio dai quali Teheran conta di ricevere le materie prime. Al pari del Congo, nel quale è attualmente concentrato l'8% delle riserve mondiali di uranio, gli agenti di Teheran stanno tastando il polso anche a Somalia, Namibia e Kazhakstan, senza dimenticare che, come ha poi aggiunto l'ex generale delle Guardie della Rivoluzione, l'Iran dispone inoltre delle proprie fonti interne di uranio pari a circa 40.000 tonnellate, volume che se da un lato è di gran lunga superiore alle valutazioni dei servizi segreti occidentali, dall'altro e' piu' che sufficiente al fine di creare un arsenale nucleare di tutto rispetto.
A questo punto le rivelazioni di Asgari vanno a creare nuovi problemi all'Occidente, ed in quest'ottica le dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad, secondo le quali "il mondo intero deve rassegnarsi di fronte alla nuova realtà del nostro programma nucleare", alla luce di quanto raccontato da Asgari agli agenti dell'M16, evidentemente assumono tutta un'altra dimensione.
Le relazioni tra l'Occidente e l'Iran si trovano attualmente in un vicolo cieco: gli Stati Uniti si rifiutano di intraprendere negoziati con il governo di Teheran se quest'ultimo continuera' per la sua strada ignorando completamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU, mentre da parte sua l'Iran si rifiuta di condurre trattative con gli Stati Uniti finchè Washington non riconoscerà ufficialmente il diritto di Teheran di arricchire l'uranio.

15 aprile 2007

Pensione? Si,doppia, grazie!


Questo signore che vedete nella foto,no, non è un fotomontaggio,ma è un senatore della nostra Repubblica Italiana in un suo momento di relax . Anche se si rilassa la pensione la prende lo stesso, anzi la pensione la prende due volte e in certi casi non può essere nemmeno rifiutata.
Vitalizio irrinunciabile a duemila ex-parlamentari; molti lo cumulano con l'assegno di vecchiaia
Ci sono anche due volti noti del mondo del pallone, Giancarlo Abete e Guido Rossi, fra i beneficiari del vitalizio regalato dallo Stato agli ex parlamentari. Il neo presidente della Figc riceve 6.590 euro al mese per i suoi 13 anni a Montecitorio, mentre l’ex Commissario straordinario della Figc riceve ogni mese 3.108 euro per i suoi 5 anni trascorsi al Senato dall’87 al ’92. E pensare che il 76enne ex presidente di Telecom Italia non ama incassare pensioni. Preferisce gestirsele direttamente tanto è vero che citò la Cassa Forense per riavere in contanti tutti i contributi che vi aveva versato come avvocato. E nel 2003 la Cassazione gli dette ragione: la Cassa gli rimborsò parecchi milioni di euro, ma cambiò poi le regole per evitare che altri legali lo imitassero. Sono circa 2 mila gli ex parlamentari e poco più di mille gli eredi di deputati e senatori che ricevono gratis da Camera e Senato un vitalizio, variabile da 3 mila 108 (più di 6 volte la pensione sociale) a 9 mila 947 euro al mese a seconda della durata in carica. Costo annuo per l’Erario: 187 milioni di euro (127 pagati dalla Camera e 60 dal Senato). Il vitalizio non può essere rifiutato. Unica alternativa è quella seguita dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, già ministro dei Beni Culturali, che con un nobile gesto ha devoluto in beneficenza alle popolazioni africane l’assegno di 9.014 euro mensili. Ma quanti seguiranno il suo esempio? Se il vitalizio può essere in qualche modo giustificato come segno di riconoscenza dello Stato per chi ha rappresentato la Nazione, sedendo sui banchi di Montecitorio o di palazzo Madama senza avere altre forme di pensione, fa invece discutere l’entità dell’assegno anche per chi è rimasto poco tempo in carica e la sua cumulabilità con altri redditi.
Da 37 anni c’è poi un’altra anomalia che nessun politico intende correggere: i dipendenti pubblici e privati eletti deputati, senatori, europarlamentari, governatori di Regioni e sindaci di grandi città - grazie all’art. 31 dello Statuto dei lavoratori - possono conservare il posto di lavoro mettendosi in aspettativa con il diritto di vedersi accreditare i contributi figurativi dall'Inpdap, dall'Inps o dall'Inpgi.
In pratica, quasi per magia magistrati, professori universitari, militari, ambasciatori, insegnanti, bancari, piloti, medici ospedalieri, ferrovieri, telefonici e giornalisti hanno diritto al vitalizio dello Stato ed ai contributi in gran parte gratuiti (fino al ’99 il regalo era, invece, totale) sulla loro futura pensione per tutta la durata del mandato se al momento dell’elezione era già aperta una posizione previdenziale. Molti vitalizi finiscono così per sommarsi a pensioni maturate a spese di “Pantalone” o di enti previdenziali di categoria. E d’incanto ottengono quasi gratis 2 pensioni per lo stesso arco di tempo in cui hanno svolto funzioni pubbliche. Il costo per l’Erario è stato calcolato in almeno 5 miliardi di euro, pari a circa 10 mila miliardi di lire, ma nella legge n. 300 del ’70 non era prevista alcuna copertura di spesa. Ad esempio, molti giornalisti parlamentari hanno chiesto l’accredito dei contributi figurativi: dal leader di An ed ex ministro degli Esteri Gianfranco Fini al ministro degli Esteri ds Massimo D'Alema, dall'ex ministro delle Poste Maurizio Gasparri (An) all'ex ministro della Sanità Francesco Storace (An), dall'ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti (Forza Italia) all'ex segretario Udc e ideatore del Movimento dell'Italia di Mezzo Marco Follini. In pratica, la loro pensione finisce per essere in parte pagata dai loro colleghi in attività perché l’Inpgi è un ente privatizzato senza più l’ombrello dello Stato. Altri loro colleghi hanno, invece, già maturato la pensione: il ministro della Giustizia Clemente Mastella (Udeur), il presidente della Rai Claudio Petruccioli, gli ex direttori del Tg2 Alberto La Volpe, del Gr Rai Gustavo Selva, di “Panorama” Carlo Rognoni, de “L’Europeo” Gianluigi Melega, de “Il Tirreno” Sandra Bonsanti, de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe Giacovazzo, de “L’Avanti” Ugo Intini, nonchè Corrado Augias, Alberto Michelini, Carla Mazzuca, Luciana Castellina e Gianfranco Spadaccia. Solo due giornalisti hanno sinora rinunciato ai contributi figurativi gratis sulla loro pensione: l’ex direttore de “il Tempo” ed ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il Vicedirettore de “il Giornale” Paolo Guzzanti.
Persino chi ha frequentato poco o niente Montecitorio come il professor Toni Negri, eletto nell’83 nelle file dei radicali, e che ha preferito restare in quei 5 anni a Parigi perché ricercato, incassa 3.109 euro al mese oltre ai contributi gratis per 5 anni sulla pensione di docente universitario. Anche l’ex ministro della Difesa Mario Tanassi condannato nel ’79 dalla Corte Costituzionale per lo scandalo Lockheed gode di un vitalizio di 7.709 euro. Ricevono lo cheque tre ex presidenti della Corte Costituzionale: Leopoldo Elia (6.590 euro) e Aldo Corasaniti (3.108 euro) poi eletti al Senato, mentre l’ex ministro, Mauro Ferri, riceve 9.387 euro per i suoi 25 anni trascorsi alla Camera. Per la loro attività parlamentare assegni anche per due ex vicepresidenti della Consulta: Ugo Spagnoli (9.760 euro) e Francesco Guizzi (3.108).
Duplice vantaggio (vitalizio di 8.455 euro più contributi gratis sulla futura pensione Inpdap) per il presidente di sezione di Cassazione ed ex sottosegretario agli Esteri Claudio Vitalone e per l’ex ministro dei Lavori Pubblici Enrico Ferri (3.108 euro). Pensione di magistrato con contributi figurativi per l’ex Capo dello Stato e senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, che ha indossato la toga solo per pochi anni nel dopoguerra. Anche l’ex P.G. di Roma ed ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso beneficia di un vitalizio della Camera di 4.725 euro. Stesso importo per l’ex p.m. del pool di Mani Pulite Tiziana Parenti, mentre l’ex deputato di An Publio Fiori percepisce 9.947 euro, ma gli spettano anche i contributi gratuiti sulla pensione di avvocato dello Stato.
Altri legali beneficiano del vitalizio: 3.108 euro sia al professor Carlo Taormina, ex difensore della signora Annamaria Franzoni, sia all’ex presidente della Commissione pari opportunità Tina Lagostena Bassi. Più consistenti, invece, gli importi per il radicale Mauro Mellini rimasto per 16 anni a Montecitorio (6.963 euro) e per l’Udeur Lorenzo Acquarone (9.387 euro) . A questa cifra risultano ex-aequo l’attuale presidente del Cnel ed ex ministro per le Attività produttive Antonio Marzano, l’ex ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi, il demoproletario Mario Capanna e il sindaco di Venezia Massimo Cacciari.
Lunga la lista di altri ministri della Prima Repubblica: Franco Bassanini, Giuseppe Zamberletti, Remo Gaspari, Luigi Gui, Virginio Rognoni, Vincenzo Scotti e Franco Nicolazzi (9.947 euro ognuno), Antonio Gava (9.636 ), Filippo Maria Pandolfi (9.512), Salvatore Formica (9.387), Salvo Andò, Pietro Longo e Claudio Martelli (8.455), Renato Altissimo (8.828) ed Emilio De Rose (4.725). Tra i medici incassa un vitalizio di 3.108 euro il celebre cardiochirurgo Gaetano Azzolina. Stessa cifra per il regista Pasquale Squitieri, mentre a Franco Zeffirelli vanno 4.725 euro. Tra i beneficiari del vitalizio come ex parlamentari non mancano, infine, personaggi del mondo della finanza, ma nel loro caso non vi è, però, il cumulo con i contributi figurativi a spese di “Pantalone”: l’ex ministro degli Esteri Susanna Agnelli (8.455 euro), l’ex ministro dei Lavori Pubblici Francesco Merloni (9.947), Luigi Rossi di Montelera (8.455), Franco Debenedetti (6.590), Vittorio Cecchi Gori (4.725) e Luciano Benetton (3.108).

8 aprile 2007

Iraq: neonato cattolico decapitato arrostito e servito su un piatto di riso


In Medio Oriente, quando si cucina un piatto, prima di servirlo è tradizione adagiare la carne sopra il riso.A Baghdad hanno rapito un neonato ad una donna e poiché la madre non poteva pagare il riscatto, le hanno restituito il bambino - decapitato - arrostito e servito su un monticello di riso. Il criminale di infanticidio dovrebbe essere un Assiro, ma questa storia, segnalata dalla Fondazione dei Barnabiti, è passata inosservata nell'Ovest, come tanti altri racconti sulle persecuzioni cristiane in Iraq. Da quando l’Iraq è stato invaso, i militanti musulmani hanno bombardato 28 chiese ed assassinato centinaia di cristiani.
Lo scorso ottobre scorso, gli islamici hanno decapitato un sacerdote a Mossul, per vendicarsi delle osservazioni che fece il Papa a Regensburg sull’Islam.
Ma non si dica che i jihadisti non abbiano un ironico senso dell’umorismo: lo stesso mese hanno crocefisso a Bassora un ragazzo cristiano di 14 anni. Un altro orribile omicidio jihadista passato sotto silenzio dai tradizionali mezzi di informazione; il nuovo motto "se c’è sangue, fa notizia” non è più valido. Se sanguina e va contro i principi della Sinistra, sarà censurato.

6 aprile 2007

Rimanere vergini: I trucchi delle donne arabe


Essere sempre vergini è possibile, come fare ce lo insegnano le donne arabe. Nella maggior parte dei paesi del Maghreb e Medioriente la verginità della futura sposa è considerata essenziale sia per cristiani che per i musulmani, così come avveniva fino a qualche generazione fa anche in Italia, Spagna e Grecia. Tuttavia i tempi cambiano, i ragazzi e le ragazze chattano dicendosi cose indecenti, guardano la tv via satellite, i padri impongono i veli e le figlie inventano un tè con le amiche mentre vanno a fare l’amore in macchina con il compagno di Università. Sono cose che le cronache dei giornali non riportano ma che si vivono quotidianamente in Marocco, Algeria, Egitto, Siria, Libano, Giordania…
L’importante è riuscire a non dare troppo nell’occhio, a non far chiacchierare i vicini. Quando, però, arriva il momento di fidanzarsi sul serio, quando si trova l’uomo da sposare, che sia realmente amato o meno, la ragazza se non è più vergine deve trovare il modo di “ridiventarlo”. Mi trovavo in Siria quando sentii parlare per la prima volta della questione. Ero nel posto in cui le donne più facilmente si lasciano andare a confidenze di questo genere: l’hammam (il cosiddetto bagno turco). Mi spiegarono che quelle che non vogliono rischiare accettano di avere rapporti ma soltanto “per altre vie”.
Per chi invece non è più vergine ci sono vari rimedi: alcune si rivolgono ad una specie di fattucchiera che procura loro un prodotto astringente da mettere in vagina prima del rapporto con il novello marito, si tratta di una specie di sale che provoca un notevole attrito e conseguente sanguinamento. Questo va bene se la famiglia dello sposo non ha richiesto, preventivamente, un certificato ginecologico di verginità, cosa che spesso avviene. A quel punto si mette mano al portafoglio: sono diffusissimi in Nord Africa e Medio Oriente gli interventi di chirurgia di ricostruzione dell’imene (la membrana presente nelle donne vergini).
Nell’hammam le ragazze mi raccontarono che la pratica è talmente diffusa che alcuni ginecologi sono specializzati soltanto in quel tipo di lavoro. A conferma di ciò, proprio qualche giorno fa, il Gran Muftì d’Egitto, Aly Gomaa, che è la massima autorità religiosa sunnita, ha dichiarato che l’intervento di ricostruzione dell’imene per le donne che hanno perso la loro verginità prima del matrimonio, è una pratica “halal” ovvero permessa da un punto di vista religioso.
Il Muftì ha anche sancito che la donna non dovrà necessariamente dirlo al futuro marito. Aly Gomaa dice che le donne che si sono sottoposte all'intervento di ricostruzione dell'imene possono presentarsi al loro marito come vergini, senza per questo essere delle peccatrici. “Se Dio volesse che ognuno di noi sapesse tutto dell'altro – sostiene il Gran Muftì - ci avrebbe dato la possibilità di leggere nella mente delle persone. Invece non lo ha fatto. Spesso le persone hanno una cattiva prima impressione quando ti conoscono ma poi cambiano idea”. Il religioso musulmano sostiene che, pur di proteggere l’unità della famiglia, se una donna ha avuto una relazione sessuale extraconiugale non è necessario che lo confessi al marito.
Durante una festa a Damasco un ragazzo, abbastanza ubriaco, mi chiese se le giovani italiane per rimanere vergini facevano come le siriane, gli risposi che il nostro metodo era più semplice, padrone del nostro corpo ce ne infischiavamo di queste ipocrite pretese, tuttavia non era merito nostro, le femministe avevano combattuto per questo prima di noi e gli uomini più intelligenti le avevano sostenute.
Vittoria Iacovella

5 aprile 2007

Islamici minacciano di morte il Dalai Lama


Dopo che agenzie indiane hanno riportato le minacce di morte di un gruppo estremista islamico, in Nepal i monaci e i laici buddisti pregano per la sua sicurezza. Fedeli di tutte le religioni programmano momenti di preghiera in comune. In India aumentate la misura di sicurezza.
Preoccupazione in Nepal tra i 3 milioni di buddisti per la minaccia di morte contro il Dalai Lama, attribuita al gruppo estremista islamico Lashkar-e-Toiba. Nella meridionale Lumbini, città natale del Buddha, monaci e laici pregano per lui. Bhante Jaydeo, monaco buddista di Lumbini, commenta ad AsiaNews che il Dalai Lama “è un apostolo della non violenza e della pace, che benché vittima della violenza della Cina comunista non ha mai voluto una rivolta armata in Tibet e ha sempre cercato una riconciliazione” con Pechino. Monaci e laici della città hanno iniziato “speciali preghiere per la Sua sicurezza”.
Dopo che il primo aprile un giornale indiano ha riportata la minaccia, la polizia di Dharamsala (India), dove il Dalai Lama vive in esilio, ha aumentato le misure per la sua protezione. Il gruppo Lashkar-e-Toiba, con sede nel Kashmir pakistano e tra i più forti dell’Asia meridionale, è ritenuto collegato con al-Qaida e responsabile di attentati in India. Esperti ritengono che la minaccia possa essere collegata con la recente dichiarazione di Bin Laden contro tutte le religioni non islamiche, compreso “il pagano buddismo”. Tanzin Tekla, segretario del Dalai Lama, ha rifiutato ogni commento.
La notizia procura sconcerto anche perché il Dalai Lama non ha mai avuto ragioni di contrasto con gli islamici. Abdul Dewan, musulmano membro del forum nepalese per il dialogo interreligioso, è perplesso sul fatto che un fedele in Allah “possa voler uccidere una persona priva di colpe e religiosa come il Dalai Lama”.
Shambhu Dewan, indù tribale Tharu e anche lui membro del forum, dice ad AsiaNews che questa notizia preoccupa i credenti di tutte le fedi, anche gli islamici, e che il forum ha deciso “un momento di preghiera interreligiosa per la vita del leader spirituale tibetano e anche per chiedere al governo del Nepal di intervenire presso il governo pakistano affinché inviti questo gruppo estremista a rinunciare a un crimine così odioso”.

4 aprile 2007

Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi presentano: Nassiriya

Il nuovo libro di Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi dal titolo Nassiriya - La vera storia costituisce un'acuta analisi sul campo operata da due inviati di guerra nel difficile, impegnativo e cruento teatro del dopo guerra iracheno. I due autori hanno visto con i loro occhi come stanno davvero le cose ed anche dalla loro testimonianza diretta si può dedurre come sia stato fondamentale l'impegno dei militari e carabinieri italiani per pacificare e ricostruire il tessuto sociale, civile, economico ed istituzionale della zona loro assegnata, ossia della città di Nassiriya e della provincia del Dhi Qar, nel sud dell'Iraq. Nelle ultime pagine del libro ci sono due interviste esclusive ad Arturo Parisi ed Antonio Martino, rispettivamente l'attuale e l'ex ministro della Difesa. Non si può infatti prescindere dall'effettuare un'accurata disamina specificatamente politica per fare il punto sulla presenza italiana nel Paese del Tigri e dell'Eufrate, che è cessata dal dicembre dell'anno scorso.
La missione italiana Antica Babilonia è stata a tutti gli effetti una missione di pace, ed è stata fin da subito sostenuta e voluta dal governo Berlusconi, artefice di una politica estera (per la prima volta nel Paese) coerente e pienamente filo-atlantica ed occidentale. La sinistra, anche in tale occasione, ha invece dato prova di essere divisa al proprio interno tra la componente radicale, che gridava allo scandalo ed accusava il nostro Paese di essere «al soldo dell'imperialismo americano», e la componente più moderata che, sebbene non completamente ostile al progetto, comunque non aveva votato a favore della partenza della missione, mostrando ambiguità ed una certa subalternità ideologica ai partiti più estremisti. Le fazioni più massimaliste hanno dimostrato il massimo del loro odio ideologico in occasione ed in seguito all'attentato terroristico del 12 novembre del 2003, in cui persero la vita 19 italiani, i «martiri di Nassiriya». La sinistra radicale e neo-comunista non ha esitato a scandire nelle proprie manifestazioni e cortei, terribili e nefasti slogan volti all'augurio che un attentato di tal fatta possa ripetersi, accecati da un odio viscerale contro gli Stati Uniti e fermamente contrari alla difesa dei valori dell'Occidente.
La sinistra continua a non avere una politica estera chiara e forte: il governo Prodi, per inseguire a tutti i costi la discontinuità col precedente governo di centrodestra, ha cancellato la missione civile facendo rientrare tutti i militari. Al contrario, sarebbe stato molto più utile ed essenziale restare anche con una presenza militare ridotta a protezione di un team civile, così come seguita a ribadire l'Onu. Il gruppo di civili fatto rimanere a Nassiriya è talmente piccolo che, non avendo un'adeguata protezione militare, non può operare. Sarebbe stato in realtà più saggio continuare a lavorare insieme agli iracheni per la ricostruzione del Paese.
La missione italiana in Iraq s'inserisce nel contesto della «guerra al terrorismo» scatenatasi a partire dall'attentato alle Torri Gemelle di New York l'11 settembre 2001. Da una parte ci sono i fondamentalisti e terroristi islamici, che hanno come propri massimi leader e supremi punti di riferimento Osama Bin Laden ed Al-Zahawiri, e che trovano fiancheggiamento e protezione nei «Paesi canaglia», soprattutto nei regimi teocratici ed assolutistici mediorientali, e dall'altra c'è l'America di George W. Bush, capofila nella lotta politica e culturale contro il nuovo totalitarismo del XXI secolo, che è il nazi-fascismo islamico, in difesa dei valori e della stessa tenuta delle democrazie occidentali e della libertà.
L'Iraq di Saddam Hussein era in tale quadro un regime che meritava di essere rovesciato, perché solo combattendo direttamente contro questa ferocissima dittatura sarà possibile perseguire il progetto di un Medioriente pacifico, democratico, libero, prospero ed amico dell'Europa e dell'Occidente. E' proprio la minoranza oligarchica sunnita, legata a Saddam, accanto ai gruppi di terroristi legati principalmente a Siria ed Iran, che rendono difficile ed arduo il percorso verso la normalizzazione e la civilizzazione del Paese.
L'operazione «Iraq freedom» ha poi avuto, nonostante le continue mistificazioni della sinistra che vorrebbero strumentalmente ed ipocritamente far credere il contrario, la piena legittimazione da parte delle istituzioni internazionali, Nato e Nazioni Unite. Due sono state infatti le risoluzioni Onu in cui (n. 1483) si è sollecitata la comunità internazionale a contribuire alla stabilità e alla sicurezza dell'Iraq, e (n. 1511) si è autorizzata la partecipazione internazionale alla ricostruzione del Paese e al mantenimento della sicurezza. Poi sono sempre state risoluzioni Onu ad indicare (n. 1546) che il Governo interinale iracheno dovrà assumere pieni poteri e (n. 1637) che viene prorogato il mandato della forza multinazionale. Nonostante l'Onu arrivi per certi versi sempre in ritardo rispetto agli Stati Uniti nell'elaborazione delle strategie e piani politico-militari per assicurare la pace e sicurezza nel mondo, stavolta tutto si può dire fuorché la missione sia stata portata avanti al di fuori dalla cornice istituzionale internazionale.
Il bilancio della presenza dei 3000 militari italiani è stato senz'ombra di dubbio più che positivo: si è stabilito un ottimo rapporto con la popolazione locale, si sono addestrate le nuove forze di polizia e sicurezza irachene, si è contribuito alla ricostruzione di scuole, ospedali, reti idriche e fognarie, ci si è impegnati perché nuovi investimenti socio-economici potessero avervi luogo, si è insomma creato il contesto affinché possa lì sorgere un nuovo corso politico ispirato ai principi di democrazia, libertà e rispetto dei diritti civili ed umani. Non è un caso se tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006 si sono tenute per la prima volta le elezioni parlamentari e si è insediato a Baghdad il primo Parlamento democratico. I militari e civili italiani che hanno perso la vita in Iraq non hanno allora pagato un prezzo personale inutile: hanno contribuito, da veri e propri eroi, in un reale e crudo teatro di ostile conflitto e guerra terroristica, al cammino verso la pace, la giustizia e la libertà. L'insegnamento da trarre è che, a dispetto delle menzogne della sinistra, senza la presenza dei militari è impossibile creare la pace.

Israele preannuncia una nuova guerra


I servizi segreti militari israeliani, Aman, hanno previsto una guerra per la prossima estate. La notizia , diffusa domenica 1 aprile dalla stampa israeliana e rilanciato dall’agenzia palestinese Ma’an, parla di uno scontro tra gli Stati Uniti e l’asse Siria, Iran, Hezbollah. Annunciando la notizia durante una riunione del gabinetto israeliano, il direttore di Aman, il generale Amos Yadlin, ha aggiunto che il conflitto coinvolgerà lo stesso stato di Israele. L’analisi è stata fata sulla base delle osservazioni svolte negli ultimi tempi sull’assetto tattico e strategico nell’area medio orientale, dalla quale risulterebbe che Siria, Iran ed Hezbollah si starebbero preparando a un piano difensivo. Da quanto riportato dalla stampa israeliana, Yadlin è convinto che il coinvolgimento di molti soggetti potrebbe causare un’escalation simile a quella già vista nella guerra dei sei giorni del 1967.
Intanto, mentre la crisi tra Gran Bretagna e Iran sembra essersi impantanata nel ginepraio delle trattative diplomatiche, Teheran ha denunciato la violazione del proprio spazio aerea da parte di due velivoli Usa. L’incidente, riportato dal sito israeliano Debka , avrebbe avuto luogo nella regione sud occidentale del Khuzestan, nei pressi della città di Abadan. Da quanto riportato sembra che l’aeromobile sarebbe penetrato da nord ovest e sarebbe uscito da sud ovest.
Per quanto riguarda Hamas e la Striscia di Gaza, il direttore di Aman ha confermato che il primo ministro palestinese Ismail Haniyeh avrebbe annunciato il prossimo inizio di una terza intifada. La rivolta verrebbe scatenata qualora la comunità internazionale non ponga fine, entro tre mesi, alle sanzioni messe in atto dallo scorso anno contro il governo palestinese di Hamas