28 marzo 2007

L'Iran non fermerà la sua marcia verso il nucleare


TEHERAN - AFP - domenica il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che l'Iran non fermerà la sua marcia nucleare "pacifica" dopo l'adozione, da parte del Consiglio di sicurezza dell'ONU, di una nuova risoluzione "illegale".
"dopo questa risoluzione illegale del Consiglio di sicurezza, non ci sarà neppure un secondo di arresto alla marcia nucleare pacifica e legale del popolo iraniano", ha detto il presidente nel corso del consiglio dei ministri di domenica, secondo il suo sito.
"se pubblicano centinaia di cartacce dello stesso tipo, siano certi che non avverrà nulla in Iran e che la nostra marcia continuerà senza sosta", ha aggiunto.
La risoluzione 1747 adottata sabato dal Consiglio di sicurezza dell'ONU impone nuove sanzioni economiche e commerciali nei confronti dell'Iran per sanzionare il suo persistente rifiuto di sospendere l'arricchimento dell’uranio. Iran Press News

21 marzo 2007

La CIA non si può “processare”


Gli Usa non concederanno mai l'estradizione agli agenti indagati per il sequestro di Abu Omar
Mentre Human Rights Watch denuncia la scomparsa di 38 persone, veri e propri desaparecidos, in 6 anni nelle prigioni segrete della Cia, in Italia tiene banco il processo al sequestro Abu Omar e si scopre che <>.Il dipartimento di Stato Usa: «Non concederemo mai l'estradizione agli agenti indagati per il sequestro Abu Omar». Appare ormai certo che Washington non permetterà a nessuno di processare i propri agenti segreti, anche se questi si sono resi protagonisti di azioni illegali come il sequestro di persona in paese che pure sono considerati alleati. In pratica questo vorrà dire che l'8 giugno prossimo, quando nel palazzo di giustizia di Milano prenderà il via il processo per il sequestro Abu Omar, i 26 agenti della CIA indagati non siederanno sul banco degli imputati Queste le parole di John Bellinger, consulente legale del segretario di Stato Condoleeza Rice: «Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di estradizione dall'Italia, ma anche se dovessimo riceverla non accorderemo l'estradizione in Italia per i nostri funzionari».
Parole chiarissime che dovranno essere prese in considerazione anche in altri paesi europei come Germania e Spagna dove sono in corso azioni giudiziarie per le attività illegali della CIA in Europa. Azioni giudiziarie che lo stesso Bellinger ha precisato con tono duro «non contribuiscono alla necessaria cooperazione tra Stati Uniti ed Eur Giustissimo perché è questa la giusta concezione di collaborazione e di cooperazione contro la minaccia del terrorismo. Non sapevo però che esistesse la collaborazione a senso unico... dimenticavo però che con gli Stati Uniti non si finisce mai di imparare.
Come infatti non capire, sempre in tema di cooperazione e collaborazione Usa-Unione Europea ad esempio la proposta pubblicata ieri su un articolo del Washington Post da parte di due ex legali della Casa Bianca, David Rivkin e Lee Casey. Questi due signori hanno avanzato la geniale idea al Congresso statunitense di varare una legge che permetta di incriminare chi, come i magistrati milanesi, indaghi sulle azioni illegali commesse dai funzionari americani, in modo da prevenirsi in casi di futuri processi ed indagini. Che dire, mi sembra più che giusto...
Prima di chiudere questo post riporto solo un'altra notizia sulla CIA e sulla sua legalità. Human Rights Watch ha diffuso l'elenco dei prigionieri portati nel corso degli ultimi sei anni nelle prigioni segrete della Cia, le cosiddette «Black prisons», e mai più emersi. Si tratta di 37 uomini ed una donna le cui tracce sono state completamente cancellate dalla campagna antiterrorismo lanciata dagli Usa in seguito all'11 settembre 2001.
Il cuore del rapporto è il lungo racconto di Marwhan Jabour, un palestinese arrestato nel maggio 2004 a Lahore, in Pakistan, con l'accusa di essere un militante di Al Qaeda, e quindi finito in una prigione probabilmente in Afghanistan. Nel 2006, con un volo segreto come quello che ha portato Abu Omar in Egitto, è stato trasferito in Giordania e consegnato alla polizia di Amman. Durante i due anni di interrogatorio, Jabour, a quanto emerge è stato picchiato più volte, legato con delle catene alle pareti della sala degli interrogatori e tenuto in posizioni che gli impedivano di respirare. E' stato rilasciato dopo 2 anni e mezzo per mancanza di prove certe.
C'è da ricordare però che la Cia e anche il presidente Bush continuano a negare le torture, che invece definiscono «interrogatori duri ma legali».
Il rapporto dei Human Rights Watch si conclude così: «Va sottolineato che il livello di segretezza che compre le prigioni segrete della Cia rimane estremamente alto, e gli ostacoli per ottenere questo tipo di informazioni sono molti. In sintesi potrebbero esserci altri ex prigionieri della Cia della cui esistenza non si sappia nulla al di fuori del programma opa».

18 marzo 2007

CESARE BATTISTI ARRESTATO A RIO DE JANEIRO


Cesare Battisti, ex terrorista in fuga dal 2004, e' stato arrestato in Brasile. Lo si apprende da fonte giudiziaria francese. Cesare Battisti e' stato arrestato in un albergo di Rio De Janeiro, alle otto e mezza del mattino ora locale (le 12.30 in Italia). Una fonte della magistratura francese ha confermato l'arresto in Brasile di Cesare Battisti, notizia che era apparsa sul sito internet di Le Figaro. Secondo figaro.fr, Battisti e' stato fermato dalla polizia brasiliana su base di informazioni e alla presenza di rappresentanti della polizia giudiziaria francese.
L'ex esponente dei PAC (proletari armati per il comunismo) si era gia' rifugiato in America latina dopo la sua evasione in Italia avvenuta nel 1981 e solo successivamente era approdato in Francia dove era vissuto fino alla sua sparizione nel 2004 dopo la sentenza di estradizione. Sostenuto dalla sinistra e da gruppi di intellettuali, la decisione della sua estradizione prima e la sua fuga poi avevano sollevato forti dibattiti sull'opportunita' della scelta adottata dalla giustizia francese che aveva modificato la scelta fatta a suo tempo dal presidente Francois Mitterrand di tutelare i fuoriusciti. Anche recentemente intellettuali contrari all'estradizione di Battisti si stavano muovendo per appoggiare la sua causa sensibilizzando Segolene Royal e Francois Bayrou e chiedendo una revoca della sentenza di estradizione. In prima linea tra i sostenitori di una revisione delle decisioni prese c'e' Bernard-Henri Levy che aveva scritto la presentazione dell'ultimo libro scritto da Battisti, ''La mia fuga''.
Cesare Battisti, ex capo dei Proletari armati per il comunismo, nel 1988 era stato condannato in Italia all'ergastolo per omicidio. Battisti aveva vissuto in Francia con il permesso di soggiorno fino al suo arresto il 10 febbraio 2004. Il 4 marzo dello stesso anno era stato scarcerato in attesa della conclusione del procedimento di estradizione. Il 21 agosto Battisti aveva fatto perdere le sue tracce. Negli ultimi anni Cesare Battisti e' diventato un apprezzato scrittore di libri gialli.
Secondo l'edizione in linea di Figaro.fr, una donna, che faceva da intermediaria tra Cesare Battisti e il comitato creato in Francia per aiutarlo, è stata arrestata in Brasile insieme all'ex terrorista. L'ufficio della direzione centrale della polizia giudiziaria francese, incaricata di cercare le persone in fuga, citato dal giornale, aveva appreso circa un mese fa che Battisti doveva essere contattato da una persona inviata dal suo comitato di sostegno che lo aiutava soprattutto per fornigli denaro. Le polizie italiana e brasiliana sono state informate dalla polizia francese. L'intermediario, una donna di cui si conosceva solo il nome, è stata allora individuata grazie alla ricerca su schedari. Avrebbe viaggiato con il suo nome da nubile ed è stata arrestata assieme a Battisti. L'ex terrorista aveva con se' dei documenti di identità falsi francesi e non si aspettava l'arresto: ai poliziotti che lo hanno sorpreso, ha mostrato grande stupore.
Battisti si è incontrato con una donna nell'hotel 'Ocean' di Rio de Janeiro, con la quale si è poi dato un appuntamento in un chiosco sulla spiaggia di Copacabana, proprio di fronte all'hotel: ed è lì che è stato fermato dagli uomini della polizia brasiliana e dagli uomini dell'Antiterrorismo. Secondo quanto si apprende, sia l'ex leader dei Pac sia la donna con cui si trovava, sono stati portati negli uffici della polizia federale brasiliana.

GIUDICE FORNO, PERICOLOSO COME ALLORA
Il sostituto procuratore generale di Torino Pietro Forno non nasconde la sua soddisfazione per l'arresto di Battisti e ricorda i duri attacchi subiti all'epoca del processo in cui fu condannato. "Ritengo che non ci siano elementi che possano fare pensare che sia cambiato, in termini di pericolosità - ha spiegato il magistrato, che seguì l'inchiesta a Milano - da quando fu condannato per quegli omicidi".
A chi gli ricordava come, in caso di latitanze come queste, spesso si fa riferimento a un presunto permissivismo delle autorità giudiziarie italiane, Forno ha risposto che, in relazione a Battisti, "di permissivismo si deve parlare in relazione alle autorità francesi, che, per lungo tempo, hanno considerato persone come Cesare Battisti vittime di processi senza prove e di persecuzioni poliziesche".
A questo proposito, il magistrato ricorda come sia lui che l'ex collega Giuliano Turone (che con Forno seguì l'inchiesta sui Pac e ha da poco lasciato la magistratura) furono oggetto, nei primi anni '80, di ''attacchi feroci". "Uscì anche un libro, scritto dalla madre di un imputato - ricorda - che ci accusava di accanimento. Ho rispetto per una madre che aveva il figlio in carcere, ma ricordo che la prefazione era firmata da Giorgio Galli che lo definiva un 'coraggioso pamphlet di critica giudiziaria'. A quell'epoca, molti maitre a penser, che si vorrebbero lucidi e distaccati, persero la testa".(Ansa)
Comunque lo attendiamo in Italia, sicuri ed ansiosi di vederlo ospite da Santoro o da Ballarò,ma l'importante è che ci dicano subito di quale Ministero sarà consulente.

16 marzo 2007

Roma, 16 marzo 1978 : Strage di via Fani


Il 16 marzo 1978, il presidente dell'allora Democrazia Cristiana italiana, On. Aldo Moro, venne sequestrato a Roma al quartiere Monte Mario in via Fani da un commando delle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta vennero barbaramente trucidati, sono trascorsi 29 anni. Vorrei invitarvi a leggere questa lettera.


Questo è il testo della lettera inviata a Repubblica dai familiari delle vittime di via Fani:

“Gentilissimi, siamo i familiari dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato caduti il 16 marzo 1978 nella oramai famosa “Strage di via Fani”, occasione in cui fu rapito l’Onorevole Aldo Moro e trucidata senza nessuna pietà tutta la sua scorta.

Martedì 27 febbraio u.s. alle 23.40, Studio Aperto, il tg diretto da Mario Giordano, ha presentato uno speciale dal titolo ''Il ritorno delle Brigate rosse'', condotto da Claudio Martelli, che ricostruiva la nascita delle Brigate Rosse con una lunga intervista ad Alberto Franceschini, fondatore storico del gruppo terroristico nel lontano 1970 insieme a Renato Curcio.

All’interno dello speciale un’intervista al Franceschini veniva realizzata proprio a via Fani, luogo in cui furono uccisi cinque servitori dello Stato. Tale proiezione ci ha riportato indietro di trent’anni, a quel terribile giorno in cui le nostre vite si fermarono insieme a quelle dei nostri cari, ci ha inorridito vedere un terrorista accanto alla lapide che ricorda l’eccidio, ci ha disgustato sentirlo parlare di Brigate Rosse proprio in quel luogo di “memoria storica” per la Nazione tutta.

Silenziosamente sino ad oggi, in quanto educati dai nostri caduti nel rispetto delle Istituzioni e nel credo cristiano, abbiamo taciuto sui vari accadimenti degli ultimi tempi. Abbiamo silenziosamente osservato Sergio D'Elia, ex terrorista di Prima linea, essere eletto segretario di presidenza della Camera dei deputati, abbiamo fissato l'ex terrorista Susanna Ronconi essere nominata alla Consulta nazionale delle tossicodipenze, abbiamo assistito l'ex brigatista Barbara Balzerani, né dissociata né pentita, ottenere la libertà condizionata nonostante il parere negativo espresso da noi familiari al Magistrato di Sorveglianza (parere che data la nostra discrezionalità non è mai stato dato in pasto alla stampa), ed ora, infine, siamo costretti ad assistere all’esaltazione mediatica dell’ex BR Franceschini proprio sul luogo in cui vennero uccisi gli uomini della scorta di Moro (come purtroppo vengono ormai ricordati i cinque agenti, precipitati nel limbo della dimenticanza comune).

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tramite il Segretario Generale del Quirinale Donato Marra, in occasione dell’invito al figlio dell'ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso dalle Br, a sospendere il suo sciopero della fame iniziato per protestare contro la presenza nelle Istituzioni di ex terroristi, affermò “…il bisogno di mantenere viva nell'opinione pubblica e tra le forze politiche la memoria della gravità dell'attacco portato dal terrorismo alle istituzioni democratiche e il ricordo di quanti le hanno difese con coraggio e determinazione fino al sacrificio della vita”.

Orbene, viste le dichiarazione del Capo dello Stato riteniamo indecoroso e realmente indecente proporre tali interviste, come quella rilasciata dal BR Franceschini nello speciale di Studio Aperto, effettuate nei luoghi della “memoria”. Intervista di cui nessuno ci ha dato notizie in merito, che ci ha colpito così forte al cuore, non solo per la presenza dell’ex terrorista, ma anche per il totale stato di abbandono di quel luogo che dovrebbe rappresentare anche per le generazioni future un punto di riferimento storico.

Abbiamo avuto sempre la massima discrezione, nel rispetto dei valori e delle Istituzioni, assistendo in cristiano silenzio al ritorno, in primo piano, degli ex terroristi. Li abbiamo guardati presentare libri, tenere convegni, salire in cattedra, entrare a far parte delle Istituzioni stesse, assistere, infine, all’ennesima loro “escalation mediatica” in puro stile “al-qaediano” sul proprio ricordo di quegli anni, come se quella stagione avesse avuto per protagonisti, agli occhi dei telespettatori, i soli componenti della lotta armata.

Concludiamo questa lettera aperta con un quesito a cui, come sempre, non ci aspettiamo risposta, ci chiediamo, infatti, come reagirebbe l’attuale Governo ed i suoi rappresentanti ad un’intervista dell’ex SS Erich Priebke sulla storia del nazismo effettuata sul luogo della “strage delle Fosse Ardeatine”?

Con sdegno, rammarico e commozione i familiari della Strage di via Fani.

Ileana Lattanzi (vedova del Maresciallo CC Oreste Leonardi)

Maria Rocchetti (vedova dell’App. CC Domenico Ricci)

MariaPia Zizzi ( sorella del Brig. della P.di S. Francesco Zizzi)

Ciro Iozzino (fratello dell’Ag. della P. di S. Raffaele Iozzino)

Angelo Rivera (fratello dell’Ag. della P. di S. Giulio Rivera)”


E questa è la risposta di Napolitano:

“Caro Augias, la lettera indirizzatale dai famigliari dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato barbaramente uccisi dalle Brigate Rosse a via Fani, nel corso del brutale rapimento dell'on. Moro, mi trova pienamente concorde. Anche nel mio messaggio di fine anno volli esprimere un chiaro richiamo al rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dunque al rispetto - in tutte le sedi - del dolore dei loro famigliari. Rinnovo perciò il mio fermo appello perché di ciò si tenga conto anche sul piano dell'informazione e della comunicazione televisiva. Il legittimo reinserimento nella società di quei colpevoli di atti di terrorismo che abbiano regolato i loro conti con la giustizia dovrebbe tradursi in esplicito riconoscimento della ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori e dovrebbe essere accompagnato da comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura.”

11 marzo 2007

Gli investigatori privati: «Regole più chiare sulla privacy»



Operatori a convegno: occorre un codice deontologico e una riforma del regolamento sulla materia
Sempre a caccia di segreti o di verità nascoste. Una presenza che agisce nell’ombra, che segue le tracce da lontano per scoprire legami mai detti o indaga su di un passato poco chiaro. Sono gli investigatori privati, professionisti autorizzati dal Prefetto per lo svolgimento delle loro indagini, ma ancora in bilico tra informazione e tutela della privacy. Intercettazioni illegali e accesso abusivo alle banche dati: scandali come questi, al centro di alcuni casi di cronaca giudiziaria dell’ultimo anno - dall’affaire Telecom al cosiddetto "Laziogate" - hanno gettato discredito sul ruolo degli investigatori privati. «Un’intera categoria che ha impiegato trent’anni a costruirsi credibilità e professionalità»: Alberto Paletti, del dipartimento addestramento e formazione della Federpol, ha presentato così il seminario di studi che li vede riuniti per due giorni nella Capitale. Un incontro, appunto, incentrato su due temi fondamentali: codice deontologico e riforma del regolamento di esecuzione del Testo Unico sulle leggi di pubblica sicurezza. In un’unica parola: privacy. Il campo d’azione degli investigatori privati è vastissimo: va dalle indagini sulle infedeltà coniugali a quelle sul controspionaggio industriale; dalle bonifiche ambientali, per ricercare le microspie nascoste all’insaputa degli intercettati, al controllo sui minori, fino alle inchieste su sette sataniche o truffe e società offshore. I loro clienti sono i più vari: dal comune cittadino, insospettito dai comportamenti del partner a politici e onorevoli, istituzioni e manager d’azienda. La mancanza di regole chiare e certe si ripercuote - lamentano gli addetti del settore - proprio sulla loro attività quotidiana. «Precedenti penali, carichi pendenti, posizioni anagrafiche: questi - ha precisato Paolo Gatti, segretario generale Federpol - sono tutti dati che gli investigatori, in assenza di un’adeguata normativa, sono costretti ad acquisire attraverso canali abusivi. Non abbiamo nulla che ci autorizzi al loro trattamento». Un codice deontologico in realtà c’è già, ma è un documento tutto interno alla federazione. Gli investigatori privati, invece, attendono un riconoscimento legislativo da parte del Garante della privacy: «L’iter è già iniziato nel 2003 - ha spiegato Laura Giuliani, presidente nazionale Federpol - Le parti, da un lato la nostra categoria, dall’altro gli avvocati, sono stati convocati dall’autorità di tutela dei dati personali solo nel luglio 2006». «L’ultimo provvedimento legislativo che affronta il tema dell’accesso e del trattamento delle informazioni riservate - ha precisato Bernardo Ferro, presidente regionale dell’associazione - ha tralasciato proprio la regolamentazione della nostra attività, dedicandogli solo un trafiletto di cinque righe, l’articolo 135, che lascia tuttora la nostra categoria in una sorta di limbo».
Viviana Spinella (Il Tempo)

7 marzo 2007

PREMIATA DITTA : BRIGATE ROSSE


Lavorano in associazioni finanziate dagli enti locali, collaborano con deputati, alcuni si sono anche candidati alle elezioni e D’Elia è ai vertici della Camera .
Claudia Gioia, esponente delle Unità comuniste combattenti (Ucc), condannata a 28 anni di carcere per l'omicidio del generale dell'Aeronautica Licio Giorgieri e per il ferimento dell'economista Da Empoli, è una delle dirigenti del Museo d'arte contemporanea di Roma. Risulta inoltre essere docente della fondazione Don Sturzo insieme a un altro terrorista rosso, Fabrizio Melario, ma lista si allunga:


Corrado Federico Alunni Fondatore Br, 58 anni, arrestato nel 1978 dopo esser passato nelle Formazioni comuniste combattenti. Nel 1980 tenta la fuga da San Vittore insieme a Vallanzasca, nel 2003 scrive un libro con altri autori (La rapina in banca, storia, teoria, pratica), da anni è fuori di galera, lavora in una coop informatica.

Vittorio Alvaro Antonini Già responsabile della colonna romana Br, coinvolto sequestro Dozier, arrestato nel 1985, è in semilibertà dal 2000. Ogni giorno entra ed esce di prigione per lavorare all'esterno. Presiede l'associazione culturale Papillon-Rebibbia promotrice della protesta che nel 2004 si è allargata a tutte le carceri d'Italia. Ha avuto l'onore di essere convocato a Montecitorio dalla commissione-giustizia per discutere dei problemi delle galere. Smentì di esser stato perquisito in cella dopo l'omicidio D'Antona.

Lauro Azzolini Membro esecutivo delle Br nel processo Moro, 62 anni, tre ergastoli, l'uomo che sparò a Montanelli, è libero. Da semilibero ha iniziato a lavorare in una coop che si occupa di non-profit, settore disabili, per la Compagnia delle Opere.

Barbara Balzerani Svariati ergastoli, ai vertici delle prime Br-Pcc, autrice del libro Compagna Luna per Feltrinelli, ha lavorato con la coop Blow Up di Trastevere specializzata nell'informatica musicale. Arrestata nel 1985 ottiene i primi permessi agli inizi degli anni Novanta.

Silvia Baraldini Condannata dalla giustizia americana a 43 anni di galera per associazione sovversiva, è uscita per motivi di salute ottenendo, il 27 dicembre 2002, una collaborazione con la giunta Veltroni. A caldeggiare il rinnovo del contratto di consulenza sul lavoro femminile, nel 2003, fu l'assessore Luigi Nieri di Rifondazione comunista. L'associazione delle vittime ha presentato denuncia in procura.

Marco Barbone L'assassino del giornalista Walter Tobagi si è pentito ed è tornato libero. Lavora in una tipografia a Milano.

Cecco Bellosi Ex componente della colonna Walter Alasia, in manette nel 1980, condannato a 12 anni, libero nel 1989. Presiede un centro di recupero di tossicodipendenti a Nesso che collabora con l'associazione Lila.

Vittorio Bolognese Colonnello delle Br-Partito Guerriglia, è in semilibertà dal settembre 2000. Ha lavorato come operatore informatico alla coop romana Parsec dove ha trovato Pancelli, Piccinino e altri ex irriducibili.

Franco Bonisoli Brigatista del commando di via Fani, ergastolano, 13 anni di carcere, dissociato, è libero. Ha fatto il grafico in una Coop di Sesto San Giovanni, lavora in una società di servizi ambientali.

Paola Besuschio Il suo nome venne fatto dalle Br durante il sequestro Moro, era detenuta, ne volevano la liberazione in cambio del leader dc. Lavora in una cooperativa statistica.

Anna Laura Braghetti Ex compagna di Prospero Gallinari, è coinvolta nell'omicidio del giudice Vittorio Bachelet, è la carceriera di Aldo Moro in via Montalcini, nota come signora Altobelli: condannata al carcere a vita. Ha scritto alcuni libri, dal 1994 lavora tutti i giorni all'organizzazione di volontariato vicina ai Ds, Ora d'Aria che si interessa alle problematiche dei detenuti. Nel 2002 ottiene la condizionale.

Paolo Cassetta Esponente tra i più duri del partito armato, raffica di condanne alle spalle, è semilibero da un bel pezzo. Lavora stabilmente alla coop 32 dicembre, collegata al Centro Polivalente circoscrizionale intorno a cui gravitano vecchie conoscenze degli anni di piombo, come Bruno Seghetti e Cecilia Massara.

Geraldina Colotti Militante delle Ucc, ex insegnante di filosofia, ferita in un conflitto a fuoco nel gennaio del 1987, ha lavorato alla coop romana 32 dicembre, oggi è impiegata al quotidiano Il Manifesto dove lavora anche l'ex bierre Francesco Piccioni, semilibertà dal 1999.

Anna Cotone Ex bierre del feroce Partito Guerriglia, coinvolta nel sequestro dell'ex assessore dc Ciro Cirillo, arrestata nel 1982, in semilibertà da anni, lavora dal 2002 nella segreteria politica dell'europarlamentare di Rifondazione comunista, Luisa Morgantini.

Renato Curcio Fondatore e ideologo delle Br, gira l'Italia facendo conferenze in scuole, università, consigli comunali, presenta i suoi libri ai festival dei partiti. In tv, sulla berlusconiana Canale 5, è arrivato a dire che le vittime degli anni 70 sono i suoi compagni di lotta morti sul campo. Da dieci anni è a capo della coop editoriale Sensibili alle foglie che si occupa di studi sulla lotta armata, carcere e droga, tema quest'ultimo cavalcato da don Gallo, il parroco antagonista di Genova, che ha presentato il libro edito da Curcio insieme a Dario Fo. Condannato a 30 anni, ne ha scontati 24, è semilibero dal 1993.

Alessandra De Luca Anche lei brigatista nel processo Moro, è in semilibertà da tempo. È stata candidata col partito di Bertinotti alle regionali del Lazio, ma non ce l'ha fatta.

Roberto Del Bello Ex brigatista della colonna veneta, condannato a 4 anni e 7 mesi per banda armata, oggi lavora al Viminale come segretario particolare di Francesco Bonato, sottosegretario agli Interni per Rifondazione comunista.

Sergio D'Elia Dirigente di Prima linea, sconta 12 anni di carcere. Liberato e ottenuta la riabilitazione, entra nel partito radicale. Nel 2006 viene eletto alla Camera nella lista della Rosa nel Pugno e diventa segretario d'aula di Montecitorio. Fra polemiche e proteste.

Adriana Faranda Fa parte della direzione strategica delle Br, aderisce presto alla dissociazione guadagnando la libertà. Viene rilasciata nel 1990 e affidata all'opera di don Calabria dove lavora al computer. Scrive libri, ha fatto la fotografa. Finisce al Costanzo Show, e sono polemiche infinite.

Diego Fornasieri Insieme ad altri ex detenuti è attivo nel non-profit attraverso la cooperativa sociale di prodotti biologici Arete. Guerrigliero di Prima linea, incassa una condanna a 30 anni nel 1983. Libero.

Alberto Franceschini Fondatore con Curcio delle Brigate rosse, nel 1983 si dissocia. Oggi lavora a Roma con la Braghetti all'associazione per detenuti Ora d'Aria. Condannato a più di 50 anni di galera, esce dal penitenziario nel 1992 dopo 17 anni di reclusione. Scrive libri, partecipa a conferenze.

Prospero Gallinari Membro del commando che sparò alla scorta di Moro in via Fani, responsabile della prigione del popolo, è libero da tantissimi anni per problemi di cuore.

Claudia Gioia Primula rossa delle Unità Comuniste Combattenti subisce una sentenza a 28 anni di prigione per il delitto del generale Giorgieri e per il ferimento dell'economista Da Empoli. È in libertà condizionale dal gennaio 2005. Nel 1991 finisce intercettata mentre parla, in cella, col br Melorio di un tentativo di ricostituzione delle Ucc.

Eugenio Pio Ghignoni Brigatista coinvolto e condannato nel processo Moro, è il responsabile della Direzione Affari Generali dell'Università Roma Tre, cura la sicurezza...

Maurizio Jannelli Già capocolonna romano delle Br, ergastolo per vari crimini (tra cui la strage di via Fani) ha lavorato alla Rai come autore a partire dal 1999. Per il Tg3 ha seguito Il mestiere di vivere, Diario Italiano, Residence Bastogi, fa parte dello staff della trasmissione sportiva Sfide. Ha scritto Princesa, libro su un transessuale suicida. Dal 2003 è in condizionale.

Natalia Ligas Nome di battaglia Angela, la dura delle Br-Partito Guerriglia che partecipò al massacro di piazza Nicosia a Roma, ergastolana, permessi premio a partire dal 1998, dal 2000 è semi-libera nonostante non si sia mai dissociata.

Maurizio Locusta Partecipa al delitto Giorgieri (24 anni di pena), viene estradato dalla Francia nel marzo 1988, dopo qualche anno esce ed è assunto alla fondazione Lelio Basso-Issoco come assistente di sala consultazione.

Francesco Maietta Ex militante delle Ucc, condanne pesantissime, lavora part time in un ente importante dal 1990. Si è sposato nel 1998 a Ostia con una ragazza della Caritas. Tra gli invitati, il presidente emerito Francesco Cossiga.

Corrado Marcetti Ex di Prima linea, oggi è direttore della Fondazione Michelucci a Fiesole.

Nadia Mantovani Dissociata, condannata a 20 anni per appartenenza alle Br, ottiene la condizionale a gennaio '93 quando sconta due terzi della pena. Ex fidanzata di Renato Curcio, è tra le fondatrici dell'associazione per il reinserimento dei detenuti Verso Casa. Il 23 agosto 2004 la sua performance sugli anni di piombo al meeting di Rimini ha riscosso molto successo tra il pubblico di Cl.

Mario Moretti Il numero uno delle Br, leader della direzione strategica, partecipa al sequestro Moro, dopo 17 anni di carcere, 9 di clandestinità e 6 ergastoli, nel 1994 ottiene il permesso di andare alla Scala. Una volta fuori, in lavoro esterno, si occupa di volontariato. Esperto di informatica partecipa alla fondazione della Cooperativa Spes composta da ex irriducibili dissociati. La coop ottiene vari contributi, anche dalla Regione Lombardia, insieme all'associazione Geometrie variabili cerca forme di lavoro non alienanti per i detenuti. Scrive libri.

Valerio Morucci L'ex postino delle Br durante i 55 giorni del caso Moro, scontati 17 anni di prigione, dissociato, è libero. Autore di libri di successo (l'ultimo, La peggio gioventù) vincitori di premi letterari con Il collezionista (la VI edizione di Esperienze in giallo) lavora come consulente informatico.

Roberto Ognibene Gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati e lavora come impiegato al Comune di Bologna.

Ave Maria Petricola Quest'anno la Provincia di Roma ha assunto quest'ex pentita brigatista, nome ricorrente al processo Moro, come responsabile del centro di Torre Angela, VII municipio della Capitale, che trova lavoro ai disoccupati. Amnistiata nel 1987, nel 2004 la ritroviamo nella lista degli assistenti sociali regionali.

Remo Pancelli Killer dell'ala militarista delle Br Colonna 28 marzo, l'ex dipendente delle Poste del sequestro D'Urso, viene bloccato dai carabinieri il 7 giugno del 1982. Pluricondannato, è inserito in una coop sociale (che ha ospitato altri ex terroristi rossi).

Marco Pinna Soldato della colonna sarda delle Br, è vicepresidente della coop ambientale Ecotopia.

Susanna Ronconi Storica figura del troncone toscano di Prima Linea, lavora al Gruppo Abele di Torino dove ha la responsabilità delle cosiddette Unità di strada. Nel 1987 guadagna il primo permesso-premio per la sua dissociazione. È stata consulente di Asl e Comuni del nord Italia, collabora alla pubblicazione del Rapporto sui diritti globali a cura dell'associazione Informazione&Società per la Cgil Nazionale. Un'interrogazione di Gasparri (An) e Giovanardi (Ccd) la segnalano come beneficiaria di una consulenza da parte dell'allora ministro Livia Turco.

Giovanni Senzani Il criminologo delle Br-Partito Guerriglia, irriducibile fino al midollo, già sospettato di essere il Grande Vecchio del sequestro Moro, ergastolano per l'omicidio del fratello del pentito Patrizio Peci, esce nel 1999 in semilibertà ma un anno dopo è dietro la scrivania di un centro di documentazione della Regione Toscana denominato Cultura della legalità democratica e inserito nel progetto Informacarcere. Nel 2001 si è scoperto che il centro poteva clonare tutti gli atti, anche quelli segreti, della commissione parlamentare sulle stragi. È coordinatore della casa editrice di sinistra Edizioni Battaglia.

Marco Solimano Ex di Prima linea, oggi è consigliere dei Ds al Comune di Livorno. Da circa dieci anni è assistente volontario al carcere di Livorno come responsabile Arci.

Nicola Solimano Ex di Prima linea, condannato a 22 anni lavora alla Fondazione Michelucci di Fiesole, costituita nel 1982 dalla Regione Toscana e dai Comuni di Pistoia e Fiesole. È stato consulente della Regione Toscana per la nuova legge a tutela dei popoli Rom e Sinti e fra i coordinatori di un campus internazionale nell'ambito dell'iniziativa regionale Porto Franco, per conto dell'Assessorato alla cultura della Regione.

1 marzo 2007

C.I.A: conflitto Usa - Iran in primavera


Un dossier della Cia può spingere Bush ad attaccare per bloccare l’influenza di Teheran sull’Iraq sciita .Previsto in primavera il conflitto tra Usa e Iran.
Ieri la guida spirituale dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha messo in guardia una volta di più gli Stati Uniti, asserendo che in caso di aggressione da parte di Washington «gli interessi americani saranno colpiti ovunque nel mondo». Un ulteriore segnale della crescente tensione fra la superpotenza globale e la potenza regionale erede della grandezza persiana. L’atmosfera è sempre più surriscaldata, tanto che si inizia a parlare di un imminente conflitto che si dovrebbe scatenare in primavera.
Il settimanale Panorama, in particolare, rivela un vero e proprio «conto alla rovescia» e vede come probabile casus belli la lotta per l’egemonia sull’Iraq, in aggiunta ovviamente alle risapute ambizioni nucleari iraniane. Secondo il periodico italiano, alla Casa Bianca sarebbe all’esame un «esplosivo» dossier di 12.000 pagine, preparato dalla Cia per dimostrare che, di fatto, una strisciante lotta con l’Iran è già in corso. Una guerra, s’intende, fatta di agenti segreti che dalla Repubblica Islamica si infiltrerebbero ormai quotidianamente nel Paese occupato dai Marines, organizzando attentati e fornendo alle milizie sciite armi assai micidiali, come le granate perforanti che intorno a Baghdad fanno strage di mezzi corazzati dell’Us Army. Il dossier degli 007 americani è ancora segreto, ma avrebbe già causato un aspro dibattito nell’amministrazione Usa. Gli agenti al soldo di Teheran in Iraq sfiorerebbero il numero di 32.000, un esercito clandestino divenuto ultimamente più aggressivo verso le forze d’occupazione. Il proposito è chiaro, far entrare l’Iraq a maggioranza sciita nell’orbita del vicino Iran, baricentro per antonomasia dell’Islam sciita. Una prospettiva che preoccupa i cosiddetti «poliziotti del mondo» tanto quanto le centrali atomiche dell’ex-Persia. «Attaccare o no l’Iran?», ci si chiede dunque a Washington. Se il segretario di Stato Condoleezza Rice guida le «colombe», il vicepresidente Dick Cheney, spalleggiato dai generali, vuole la soluzione di forza per interrompere quanto prima il supporto iraniano ai ribelli iracheni. A chi darà retta il presidente George Bush Junior? Non è certo una decisione da prendere alla leggera, quella di sfidare un Paese ben più forte dell’Iraq di Saddam Hussein. Se Bush tentasse davvero il pericoloso azzardo, avrebbe come prima «finestra di opportunità» alcune settimane a cavallo fra aprile e maggio. Il periodo cioè in cui nel Golfo Persico si troveranno a incrociare insieme due potenti portaerei classe Nimitz, cioè la «Eisenhower» e la «Stennis», con una forza d’attacco complessiva di 150 aeroplani da combattimento. Diversamente, gli americani potrebbero compiere raid con bombardieri decollanti da basi terrestri in Turchia o nella lontana isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Altra opzione è lasciare a briglie sciolte il «cane da guardia» israeliano. Aerei o missili «cruise» di Tel Aviv potrebbero colpire l’Iran, magari col pretesto di punirne il sostegno alle milizie libanesi di Hezbollah. Ma se il conflitto fosse di lunga durata, non si sa quanto Israele sarebbe in grado di proiettare la sua forza a grande distanza per mesi e mesi, escludendo a priori lo sciagurato ricorso alle sue numerose armi atomiche.
Di certo l’Iran saprebbe difendersi meglio di quanto fece l’Iraq nel 2003. Le forniture di armi russe ne hanno molto migliorato la contraerea. Appena due giorni fa il generale Hossein Salami, della Guardia Rivoluzionaria, ha annunciato che i pasdaran hanno provato con successo il nuovo missile Tor M-1, capace di abbattere non soltanto caccia supersonici e missili, ma perfino munizioni di precisione, come le bombe plananti a guida laser. La Russia ha consegnato all’Iran 29 sistemi Tor M-1 (con 8 razzi ciascuno), montati su rampe mobili cingolate. Mosca ha così onorato un contratto da 700 milioni di dollari siglato nel 2005. Ieri la Repubblica Islamica ha inoltre collaudato nello Stretto di Hormuz missili antinave non ancora identificati, ma che stando all’ammiraglio iraniano Ali Fadavi sarebbero in grado di affondare le grandi portaerei della Marina americana. Su questi missili antinave, anch’essi di probabile origine russa, si sa solo che hanno un raggio d’azione di 350 km e che portano una testata esplosiva pesante circa 500 kg. Sufficiente quindi a creare gravi falle nelle maggiori navi da guerra. Tutto questo balenare di sciabole, insomma, non promette nulla di buono. «A primavera viene il bello», si diceva una volta.