06 maggio 2011

OPERAZIONE " STOP INTRUSION"


Con l'operazione Stop intrusion la Polizia postale individua un cittadino italiano residente in Romania che aveva carpito le credenziali di accesso alle varie banche dati. Il tutto parte con una mail al ministero degli Esteri. Solo una settimana fa il sito dell'Enel è andato giù per una mezz'oretta. L'attacco era stato annunciato dalla Polizia postale che, monitorando i forum dove i cybercriminali raccontano le loro operazioni, aveva allertato la società. Il tempo di predisporre un filtro, inibire l'accesso dall'estero (l'azione partiva dalla Francia), ma comunque il sito per un breve periodo di tempo è stato irraggiungibile.
Una delle tante azioni, delle quali spesso non si sa nulla, che colpiscono le aziende italiane e che secondo Marco Valerio Cervellini, responsabile relazioni esterne della polizia postale, hanno spesso come oggetto gli istituti di credito. “Le banche italiane sono state massacrate”, spiega senza mezzi termini anche se poi, aggiunge, non tutti denunciano perché le conseguenze sul fronte dell'immagine sarebbe troppo forti.
Eppure fra estorsioni (bucano il database dell'azienda e avvisano che c'è bisogno di una consulenza, una sorta di pizzo virtuale) e attività della criminalità organizzata “entrata a piedi uniti in questo business”, dietro le quinte la battaglia è aspra. Molto di più di quello che possiamo immaginare. L'operazione Stop intrusion ne è un esempio.
Un cittadino italiano di 57 anni, dotato di eccellenti competenze informatiche e residente in Romania, è riuscito infatti a impossessarsi delle credenziali di accesso a una serie di banche dati fondamentali per la vita del paese come l'Inps, Agenzia delle entrate, camere di commercio, Pubblico registro automobilistico e Agenzia del territorio. Il tutto è partito nel settembre dello scorso anno (l'indagine si è conclusa nel giro di tre mesi) quando al ministero degli Affari Esteri sono arrivate 79 mail per 3.127 dipendenti. Allegato c'era un file pdf (quante volte si dice di non parire gli allegati sospetti), che sfruttando una vulnerabilità ha installato un malware che registrava tutto ciò che gli operatori digitavano alla loro tastiera.
Il mail server di partenza era in Canada e il worm identificato era la variante di un malware commissionato a un hacker da una organizzazione internazionale. I dati finivano tutti in Malesia, ma la mente della faccenda stava in Romania e da lì rivendeva il tutto ad agenzie investigative e società (italiane) che utilizzavano questi dati sensibili per fini commerciali. “Un database – commenta Cervellini – persino più aggiornato di quello del ministero degli Interni”.
Il responsabile dell'azione criminale aveva anche messo in vendita una chiavetta Usb con dentro il malware che gli serviva per recuperare altre informazioni personali su qualsiasi soggetto. I dati dell'home banking, per esempio. Che la Romania fosse la base di azione del criminale italiano non è casuale. Di solito proprio da quel paese arrivano gli hacker più pericolosi, tanto che persino gli americani hanno tentato di contattarli e coinvolgerli per farne degli hacker “buoni” (come d'altronde indicava l'origine del termine). Ma i criminali hanno lasciato perdere. Si guadagna molto di più così. Un esempio seguito anche dai colleghi italiani che si infilano nelle maglia larghe della legislazione, si avvantaggiano dei tempi più lunghi necessari per scoprire questo tipo di reati e puntano sul furto di dati. Molto profittevole. Se molte aziende italiane ancora non comprendono i vantaggi della tecnologia, loro invece ci sono già arrivati. (Luigi Ferro)

02 maggio 2011

PAKISTAN: UCCISO BIN LADEN



Osama Bin Laden è stato ucciso. L'annuncio del presidente americano Barack Obama in diretta tv scuote gli Stati Uniti e il mondo. Il ricercato numero uno al mondo, il simbolo del terrore, l'uomo che ha incarnato il Male a partire dalla terribile strage del settembre di 10 anni fa a New York, è morto. Negli Stati Uniti le parole di Obama hanno un effetto immediato. La gente si riversa per strada nel cuore della notte. Il coro «Usa, Usa», le bandiere a stelle e strisce che sventolano, le urla di gioia. L'America, dopo dieci anni, si scuote con una notizia che segna una vittoria che forse nessuno più attendeva dopo la lunga inutile caccia al terrorista che sembrava inafferrabile. E' notte a Washington, in tutto il Paese è immediata. New York, all'una di notte, Times Square si riempie di gente festante, così come l'area davanti alla Casa Bianca.
È stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa. Osama Bin Laden è stato «terminato» - questo il temine utilizzato per comunicare l'uccisione del capo di Al Qaeda. Nel corso del blitz di un commando americano, pianificato negli ultimi due mesi, condotto contro quella che era diventata la residenza segreta del leader di Al Qaeda, un condominio circa 70 chilometri a nord di Islamabad. Con lui sono state uccise altre quattro persone. Fonti del Pentagono riferiscono che le forze speciali che hanno effettuato l'operazione avevano provato più volte il piano di attacco per evitare vittime tra civili innocenti. Il corpo di Bin Laden, è stato annunciato, è «in custodia» alle forze militari statunitensi. L'operazione c si è svolta in collaborazione con l'anti-terrorismo pachistano, anche se le autorità di Isalamabad hanno inizialmente smentito la circostanza. Uno dei quattro elicotteri che hanno preso parte all'operazione contro il compound di Osama Bin Laden si è schiantato apparentemente dopo essere stato raggiunto da colpi d'arma da fuoco esplosi da terra. Lo riferiscono fonti ufficiali coperte da anonimato, specificando che non ci sono state vittime. La fonte ha aggiunto che durante il raid donne e bambini sono stati presi in custodia. L'operazione è avvenuta a Abbottabad, una città a soli 75 chilometri dalla capitale Islamabad, e Bin Laden si trovava secondo gli esperti dei servizi della rete americana, in un compound di alta sicurezza, circondato da una recinzione e protetto da una doppia cancellata. Il blitz sarebbe stato preparato da cinque riunioni fra il presidente Obama e i servizi segreti in questi ultimi mesi. Abbottabad come Islamabad si trova a qualche ora di strada da alcune delle zone tribali della Frontiera del Nord Ovest, la zona tribale al confine con il Pakistan che è sempre stata considerata il rifugio di Osama Bin Laden.
Il governo americano ha messo in stato di allerta tutte le sue ambasciate e rappresentanze diplomatiche nel mondo per timore di rappresaglie. In un comunicato del Dipartimento di Stato si esortano inoltre i cittadini americani soprattutto in quelle zone del mondo dove vi sono maggiori tensioni, a evitare i luoghi in cui vi sono affollamenti di gente e manifestazioni per «l'imprevedibilitá ed insicurezza dell'attuale situazione».