18 dicembre 2009

Omicidio Garlasco : Alberto Stasi assolto


VIGEVANO (PAVIA) - Innocente. Gli indizi raccolti in oltre due anni di indagini sull'efferato omicidio di Chiara Poggi non sono bastati a fugare ogni ragionevole dubbio e pertanto Alberto Stasi non ha ucciso la sua fidanzata. Questa è la sentenza, che verrà impugnata, pronunciata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli dopo cinque ore di camera di consiglio e un processo durato mesi e in cui non sono mancate schermaglie e colpi di scena. Oggi è calato il sipario sul primo atto del 'giallo di Garlaco'.
Il giudice, in pochi secondi, il tempo di leggere il dispositivo in aula, ha scagionato Alberto, l'ex studente bocconiano, ritenuto dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci, l' unico autore dell'omicidio della ragazza, ammazzata il 13 agosto 2007 nella sua villetta: il suo assassino le ha fracassato il cranio con un'arma che non è mai stata né trovata né individuata. In un attimo il gup con voce ferma ha pronunciato quella frase che il giovane da tanto aspettava: "Visto l'articolo 530 del codice di procedura penale, capoverso, assolve Stasi Alberto per il reato a lui ascritto per non aver commesso il fatto".
Una formula, questa, che, codice alla mano, prevede o la mancanza di prove, o la contraddittorietà delle prove o la loro insufficienza. Subito dopo, lui, l'imputato, ha sciolto la tensione in un pianto di commozione e felicità e si è riparato negli abbracci dei suoi legali e poi della sua nuova fidanzata, mentre il giudice è sgusciato via dall'aula, in silenzio. Di certo amareggiati mamma Rita e papà Giuseppe perché per loro la verità, quella che da più di due anni hanno atteso, non è arrivata. Scuri in volto i due pm perché quella di oggi è la terza sconfitta: quegli indizi "gravi, precisi e concordanti" che li hanno convinti a ritenere Alberto l'assassino di Chiara non sono stati sufficienti.
Come già non lo erano stati il 24 settembre di due anni fa quando la Procura aveva disposto il fermo del giovane e chiesto la custodia cautelare in carcere: nel giro di quattro giorni il gip Giulia Pravon lo aveva rimesso in libertà ritenendo, ad esempio, "non certa ma presunta" l' origine ematica del dna di Chiara rintracciato sui pedali della bici di Stasi. Allora le indagini erano in corso da poco più di un mese e già investigatori e inquirenti, come poi è stato evidenziato, avevano commesso una serie di leggerezze: sia va dalla compromissione della scena del crimine e del computer del giovane, alla riesumazione del corpo di Chiara perché durante l'autopsia non erano state prese le sue impronte (più tardi si scoprirà che non era nemmeno stata pesata), dal mancato sequestro della bici nera da donna degli Stasi, ai ritardi non solo nell'indagare Alberto ma anche nel controllare l'allarme dell'officina del padre. Ma a dare un altro colpo, il secondo, alle indagini, è stato proprio il gup Vitelli.
Il 30 aprile scorso, quando il processo era arrivato alle battute finali, un nuovo colpo di scena. I pm Muscio e Michelucci dopo una dura requisitoria avevano chiesto 30 anni di carcere per Alberto, la parte civile che venisse dichiarata la colpevolezza del giovane e risarciti con 10 milioni di euro i genitori di Chiara, e la difesa l'assoluzione perché nulla era provato. Ma quel giorno il gup invece di emettere sentenza dispose quattro super perizie in quanto nell' inchiesta erano emerse "alcune significative incompletezze". Il processo si fermò. Ci fu una pausa. I periti lavorarono tutta l'estate per presentare i risultati dei loro approfondimenti istruttori: dalla conferma dell'alibi del giovane che la mattina dell'omicidio dalle 9.36 alle 12.20 rimase davanti al suo pc, ai pedali della bici su cui "é stato dimostrato che non c'é sangue" all'impossibilità di indicare l'ora precisa della morte collocata genericamente tra le 7 e le 12.30 della mattina. E ancora: non sono riusciti a stabilire con certezza se Alberto abbia potuto o meno sporcarsi le scarpe sulla scena del delitto. Insomma nemmeno gli esperti voluti dal giudice sono riusciti a chiarire i punti oscuri dell'inchiesta. Così oggi il giudice ha assolto Alberto per mancanza di certezze. Come ha affermato il professor Angelo Giarda, uno dei difensori di Stasi, "non ci sono né vincitori né vinti, bisogna ricordare una ragazza di 26 anni. E non si è ancora scoperto chi è il suo assassino".


14 dicembre 2009

Premier colpito al volto, fermato un uomo



MILANO - Silvio Berlusconi colpito da un oggetto, probabilmente una miniatura del Duomo, dopo il comizio a Milano. Fermato l'autore del gesto, portato in questura per essere interrogato. Dopo l'aggressione subita al termine del comizio alla manifestazione del Pdl, Berlusconi è stato portato all'ospedale San Raffaele.
Si chiama Massimo Tartaglia ed ha 42 anni l'uomo che ha ferito il premier Silvio Berlusconi questa sera dopo il comizio in piazza Duomo. Come precedenti risulta alla polizia solo il ritiro della patente per motivi di viabilità. Dopo il fatto è stato portato via dalla polizia, che lo ha sottratto alla rabbia della gente, senza profferire parola. Tartaglia risulta sconosciuto alla Digos. Risiede nell'hinterland milanese. L'uomo è in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano. Lo si apprende da fonti investigative.
Secondo quanto risulta in Questura, Massimo Tartaglia non sarebbe legato a nessuna organizzazione antagonista conosciuta. La dinamica dei fatti, peraltro, agli investigatori appare al momento più vicina ad un gesto isolato che ad un tentativo di aggressione organizzato. L'uomo si trova in questura, sentito dai funzionari della Digos che hanno contemporaneamente avviato una perquisizione nella sua abitazione a Cesano Boscone (Milano).
Perdita copiosa di sangue con lesione lacero-contusa interna ed esterna e due denti lesi, di cui uno superiore fratturato. E' questa la prima diagnosi, che, secondo fonti mediche, è stata fatta al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi all'ospedale san Raffaele dopo l'aggressione subita al termine del comizio di Milano. Le stesse fonti riferiscono che il premier, rimasto sempre cosciente, è stato sottoposto ad una tac precauzionale e per decisione dei medici sarà tenuto sotto osservazione per 24 ore. Secondo quanto hanno riferito agenti della polizia di stato davanti al pronto soccorso del San Raffaele, il premier è stato portato all'interno sdraiato su una barella. "Berlusconi aveva - hanno riferito i testimoni - una borsa di ghiaccio sul volto ed appariva cosciente".
Al presidente del Consiglio è stata riscontrata un infrazione all'osso nasale, gli sono saltate le otturazioni di due denti, ha una ferita con perdita di sangue ad un labbro. Lo ha affermato il portavoce del presidente del Consiglio Paolo Bonaiuti.
Ha una prognosi di 20 giorni il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito dal primario del reparto di anestesia e rianimazione del San Raffele, Alberto Zangrillo. Zangrillo è il medico di fiducia del presidente ed era con lui al momento dell'aggressione. Il premier secondo quanto emerso da una tac, ha riportato anche una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. "E' molto scosso, abbattuto e dispiaciuto", ha detto il primario.(Ansa)